le MANI Forti sono le Banche Centrali come la FED (1 Viewer)

tontolina

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Non solo bond, banche centrali comprano titoli azionari

di: WSI Pubblicato il 28 maggio 2013| Ora 10:27


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Tre motivi per cui le Borse sono schizzate al rialzo: aziende comprano propri titoli, Quantitative Easing e acquisto di azioni da parte di Bce, Fed e Bank of Japan. Le big di Wall Street esultano.







NEW YORK (WSI) - E' un rally che si potrebbe chiamare narcisista. Le banche centrali che comprano titoli pubblici dei propri paesi e le aziende che ricomprano i propri titoli azionari. A cio' si aggiunga le droghe di Federal Reserve, Bce e Bank of Japan ed ecco spiegati i tre principali motivi della corsa delle piazze finanziarie mondiali degli ultimi tempi.

In un mercato sempre piu' scollegato dalla realta' economica, le borse hanno toccato nuovi record la settimana scorsa favorite dalle misure straordinarie della Fed che vanno sotto il nome di Quantitative Easing. Si tratta di operazioni di acquisto di titoli pubblici Usa che portano a una politica di tassi nulli e allentamento monetario illimitato.

Un'altra ragione da non sottovalutare e' il fatto che Bernanke e gli altri banchieri centrali hanno comprato titoli azionari. Il 23% dei 60 banchieri centrali interpellati da Bloomberg ha confidato che il proprio istituto detiene azioni e intende comprarne ancora.

I 60 banchieri sono i sovraintendenti di 6 mila 700 miliardi di dollari. La Bank of Japan, custode della seconda maggiore quantita' di riserve al mondo, ha dichiarato in aprile di voler piu' che raddoppiare gli investimenti in fondi comuni, a quota 3 mila e 500 miliardi di yen ($35,2 miliardi) entro il 2014. La Banca d'Israele ha comprato azioni per la prima volta l'anno scorso mentre la Banca Nazionale Svizzera e quella Ceca hanno alzato la percentuale di titoli i portafoglio ad almeno il 10%.

Le big della finanza di Wall Street esultano: dopo che la Banca del Giappone ha aumentano la potenza del suo bazooka di stimolo monetario aggiungendo alle munizioni l'acquisto di titoli azionari, il presidente di Goldman Sachs Asset Management, Jim O’Neill, ha definito "molto sensata" la manovra eterodossa.

A dimostrare quanto questo rally sia associabile a un castello di carte pronto a essere spazzato via le misure di quantiative easing e le operazioni di buyback azionario delle aziende sono strettamente intrecciate fra loro.

Nello specifico, le politiche di espansione monetaria della Fed permettono alle grandi aziende Usa di ottenere denaro in prestito a tassi vantaggiosi e usare quei soldi per comprare propri titoli azionari. Come tutti i cicli viziosi, anche questo non e' destinato a durare per sempre.
 

tontolina

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mentre in Italia che succede? semplice
qui invece si ipertassa chi acquista azioni
 

tontolina

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La super-banchiera conferma: “le banche centrali possiedono e controllano il mondo”



