Le piante , pianticelle , ... dimenticate (uso non ludico ) | Pagina 4

Discussione in 'Life is good Cafè' iniziata da slowdown, 17 Aprile 2009.

    22 Maggio 2009
  1. slowdown

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    Ultima modifica: 28 Maggio 2009
  2. 28 Maggio 2009
  3. slowdown

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    Carrubo (Ceratonia siliqua L.)


    Il Carrubo e' una pianta originaria del bacino meridionale del Mediterraneo.
    Diffuso nell'Italia meridionale; la crescita del carrubo e' lenta, la sua longevita' molto alta, fino a 500 anni.
    Il frutto (carruba) e' una camara allungata e appiattita, di circa 2x10-15 cm, nerastra a maturita', con buccia dura, polpa carnosa e dolce ed una fila di piccoli semi lenticolari, bruni,durissimi

    La polpa e' abbastanza nutriente : fresca e' assai gradevole e ha un'azione leggermente lassativa; secca, al contrario, e' astringente.
    Dalla fermentazione si puo' ricavare alcol, mentre i semi forniscono appretti e gomme d'impiego industriale.
    La farina di polpa di carrube può essere utilizzata oltre che nel settore zootecnico anche in quello alimentare come surrogato del cacao.


    Il termine "carrubo" deriva dall'arabo Kharrub o Charnub
    Anche il termine "carato" , che indica il seme del carrubo , deriva dall'arabo "qirat"
    Furono gli arabi ad utilizzare il seme del carrubo , per la sua uniformità , come unità di peso per i diamanti , le pietre preziose , le perle e l'oro

    La carruba è anche differente nutrizionalmente e chimicamente dalla cioccolata ; così le persone allergiche alla cioccolata possono usare la carruba.



     
  4. 28 Maggio 2009
  5. slowdown

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  6. 18 Agosto 2009
  7. slowdown

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    Cornus mas

    Corniolo
    Cornelian Cherry - Dogwood
    Kornellkirsche





    Famiglia: Cornaceae.
    Specie botanica: Cornus mas L.
    Habitat: Il corniolo cresce in zone temperate, in terreni calcarei ben drenati e si adatta anche a terreni poco fertili.


    Il Corniolo è diffuso nell’Europa centro-orientale e meridionale ed in Asia occidentale. In Italia cresce soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, dalla pianura sin verso i 1500 m d’altitudine; è specie termofila con predilezione per i terreni calcarei.
    È un arbusto caducifoglio, o piccolo albero, alto sino a 6 metri; i rami hanno corteccia verdastra con toni rosso-bruni nella parte esposta al sole. Le foglie sono inserite opposte ai nodi dei rami, la lamina è ovoidale acuminata con nervature parallele convergenti all’apice, il margine è intero e leggermente ondulato.
    I fiori sono riuniti in piccole ombrelle inserite lungo i rami, la corolla è composta da quattro petali gialli acuminati; è pianta ermafrodita, fiorisce in gennaio-aprile, I fiori, precoci, appaiono in aprile , precedono la fogliazione, sono gialli e molto piccoli e raggiungono le dimensioni di 4-5 mm. Sono a sepali separati, riuniti in ombrelle sessili circondate da 4 brattee in croce
    I frutti sono lucide drupe elissoidali, lunghe circa 1,5 cm, dapprima verde-giallo, in seguito arancio-rosso e infine rosso cupo, contengono un unico nocciolo; l’epoca di fruttificazione è agosto-ottobre.


    Usi principali: Viene normalmente utilizzato per farne: bevande, liquori, dolci e per il consumo fresco.
    Nel passato il corniolo e stato utilizzato come pianta medicinale, contro enterite, dolori articolari e malattie della pelle.
    La cortecce e le radici venivano usati per curare febbre con azione analoga al legno di china.

    Note: Il corniolo può essere usato anche come pianta ornamentale; il suo legno è rossastro, durissimo.




    Uso farmaceutico
    Ha proprietà astringenti, antidiarroiche, febbrifughe. Come pianta medicinale per l'azione tonico-astringente dei frutti, contro enterite, nella cura delle malattie della pelle, dei dolori articolari.

    Uso in cucina
    La pianta è buona mellifera e vista la fioritura precoce, rappresenta, con il salice giallo, il primo nutrimento delle api in primavera
    I frutti sono adatti ad essere consumati freschi e per produrre bevande, liquori, dolci, gelatine, salse, marmellate e in ricette gastronomiche
    I frutti del corniolo, erano conosciuti e apprezzati già dagli antichi popoli mediterranei che li usavano canditi nel miele e conservati in salamoia, come le olive.
    Con la polpa acidula, che contiene una miscela di glucosio e cerulosio, acido malico e altre sostanze, si possono confezionare gelatine, marmellate e sciroppi e sorbetti.



