La bulgaria dice no all' €uro (1 Viewer)

tontolina

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LA BULGARIA DICE NO ALL' €URO

Simeon Djankov
Uno schiaffo ai burocrati di Bruxelles dal piu' povero dei paesi dell'eurozona.
"Il progettato ingresso nella moneta unica ha perso di significato".
"Il vento e' cambiato... In questo momento, non vedo alcun beneficio dall'ingresso nell'euro, solo costi", dice Boyko Borisov primo ministro dell'ex paese comunista.

La Bulgaria, il paese dell'Unione Europea piu' povero ma allo stesso tempo raro esempio di politica fiscale virtuosa nel blocco dei 27, ha congelato a tempo indeterminato il progetto di adottare l'euro come moneta. Si tratta dell'ultimo caso di nazione prudente a prendere le distanze da Bruxelles e dalla disastrosa politica Ue, un'Unione incapace di gestire la crisi dei debiti sovrani, il cui effetto e'
mancata crescita,
tasse piu' alte e
sacrifici per centinaia di milioni di cittadini.


Dalla capitale della Bulgaria Sofia, il primo ministro Boyko Borisov e il ministro delle finanze Simeon Djankov hanno spiegato che la decisione di non andare avanti con il piano strategico a lungo termine di adozione dell'euro, arriva in risposta al deterioramento delle condizioni economiche e alla crescita dell'incertezza sulle prospettive della Ue.



Ugualmente importanti, nelle parole dei due politici dell'ex paese comunista, il decisivo cambio di atteggiamento della pubblica opinione in Bulgaria, dove questo e' il terzo anno consecutivo in cui sono in vogore misure di austerity.


"Il vento e' cambiato, sia per cio' che pensiamo noi al governo sia tra la gente... In questo momento, non vedo alcun beneficio dall'ingresso nell'eurozona, solo costi", ha detto il ministro delle finanze Djankov.
"I cittadini giustamente vogliono sapere chi dovremo salvare (dal collasso) quando entriamo nell'euro; e' troppo rischioso per noi ed inoltre non e' certo quali siano le regole ne' come potranno cambiare tra un anno o due".




Fonte: Wall Street Italia
 

tontolina

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Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.


Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.
Ancora oggi la reale ampiezza della voragine che si è spalancata nell’eurozona ci è ignota e solo la “liquidazione” del sistema potrebbe fare emergere la verità.


Si consideri ad esempio la crisi della Grecia iniziata nel 2010 e dopo ben due anni rimasta irrisolta.

Questo paese rappresenta appena il 2% dell’economia europea e si sta facendo di tutto per ritardarne l’uscita dalla eurozona. Il vero motivo? Per gli analisti che hanno ben scavato nei bilanci, la reale esposizione greca verso i paesi membri, è di oltre 1 trilione. Ecco il motivo per cui l’Europa continua a erogarle denaro nonostante sia in bancarotta completa e non abbia ottemperato a nessuna delle misure fiscali richieste. Si temono le ripercussioni della sua uscita su un sistema bancario già barcollante.




Nel 2012 è poi esplosa la crisi della Spagna che ha riguardato contemporaneamente il sistema bancario e il debito sovrano. Nel giro di appena un week end si è cercato di tamponare la falla, ma poi ci si è accorti che era un’altra voragine che faceva anche di questo paese un problema europeo: Tutto il sistema bancario è seduto infatti su una polveriera: il mercato del debito spagnolo, pari a €2.1 trilioni.



L’Europa funziona così: quando i paesi emettono debito questo viene immediatamente acquistato dal sistema bancario e parcheggiato nei bilanci come “senior asset”, cioè come attivo a basso rischio (!). Le banche quindi concedono prestiti a terzi e fanno colossali operazioni di investimento a fronte di questo attivo. In caso di default della Spagna gli attivi a copertura del portafoglio investimenti andrebbero quindi immediatamente in fumo e i tassi di interesse salirebbero alle stelle facendo crollare tutto il sistema europeo.

E accenniamo solo di sfuggita a ciò che accadrebbe al mercato dei derivati basati sui tassi di interesse preesistenti. Molto probabilmente Wall Street verrebbe chiusa per qualche tempo. Insomma la Spagna, come la Grecia, rimane un grave problema irrisolto.



Se l’Italia naviga in difficoltà non godono buona salute neppure Francia e Germania il cui debito rispetto al PIL è ormai al 90%, un livello che di solito fa scattare il declassamento di un paese da parte delle agenzie di rating.


Eppure, nonostante questa realtà, il governatore della Banca Centrale, Mario Draghi, ostenta sicurezza facendo intendere di avere sotto controllo la situazione e di poter risolvere tutti i problemi.



