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FIB30


Dopo una lunga fase ascendente iniziata il 12/03/2003, l’indice ha incontrato la forte resistenza statica dei 26.380 punti, che costituiscono i massimi del 2003, nonché quelli degli ultimi 12 mesi. Il poderoso rialzo, pari al 29% circa, si è anche verificato in maniera insolita nel periodo estivo, proprio quando la riduzione dei volumi induce a pensare che i movimenti rialzisti, a causa della scarsa alimentazione determinata da una minore liquidità in circolo sul Mercato Azionario, abbiano fiato corto. La sofferenza dell’indice alla statica precisata sopra è palese e sta costringendo l’impostazione grafica a degenerare in una lateralità, andando a fare perdere al rialzo gran parte della sua forza. In ogni caso è bene monitorare attentamente la resistenza dei 26.380 punti, poiché una sua violazione in chiusura di giornata permetterebbe a Piazza Affari di godere di un ulteriore allungo, che andrebbe con tutta probabilità a presentare le caratteristiche di un piccolo rally rialzista, come del resto è sempre avvenuto nel recente passato (Agosto e Dicembre 2002) e in quello meno recente (Gennaio del 1998). Primo obiettivo di questo possibile allungo rialzista sono i 27.020 punti, soglia che se mantenuta nel lungo periodo potrebbe dare vita ad una lateralità di fondo come trend principale. Al rialzo invece, il livello storicamente importante è compreso tra i 28.200 punti e i 28.340 punti, dove troviamo una statica dalla valenza storica (da essa partì il rally rialzista del 1998; pari al 47,4% di rialzo in poco più di quattro mesi) che segue di poco il 23,6% di ritracciamento Fibonacci dai massimi del 2000. In buona sostanza, la violazione di are 28.200/28.340 segnerebbe la fine della lunga fase ribassista durata dal Marzo del 2000 ad oggi. Al ribasso facciamo invece attenzione ai 24.770 punti che costituiscono una pericolosa soglia, poiché

S&P 500 Index


L’S&P 500 ha invece un’impostazione rialzista più moderata e soprattutto una maggiore regolarità dei rialzi, tanto nel medio quanto nel breve periodo. Attualmente sta seguendo una di manica rialzista di breve periodo ottenuta dalla congiunzione dei minimi dal 06/08 e trova la resistenza più significativa nei 1.038 punti, che tanto nel Febbraio del 1998 quanto nel Settembre del 2001 produssero un’accelerazione notevole nei movimenti rispettivamente rialzista e ribassista dell’indice. L’indice ha già superato il ritracciamento Fibonacci del 23,6% ottenuto facendo perno sui massimi del 2000 e sui minimi del 2002 e quindi ha già fornito una più che convincente dimostrazione di forza. Proprio i 1.038 punti sono significativi quanto i riferimenti rialzisti principali forniti per il nostro FIB30, anzi, maggiormente per l’S&P 500 se consideriamo che una loro conquista proietterebbe l’indice verso i 1.080 punti prima e i 1.150 punti in seguito, fornendo chiari segnali di un trend rialzista principale di ampia portata storica. Al ribasso il primo vero riferimento degno di nota è posto a 950 punti circa e solo una sua perdita metterebbe in discussione il trend rialzista di fondo.


Come si può facilmente dedurre dall’analisi degli indici riportata sopra, siamo alle soglie di livelli di resistenza davvero significativi non solo nel medio breve periodo, ma soprattutto nel lungo periodo. Ma anche a prescindere dalle analisi grafiche, noi andremo a riportare di seguito la nostra opinione sui possibili sviluppi futuri che ci attendono sia nel breve periodo sia nel medio lungo periodo.



I dati macroeconomici giustificano pienamente la crescita di Wall Street, poiché raffigurano un’economia in fase di forte ripresa che traspare tanto dagli ultimi dati sul PIL, quanto dalle presentazioni delle varie trimestrali societarie, che alla voce aspettative sul quarto trimestre e sul 2004 tendono a presentare delle caute ma significative prospettive di crescita.



Il colosso giapponese guarda con estremo interesse la ripresa dei consumi americani, poiché con un Europa penalizzata dall’apprezzamento dell’Euro il Giappone e l’estremo oriente in generale, potrebbero essere l’area economica più avvantaggiata da una forte ripresa dei consumi statunitensi, che per questi Paesi vogliono dire soprattutto una ripresa delle esportazioni con ottimi riflessi sull’economia interna.