    Liquore alle corniolo

    I cornioli, raccolti verso la fine del mese di Agosto, vengono lasciati macerare con lo zucchero nella grappa per alcune settimsne. Filtrare e aggiungere acqua sino ad ottenere la gradazione alcolica desiderata.
    E’ un liquore dal gusto leggermente asprigno, magradevole.


    Marmellata di corniolo

    Mezzo chilo di frutti maturi vengono fatti bollire per alcuni minuti. Ridurli a purea, rimettere sul fuoco e completare la cottura aggiungendo 400 g di zucchero. A fine cottura aggiungere una buccia grattugiata del limone e invasare ancora calda.


    Salsa di corniolo

    Schiacciare con cura 2 chili di cornioli ed eliminare i noccioli. Mettere la polpa si in un tegame con un po' di aceto, sale e pepe. Fare bollire per circa un paio d’ore come le marmellate. Il composto viene messo in un vaso di vetro a chiusura ermetica e posto a bollire per circa 10 minuti. Questa salsa è ottima per accompagnare carni arrosto.



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  8. 18 Agosto 2009
  9. slowdown

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  10. 29 Agosto 2009
  11. slowdown

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    Ziziphus

    giuggiolo
    Il giuggiolo (Ziziphus zizyphus), è noto anche come dattero cinese,
    Il Giuggiolo (Zizyphus vulgaris L.) appartiene alla Famiglia delle Rhamnaceae.
    E' originaria dell'Asia dove e' molto coltivata. In Italia e' presente fin dal tempo dei Romani.
    Albero alto 6-7 metri, dall'aspetto piuttosto contorto, con rami irregolari e spinosi (ogni nodo presenta una coppia di piccole spine); la corteccia delle branche è rugosa, di colore rosso bruno. Le foglie, caduche, piccole, alterne, di forma ovata, sono lucenti e coriacee, presentano stipole spinose e pagina ondulata.
    La zizifina, un composto che si trova nelle foglie del giuggiolo, sopprime la percezione del gusto dolce nell'uomo.
    Se colto quando non ancora maturo (ossia quando presenta un colore verde uniforme), il frutto del giuggiolo, la giuggiola, ha un sapore non dissimile da quello di una mela . Con il procedere della maturazione tuttavia, il colore si scurisce, la superficie si fa rugosa e il sapore diviene via via più dolce, fino ad assomigliare a quello di un dattero . Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall'albero, sia quando sono leggermente raggrinzite. C'è un solo nocciolo all'interno del frutto, simile a quello di un'oliva

    La giuggiola si può consumare fresca, appena colta, oppure dopo qualche giorno, avvizzita, e quindi più morbida ma con gusto più fermentato. E’ ottima per confetture, sciroppi, e molto apprezzata quando viene conservata sotto spirito e naturalmente quando viene utilizzata per il brodo.
    Non vanno poi dimenticate le sue proprietà medicinali visto il suo contenuto di vitamina C.


    brodo di giuggiole
    Il "brodo di giuggiole" si ottiene da giuggiole appassite.
    * 1 chilo di giuggiole
    * 1 chilo di zucchero
    * 2 grappoli di uva Zibibbo
    * 2 bicchieri di vino bianco
    * 2 mele cotogne
    * buccia grattugiata di un limone
    * acqua quanto basta

    * In un tegame aggiungere le giuggiole (precedentemente lavate) e coprirle con acqua.
    * Aggiungere l'uva e lo zucchero.
    * Cuocere per 1 ora a fuoco dolce, mescolare ogni tanto con un cucchiaio di legno.
    * Aggiungere le mele prive di buccia (tagliate sottili) e il vino.
    * Alzare la fiamma e fare evaporare il vino, a fine cottura (quando si sta gelificando) aggiungere la buccia del limone gratugiato, passare il composto con un colino e invasare a caldo, capovolgere i vasetti e lasciare raffreddare.


