L'anno della lepre

Discussione in 'L'Isola dei Forumers' iniziata da Zen lento, 20 Aprile 2002.

    20 Aprile 2002
  1. Zen lento

    Zen lento New Member

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    No credo sia il caso di risalire ai perché e percome. La sinistra ha perso queste elezioni , anche solo per meno di un milione di voti, ma è stata sconfitta. Ma questa è ancora una democrazia rappresentativa, spero, e una sconfitta elettorale non è una sconfitta di guerra. L’avversario elettorale rappresenta una grossa fetta della società , in disaccordo con il vincitore, ed ha diritto di voce, di essere ascoltato e non solo il dovere di prostrarsi davanti al sovrano che detiene per voto la delega della maggioranza.
    È naturale che il governo cerchi di avere le mani libere per proseguire i suoi programmi, come è naturale che l’opposizione voglia far valere le proprie opinioni, gli interessi della sua parte; meno naturale è che il potere governativo trovi sempre un pretesto nella cattiveria ,nelle congiure e nella “bassezza” dei propri avversari ormai sconfitti per giustificare la propria impotenza. Perché di questo si tratta.

    L’attuale governo ha prodotto un tale numero di gaffe (chiamo così ogni caduta di stile, ogni provvedimento ruvidamente imposto, ogni iniziativa quantomeno leggera, ogni occupazione a suon di fanfara), che non cito solo per carità patria, da introdurre la gaffe come misura normale di governo.
    Sono dunque veramente gaffe quelle prodotte in una situazione di perdurante ambiguità? Personalmente, ora, sono portato a non ritenerle più tali, ma a leggerle come uno stile.

    Aino-kaarina dimentica per un momento la tua dolorosa storia personale, forse non hai idea di quante storie dolorose abbiano radici nella guerra e nel fascismo anche in Italia, di quante terribili microstorie di sofferenza possiamo raccontare. Lasciamo da parte questo,dimentica solo per un attimo (so che non puoi farlo per intero, perché ogni nostra storia personale è la “vera storia”), dimentica anche le socialdemocrazie scandinave, perché qui ne siamo lontani, giusto un momento dimentica per accogliere solo per un attimo un ragionamento su quello che accade in Italia. Fallo solo per ascoltare ragioni anche se non è nel mio intento convincerti, sebbene sarei lieto di riuscirci.

    Quello che accade è seriamente preoccupante.
    Non è preoccupante la lottizzazione della Rai (ti assicuro abbiamo assistito ben di peggio), non è preoccupante (limitatamente si intende) l’occupazione dello Stato, non è preoccupante la fine della concertazione (mai esistita nelle piccole aziende sotto i 15 dipendenti), non è preoccupante che ad interim si assista a concentrazioni personali di potere, non è preoccupante che dall’estero costantemente si spari sull’opposizione divisa e frastornata interna, non è preoccupante che si tenti una riforma della giustizia, non è preoccupante che un premier comiziante si rivolga alla nazione solo con conferenze stampa senza mai offrire un solo contraddittorio diretto (al massimo un conduttore fidato) , non è preoccupante che il potere citi con nome e cognome i propri nemici e ne auspichi la rimozione.
    Tutto questo non è preoccupante.

    È invece assai preoccupante che tutto questo avvenga in regime di monopolio.
    Per monopolio naturalmente intendo quello televisivo e pubblicitario che si fonde su un misto di possibilità di direzione delle coscienze e di ingenti flussi di denaro. Quello che Popper (e Pera che lo intervistò, denunciava come preoccupante nel mondo contemporaneo). L’On. Berlusconi oltre che per insipienza altrui ha vinto le elezioni minimizzando il ruolo della televisione nella contesa elettorale e ora si rammarica di aver perso il 17 % (addirittura !) di consensi a causa di qualche ora di trasmissione sulla RAI. Che dire di questa disinvolta argomentazione, proprio nel momento in cui controlla pressochè la totalità delle emittenti ? Anche i suoi più convinti sostenitori ormai si interrogano sulla sua inspiegabile (perché inutile, mica per altro) sparata bulgara.

