ITALIA nella Repressione fiscale (1 Viewer)

tontolina

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Monti è vecchio e non ci sente

la classe politica è sorda

l'unica cosa che sanno fare è portarci più velocemente al fallimento...


ma prima di veder morire di fame mio figlio.... loro dovranno morire sul patibolo!

Draghi: paesi in recessione per aumento imposte!

Draghi: paesi in recessione per aumento imposte!Amica Borsa | Amica Borsa
Il problema non è il consumo.


Una delle favole più persistenti e sostanzialmente intaccabile che gira per l'Italia e nelle menti degli italiani è il ruolo determinante dei consumi per la crescita economica .
Secondo la vulgata il prodotto interno lordo non cresce perchè non aumentano i consumi delle famiglie e diminuisce perchè diminuiscono i consumi delle famiglie .
Già in precedenza avevamo esaminato il ruolo della domanda aggregata nella crescita economica Archeo-finanza: Un illusione aleggia per l'Europa. cercando di spiegare almeno a livello teorico perchè i consumi non sono affatto il motore della crescita e perchè il problema dell'Italia proprio non ha nulla a che vedere con il consumo.
Oggi , cerchiamo di andare oltre e guardiamo ai dati reali . Per farlo utilizzeremo ovviamente i dati ufficiali pubblicati dall'Istat.

Innanzitutto guardiamo l'andamento del Pil dal 2000 al 2010 confrontato con l'andamento corrispondente della domanda aggregata , che ricordiamo per i più distratti è data dalla somma dei consumi e degli investimenti :



Il grafico ci dice come prima cosa che la domanda aggregata è aumentata in questo periodo più del pil . E' del tutto evidente che il problema quindi non sta nella domanda aggregata , altrimenti avremmo avuto un andamento inverso , come infatti succede nei paesi "normali" che hanno un sistema economico funzionante . Non occorre andare a prendere la Germania che nel periodo corrispondente vede una domanda aggregata passare da 100 del 2000 a 103.4 nel 2010 ,mentre il pil passa da 100 a 109 nel 2010 . Basta infatti guardare alla media dei 17 paesi facenti parte dell'unione monetaria , che vede il prodotto interno lordo aumentare leggermente più della domanda aggregata , come da normalità .
Questo grafico è già di suo quindi molto interessante , ma andiamo più a fondo , perchè appunto la domanda aggregata è fatta di due componenti .
Ecco quindi un grafico per il periodo 2008-2011 di tutte le componenti :



Le cose iniziano finalmente a diventare più chiare.
Mentre il Pil nel periodo 2008-2009 scende a tassi del 3,5% trimestrale , la spesa delle famiglie , ovvero il dato che più si avvicina al concetto diffuso ed errato di consumi , scende frazionalmente dello 0,6% .
Cos'è che invece crolla e di tanto . Gli investimenti fissi lordi .
Guardiamo alla definizione che da l'Istat di questi :" Sono costituiti dalle acquisizioni (al netto delle cessioni) di capitale fisso effettuate dai produttori residenti, a cui si aggiungono gli incrementi di valore dei beni materiali non prodotti. Il capitale fisso consiste di beni materiali e immateriali (per esempio software) prodotti, destinati a essere utilizzati nei processi produttivi per un periodo superiore a un anno." . Sono quindi gli investimenti di capitale atti a produrre . Come vediamo erano già in rosso nel primo trimestre del 2008 e ci sono rimasti fino al terzo trimestre del 2009 . Non solo , dopo un picco per'altro sotto il 2% nel primo trimestre del 2010 , hanno viaggiato attorno allo zero fino al secondo trimestre del 2011 per poi ricrollare di nuovo .

Crisi da pochi consumi ? Si , ma solo nei sogni dell'intellighenzia statalista e ricardiana italiana . I dati dicono ben altro : il problema sono gli investimenti di capitale . E sappiamo per cosa vengono fatti questi ultimi : il profitto . Ma se aumento la tassazione al 70% mi scordo gli investimenti .