Noi, invece, crediamo che l’euro sia in coma irreversibile e che quindi the game is over. In altri termini non esiste nessuna strategia politica e finanziaria credibile che possa salvare l’eurozona.
Proviamo infatti ad analizzare le opzioni di salvataggio e la loro plausibilità concentrandoci soprattutto sulle due entità portanti dell’eurozona la BCE e la Germania a fronte dei meccanismi di salvataggio come l’EFSF, l’EMS e il FMI.
BCE. Molti credono che la soluzione sia una banca centrale europea che operari come l’omologa statunitense acquistando su larga scala i titoli di debito pubblico in cambio di denaro di nuova creazione. Ma si sbagliano di grosso se credono alla percorribilità concreta di questa opzione.

Primo, Mario Draghi ha detto con chiarezza che la banca centrale potrebbe intervenire solo in caso che i paesi bisognosi rispettino le misure di austerità, mandino ad effetto le riforme strutturali e cedano sovranità (quanta?) al governo di Bruxelles. Se queste sono le condizioni poste dal Governatore, pensiamo che non si realizzeranno mai, soprattutto l’ultima (terrificante): la cessione di sovranità al governo di Bruxelles. Ergo la BCE non acquisterà direttamente titoli di debito dai paesi membri. E se anche lo volesse fare avrebbe il veto della Germania che vede in questa operazione il rischio di una iperinflazione.
Secondo. Non bisogna dimenticare che la crisi europea non è di liquidità ma di insolvenza, aka di capitale. Nel primo caso l’acquisto di bond in cambio di denaro fresco (cash for trash) potrebbe temporaneamente alleviare le difficoltà del sistema bancario che, ufficialmente, ha una leva finanziaria di 26 a 1. Ciò significa che ogni 26 euro del suo attivo (prestiti erogati a terzi) sono garantiti da appena 1 euro di capitale. Quindi, con una leva così alta, basterebbe un ribasso dell’attivo di appena il 3,8% (ad es. per perdite su crediti o diminuzione delle quotazioni dei titoli) per azzerare il loro capitale. In realtà la precarietà del sistema è ancora più acuta se si pensa che la leva finanziaria è in molti casi è superiore, cioè di 30 a 1, di 50 a 1 o addirittura di 100 a 1 come nel caso delle banche francesi (quando la Lehman Brothers è fallita aveva una leva finanziaria di 30,7 a 1). In una situazione di scarsa liquidità sostituire titoli con contante alle banche farebbe comodo. Tuttavia poiché la crisi di liquidità deriva dalla crisi di insolvenza, l’operazione cash for trash sarebbe controproducente perché rimuoverebbe dall’attivo delle banche i titoli che, come abbiamo accennato più sopra, rappresentano il collaterale per ottenere prestiti e per effettuare investimenti. E le banche hanno bisogno disperato di “attivo”.