Karen Hudes, sotto, ha lavorato per ben 20 anni presso la Banca Mondiale e ha confermato che le famiglie dei banchieri centrali possiedono e controllano il mondo. Secondo la donna i banchieri sono disposti ad usare la legge marziale per difendere il loro monopolio fraudolento sul credito. (La guerra al terrorismo è ovviamente un pretesto.)
Un ex membro della Banca Mondiale, l’ex Senior Counsel Karen Hudes, dice che il sistema finanziario globale è dominato da un piccolo gruppo di figure corrotte, assetate di potere le quali ruotano attorno alla FED.
Ha anche spiegato che questa rete ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione per coprire i suoi crimini. In un’intervista con il New American, la Hudes ha affermato che, quando cercò di portare alla luce i vari problemi della Banca Mondiale, fu licenziata. Ora, grazie ad un gruppo di insider, la Hudes è decisa a denunciare e porre fine alla corruzione.
Citando un esplosivo studio svizzero del 2011 pubblicato sulla rivista PLoS ONE riguardo la “rete di controllo corporativo globale”, la Hudes ha sottolineato che un piccolo gruppo di soggetti – per lo più composto da istituzioni finanziarie e in particolare da banche centrali – esercita una massiccia quantità di influenza sull’economia internazionale da dietro le quinte.
“Ciò che sta realmente accadendo è che le risorse mondiali sono controllate da questo gruppo” ha spiegato, aggiungendo che tali “corrotti” hanno anche il controllo sui media.
La Hudes, un avvocato che ha trascorso circa due decenni lavorando per il dipartimento legale della Banca Mondiale, ha osservato le macchinazioni della rete da vicino. “Realizzai che ci trovavamo di fronte a ciò che viene chiamato ‘la cattura di stato’, ovvero quando le istituzioni governative sono cooptate da un gruppo di potere corrotto”, ha detto in un’intervista telefonica al The New American. “I pilastri del governo degli Stati Uniti – alcuni di essi – non funzionano a causa di questa corruzione diffusa”.
Al centro della rete, secondo la Hudes, vi sono 147 istituzioni finanziarie e banche centrali – in particolare la Federal Reserve, che è stata creata dal Congresso, ma è di proprietà di un cartello di banche private. “Questa è la storia di come il sistema finanziario internazionale è stato segretamente truffato, soprattutto da parte delle banche centrali”, ha spiegato.
La Fed, in particolare, è al centro della rete e dell’insabbiamento, ha continuato la Hudes, citando una politica e un organo di controllo che include alti funzionari del governo e della FED. I banchieri centrali hanno anche manipolato i prezzi dell’oro, ha aggiunto, facendo eco alle diffuse preoccupazioni del The New American.
La poco conosciuta ma immensamente potente Banca dei Regolamenti Internazionali funge da “club” per questi banchieri centrali privati, ha continuato la Hudes. “Ora, la gente continuerà a voler pagare interessi sui debiti del loro paese quando scopriranno i “giochi di prestigio” fatti da quel gruppo? Non dimentichiamo come si sono arricchiti prendendo i soldi dei contribuenti.”
Niente oro a Fort Knox
Per quanto riguarda l’intervento sui prezzi dell’oro, la Hudes ha detto che si trattava di uno sforzo da parte della rete di corrotti e delle loro banche centrali di “non far crollare la carta moneta” – un sospetto condiviso da molti analisti e da molti alti funzionari governativi. L’informatore della Banca Mondiale ha inoltre affermato che, contrariamente alle affermazioni ufficiali, non crede vi sia oro a Fort Knox. Anche i membri del Congresso e i governi stranieri hanno cercato di scoprire se vi fosse un deposito del prezioso minerale, senza però ottenere grossi successi. La Hudes, tuttavia, ritiene che la truffa alla fine verrà smascherata.
Riforma o legge marziale?
Mentre i media sono dominati da questa rete di potere, la Hudes ha lavorato con governi stranieri, giornalisti, funzionari degli Stati Uniti, governi statali, e una vasta coalizione di compagni informatori per rendere nota questa truffa.
“Vogliamo ripulire il sistema finanziario, ecco il nostro obiettivo, ma nel frattempo, le persone che non sapevano della truffa la scopriranno” ha detto. “Il sistema finanziario internazionale cambierà …. Le persone sapranno quello che sta succedendo – basta accordi sottobanco. Avremo un nuovo tipo di sistema mediatico se la gente è stufa di essere controllata e dominata.” (Lo dubito fortemente n.d.r.)
Mentre la Hudes sembra molto ottimista, riconosce il fatto che il mondo è in pericolo – negli Stati Uniti, la legge marziale, è ormai alle porte.

I prossimi passi saranno cruciali per l’umanità. In base a questo è fondamentale che le persone si informino sull’illegalità, sulla corruzione e le ruberie che avvengono ai massimi livelli.

Non fare nulla sarebbe disastroso.
fonte: Disinformazione.it
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tontolina

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"Iniezione liquidità non si fermerà, aumentare esposizione azioni"


Parla Stefano Mach, gestore senior e consigliere di Amministrazione Azimut, intervistato da Wall Street Italia. Consigli agli investitori. Bond, che fare?

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Stefano Mach, gestore senior e consigliere di Amministrazione Azimut.


Questo articolo fa parte del filone dedicato ai consigli dei money manager italiani piu' importanti, che gestiscono decine di milioni di euro in portafoglio. Wall Street Italia pubblichera' a cadenza variabile le interviste.
La prima, a Unicredit, era incentrata sul Portafoglio ideale, formato per meta' da azionario.
La seconda, a Hypo Alpe-Adria-Bank, sul fenomeno secondo cui nei "Bond, niente è piu' sicuro".

La terza, a Vontobel Italia, intitolata "Meglio azioni che bond, euro a $1,34 a fine anno"
.
La quarta, a Carmignac Gestion, intitolata "Migliori investimenti? "Dollaro e debito Piigs"".
La quinta, a Research and Capital Allocation – Ricercaefinanza.it: "Bot italiani da comprare, "la diversificazione è tutto"



ROMA (WSI)- Stefano Mach, gestore senior e consigliere di Amministrazione Azimut, intervistato da Wall Street Italia, si ritiene ottimista sulla performance dei mercati azionari, a dispetto dei ribassisti, la cui voce di è fatta sentire non poche volte nelle ultime settimane.