L’Europa? L’Europa sembra proprio essere rimasta a guardare, schiacciata da un Euro troppo forte e da una stagnazione evidente sui prodotti interni lordi di principali Paesi della comunità, su tutti la Germania. Probabilmente stiamo pagando anche una politica monetaria inadeguata alla forte contrazione dei consumi e della domanda di esportazioni; politica monetaria che non è affatto andata a cercare nemici immaginari nei “mulini a vento” dell’inflazione invece di sostenere consumi e investimenti finalizzati al rilancio economico.



Il problema dei Mercati finanziari, il dilemma se vogliamo apostrofare meglio, è costituito da un’economia stagnante che non fornisce alcun segnale di ripresa. Tale situazione economica vede il suo unico appiglio nella ripresa statunitense e la sua incognita principale, paradossalmente, nella forza della sua moneta comune: se ci trovassimo come nel 2001 e nel 2002 con un Euro in perenne oscillazione tra i 0,89 $ e i 0,94 $ i nostri Mercati avrebbero certamente reagito con maggiore entusiasmo ai dati macroeconomici statunitensi, godendo di rialzi anche maggiori; invece le nostre esportazioni sono fortemente minate da un Euro forte e ciò va a penalizzare le nostre società.



Proprio a livello societario si colloca il paradosso maggiore, perché attualmente le prospettive di ripresa sono solo speranze scarsamente ancorate a prospettive reali e in molti casi, a Piazza Affari troviamo società che si sono apprezzate notevolmente in presenza di utili in calo o addirittura in situazioni di perdite ancora più ingenti di quanto registrato negli ultimi anni. A livello di P/E settoriale abbiamo registrato un consistente incremento rispetto a quanto si poteva trovare nel 2001 e nel 2002.



Ciò vuol dire che i prezzi attuali di Borsa stanno quotando soprattutto sulle positive aspettative di ripresa e se questa non si manifesterà entro breve tempo potrebbero anche subire dei consistenti ridimensionamenti, andando a stornare verso valori maggiormente più vicini alle prospettive di crescita dei loro utili.



Il settore che ha registrato gli incrementi maggiori è senza alcun dubbio quello bancario. Su questo settore consigliamo quindi di non esporsi con un’ottica di lungo periodo e di mantenere un atteggiamento molto prudente. Altro settore eccessivamente valutato è quello delle costruzioni, seguito a ruota dai media. Questi settori non sono affatto consigliabili in ottica da cassetto, ma al massimo per il trading stretto.



I settori che invece non hanno goduto di rialzi significativi sono quelli dei servizi, telefonici su tutti, che sono rimasti su valori relativamente bassi andando a soffrire della ristrutturazione della “galassia Tronchetti” e incassando reazioni negative dai downgrade relativi ai titoli guida quali Telecom. Proprio i telefonici potrebbero essere protagonisti anche di movimenti in controtendenza se verrà seguita nuovamente la linea di anticipo del dividendo applicata nel 2002, ovvero se nel Dicembre del 2003 verrà distribuito tutto o parte del dividendo. In questo caso, Telecom e TIM potrebbero godere di un ritorno di interesse anche consistente, determinato soprattutto da fondi comuni cosiddetti ad High Yield che andrebbero a ricercare la redditività da dividendo su titoli non eccessivamente valutati.



Per il quarto trimestre 2003 attenzione anche ai titoli energetici quali ENI, poiché hanno un carattere prettamente stagionale per quanto riguarda la composizione dei bilanci ed un apprezzamento dei contratti future sugli idrocarburi o degli anticipi di inverno potrebbero fare schizzare al rialzo questi titoli. Proprio ENI verrà a godere del consolidamento di Italgas e quindi si gioverà di quelli che nel 2003 erano utili di competenza di terzi, con un notevole beneficio per i bilanci del colosso energetico italiano.



Sorprese dalle small caps del settore bancario: attualmente esiste un divario sulla valutazione dei titoli guida del settore bancario e le società a minore capitalizzazioni, così, un mancato ridimensionamento sui multipli delle large caps potrebbe determinare un apprezzamento dei piccoli (se Maometto non va alla montagna….)



Infine, gettiamo uno sguardo sul settore dell’intrattenimento che in Italia vuol dire esclusivamente Lottomatica. Il titolo ha praticamente completato l’allargamento della propria rete distributiva ed incassato la concessione per il gioco del Lotto fino al 2012. Il management ha ribadito gli obiettivi di creazione di valore per i propri azionisti anche per il prossimo triennio ed ha sottolineato l’impegno di mantenere un pay-out ratio elevato a favore del dividendo. Il titolo è indubbiamente tra i più trascurati degli ultimi mesi e gode di una caratteristica molto particolare: non è affatto correlato con l’indice e quindi può presentare anche dei forti movimenti rialzisti in corrispondenza a fasi ribassiste dell’indice; quindi va a costituire una buona di occasione di investimento anche per i cassettisti.
 

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