Terzo. Tecnicamente la BCE potrebbe acquistare, come nel passato, direttamente titoli sul mercato, ma questa iniziativa è stata abbandonata da quattro mesi appunto perché la Germania (e la Bundesbank) si è opposta e continua ad opporvisi. E’ chiaro che la BCE non può muoversi in autonomia ma deve aver l’assenso della Germania perché senza questo paese l’euro cesserebbe di esistere. Inoltre non ci si dimentichi che quando nel 2011 la BCE acquistò debito sovrano non risolse alcun problema e perse il controllo del mercato del debito. Infine, oltre il 25% del suo bilancio è già costituito dal debito dei PIIGS e aumentare questo attivo (aka spazzatura) metterebbe a rischio la sua stessa solvibilità.
Allora la BCE potrebbe acquistare il debito di concerto con l’EFSF e l’ESM. Ma anche questa opzione è problematica. L’EFSF dopo il primo salvataggio spagnolo (100 miliardi) è rimasto con una debolissima potenza di fuoco, appena 65 miliardi di euro. Quanto al nuovo fondo ESM di 700 miliardi non è stato ancora ratificato. Che sia ratificato o meno il 12 settembre prossimo dalla corte costituzionale tedesca ha poca importanza sostanziale; la ratifica potrà solo protrarre lo stato comatoso della moneta unica. Infatti, se il fondo fosse approvato Spagna ed Italia dovrebbero contribuirvi al 30% per…salvare se stesse! Il che sarebbe veramente grottesco. Ma supponiamo che questi paesi siano esentati dal contribuirvi. In tal caso il peso del finanziamento (il 66%) del fondo ricadrebbe su Francia e Germania. Ma entrambe non hanno questa disponibilità finanziaria. E anche se l’avessero, mettendola a disposizione dei paesi periferici verrebbero immediatamente declassate dalle agenzie di rating. Il problema potrebbe essere superato facendo acquistare dall’ESM i bond. Ma anche questa opzione è impossibile: il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble è stato chiaro: L’ESM non sarà mai autorizzato ad acquistarli.
Allora quali altre misure resterebbero alla BCE per sostenere l’euro? Potrebbe lanciare il terzo LTRO (il quantitative easing in versione europea) cioè prestare direttamente un altro trilione (o altri due?) al sistema bancario perché acquisti il debito che la banca centrale non può acquistare direttamente. Ma l’effetto di questa operazione sarebbe lo stesso dei LTRO 1 e 2 precedenti: abbassare il valore dei bond, ridurre il valore dell’attivo delle banche, fare aumentare i rendimenti, cioè i tassi di interesse e rendere così ancora più costoso l’indebitamento nell’eurozona. Tutte le opzioni in mano alla BCE portano ad un circolo vizioso ritorcendosi sempre contro l’euro.
Conclusione: la BCE non può migliorare la situazione ma peggiorarla. La crisi infatti, lo ripetiamo, non è finanziaria ma economica e di insolvenza e acquisti di bond e monetizzazione del debito non possono nulla a fronte di un economia che non produce correnti di reddito sufficienti (la vera fonte del credito e della potenza di fuoco finanziaria) per ripianare perdite e debiti esponenziali.
Germania. E’, insieme alla BCE l’elemento chiave dell’eurozona. Ma come abbiamo già accennato il peso del suo debito sul PIL sta raggiungendo livelli preoccupanti (90%) e in corrispondenza dei quali la solvibilità di una nazione può venir messa in discussione. Inoltre bisogna ricordare che ha un’esposizione verso la UE di un trilione di euro pari al 30% del suo PIL erogato attraverso i vari meccanismi di salvataggio dei PIIGS. La Germania ha ormai esaurito le sue cartucce. Escludendo ormai completamente la soluzione degli eurobond a cui la Merkel ha opposto un irrevocabile nein, potenzialmente la Germania potrebbe salvare l’eurozona con l’aiuto della BCE accettando, in una forma o nell’altra, di monetizzare tutto il debito. Ma abbiamo già visto che questo è impossibile. Il prossimo anno il cancelliere tedesco deve affrontare l’elezioni e sa che la monetizzazione del debito potrebbe scatenare un’inflazione e danneggiare l’economia tedesca sulla quale l’agenzia Moody non fa rosee previsioni. Se la Germania perdesse lo status di tripla A sarebbe la fine immediata dell’eurozona, senza esitazioni. Il popolo tedesco già contrario ai salvataggi europei non tollererebbe mai un downgrade del merito del credito per il proprio paese. La Merkel impossibilitata ad aiutare i suoi partner europei può solo aggrapparsi alla speranza che i programmi di austerità e di riforme in corso negli altri paesi inneschino una ripresa e che l’export del suo paese non rallenti. Ma anche questa è un’ illusione. Le misure di austerità in atto nei paesi partner (per il modo in cui sono intese e realizzate) danneggeranno anche il suo paese. La Germania comunque insieme ad altri paesi come la Finlandia ha un piano di emergenza per l’eventuale uscita dall’euro.
Per quanto riguarda, infine il Fondo Monetario Internazionale rimarrà passivo per qualche tempo. Anche negli USA le elezioni sono imminenti ed Obama non si accollerà il rischio di un intervento che comporterebbe più tasse a carico dei contribuenti americani.
Game is over. Quattro mesi scrivemmo (Breve Profilo del Caos) che l’eurozona era un morto vivente e anticipavamo l’analisi che abbiamo qui solo dettagliato un po’ di più. Nulla è cambiato da allora e non è emersa alcuna opzione concreta che possa migliorare la situazione. I piani finanziari passati e quelli da attuare in prospettiva sono da Fannie Mae e Freddie Mac: disastrosi.

La fine dell’esperimento dell’euro può non essere imminente.

Ma è inevitabile.

Non sarà assolutamente la fine dell’Europa che deve restare area di libero scambio, ma la fine di un sistema che non rende possibile la crescita economica e crea irresponsabilità, apatia e dipendenza dei paesi deboli dai paesi forti.

La fine sarà dolorosa ma molto meno di quanto si pensi. Il suo mantenimento in stato di coma sarà altresì doloroso ma molto peggio di quanto si creda.
 

tontolina

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Come sta bene l’Euro! Chi può fugge. Turkia e Bulgaria se ne guardano bene dall’entrare. Beate loro!

Giuseppe Sandro Mela.