    ===

    Del brodo di giuggiole, da non confondere con un liquore molto diffuso in Veneto, esiste una ricetta popolare romagnola ed una che rimanda alla corte dei Gonzaga dove il brodo di giuggiole era utilizzato per intingere i biscotti secchi.
    Per quest’ultima ricetta occorrono un chilo di giuggiole appassite e snocciolate mediante una sbollentata; un cotogno, un limone, 300 g. di zucchero, 300 g. di chicchi di uva bianca e vino della stessa uva o comunque bianco. Mettere in un pentola le giuggiole, la scorza del limone, l’uva e il cotogno sbucciato e tagliato a pezzetti, aggiungendo acqua fino a ricoprire il tutto. Far bollire una decina di minuti, passare il tutto e rimettere in pentola aggiungendo lo zucchero. Far bollire per circa un’ora, fino ad ottenere una sorta di sciroppo aggiungendo la necessaria quantità di vino e quindi invasare.




    Liquore BRODO DI GIUGGIOLE

    Anticamente nelle famiglie contadine la frutta matura, fondamentali erano le giuggiole, veniva messa in un vaso e per infusione si otteneva un succo liquoroso che per la sua dolcezza veniva chiamato “brodo di giuggiole”.

    Il liquore ottenuto dall'infusione naturale delle giuggiole e di altra frutta è a bassa gradazione alcolica.


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  12. 29 Agosto 2009
  13. slowdown

    slowdown New Member

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  14. 7 Novembre 2009
  15. patatina 77

    patatina 77 Cratore di UGC

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    thread bellissimo, specie le immagine

    cotogne e nespole, carrube e giuggiole sono commercializzate anche se magari non si trovano ovunque.
     
  16. 17 Novembre 2011
  17. Sir Green

    Sir Green New Member

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    Assenzio - Artemisia absinthium

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    Habitat: terreni aridi soleggiati dal piano alla zona submontana.
    È una pianta diffusissima lungo i muri, tra i sassi, nei luoghi aridi sia montani che di pianura. Fiorisce da maggio a settembre con grappoli minuti di fiorellini gialli e sono, appunto, questi rametti in fiore, essiccati accuratamente all’ombra, che costituiscono la parte propriamente medicinale.
    L’assenzio è considerato il principe degli amari e, grazie alle particolari essenze contenute, è ritenuto una pianta tonica, stomatica, febbrifuga e diuretica. È sempre stato molto ricercato fin dall’antichità ed ancora oggi è usato nella preparazione di tutti gli aperitivi a base amarognola.
    L’assenzio, oltre che aperitivo, è pure diuretico, essendo ricco di quei sali di potassio che hanno un’azione energica sui reni; è un ottimo tonico ed ha una decisa azione vermifuga. Come tale si usa l’infuso, da prendersi ogni mattina a digiuno nella misura di un bicchiere e che si prepara versando un litro di acqua bollente su due cucciai d’assenzio, lasciando riposare per dieci minuti e quindi colandolo.
    Per chi si sente stanco e svogliato, si metta ogni sera un pizzico di fiori di assenzio in una tazza di acqua bollente, si lasci a macero l’intera notte, e si beva al mattino completamente digiuni.
    Ottimo è pure il vino di assenzio che stimola l’appetito e favorisce una facile digestione.
    Si prepara mettendo una manciata di fiori di assenzio in un litro di vino bianco o rosso al quale sia stato aggiunto un bicchiere di grappa.
    Si lasci macerare per una settimana, si filtri e se ne prenda un bicchierino prima e dopo i pasti.
    L’assenzio, infine, è uno dei componenti principali di un famoso elisir di giovinezza, del quale è opportuno riportare la ricetta. In 700 grammi di alcool puro si mettano a macerare per un mese 30 grammi di fiori d’assenzio, 20 grammi di radice di genziana, 20 grammi di centaurea, 20 grammi di scorza di arancio amaro, 15 grammi di rabarbaro cinese e 3 grammi di aloè.
    Si coli, a macero avvenuto, molto accuratamente e spremendo forte, aggiungendo al tutto mezzo litro di vino bianco.
    La cura per giungere … all’eterna giovinezza consiste nel sorseggiare ogni mattina, a digiuno, un bicchierino di questo amaro veramente amaro.

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  18. 17 Novembre 2011
  19. nonmollare

    nonmollare Moderator

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    27 Ottobre 2005
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    Molly House


    e tu l'hai bevuto ?
    io bevo l'amaro svedese di Maria Treben che negli ingredienti ha
    mirra, zafferano, foglie di cassia, canfora, rabarbaro radice, curcuma r., manna, teriaca veneziana, carlina radice, angelica radice, aloe oppure polvere di assenzio,
    ed è un buonissimo elisirrrrrrrrrrrr....con 46, quarantasei, azioni
     
    Ultima modifica: 18 Novembre 2011

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