Il punto, a suo avviso, è che è molto improbabile che la Fed, in particolare, e altre banche centrali, in generale, abbandonino l'azionario a se stesso, dopo averlo sostenuto per così tanti anni. Si sta dunque forse esagerando nel temere che Ben Bernanke e colleghi staccheranno la spina alle manovre di quantitative easing? E' possibile.

Proprio per questo Mach consiglia non di ridurre, bensì di aumentare la componente azionaria nel portafoglio di un investitore, che ragiona in un'ottica di medio-lungo periodo. Attenzione, però: meglio focalizzarsi su determinati settori, quelli che presentano le potenzialità più alte. Negativo è invece il suo giudizio sui bond: all'interno della categoria si salvano solo i titoli ibridi.

WALL STREET ITALIA - Ritiene che i fondamentali economici giustifichino i rialzi che i listini azionari mondiali hanno messo a segno da inizio 2013? A suo avviso i mercati sono ormai entrati in una fase ribassista o c'è ancora la possibilità di testare nuovi massimi, sia per lo Stoxx 600 che per Wall Street? Si sente spesso parlare del rischio di esplosione di bolla speculativa, soprattutto nel momento in cui la Fed dovesse porre fine alle sue misure di quantitative easing. Cosa ne pensa al riguardo?

STEFANO MACH - Il rialzo dei listini degli ultimi 6 mesi è derivato sia dalla ingente liquidità iniettata sia da una crescita economica, che seppur in rallentamento rispetto ai 2 anni precedenti, mostra ancora dei segnali positivi. Gli utili aziendali si mantengono sui massimi storici e il rapporto fra rendimenti azionari e rendimenti obbligazionari lascia ancora margini di espansione alle valutazioni degli indici azionari. Riteniamo sia poco probabile una sospensione delle misure di quantitative easing: la politica delle banche centrali sarà quella di accompagnare i mercati valutando eventuali manovre anche in base agli impatti che queste potrebbero avere sugli indici internazionali.

WSI - Nel gestire il portafoglio di un risparmiatore italiano che punta a ottenere ritorni nel medio-lungo periodo, dove puntereste maggiormente? Qual è a suo avviso il mercato azionario più appetibile tra i paesi avanzati e quale quello che presenta maggiori opportunità di crescita tra i paesi emergenti?

SM - In una fase di mercato che stima una crescita del prodotto interno lordo mondiale di circa il 3,5%, suggeriamo di incrementare l’esposizione azionaria in portafoglio anche fino al 20% a scapito di una riduzione della componente obbligazionaria. Il mercato americano e quello europeo rimangono, a nostro avviso, i mercati più appetibili: il primo per la forte efficienza delle aziende quotate; il secondo a causa della sottovalutazione di molti titoli. Rimaniamo, invece, più cauti sui mercati emergenti.

WSI - Quali sono i settori invece più interessanti e quali quelli da cui stare lontani?

SM - In questo momento preferiamo il settore tecnologico americano e quello finanziario europeo. Restiamo sottopesati sul settore lusso e su alcuni settori legati alle esportazioni internazionali.

WSI - Stessa domanda per l'obbligazionario e per i titoli di stato: su quali bond puntereste?

SM - Siamo scettici sull’apprezzamento del comparto obbligazionario, sia governativo che high yield. Guardando con interesse ad alcuni bond ibridi emessi da società con rating elevato.

WSI - Nessuno ancora parla apertamente di guerra valutaria. Ma con il deprezzamento dello yen, quali scenari si aprono?

SM - In un contesto internazionale che negli ultimi anni ha premiato i Paesi che hanno svalutato la loro valuta facendo aumentare le stime del PIL nazionale (per ultimo il Giappone), l’Europa e la Cina rimangono le uniche macro regioni a non seguire una politica di svalutazione. Riteniamo che tale politica possa essere messa in dubbio a causa delle grossi pressioni dei soggetti esportatori e possa essere rivista dopo le elezioni tedesche in autunno.
 

tontolina

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The big experiment


Scritto il 17 giugno 2013 alle 11:18 da Dream Theater
Un grande esperimento.
Ecco quello che stanno facendo le banche centrali di tutto il mondo.
Un esperimento che in alcuni casi rischia la follia.

Non mi riferisco alla metodologica azione della FED che, seppur in modo ampiamente discutibile, cerca di stimolare il mercato e l’economia con una doccia di dollari, ma sopratutto all’operazione kamikaze della BoJ che si sta spingendo su territori ineplorati, in modo dissennato. L’obiettivo è inflazione al 2%, uscire dalla deflazione e tornare a crescere, a qualunque costo.