Gesto del Dito Medio. (Spiegazione in Nota)
Come sta bene l’Euro! Chi può fugge. Turkia e Bulgaria se ne guardano bene dall’entrare. Beate loro! | Rischio Calcolato



Tutta la Nomenklatura europea, Barroso, van Rompuy, Olli Rehn, Draghi, e Schauble, tanto per fare qualche nome, continua a fare una lunga serie di discorsi rassicuranti. Tutto starebbe andando per il meglio, anzi, meglio di così non si potrebbe. Non solo, gli spread sarebbero iniquamente punitivi per paesi irreprensibili e virtuosi, quali per esempio l’Italia e la Spagna. Autorevoli Funzionari di Bankitalia affermano con sicurezza che lo spread Italia/Germania dovrebbe essere attorno ai 200. Anche la Banca Centrale Spagnola si é espressa in tal senso.
Insomma, a brevissimo termine i mercati dovranno adattarsi all’evidenza dei fatti, tornare ad acquistare titoli di stato del Meridione europeo ed essere gai e felici dell’ottimo investimento che è stato loro concesso di fare. A rendere ancora migliore la loro soddisfazione, sta il fatto che i bilanci in deficit preannunciano un doveroso aumento del debito sovrano, in modo tale da poter offrire più convenienti investimenti sul mercato.


- I Topi che fuggono.
Quando una nave imbarca acqua e minaccia di affondare, oppure si trova coinvolta da un incendio a bordo, un segnale inequivocabile dell’imminente pericolo viene dai topi e dai ratti che cercano follemente una via di fuga.
Un esempio per tutti. Nei primi cinque mesi del 2012 sono fuggiti dalla Spagna 163 miliardi di euro, cifra che sale a 259 se conteggiata tra l’agosto 2011 ed il luglio c.a. Non è una fuga: è un esodo sotto la bandiera del “si salvi chi può!“.
Questo riscontro empirico non sembrerebbe proprio corroborare le dichiarazioni di cui sopra. Non si scappa da un posto dove si sta bene e si può operare con serenità e sicurezza.


I Topi che non vogliono nemmeno salire a bordo.
Ma quando persino i topi se ne guardano bene dal salire a bordo, per quanto la nave sia ben reclamizzata con ogni mezzo, rimangono forti dubbi che la sua salute sia poi così buona.


Vi ricordate che al 31 dicembre 2012 Turkia e Bulgaria avrebbero dovuto entrare in Europa l’una e nell’Euro la seconda?
La Turkia si é chiusa in un dignitoso silenzio ed ha lasciato cader lì tutte le trattative in corso. E pensare che in passato non la si reputava sufficientemente avanzata dal punto di vista economico per “essere accolta“.
La Bulgaria è stata più loquace, anche perché é libera di parlare.
«La Bulgaria vede nell’Europa e nella crisi attuale, un vero e proprio fallimento politico ed economico con prospettive di crescita nulla e sacrifici richiesti per milioni di cittadini europei, costretti a vedere peggiorare la propria situazione economica a spese di istituzioni incapaci di governare.».
Avete letto bene. Un «vero e proprio fallimento politico ed economico» causa «istituzioni incapaci di governare»: sono dei veri maleducati.
É quello screanzato del Ministro delle Finanze Djankov che ha avuto la tracotanza di dire ciò.
Vi ricordate la favola “Il Re é nudo”?
Non vorremmo che finisse come il Grillo Parlante.


Considerazioni.
Noi che viviamo sotto la dittatura degli statalisti, rimpiangiamo amaramente di non essere bulgari: saremmo liberi di parlare e di dire le cose come stanno.
Ma chi sa come mai la stampa nazionale non ne ha parlato minimamente? Nemmeno per vituperare il buon Djankov?


Nota sul “Gesto del Dito Medio”.
Il Gesto del Dito Medio trova la sua prima menzione ne “Le Nuvole” di Aristofane. I Romani lo denominavano digitus impudicus“. Nel quarto secolo tuttavia assunse un ben differente significato, che è quello con cui lo utilizziamo in questo post. Le truppe imperiali tagliavano il dito medio dei goti presi prigionieri, così da impedir loro di maneggiare l’arco, arma nel cui uso erano davvero maestri. Così, quando le truppe gote incontravano quelle romane, le salutavano con tal gesto, per ricordar loro che erano ben intenzionati ad usare l’arco per ucciderle. Ed ad Adrianopoli (378) infatti li sterminarono tutti.
Si auspica che il Gotha europeo segua presto il destino dell’Imperatore Valente.