    La storia si ripete, anche se questo girotondo non è mai uguale. Che io ricordi l’unica situazione simile alla nostra accadde durante il maccartismo. La Democrazia in America non morì, ma la sofferenza fu immensa e certo fu uno dei periodi più tetri e bui. Aveva anche una ragione che oggi non c’è , una frontiera che oggi, da anni, è scomparsa. E nemmeno c’era una situazione di monopolio, sebbene l’autocensura nel mondo della informazione e dello spettacolo per il timore di persecuzioni fosse assai grande. Manifestare solidarietà ai tre reprobi per me non ha a che fare con la loro assoluzione per le mancanze particolari, ma con un principio che mi pare ormai assai compromesso se accettato supinamente: i monopolii sono una iattura. Lo sono in generale, lo erano nei media (già c’era il manuale cencelli comunque) quando canale 5 iniziò le trasmissioni, lottando contro il monopolio Rai lo sono ancor più oggi.
    So bene che la Rai non sarà impermeabile ad altre opinioni, che questa sparata è una specie di vaccino come lo sono le Jene o Striscia o il MaurizioCostanzo o anche il TG 5 se vuoi, una sparata per deviare piste forse, ma questo non cancella il fatto che siamo in regime di Monopolio imperfetto della informazione e della pubblicità. Un monopolio che si alimenta inoltre, da poco mi pare evidente, già con bassa arroganza e protervia.

    Il governo non è un consiglio di amministrazione, la magistratura non è l’ ufficio legale, lo stato non è una line di comando, un paese non è una convention permanente per le ovazioni, la stampa non è un megafono, il consenso non è share. Per alcuni aspetti si possono tracciare similitudini, ma appiattire queste similitudini superficiali ad una pratica corrente è seriamente allarmante, perché là dove tutto si è appiattito o piegato fortemente all’esecutivo ha prodotto sempre situazioni orrende.

    Ricordo un bel libro di un finlandese “L’anno della lepre” dove il protagonista stanco della burocrazia ricercava la pace e il senso della vita fuggendo per la Scandinavia, in difesa della libertà ritrovata, di stesso e di una lepre ferita, con grande ironia . Credo che nel caso della informazione ci troviamo in Italia in un simile dilemma: fuggire in cerca di pace o contrastare un grave rischio “burocratico” che ci sovrasta pesantemente (in prospettiva).

    Ho letto che ricordi un vecchio film: ho visto quel film che citi (ma non ricordo nemmeno io il titolo, ricordo un piacevole tiritera autoreferenziale tra i due protagonisti: “conosco un tizio”- “Quale tizio ?”, etc ), e suppongo ti piaccia il cinema. Mi è quasi d’obbligo quindi ricordare “IV potere” di Orson Wells, giusto per indicare come già solo una posizione predominante (non monopolista, ma solo molto influente) costruita con intenti “altruisti” sia rischiosa, figuriamoci un monopolio.

    Non è questione di sinistra abbarbicata al potere (sia essa intesa come comunista di tempi remoti o di sinistra democristiana avvitata a sgabelli) , ma questione molto meno storica e riguardante il futuro prossimo: diritto di dissenso, diritto alla voce che esprime le sue argomentazioni.

    Non intendo polemizzare Aino-Kaarin, né rimpiangere il passato contro un presente che non mi soddisfa, questo spero ti sia chiaro. Ma credimi, in molti siamo ora preoccupati e non per questioni ideologiche. È vero, io sono di parte e confido che molti lo siano perché la varietà e ricchezza per ogni comprensione.
    Ciò che preoccupa è che questo requisito della convivenza e del progresso venga meno o si attenui fortemente e che si operi negando la varietà supponendo che l’ uniformità sia una panacea efficiente, che aggira tutti i mali. Ogni laico e liberale sa bene fin dalla sua infanzia politica che una simile idea è la negazione di ogni sua convinzione liberale.
    Quest’ultima idea, che un atteso consenso generalizzato sia necessario per governare, sì mi pare assai faziosa, ancorchè diffusa o imposta con sorrisi seduttivi e patinati.
    Non mi è mai piaciuto il sorriso del lupo, ma condivido e comprendo il batticuore impazzito e l’ansia della lepre quando lo vede affiorare. Se poi digrigna i denti sarebbe assai sciocco pensare che si appresti a baciare tutti i ratti nel suo territorio di caccia.
     
  2. 21 Aprile 2002
  3. rondanini

    rondanini New Member

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    Hai praticamente detto in parole bellissime ed erudite ciò che volevo dire io, in tutta fretta, e nonostante io non sia della tua stessa parte politica. Sicuramente, però, siamo alleati contro quella parte che ora governa e che sta mandando a quel Paese anni di lotte e di battaglie, che sta cancellando la vergogna pre-tangentopoli, che sta riscrivendo le regole di vita di un'intera nazione, quasi a dire che c'è da buttare via tutto, che faceva tutto schifo prima di oggi. Non lo volevo dire, perchè sono affari personali, ma mio nonno è stato ammazzato dai fascisti e l'altro imprigionato e senza lavoro per decenni (dopo la fine della guerra) perchè socialista... Come vedi ognuno ha le sue storie, però, cari amici, in tutti i casi conta poco il colore politico. Quando muore la libertà il colore conta poco. Questa volta stiamo assistendo ad un principio di dittatura democratica (perchè eletto regolarmente) senza colore ma con un volto...