Ma andiamo oltre : qualcuno potrebbe obiettare che il periodo esaminato è troppo breve . Benissimo , sempre attraverso i dati Istat guardiamo il periodo 1971-2009 , ovvero 38 anni :

Questo bel grafico ci mostra che nel periodo esaminato , mentre il Pil andava in recessione o si azzerava ogni sette-otto anni , i consumi sono sempre stati positivi con l'eccezione del 1993 .
Di converso , ci mostra invece la vera causa delle crisi : sempre loro , gli investimenti . Nel 1975 crollano del 20% e affossano il pil , nei primi anni '80 scendono del 5% , nel 1993 c'è un'altro bel -10% .
La cosa che però deve interessare in prospettiva è l'andamento degli ultimi 20 anni : negli anni '90 abbiamo parecchia variabilità , ma se guardiamo ai valori assoluti , vedremmo che dal 1990 al 1998 gli investimenti sono rimasti fermi , al contrario dei consumi che sono sempre cresciuti .
Se poi guardiamo agli anni 2000 vediamo sempre la stessa dinamica : dal 2000 al 2006 la variazione è stata quasi insignificante . Se poi prendiamo il valore attuale degli investimenti fissi lordi , vediamo che mentre i consumi al 2009 erano comunque poco sotto i massimi storici , gli investimenti erano ai valori del 1999. Valori che erano meno del 9% superiori a quelli del 1991.
Investimenti fermi quindi . Da oltre 20 anni .




Riassumendo : i consumi non sono la ragione della caduta del pil . Sono costantemente saliti , e quando sono scesi lo hanno fatto raramente e frazionalmente esattamente come prevede dal punto di vista teorico la teoria di Modigliani del ciclo vitale ( ma per questo caso particolare direi anche quella del reddito permanente di Milton Friedman ) . Di converso gli investimenti di capitale non solo sono i responsabili della crisi con crolli spaventosi , ma da come abbiamo visto latitano da oltre 20 anni e sono il principale indiziato per la mancata crescita del paese dal 1990 in poi .
Se per'altro depuriamo i dati degli anni '80 dai mostruosi deficit pubblici , possiamo retrodatare la mancata crescita dell'Italia ai primi anni '80 . Guarda caso da quando la pressione fiscale ha iniziato ad aumentare in modo vertiginoso .
Questo per'altro lascia poche speranze di ripresa sostenuta per il futuro , per il semplice fatto che non solo la pressione fiscale soprattutto sui profitti delle imprese è da record mondiale , ma non c'è all'orizzonte nessuna speranza seria di sua discesa . E senza riduzione fiscale ci scordiamo investimenti di capitale privato , e senza questi come abbiamo visto ci scordiamo la crescita .

Buon ferragosto .
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a questo articolo vorrei aggiundere ....
la prima: molte PMI venete si sono delocalizzate in Slovenia
la seconda: molte PMI piemontesi e lombarde si stanno trasferendo in Svizzere
la terza: l'austria sta corteggiando esplicitamente l'AltoAdige e il Friuli


per concludere... al nord restaranno solo i politici ciellini di formigoni che con il loro interesse peloso a suon di consulenze iperpagate dalla collettività: http://www.investireoggi.it/forum/3025155-post1.html
 

tontolina

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Sul debito pubblico.


Da quando all'inizio dell'estate 2011 l'Italia è entrata in una crisi debitoria , due fantasmi aleggiano nel discorso pubblico italiano : la riduzione consistente dello stock del debito come mezzo per uscire dalla crisi rapidamente e la consistenza del patrimonio privato degli italiani tale da poter sopportare il peso del debito pubblico .
Oggi cercheremo di dimostrare che il primo fantasma è appunto un fantasma , o se vogliamo una illusione , mentre il secondo fantasma è una vera e propria sciocchezza , dalla quale prima ce se ne libera meglio è .
Partiamo dal primo punto :