International Business Times. 2012-09-04. Il No della Bulgaria all’euro. Unione incapace di gestire una crisi.
SOFIA, BULGARIA – Pur essendo il paese più povero dell’Unione Europea, la Bulgaria ha congelato il progetto che la vedrebbe entrare nell’euro. La Bulgaria vede nell’Europa e nella crisi attuale, un vero e proprio fallimento politico ed economico con prospettive di crescita nulla e sacrifici richiesti per milioni di cittadini europei, costretti a vedere peggiorare la propria situazione economica a spese di istituzioni incapaci di governare.
Il ministro delle finanze Djankov: “Riguardo l’entrata nell’euro, vediamo solo costi e nessun beneficio. Per noi, entrare rappresenterebbe un rischio”. Secondo il ministro, l’entrata nell’euro comporterebbe l’adeguarsi alle politiche scelte dalle istituzioni europee, incapaci di gestire la crisi attuale. Inoltre, anche l’opinione pubblica non è d’accordo ad un’entrata nell’euro. Un “no” all’euro, sia dal Governo che dal popolo.
 

tontolina

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la LEGA vuole il referendum sull'Euro

la LEGA vuole il referendum sull'Euro: ma ci sono o ci fanno?


ma non erano proprio loro con il PDL che hanno governatp il cambio dalla lira all'euro


e mò
che fingono di fare


un po' tardi per essere credibili


un Referendum è costoso e sappiamo quanto conti il parere del popolo per i politici mafiosi italiani:NIENTE





avevamo votato con un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti


e che ha fatto la Lega?
l'ha reintrodotto con un altro nome!










Quelli che: "facciamo il referendum..."


Ancora?

Ancora con questa storia del referendum?

Ma non ne avevamo già parlato? (Radio Popolare, 17 agosto 2012).

Scusate, sono in viaggio e non mi perdo in dettagli. Mi sembra assolutamente ovvio che chi propone oggi un referendum sull'euro, da qualsiasi parte lo faccia, è un demagogo, alla ricerca di una tardiva legittimazione democratica, e un incosciente.


Cominciamo dalla fine. Tutto quello che sappiamo circa l'uscita dall'euro ci indica che allo stato uscite consensuali non sono possibili, ma che se anche lo fossero andrebbero ovviamente gestite in segreto. Tanto più in segreto andranno gestite uscite unilaterali. Per favore, studiate e fate studiare Bootle che illustra precedenti storici e motivazioni (ovvie) di questa scelta (ma anche Sapir, per dirne un altro, la dà per scontata).

Il motivo è semplice: annunci di qualsiasi tipo darebbero il via a fughe di capitali, mettendo rapidamente il paese nell'impossibilità di finanziare il proprio deficit estero. L'argomento degli espertoni ("ma tanto i capitali sono fuggiti, ma tanto la corsa agli sportelli è già iniziata...") è corretto, ma è un argomento da espertoni.

Gli espertoni, sapete, vedono la foglia e non vedono l'albero...

Come ci siamo detti tante volte con Alessandro "Torny" Guerani, i controlli dei movimenti di capitali che bisognerà fare, le fughe che bisognerà impedire, nel momento della crisi, non sono quelle dei ricchi, che ci hanno già pensato, e che forse i capitali in Italia non li hanno mai avuti: sono quelli dei poveracci, che rischiano di massacrarsi se, terrorizzati dalle notizie assurde sull'inflazione diffuse da criminali di ogni risma, accettassero qualsiasi condizione pur di portare i loro (pochi) soldi fuori dall'Italia (peraltro, lo sostiene efficacemente e ironicamente anche Claudio Borghi).

Ovviamente un annuncio lungo un'intera campagna elettorale è il massimo della demenza, per il motivo appena esposto. Decine di migliaia di piccoli risparmiatori si consumerebbero nell'angoscia e si rovinerebbero con le proprie mani.
Chiaro il concetto?
Sono sicuro che qualcuno non lo capirà: è troppo semplice e troppo pragmatico. Diranno: "Bagnai, tu vuoi uscire dall'euro a destra, vuoi salvare i capitalisti e non i piccoli risparmiatori...".
Ancora?! I capitalisti, amici cari, non si combattono in questo momento: in questo momento hanno già vinto e stanno già al sicuro. I capitalisti si combattono dopo, ripristinando condizioni regolate sui mercati finanziari.
Ma nel momento della crisi bisogna soprattutto evitare, lo ripeto, che siano i piccoli risparmiatori a farsi fottere il 50% nel tentativo di non perdere il 20% (che poi, dico: ma se tu resti in Italia, quale 20% perdi? Ma questo è un altro discorso, ne parliamo in un altro momento).