    Senza vergogna uso uno slogan forse brevettato che si usava prima del 94 prima che venisse usato come arma propagandistica e populista: FORZA ITALIA e FORZA AZZURRI!
     
  4. 21 Aprile 2002
  5. Argema

    Argema Administrator Membro dello Staff

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  6. 21 Aprile 2002
  7. aino-kaarina

    aino-kaarina New Member

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    saluti
    grazie a zen per aver citato uno scritto finlandese.
    Devo rispondere ??
    Credo di no.....non ne sono all'altezza....
    siete troppo colti.......
    ma........se non sono "acculturata"...
    sono dotata di "filosofia spicciola".....
    oltre 30 anni con un napoletano......non so se mi spiego.......altro che fede politica.........ma viviamo alla pari.....
    e poi......non mi piace appartenere a niente e a nessuno....figuriamoci ad una ideologia.... o "parrocchia"....... (che è cosa abbastanza simile)......
    devo sempre essere libera di decidere se sulla mia strada voglio girare a destra o sinistra........ devo stare attenta..... perchè anche se mi resta ancora poco da vivere.....c'è sempre il rischio della degenerazione e non devo assolutamente farmi "infinocchiare" da nessuna ideologia
    ... non vorrei in vecchiaia andare ad ingrossare le fila di qualche associazione di brigatisti o estremisti religiosi.....
    perchè io sono di quelle che si impegnano...
    e se comincio...non so dove posso arrivare!
    Ho detto a mio nipote, che crede di essere un intellettuale.....stai attento.....i politici sanno "infinocchiarli" per bene gli intellettuali......è il loro primo pensiero.....attrarre l'inteligentia.....

    Spero che abbiate tutto ciò che volete dalla vita.....io ormai sono ritirata..(retired)

    saluti e piacere di leggervi
    a-k
     
  8. 21 Aprile 2002
  9. rondanini

    rondanini New Member

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    Concordo con te a-k e non poco.

    Infatti io spero che Zen sia ancora libero di girare a sinistra, una che gli fitti bene, ed io a destra, una destra moderna e democratica, preferibilmente liberale. In fondo questa è la democrazia ed è questo che ho paura di perdere.

    Salutoni anche al mio compaesano!

    Mia moglie dice che sei una santa! Lei, 10 anni e già non ce la fa più...

    Ciaooooo!!!
     
  10. 3 Febbraio 2005
  11. Fleursdumal

    Fleursdumal फूल की बुराई

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  12. 3 Febbraio 2005
  13. genesta

    genesta New Member

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    Le elucubrazioni di Zen sono le riflessioni di una mente libera, quindi sofferente, dai giochi di potere.

    A proposito di politica, tempo fa anch'io mi sono trovato coinvolto in disquisizioni in tal senso.

    Personalmente, però, preferisco meditare su quelli che siano i significati generici dei termini.

    Mi permetto di riportare su questo topic quanto scrissi in passato, a riprova del fatto che, se anche cambiano i tempi, i modus operandi dei detentori del potere rimangono pressoché invariati.
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    Vi siete mai chiesti come e quando sia nata la politica?

    Ebbene, i pareri a tal proposito sono piuttosto discordanti.

    Una cosa è certa: in ogni tempo, fare della politica ha significato usare l'arte dell'inganno.
    Anche quando la politica fondava i suoi princìpi sulla morale, in pratica, poi, era tutt'altra cosa.

    Per convincersene basta guardare le belle prodezze che furono compiute proprio nel periodo in cui il potere politico era, prevalentemente, nelle mani del potere religioso e quindi la politica avrebbe dovuto essere l'espressione della massima moralità.

    Ma del resto era giusto che fosse così, perché in pratica si trattava di garantire la sopravvivenza fisica a uomini che non erano certo disposti a lasciarsi uccidere pur di non essere costretti ad uccidere, e quindi dannoso sarebbe stato applicare princìpi morali tanto lontani dalla comune portata.

    La bella intelligenza di San Tommaso comprese la necessità di distinguere il potere politico da quello religioso, proprio per poter giustificare le pessime azioni nonostante la proclamazione dei migliori propositi.

    Video meliora proboque, deteriora sequor.

    Anche il sommo Dante riconobbe la necessità di distinguere il potere politico da quello religioso; ovviamente per ragioni diverse da quelle che avevano mosso San Tommaso.

    Personalmente io trovo aderente la definizione secondo la quale la politica è la " scelta del possibile ", ma non solo nella RES PUBBLICA, in ogni campo, anche nella sfera personale. Si spiega così perché certi politici si sentano autorizzati e nella legalità quando agiscono spregiudicatamente nella vita privata: applicano la " scienza della politica " nella sfera personale, perciò non deve destare meraviglia che il loro agire sia svincolato dalla morale. Del resto, applicare la propria scienza alla propria vita non è mai stato un reato. Ve la sentireste voi di condannare un chirurgo, per esempio, perché a tavola anziché il coltello usasse il bisturi?