Ma la cosa gravissima è che poi le conseguenze le pagheremo tutti.

Non facciamo l’errore di dimenticare gli effetti la globalizzazione dei mercati. E quanto è successo (come detto) sul mercato obbligazionario ne è la prova.

Il mercato si gonfia, il denaro facile continua a dominare, ed i rischi progressivamente non possono che lievitare ulteriormente.
Tassi di riferimeno delle principali banche centrali sono da tempo in area “zero”, i bilanci delle stesse hanno raggiunti livelli mai visti.
E la volatilità non ha fatto che diminuire, contribuendo alla diminuzione della percezione di rischio finanziario che ha caratterizzato i mercati negli ultimi mesi.

E cosi, in un mercato che diventava tutto illogico e dove la finanza domina sull’economia e non viceversa, è tornata la speculazione, la leva finanziaria, la ricerca spasmodica del rendimento.

I soldi creati ex novo decollano verso i mercati emergenti, dall’ Europa, i flussi di credito verso i Paesi periferici hanno portato a un boom immobiliare mai visto, mentre in Cina gli investimenti di capitale fisso sono arrivati a sfiorare addirittura il 40% del Pil.

Il tutto per far lievitare la domanda aggregata, i consumi, il Pil, l’economia drogata.


E l’inflazione? Poteva diventare un problema?
In realtà no, in quanto il denaro non circola, viene investito nella finanza e quello in eccesso va, appunto, a finire nelle economie emergenti che gonfiano una crescita già di per se ipervirtuosa.



Appare sempre più chiaro, però, che la politica del denaro ultrafacile ostacola il processo di deleveraging, minacciando l’”indipendenza” delle banche centrali, facendo salire i prezzi delle attività (in particolare delle obbligazioni) fino a livelli insostenibili, e incoraggiando i governi a resistere all’attuazione dei cambiamenti politici necessari.
Insomma, si compra tempo, si amplificano le voragini e non si risolve nulla. E se le imprese, sopratutto negli USA, migliorano la loro situazione, grazie ad un necessario deleveraging gli Stati peggiorano drasticamente le loro finanze. E quindi il deleveraging è solo fittizio, in quanto si tratta di un trasferimento del debito dal privato al pubblico e quindi…alla popolazione.


Ed evitate di prospettare il futuro basandovi su teorie economiche datate. Quanto sta accadendo non ha pari nella storia. Un esperimento di politica monetaria unico, che ci porterà chissà dove.



E qui in Europa? La realtà è sotto i nostri occhi, e noi italiani dobbiamo ringraziare il nostro tasso di risparmio che ci sta permettendo di vivere ancora in modo dignitoso. Ma il nostro tesoretto pian piano si sta esaurendo.
STAY TUNED!
The big experiment | IntermarketAndMore
 

tontolina

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Lo scandalo finanziario del secolo
I mercati dei cambi sono manipolati dalle banche (FxGate)

La notizia è esplosa su Bloomberg e sta facendo il giro del mondo, un cartello (o meglio una cosca) di banche internazionali fa una attività di front-running ogni singolo giorno per trarre un profitto illecito al momento del fixing sui cambi. Di FunnyKing


http://www.videoliveimage.com/register.php?codconferenza=TOL44
La notizia è esplosa su Bloomberg e sta facendo il giro del mondo, un cartello (o meglio una cosca) di banche internazionali fa una attività di front-running ogni singolo giorno per trarre un profitto illecito al momento del fixing sui cambi.
Per informazioni i BIG nel mercato dei cambi sono (le % rappresentano la quota sul mercato dei cambi):
Deutsche Bank AG. con il 15,2%
Citigroup INC. 14.,9%
Barklays PLC. 10,2%
USB AG 10.1%

Difficile che almeno una di queste non sia coinvolta.
Il Meccanismo si chiama “banging the close” (fai esplodere la chiusura)
Funziona così (Funny The Teacher):
Ogni giorno nel mondo ci sono clienti di banche (cittadini o società) che si recano in banca o accendono una piattaforma on-line per operazioni di cambio valuta.
Quindi ogni giorno esiste una enorme massa di denaro pari a circa 4.700.000.000.000 (4,7 triliardi) di dollari che si sposta fra una valuta e l’altra
Forse vi sarà capitato di fare operazioni di cambio nella vostra vita e quindi avete fatto caso che molto spesso vi viene “dato” il cambio del FIXING del giorno



Ora attenzione: in realtà le banche si rivolgono a pochi enormi operatori ogni giorno per dare disposizioni sui cambi, quindi questi operatori sanno quale è la posizione complessiva di tutte le banche/clienti/società del mondo in ogni istante.
Per quella enorme parte di operazioni che si chiudono al FIXING, ogni giorno quindi si crea uno sbilancio in acquisto e in vendita per ogni singola valuta.
Come avviene la manipolazione?
Alcune grandi banche che “fanno” il mercato ogni giorno si mettono in contatto per conoscere in anticipo la posizione complessiva degli operatori e dunque prendere la posizione giusta sul mercato prima del fixing.