Ma ora ci dicono che dobbiamo fare il referendum, ora, capite? Ora! Aggiungendo al danno (quello dell'euro prima, e quello del disordine creato sui mercati dopo) la beffa: "Vedete, noi siamo democratici, l'euro lo scegliete voi!"


E questo perché?

Per consentire di rifarsi una verginità democratica a un governo di non eletti che sta facendo gli interessi della Germania svendendo l'Italia pezzo a pezzo, ad esempio.
Oppure per consentirlo a un movimento che fino a ieri propugnava politiche pinochettiane basate su analisi distorte della crisi, e la cui democraticità interna risalta da noti fatti di cronaca.



Mi sembra un'ottima idea, non trovate?

Un'idea, se non altro, che pur dicendoci molto poco su come usciremo dall'euro, ci dice molto, moltissimo, su chi l'ha proposta.
Dichiarare la natura fascista dell'euro (non starnazzando, ma argomentando) ha fatto effetto.
Ora qualcuno prova a correre ai ripari.
Ma il fatto è che se il re è nudo, il re è nudo. Punto.
Un po' tardi, ora, per coprire le sue vizze e lercie pudenda con una schedina elettorale.
Con quella i mercati ci faranno un'altra cosa. Se non avete capito quale, potete sempre rileggervi un altro grande classico.




(Ecchecazzo, come direbbe G.Z.! Che poi uscire dall'euro a destra è un po' come uscire dal nazismo a destra: fai 360 gradi e ti ritrovi seduto accanto a quelli che mangiano i bambini... Ma li mangiano ancora? Mi sa di no, credo si siano convertiti ai crauti...)
 

tontolina

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la LEGA vuole il referendum sull'Euro: ma ci sono o ci fanno?


ma non erano proprio loro con il PDL che hanno governatp il cambio dalla lira all'euro


e mò
che fingono di fare


un po' tardi per essere credibili


un Referendum è costoso e sappiamo quanto conti il parere del popolo per i politici mafiosi italiani:NIENTE





avevamo votato con un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti


e che ha fatto la Lega?
l'ha reintrodotto con un altro nome!

Quelli che: "facciamo il referendum..."

(Ecchecazzo, come direbbe G.Z.! Che poi uscire dall'euro a destra è un po' come uscire dal nazismo a destra: fai 360 gradi e ti ritrovi seduto accanto a quelli che mangiano i bambini... Ma li mangiano ancora? Mi sa di no, credo si siano convertiti ai crauti...)

Nella peggiore delle ipotesi di un crollo dell’euro o dell’uscita di Italia e Spagna, i mercati di questi paesi si porteranno al rialzo", ha detto Faber. “



Faber: compro in Europa e avrò ragione anche questa volta | Trend Online
 

tontolina

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Germania, nei negozi si paga anche con il vecchio marco tedesco

Germania, nei negozi si paga anche con il vecchio marco tedesco - Notizie - Il Sole 24 ORE


pensavo...
la Germania non ha alcuna necessità di uscire dall'euro
in quanto lì' non hanno adottato la moneta come UNICA
infatti ne utilizzano due


se la situazione non dovesse loro piacere allora potrebbero cominciare a stampare Marchi che sono sempre in circolazione e ricomanciare ad emettere debito sempre in Marchi


sono solo i politici italiani delinquenti; all'epoca al governo c'erano il PDL+AN+UDC+LEGA che tolsero molto velocemente dalla circdolazione le LIRE mostrando un odio profondo

come dire
Non ci chiesere se volevamo l'Euro come UNICA moneta e adesso fingono di voler uscire dall'euro

delinquenti


e che dire del PD.... o ci sono o ci fanno.... non possimo porre alcuna speranza ... loro governano contro il popolo
 

tontolina

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pensavo...
la Germania non ha alcuna necessità di uscire dall'euro
in quanto lì' non hanno adottato la moneta come UNICA
infatti ne utilizzano due


se la situazione non dovesse loro piacere allora potrebbero cominciare a stampare Marchi che sono sempre in circolazione e ricomanciare ad emettere debito sempre in Marchi


sono solo i politici italiani delinquenti; all'epoca al governo c'erano il PDL+AN+UDC+LEGA che tolsero molto velocemente dalla circdolazione le LIRE mostrando un odio profondo

come dire
Non ci chiesere se volevamo l'Euro come UNICA moneta e adesso fingono di voler uscire dall'euro

delinquenti


e che dire del PD.... o ci sono o ci fanno.... non possimo porre alcuna speranza ... loro governano contro il popolo
cHI RESTA?
NESSUNO!

reset devono andare a casa tutti e restituire il maltolto alla nazione

se siamo in questa situazione è colpa loro
tutti
con particolare responsabilità di quello che ha Sgovernato nei ultimi 10 anni: il BANANA
 

tontolina

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PRIMO MINISTRO UNGHERESE "RIFIUTA AMICIZIA SU FACEBOOK" AL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE...