1) Riduzione dello stock di debito : perchè un debito sia sostenibile serve prima di tutto la crescita economica . Se non c'è questa , il debito può essere anche relativamente piccolo , ma i problemi permarranno . Facciamo un esempio numerico : l'Italia ha un debito al 120% di Pil . Su questo poniamo paghi mediamente il 4,5% annuo . Questo vuol dire che l'Italia per ripagare il debito dovrà sborsare annualmente il 4,5% di 120 , ovvero il 5,4% di Pil . Siccome quello che conta sono i valori nominali , se l'inflazione è al 3,1% , bisognerà in qualche modo trovare 5,4-3,1=2.3 punti percentuali di pil ogni anno solo per poter tenere costante il rapporto debito/pil . L'unico modo è ovviamente solo attraverso una crescita economica sostenuta . Poniamo il caso che noi riusciamo a portare tramite l'abbattimento dello stock di debito il valore di questo al 90% . In questo caso dobbiamo trovare il 4,5% su 90% , ovvero 4.05% . Con l'inflazione sempre al 3,1% il differenziale è circa l'1% . Abbiamo ridotto certamente il fabbisogno , ma non ci siamo per nulla salvati . Infatti , da un lato dobbiamo comunque avere un tasso di crescita pari o superiore all'1% solo per tenere il passo del rapporto debito/pil e l'Italia è dal 1990 che ha un tasso di crescita dell'1,1% medio annuo , quindi tale da tenre solo costante il rapporto debito/pil , ma lontano da valori tali da poterlo far scendere ; ma per l'appunto , visto le previsioni di crescita del pil del 2012-2013-2014 , tutte o calanti o al massimo positive per lo 0,5% , anche se abbattiamo il debito al 90% del pil , almeno per i prossimi tre anni saremo ancora sotto nel flusso necessario al pagamento degli interessi . Sempre sperando che gli interessi rimangano al 4,5% , perchè se salgono ovviamente le cose si complicano ulteriormente.
Ricordo infine , che la Spagna ha un debito che è quasi la metà del nostro in valori percentuali di Pil , ma il paese è in una crisi debitoria peggiore della nostra , e il motivo è proprio il tasso di crescita .
Vuol dire quindi che non dobbiamo guardare alla consistenza dello stock di debito ? No , questa è importante e ridurla nel lungo periodo è vitale , ma dobbiamo essere consci che la soluzione della crisi non passa da li , ma dalla crescita economica , e questa riparte solo con minori , molto minori , enormemente minori tasse strutturali sulle imprese e chi produce.

2)Veniamo quindi al secondo punto , ovvero il patrimonio dei privati .
Per qualche strana ragione , forse di ordine culturale ( ovvero lo scarso rispetto della proprietà privata ) , in Italia non si riesce a capire che pubblico e privato sono due cose separate e non equiparabili . Dire che l'Italia può ripagare il suo debito pubblico perchè ha un grande patrimonio privato è come dire che io posso comprare una casa facendo un mutuo perchè il mio vicino è ricco e può pagarmi il mutuo . Certo lo potrebbe fare , ma l'unico modo attraverso il quale posso costringerlo a fare è solo tramite la forza .
Ma usare la forza per togliere patrimonio privato di un soggetto per pagare debito fatto da un altro soggetto , in questo caso lo stato , in termini finanziari ha un nome ben preciso : default interno .
Eh si , ripagare il debito col patrimonio dei privati è esattamente fare default . Ne di più ne di meno .
Ricordiamo che nel default lo stato prende delle obbligazioni nei confronti dei debitori e ad un certo punto non le rispetta più scaricandone i costi su altri soggetti . Nel default esterno i soggetti in questione sono i creditori esteri , nel default interno lo stato scarica il costo sui proprio cittadini , ma sempre default è visto che lo stato non rispetta più le sue , e ripeto sue , obbligazioni.
Quindi , pagare il debito pubblico col patrimonio dei privati è esattamente questo : un default .
Tra l'altro anche un po sciocco , visto che nel default standard ci rimettono sia l'interno che l'estero , mentre col default interno solo i cittadini del paese fallito , aggravandone quindi il peso .
Ovviamente gli effetti del default interno così inteso sono perfettamente equiparabili al default normale .
Infatti , solo nei sogni della nomenclatura statalista o dell'intellighenzia catto-marxista italiana , espropriare 400-500 miliardi di risparmi privati , in qualsiasi forma avvenga , non ha effetti sulla domanda aggregata , sia dal lato del consumo , sia soprattutto dal lato dell'investimento .
Ricordiamo che con 500 miliardi di debito in meno il nostro debito sarebbe attorno al 95-100% di pil , ovvero a livelli comunque non sostenibili visto il nostro tasso di crescita . Tasso di crescita che col default interno diminuirebbe ancora di più , aggravando la crisi debitoria e non il contrario .