In altre parole alcune grandi banche sapendo che per esempio il giorno 12 giugno al fixing dovrà essere fissato il prezzo per un flusso netto in vendita di dollari contro euro:
Prima del FIXING comprano euro contro dollari
Concentrano tutte le operazioni di cambio nei 60 secondi prima del FIXING (“banging the close”) e dunque fanno scendere il valore del dollaro sull’Euro con i soldi dei clienti
Infine chiudono la loro operazione facendone un profitto illecito.





L’operazione nel suo complesso rientra nella pratica del “front running”, ovvero prendere una posizione di mercato conoscendo in anticipo gli ordini di mercato e eseguendoli DOPO avere preso la posizione.
Lo scandalo è uscito grazie a cinque ”gole profonde”, esattamente come per lo scandalo LIBOR.

Sono senza parole.

Con i banchieri ci vuole il lanciafiamme.








da Bloomberg
Traders at some of the world’s biggest banks manipulated benchmark foreign-exchange rates used to set the value of trillions of dollars of investments, according to five dealers with knowledge of the practice.
It may be difficult to prosecute traders for market manipulation, as spot foreign exchange, the trading of one currency with another at the current price for delivery within two days, isn’t classified as a financial instrument by regulators, said Arun Srivastava. Photographer: Jin Lee/Bloomberg
Employees have been front-running client orders and riggingWM/Reuters rates by pushing through trades before and during the 60-second windows when the benchmarks are set, said the current and former traders, who requested anonymity because the practice is controversial. Dealers colluded with counterparts to boost chances of moving the rates, said two of the people, who worked in the industry for a total of more than 20 years.
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tontolina

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Lo scandalo finanziario del secolo
I mercati dei cambi sono manipolati dalle banche (FxGate)

La notizia è esplosa su Bloomberg e sta facendo il giro del mondo, un cartello (o meglio una cosca) di banche internazionali fa una attività di front-running ogni singolo giorno per trarre un profitto illecito al momento del fixing sui cambi. Di FunnyKing



La notizia è esplosa su Bloomberg e sta facendo il giro del mondo, un cartello (o meglio una cosca) di banche internazionali fa una attività di front-running ogni singolo giorno per trarre un profitto illecito al momento del fixing sui cambi.
Per informazioni i BIG nel mercato dei cambi sono (le % rappresentano la quota sul mercato dei cambi):
Deutsche Bank AG. con il 15,2%
Citigroup INC. 14.,9%
Barklays PLC. 10,2%
USB AG 10.1%

Difficile che almeno una di queste non sia coinvolta.
Il Meccanismo si chiama “banging the close” (fai esplodere la chiusura)
Funziona così (Funny The Teacher):
Ogni giorno nel mondo ci sono clienti di banche (cittadini o società) che si recano in banca o accendono una piattaforma on-line per operazioni di cambio valuta.
Quindi ogni giorno esiste una enorme massa di denaro pari a circa 4.700.000.000.000 (4,7 triliardi) di dollari che si sposta fra una valuta e l’altra
Forse vi sarà capitato di fare operazioni di cambio nella vostra vita e quindi avete fatto caso che molto spesso vi viene “dato” il cambio del FIXING del giorno



Ora attenzione: in realtà le banche si rivolgono a pochi enormi operatori ogni giorno per dare disposizioni sui cambi, quindi questi operatori sanno quale è la posizione complessiva di tutte le banche/clienti/società del mondo in ogni istante.
Per quella enorme parte di operazioni che si chiudono al FIXING, ogni giorno quindi si crea uno sbilancio in acquisto e in vendita per ogni singola valuta.
Come avviene la manipolazione?
Alcune grandi banche che “fanno” il mercato ogni giorno si mettono in contatto per conoscere in anticipo la posizione complessiva degli operatori e dunque prendere la posizione giusta sul mercato prima del fixing.