BUDAPEST, Hungary (AP) ***8212; By PABLO GORONDI, Associated Press ***8211; 3 days ago

Il Primo Ministro ungherese ha avuto a lungo una gustosa relazione con il Fondo Monetario Internazionale e giovedi u.s. ha usato Facebook per togliere l'Ente dalla lista di amici ("unfriend" come nel neologismo degli ultimi anni relativo al linguaggio del social network ndt) e rifiutare le sue condizioni di prestito ritenute estreme.

Il PM Viktor Orban in un messaggio video ha detto sulla sua pagina ufficiale di Facebook che l'Ungheria non poteva accettare tagli alle pensioni, l'eliminazione di una tassa bancaria, una diminuzione degli impiegati pubblici ed altre condizioni, in cambio di un prestito da parte del FMI che altri funzionari hanno detto avrebbe potuto essere di ca. 15 miliardi di euro ($18.9 miliardi).

La lista della condizioni del FMI , ha detto Orban, "contiene tutto quel che non è nell'interesse dell'Ungheria".

La dichiarazione di Orban ha colto di sorpresa i mercati internazionali, in parte perchè solo il giorno prima aveva detto che le negoziazioni con il FMI e la EU stavano seguendo i programmi previsti ed entrambe le parti desideravano raggiungere gli accordi.

(...) Orban ha detto che il suo governo avrebbe lavorato per "una proposta di negoziazione alternativa" perchè sia lui che il suo parito Fidesz concordavano sul fatto che una trattativa alle condizioni richieste dal FMI sarebbe stata inaccettabile.

Il FMI non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento, giovedi, ma alla fine dei dialoghi sul prestito , a luglio, il fondo, che ha la sua base a Washington, fece rilevare alcune opinioni sulla economia ungherese.


Il FMI disse che il governo di Orban doveva concentrarsi su "misure per incoraggiare la partecipazione al lavoro, migliorare la competizione, riformare le imprese in perdita dello stato, soprattutto nell'area trasporti, ed istituire un livello di regolatoria per le azioni delle imprese"

Gli esperti hanno solo detto che la dichiarazione della BCE , giovedi, relativa ad un nuovo programma di acquisti bond intendeva alleggerire la crisi di debito europeo ed assicurare il futuro di una valuta legata all'euro evitando che la valuta ungherese e la borsa cadessero maggiormente.

"(...) Alla fine del 2008, sotto un governo socialista (una sorpresa?...ndt) , l'Ungheria decise di diventare il primo Paese EU a ricevere un salvataggio condotto dal FMI. Il governo Orban, tuttavia, non decise di rinnovare l'accordo sul prestito nel 2010 cosi da poter implementare le sue politiche economiche senza il controllo del FMI. Ma la crescente debolezza del fiorino, la moneta ungherese e la perdita di fiducia progressiva degli investitori nella economia del paese fecero si che, lo scorso anno, il governo cambiasse repentinamente idea, quando di nuovo cerco' l'aiuto del FMI.

L'economia ungherese è in recessione e si è contratta dell' 1.2 percento annuale durante il secondo trimestre 2012, mentre l'inflazione annuale del paese, a luglio, era del 5.8 percento, la piu' alta in EU.

Tuttavia l'Ungheria è riuscita a tenersi insieme finanziariamente vendendo bond. Il governo ha ripetutamente detto che vuole solo un prestito precauzionale dal FMI , per fondi di emergenza.

"Il movimenti del mercato saranno l'influenza magggiore su cio' che fa il governo," ha detto l'analista Zoltan Arokszallasi della Erste Bank a Budapest. "se le aste di bond dello stato denominati in fiorini, non avranno successo ***8212; e non è il caso ora***8212; la trattativa con il FMI diventerà piu' importante."

Copyright © 2012 The Associated Press. All rights reserved.

FONTE: http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5g_lJXDs45LFvGV_eZcvU4Crl9gug?docId=ed481a3277564d338f56131fb505871b


traduzione Cristina Bassi, www.thelivingspirits.net


ARTICOLO CORRELATO:
PERCHE' ASSANGE HA SCELTO L'ECUADOR? IL SUDAMERICA SFIDA LA CITY DI LONDRA?
 

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Corpbank. Un crack al giorno toglie sviluppo e crescita di intorno.

Corpbank. Un crack al giorno toglie sviluppo e crescita di intorno.