    Grazie ai suoi sacerdoti, la politica è sempre stata sinonimo di attività ingannevole e furbesca - é vero? - con la quale si cerca di ottenere quello che si vuole e spesso si trasformano in gonzi quelli che, in buona fede, ancora credono alla buona fede altrui.

    Io non vorrei dare l'impressione di condannare la politica senza possibilità di appello, ma d'altra parte non vorrei apparire pragmatista affermando ch'essa si salva solo per quell'aspetto concreto, per le realizzazioni pratiche, tanto più che - guarda caso - quell'aspetto potrebbe benissimo chiamarsi << sociologia >>

    Odo un coro di proteste: indubbiamente non sono un buon politico.
    Svalorizzare così una attività del pensiero dell'uomo, alla quale tutti possono dedicarsi con profitto, purché sappiano parlare senza dire e improvvisare!

    Mi si obietterà che la politica non è solo questo, c'è anche l'ideologia.
    E' vero, c'è l'ideologia che il politico vuol far salva ad ogni costo, anche quando le azioni sono esattamente all'opposto dell'idea professata.

    Mi permettano una domanda, i funamboli del politicare:
    Quando parlando fate dell'alchimia pilitica, credete a quello che dite?
    Perché, se vi credete, io mi taccio; ma se non vi credete, perché parlate?
    Qual'è la vostra intenzione?
    E' essa degna della dignità di un uomo?

    Non entrerò certo nel merito di ogni singola ideologia; inutile e noioso sarebbe il farlo; mi limiterò a sottolineare un errore comune a tutte: gli aderenti ad una ideologia politica formano un raggruppamento, un partito.

    Nei sistemi dittatoriali, chi non condivide l'ideologia di Stato è considerato un pericolo pubblico, un nemico della patria.
    Nel cosiddetto sitema democratico, chi non riesce a identificare il proprio pensiero in una delle ideologie che animano i partiti, chi giudica le cose non dall'etichetta di chi realizzate, ma semplicemente da quello che esse rappresentano in se stesse, è bollato col grave epiteto di << QUALUNQUISTA >>.

    E' il sitema con cui i partiti si difendono; un sistema vecchio come la strategia militare: << DIFENDERSI ATTACCANDO >>.

    Ebbene, io vi invito - o nemici della patria, o qualunquisti - a rilanciare, ad affermare - dando ampia facoltà di prova ai vostri accusatori - che nessuna delle categorie filosofiche del presente o del passato, nessuna scienza, nessuna religione, nessuna ideologia, nessun partito politico, possono ambiziosamente rivendicare la propria universalità, possono affermare di contenere nel loro sistema la totalità dell'uomo.

    Dico questo perché ho l'impressione che la nostra Nazione stia uniformando troppo rigidamente i propri ordinamenti ad una sola "ideologia" e, se così è, essa è votata alla disgregazione e alla catastrofe.
    Paradossalmente, può salvarsi solo per la inefficienza delle sue istituzioni, per la pigrizia della sua burocrazia, per la corruzione, per l'azione dei suoi cittadini che a quel sistema non vogliono uniformarsi

    Come saggiamente pensò Aristotele, nessun governo, nessuna politica possono ispirarsi ad una sola ideologia.

    Come individuo appartendente alla società attuale, non posso non rivolgermi ai << falsi politici >> per dire loro: << Voi che avete ricevuto un mandato dalla collettività e di esso vi servite per il vostro tronaconto; voi che usate il potere per fini egoistici; che profumatamente fate pagare quello che gratuitamente avete ricevuto; voi che facilmente e generosamante promettete - perché è facile promettere quando non ci si fa carico di mantenere -; voi siete in tutto simili a chi opera la magia nera.
    Siete del tutto simili ai falsi profeti operatori di iniquità.

    Una cosa è certa: fra venti, trent'anni, voi come uomini sarete cenere, ma i vostri crimini rimarranno ad accusarvi.

    E mi rivolgo anche a voi giovani militanti e sostenitori politici in buona fede: siete sicuri di non essere ingannati da chi vi aizza? Siete certi di seguire, di servire il vostro ideale? Perché, quando si tratta di aiutare il prossimo non è lecito chiedersi nulla, ma si ha il dovere di domandarsi tutto quando lo si può danneggiare.

    Chi carpisce il voto con promesse vane è assai peggiore di chi ruba le cose sacre, ma neppure noi che diamo il nostro consenso siamo alieni da responsabilità, perciò non compiangiamoci.

    Questi interrogativi debbono pesare sulle nostre coscienze: ignorarli significa rendere inevitabile il peggio.

    Chi ha orecchi, intenda.
     

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