In altre parole alcune grandi banche sapendo che per esempio il giorno 12 giugno al fixing dovrà essere fissato il prezzo per un flusso netto in vendita di dollari contro euro:
Prima del FIXING comprano euro contro dollari
Concentrano tutte le operazioni di cambio nei 60 secondi prima del FIXING (“banging the close”) e dunque fanno scendere il valore del dollaro sull’Euro con i soldi dei clienti
Infine chiudono la loro operazione facendone un profitto illecito.





L’operazione nel suo complesso rientra nella pratica del “front running”, ovvero prendere una posizione di mercato conoscendo in anticipo gli ordini di mercato e eseguendoli DOPO avere preso la posizione.
Lo scandalo è uscito grazie a cinque ”gole profonde”, esattamente come per lo scandalo LIBOR.

Sono senza parole.
Con i banchieri ci vuole il lanciafiamme.

da Bloomberg
Traders at some of the world’s biggest banks manipulated benchmark foreign-exchange rates used to set the value of trillions of dollars of investments, according to five dealers with knowledge of the practice.
It may be difficult to prosecute traders for market manipulation, as spot foreign exchange, the trading of one currency with another at the current price for delivery within two days, isn’t classified as a financial instrument by regulators, said Arun Srivastava. Photographer: Jin Lee/Bloomberg
Employees have been front-running client orders and riggingWM/Reuters rates by pushing through trades before and during the 60-second windows when the benchmarks are set, said the current and former traders, who requested anonymity because the practice is controversial. Dealers colluded with counterparts to boost chances of moving the rates, said two of the people, who worked in the industry for a total of more than 20 years.
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Trading illegale sui Cds: l'antitrust europeo indaga su 13 banche

L'Antitrust europeo ha notificato a 13 delle maggiori banche di investimenti mondiali di aver ravvisato violazioni delle regole sulla concorrenza tra il 2006 e il 2009, nell'ambito degli accertamenti effettuati sul settore dei Cds (Credit default swaps), i contratti di assicurazione contro i rischi di insolvenza delle obbligazioni. Lo ha annunciato il responsabile della Concorrenza della...

L'Europa contro le grandi banche sul mercato dei derivati CDS


Di Redazione IBTimes Italia | 01.07.2013 18:57 CEST
L'Antitrust europeo va all'attacco delle grandi banche mondiali sui derivati: ben tredici banche d'investimento ovvero

Bank of America

Merrill Lynch,

Barclays,

Bear Stearns,

Bnp Paribas,
Citigroup,
Credit Suisse,
Deutsche Bank,

Goldman Sachs,
Hsbc,

JP Morgan,

Morgan Stanley,
Royal Bank of Scotland,
Ubs

hanno ricevuto una lettera di obiezioni da parte dell'organismo europeo per aver violato la normativa europea che proibisce i cartelli al fine di ostacolare l'accesso ad altri nel mercato dei derivati.

Coinvolti anche la International Swaps and Derivatives Association (Isda), organizzazione dei partecipanti nel mercato dei derivati OTC,
e la società di informazioni e dati finanziari Markit. L'accusa risale agli anni fra il 2006 e il 2009, secondo quanto dichiarato dal commissario europeo Joaquin Almunia.



La Commissione Europea arriva quindi ad una tappa fondamentale nell'inchiesta relativa al mercato dei credit default swap, i famosi (e famigerati) CDS: questi ultimi sono strumenti finanziari che funzionano come una sorta di assicurazione contro il rischio di credito del titolo sottostante. In altre parole assicurano contro il rischio che l'emittente di un determinato strumento finanziario non onori la sua obbligazione, facendo 'default', appunto.
Tra il 2006 e il 2009 Deutsche Boerse e il Chicago Mercantile Exchange avevano tentato di entrare nel mercato dei CDS, rivolgendosi a ISDA e Markit per ottenere le licenze e le informazioni necessarie, ma questi ultimi due soggetti si sarebbero limitati a fornire istruzioni solo per il trading over the counter, e non per quello di exchange trading, ovvero le negoziazioni di borsa. In parole povere le banche già sul mercato avrebbero impedito a soggetti "pericolosi" come le grandi borse di entrare nel mercato, poiché uno scambio sui mercati regolamentati e più trasparenti avrebbe inevitabilmente compresso i loro profitti. Negli anni in esame infatti i CDS non venivano trattati su delle piattaforme regolate, bensì fra due parti che si accordavano attraverso una banca di investimento, che faceva incontrare le due parti agendo da market-maker, ovvero acquistando dai venditori e vendendo ai compratori, in cambio, ovviamente, di un qualche tipo di commissione.
L'ingresso di due grandi borse come quella tedesca e quella di Chicago avrebbe permesso a domanda e offerta di incontrarsi senza dover per forza passare per il filtro delle banche, e questo avrebbe inevitabilmente ridotto i profitti di queste ultime, costrette a competere con organizzazioni che non sono per nulla piccole. Non si tratta di operazioni da pochi spiccioli, se si considera che il valore nozionale di questi contratti derivati supera i 10mila miliardi.
Il commissario Almunia ha anche annunciato che l'Antitrust europeo prenderà una decisione relativa allo scandalo Libor, l'indice di riferimento dei mercati finanziari, che secondo le accuse sarebbe stato regolarmente manipolato, attorno alla fine dell'anno: nello scandalo sono coinvolte anche alcune delle banche che hanno ricevuto la lettera di obiezioni per il caso CDS.