In sostanza , come vediamo quasi quotidianamente l'Italia vive di illusioni . Questo è grave se si va bene , ma diventa mortale se si va male .
 

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
siamo in dittatura e l'arroganza si fa sentire sempre piu' forte

Monti:


1 .'Grave intercettazione a Colle, interverremo'

2 . "Io stesso, fino a poche settimane fa, quando sono stato anche ministro dell'Economia e delle Finanze e quindi responsabile dell'Agenzia dell'entrate e responsabile politico della Guardia di Finanza, ho sempre incoraggiato fortemente le persone che vi lavorano a fare una dura lotta all'evasione. La seria lotta all'evasione può comportare la necessità di momenti di visibilità che possono essere antipatici. Ma che hanno un forte effetto preventivo nei confronti degli altri cittadini"

3. "E' peraltro evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi", per cui "è compito del governo prendere iniziative a riguardo".

4. "Posso assicurare che il Governo non farà mancare al settore, cui riconosce una essenziale funzione complementare rispetto a quella esercitata dalle scuole pubbliche, il necessario sostegno economico".

Monti: 'Grave intercettazione a Colle, interverremo' - Politica - ANSA.it

ma questo qui non doveva risolvere solo i problemi "TECNICI" spread, tagli e tasse? a me pare che sta operando su questioni che richiedono il consenso popolare per governare.

Ma non era meglio se ci sceglievamo noi un nuovo duce? almeno quello aveva la gente che lo sosteneva in piazze, questi qui hanno solo le banche che gli applaudono
 

tontolina

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Perché quindi non siamo cresciuti ? Cercherò di dimostrare che il problema sta nella pressione fiscale troppo elevata sui profitti , quindi sulla remunerazione del capitale . Per estensione del concetto lo stesso vale anche sulla pressione fiscale elevata sul lavoro .

Perchè l'Italia non può crescere.


Oggi cerchiamo di capire perché l'Italia non cresce e non può crescere in queste condizioni , che per quanto riguarda il problema crescita non sono state scalfite dall'operato pur buono del governo Monti .
Innanzitutto sgombriamo il campo da un dubbio : perché crescere ? Detto semplicemente crescere è l'unico modo che abbiamo per combattere da un lato la povertà , dall'altro per migliorare le condizioni di vita di tutti . Se la torta rimane uguale costantemente negli anni , noi possiamo raggiungere anche una distribuzione perfettamente uguale delle fette , ma le fette saranno alla fine sempre le stesse , e se dovessero aggiungersi nuovi convitati , l'unico modo per sfamare tutti sarebbe ridurre la dimensione delle fette . Se noi non cresciamo dal 1990 , il reddito del 2010 non potrà essere superiore a quello del 1990 e se nel mentre si sono aggiunte 3 milioni di nuove persone e il numero di occupati è aumentato , gli stipendi non solo saranno simili a quelli del 1990 , ma dovranno per forza di cose essere minori .
Crescere è quindi l'imperativo categorico per migliorare la nostra condizione . Senza crescita non ci saranno mai stipendi più alti .
Perché quindi non siamo cresciuti ? Cercherò di dimostrare che il problema sta nella pressione fiscale troppo elevata sui profitti , quindi sulla remunerazione del capitale . Per estensione del concetto lo stesso vale anche sulla pressione fiscale elevata sul lavoro
.
Innanzitutto , cosa vuol dire crescere ? Vuol dire sostanzialmente aumentare la produttività , quindi produrre nello stesso arco di tempo un numero di beni superiore .
Come si aumenta la produttività ? Detto semplicemente , se un bene per essere prodotto richiede capitale e lavoro , essendo la quantità di lavoro più o meno fissa ( e per orario e per numero di lavoratori ) , l'unico modo è attraverso il capitale .
Come ? Attraverso l'incorporazione delle innovazioni tecnologiche nel processo produttivo e nel prodotto .
Come avviene il tutto ? Semplicemente attraverso gli investimenti privati .
Chiaro e semplice . Un paese cresce se esiste un flusso costante e sostenuto di investimenti privati . Perché privati e non pubblici ? Detto in modo poco scientifico ma capibile da tutti , perché se il pubblico fosse efficiente in qualche modo , l'Urss sarebbe ancora viva e sarebbe l'economia più efficiente del pianeta.
Più seriamente qui abbiamo in precedenza esaminato perché gli investimenti pubblici in paesi sviluppati abbiano scarsi effetti economici : Archeo-finanza: Tav , infrastrutture e crescita .