Qualcuno dovrebbe spiegarci per quale stranissimo motivo la Bce dovrebbe dar denari a tasso zero alle banche per alimentare il credito al dettaglio invece che per ricapitalizzarle in modo decente.

Sviluppo e crescita senza banche sane sono impossibili.



Adesso è il turno di Corpbank.
«I fondi pubblici necessari a salvare Corporate Commercial Bank, il quarto istituto di credito bulgaro, peseranno sul deficit del Paese, presumibilmente spingendo il rapporto nei confronti del Pil oltre il 3%, contro l’1,8% previsto per quest’anno».
«Stamane, dopo un’ispezione che ha riscontrato attività non conformi con la legge e con la buona gestione, la banca centrale bulgara (Bnb) ha revocato la licenza all’istituto».
«Secondo gli inquirenti, ci sono chiare evidenze che il funzionario abbia ordinato personalmente di rimuovere liquidità dalla banca per trasferirla a terze parti.».
«Dall’ispezione della Bnb è emersa una mancanza di informazioni relativa ad una porzione di 3,5 miliardi di lev su 5,4 miliardi di portafoglio crediti di Corpbank. I dati, secondo la banca centrale, sono stati probabilmente distrutti nei giorni precedenti in cui l’istituto è stato messo sotto tutela.».

Ma la chicca è nascosta, come al solito, tra le righe.

«Bnb ha spiegato che su Corpbank saranno avviate le procedure per lo stato di insolvenza mentre tutti gli asset sani saranno trasferiti alla sua controllata Credit Agricole Bulgaria che sarà nazionalizzata».


E così, dopo essere rimasto coinvolto nell’affaire Banco Espirito Santo, ritroviamo il nome dell’immarcescibile Credit Agricole.
Una banca molto spigliata, così come disinvolto è il governo francese.
Fin che dura, ovviamente.

Reuters. 2014-07-11. Bulgaria, salvataggio Corpbank peserà su deficit, arrestato dirigente.
SOFIA (Reuters) – I fondi pubblici necessari a salvare Corporate Commercial Bank, il quarto istituto di credito bulgaro, peseranno sul deficit del Paese, presumibilmente spingendo il rapporto nei confronti del Pil oltre il 3%, contro l’1,8% previsto per quest’anno.
Lo ha detto il ministro delle Finanze Petar Chobanov, spiegando che Sofia emetterà nuovo debito per salvare l’istituto, cui stamane la banca centrale ha revocato la licenza, riscontrando scarsa trasparenza nella gestione di alcune attività.
Il livello di supporto, dopo la corsa agli spertelli che ha colpito l’istituto a giugno, secondo il ministro potrebbe essere nell’ordine di 1,5-2 miliardi di lev, pari a 1,39 miliardi di dollari.
L’istituto bulgaro è finito sotto tutela statale a giugno per rischi di insolvenza dopo la corsa agli sportelli innescata da indiscrezioni stampa che accusavano il principale azionista, Tsvetan Vassiliev, che nega ogni addebito, di pratiche commerciali opache.
Stamane, dopo un’ispezione che ha riscontrato attività non conformi con la legge e con la buona gestione, la banca centrale bulgara (Bnb) ha revocato la licenza all’istituto.
Bnb ha spiegato che su Corpbank saranno avviate le procedure per lo stato di insolvenza mentre tutti gli asset sani saranno trasferiti alla sua controllata Credit Agricole Bulgaria che sarà nazionalizzata e opererà sotto un nuovo marchio.
Dall’ispezione della Bnb è emersa una mancanza di informazioni relativa ad una porzione di 3,5 miliardi di lev su 5,4 miliardi di portafoglio crediti di Corpbank. I dati, secondo la banca centrale, sono stati probabilmente distrutti nei giorni precedenti in cui l’istituto è stato messo sotto tutela. Inoltre, una parte considerevole di questo portafoglio evidenzia forti legami tra alcuni clienti e Vasilev.
La banca centrale, il bilancio dello Stato e il fondo di garanzia sui depositi forniranno liquidità a Credit Agricole Bulgaria che, secondo le risultanze dell’ispezione, è ben gestita e dispone di un portafoglio credito in “ottimo stato” e “ben finanziato”.
Intanto, hanno reso noto i magistrati, un dirigente dell’istituto è stato arrestato in una cittadina sul Mar Nero. Secondo gli inquirenti, ci sono chiare evidenze che il funzionario abbia ordinato personalmente di rimuovere liquidità dalla banca per trasferirla a terze parti.
I magistrati inquirenti hanno dichiarato di essere in procinto di convocare Vasilev, in relazione al recente collasso della banca.

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