 
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Stiamo peggio del 2008: l’economia reale non c’entra con le borse



IL GRANDE BLUFF: Stiamo peggio del 2008: l?economia reale non c?entra con le borse


...o comunque ormai c'entra molto poco....

Stiamo peggio del 2008, l’economia reale non c’entra con le borse
Cosa ci riserva il futuro economico-finanziario?
Bisogna partire dalla considerazione che l’economia degli USA è la fonte della liquidità globale e che a causa del perdurante deficit americano l’economia mondiale ha accumulato ingenti riserve di dollari utilizzate per espandere la liquidità.
Riversandosi sui titoli azionari, obbligazionari e confratelli vari come opzioni, futures e derivati ne sostiene il valore facendo sembrare che godano di buona salute.
Questa espansione ha innescato un lungo ciclo inflazionario che si è manifestato nei mercati finanziari rafforzandosi con i deficit spending fuori controllo dei governi la cui metà è finanziata dal mercato obbligazionario.
L’inflazione non si è ancora propagata all’economia reale, ma la dimensione dei sistemi bancari (negli USA è di 12 trilioni di dollari, quasi l’intero prodotto lordo e in Europa di 46 trilioni, addirittura quasi tre volte superiore all’intero Pil) lascia pochi dubbi sulla prospettiva generale.
Una situazione potenzialmente esplosiva...........
.
con tutti gli ingredienti pronti per una combustione spontanea.
Osserviamo ora l’andamento dell’indice di borsa Standand & Poor (S&P 500), dei titoli azionari a maggior capitalizzazione e consideriamo il periodo 2000-2013.


Come si vede dal grafico, nel 2000 raggiunge il picco di 1527,46 che segna il climax della famosa bolla dei titoli tecnologi iniziata nel 1995.
La bolla scoppia nel mese di marzo e si apre una voragine: l’indice crolla a 800.58.
A partire dal 2003 la FED inizia ad iniettare liquidità e l’indice, verso la fine del 2007, raggiunge un nuovo picco: 1561.80.
Si è alla vigilia di una nuova catastrofe: nel 2008 scoppia bolla dei mutui e l’indice precipita a 683.38.
Si osservi dal grafico che a un picco più elevato segue una caduta più rapida e profonda.
Inizia la Grande recessione.
Da quel momento gli USA contrastano la crisi reinflazionando l’economia: inizia la sistematica monetizzazione di debiti e perdite, il quantitative easing (QE), con tassi di interesse vicino a zero e nel resto del mondo si seguono politiche similari.
Il 21 maggio scorso S&P ha toccato il picco più elevato: 1,669.16.
Da quel momento le oscillazioni sono trascurabili, ma quando il governatore della FED annuncia la possibilità di una graduale riduzione del QE i mercati si innervosiscono come i drogati quando viene loro minacciata la riduzione di eroina e l’indice cala sotto 1600.
Una flessione non grave ma sintomatica.
Se avvenisse una stretta monetaria i tassi di interesse schizzerebbero verso l’alto ed è facile immaginare cosa registrerebbe il grafico: un collasso inimmaginabile.
Probabilmente il trend continuerà ad essere positivo per qualche tempo, ma quando i mercati sono azionati dagli stimoli inflazionistici e non dai fondamentali, prima o poi crollano e anche questa volta non sarà diverso.
Si osservi che durante il periodo preso in considerazione il dollaro si è svalutato del 40% e all’incirca nella stessa misura tutte le principali valute; che i fondamentali non sono migliorati da nessuna parte e che il grado di instabilità e di incertezza è dovunque aumentato.
Si sta preparando una replica 2008, ma in peggio.
Ora soffermiamoci su alcune considerazioni.
L’andamento delle borse non ha nulla a che vedere con quello dell’economia reale perché il settore finanziario vive una sua vita propria sostentata dalle banche centrali.
Pertanto i prezzi dei titoli non corrispondono al loro valore intrinseco perché non rappresentano aumenti di produzione, redditività e occupazione, solo pura inflazione.
In queste condizioni se l’indice salisse dovremmo allarmarci invece di rallegrarci.