Problema : chi e perché fa gli investimenti privati? La risposta di chi li fa lo da la stessa domanda : tutti i soggetti privati , imprese o imprenditori che siano .
Perchè ? A quale scopo ? Semplicemente per un unico scopo : il profitto .
Il nocciolo della questione sta qui : un paese cresce se il settore privato investe , e il settore privato investe se ha speranza di ottenere un profitto .

Ma questo profitto può essere qualsiasi o deve avere un livello minimo senza il quale non verrà fatto ? Anche qui la risposta è : si , esiste un livello minimo .
Facciamo qualche calcolo : poniamo di essere un imprenditore che voglia investire 1 milione di euro . Sappiamo che se investo questo milione in un titolo di stato a 10 anni , la mia remunerazione al netto fiscale sarà di circa il 4% . Se io volessi investire il milione in una attività imprenditoriale , sapendo che tutte le attività imprenditoriali hanno un rischio mediamente maggiore del titolo di stato ( non a caso il capitale investito in attività imprenditoriali viene chiamato capitale di rischio ) , per investire il milione dovrei avere la speranza di ottenere al netto fiscale il 4% del titolo di stato più un premio per il rischio insito nell'attività imprenditoriale . Il premio di rischio per l'Italia in questo momento è abbastanza alto , ma noi vogliamo essere buoni e consideriamo il premio al rischio medio dei migliori paesi occidentali , quindi il 5% . Sommando , quindi , per fare l'investimento devo avere la speranza di ottenere al netto fiscale il 9% sul capitale investito . Al netto fiscale .
Come si sarà già capito il problema dell'Italia sta tutto qui : al netto fiscale .
Eh si , perchè con la pressione fiscale totale italiana sui profitti d'impresa , pari secondo la World bank a circa il 70% http://www.doingbusiness.org/reports/global-reports/doing-business-2012, per ottenere una remunerazione al netto del 9% , devo ottenere una remunerazione al lordo del 30% . Qual'è il problema ? Il problema è che attività che rendano il 30% sono molto poche . Se la distribuzione dei rendimenti segue una curva gaussiana , ed è così , per avere una remunerazione adeguata dovremmo sperare di cadere nella punta estrema positiva della curva : in sostanza chi fa attività d'impresa in Italia , per avere una remunerazione normale deve sperare di vincere la lotteria degli investimenti .
Capirete che investire in questo modo semplicemente non ha senso .