La strategia delle banche e dei governi rimane quella di pompare denaro nel sistema per mantenere “l’effetto ricchezza” e dare l’illusione di solvibilità.
La liquidità creata va interamente a beneficio delle controparti delle banche centrali, i dealers primari (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Nomura, Citigroup, Deutsche Bank, HSBC ecc.) che la usano per acquistare strumenti finanziari i cui prezzi salendo creano l’illusione monetaria che spinge tutti nella stessa direzione e a comprare di più.
Decisioni sempre più errate e rischiose si sommano mentre i fondamentali continuano a peggiorare.

Molti osservatori economici negano che l’eccesso di credito e di liquidità creati dalle banche centrali provochino inflazione.
In altre parole negano la teoria quantitativa della moneta e i suoi effetti.
Non si sono evidentemente accorti che i redditi reali sono di gran lunga inferiori a quelli di dieci anni fa e che i prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari crescono ovunque.

La teoria quantitativa della moneta funziona, eccome se funziona, solo che non è un fenomeno lineare.
Il volume della spesa nel sistema economico è determinato dalla quantità di moneta esistente che non serve solo a comprare prodotti e servizi ma anche strumenti finanziari (i cui valori infatti salgono).
Nel settore finanziario c’è inflazione da creazione monetaria
(qui, la velocità di circolazione della moneta è elevatissima) mentre nel settore reale c’è deflazione da debito (la velocità è bassa).
Inflazione e deflazione coesistono e la volatilità e l’instabilità attuali sono provocate dal contrasto di queste due forze.

La longevità del ciclo inflazionario è spiegata dal fatto che l’inflazione, per così dire, all’ingrosso non si è ancora trasferita al dettaglio dove c’è calma piatta.
Ma per quanto il sistema bancario l’abbia imbottigliata non è riuscito ad evitare il deprezzamento sincrono delle principali valute che ha abbassato il valore dei redditi e del risparmio mentre ha elevato quello nominale degli strumenti finanziari.
Che viviamo un ciclo inflazionario è confermato dall’immane ridistribuzione della ricchezza dal settore economico a quello finanziario
e questo fenomeno può essere causato solo dall’inflazione che fa diventare i ricchi più ricchi e i poveri sempre più poveri.

I tassi di interesse dovrebbero compensare i rischi di inflazione e di default.
Se le prospettive peggiorano, maggiore dovrebbe essere l’interesse sui titoli obbligazionari.
Ma i tassi ancora artificialmente compressi
per ridurre il costo d’indebitamento dei governi e far salire le borse non segnalano la situazione reale.
Segnalano la formazione di una bolla più grossa dell’altra.
Quella del mercato obbligazionario è la più grande della storia.

Il mercato dei bond è infatti il doppio di quello dell’equity e se si includono quelli non cartolarizzati è addirittura il triplo.

L’economia, dunque, va avanti solo grazie alle iniezioni di eroina monetaria che le banche continueranno a pompare fino a quando il genio dell’inflazione non uscirà dalla bottiglia il che potrebbe avvenire a seguito di un crollo del mercato azionario che trascinerebbe con sé quello dei bond.
Quando i tassi saliranno, le banche centrali dovranno assorbirli tutti.
Mentre la liquidità rilasciata si dirigerà verso il mercato delle commodities formando anche in questo settore una bolla, l’ultima.
Perché, in tale ipotesi, l’inflazione che ne seguirebbe farebbe collassare il sistema monetario rendendo completamente impotenti le banche centrali.
Fine dell’incantesimo monetario e di tutti i QE.

Ci troveremo presto in una situazione in cui solo il battito di una farfalla sarà capace di scatenare una tempesta.
Come nel fenomeno fisico della risonanza una vibrazione minima acquisterà un’intensità fuori proporzione con la causa facendo crollare l’intero l’edificio finanziario e cambiando l’atlante economico finanziario mondiale.
Si tenga sotto controllo il grafico dell’S&P 500 e si abbiano occhi per vedere cosa sta maturando, per non averli dopo per piangere.
La crisi iniziata cinque anni fa non ha ancora raggiunto il suo climax.
Cosa può fare oggi il povero risparmiatore per evitare il bis del 2008?
Imitare il suo omologo cinese che ha capito come andrà a finire: si tenga il più possibile liquido e compri qualche monetina d’oro finché il prezzo è giusto.
N.d.R Ed anche investimenti REALI agggiungo io...vedi per es. la casetta a Berlino...

DI GERARDO COCO – FONTE ORIGINALE: http://www.leoniblog.it
 

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