L'analisi fatta è ovviamente incompleta e imprecisa per tutta un serie di variabili , ma ci da anche delle indicazioni per verificare se quanto detto corrisponde alla realtà .
Innanzitutto , un modo per innalzare il rendimento è un uso elevato della cosidetta leva finanziaria . Quindi dovremmo trovare che le imprese italiane mediamente utilizzano poco capitale e molto debito .
Per nostra fortuna la Banca d'Italia ha pubblicato dati che permettono di verificare quanto previsto : http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/QF_66/QEF_66.pdf In questo lavoro , leggiamo : "L’Italia ha il valore più alto fra tutti i paesi considerati (57,8 per cento); tra i maggiori paesi il rapporto è vicino a quello della Germania (in cui è però diminuito nel quadriennio) e molto superiore rispetto al leverage delle imprese francesi (31,5 per cento)."
Viene quindi confermata la nostra prima ipotesi .

Proseguendo , se la redditività delle imprese italiane è falcidiata dal fisco e se gli investimenti fattibili sono molto pochi , tali quindi da non poter tenere a livelli adeguati una media di remunerazione del profitto , dovremmo trovare che mediamente le imprese italiane hanno una redditività inferiore alle corrispondenti imprese estere .
L'indicatore base per verificare questa ipotesi è il Roe , ovvero il return on equity , indice che calcola il ritorno netto sul patrimonio netto . Sempre il lavoro della banca d'Italia ci dice che :"Nel periodo considerato il ROE nel totale dei 13 paesi presi in esame è stato pari al 10,5 per cento in media d’anno (Fig. 2), a fronte del 5,6 per l’Italia, il valore più basso fra tutti i paesi considerati". La banca d'Italia da brava istituzione non si sbilancia e prosegue ipotizzando come causa della scarsa redditività gli oneri finanziari e la dimensione d'impresa , ma anche in questo caso il tutto è riconducibile al problema tasse , in quanto gli oneri finanziari sono dovuti come visto prima all'utilizzo di tanto debito per utilizzare l'effetto leverage , dall'altro , le grandi aziende hanno effettivamente redditività maggiore , ma lavorano e operano molto spesso in maggioranza all'estero e per l'estero , beneficiando della tassazione minore dei paesi esteri . Soprattutto il lavoro all'estero è importante , perchè il problema fiscale per le imprese italiane non è tanto nel combinato Ires+Irap , che è nella media europea , ma negli oneri sociali , che in Italia sono il doppio della media europea e valgono un buon 30% di profitti in meno per le imprese.
Potrei continuare così , mostrando che la scarsa remunerazione del capitale di rischio favorisce anche da un lato l'impiego dei capitali in attività a rendimenti minori , ma con rischio minore , come l'immobiliare , o che in mancanza di sbocchi in Italia il capitale inevitabilmente va via dall'Italia . Ma non apporterebbe nulla di più di quanto già detto al discorso .

Riassumendo : l'Italia non cresce per mancanza di investimenti privati , che non vengono fatti in modo adeguato a causa della pressione fiscale troppo elevata sui profitti , ovvero sulla remunerazione degli investimenti .
Problema : col governo Monti è cambiato qualcosa su questo punto ? No , minimamente .
Se l'analisi è corretta , le speranze di riprendere a crescere a tassi superiori a quelli tenuti negli ultimi 20 anni sono sostanzialmente nulle .
 

tontolina

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LA VERITA' SU ROBIN HOOD E LE TASSE




La vulgata popolare parla di un Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri.
Troppo spesso però le vulgate popolari hanno dimostrato di essere per lo più cazzate.

Robin Hood rubava allo Sceriffo di Nottingham, al Principe Giovanni, a Sir Guy...
Per essere ricchi lo erano eccome. Però essi rappresentavano lo Stato. Anzi, per essere "storicamente corretti", loro erano lo Stato. Uno Stato arricchitosi rapinando i cittadini. Come?

Con le tasse, ovviamente.

Quindi, in ultima analisi, Robin Hood riprendeva allo Stato ciò che lo Stato prendeva, rapinava, ai cittadini per restituirlo ai cittadini stessi.

(Clicca sull'immagine per condividerla su facebook)




Teodorico (454-526)
«Il solo paese piacevole è quello in cui nessuno teme gli esattori».

Etienne de la Boetiè (1530-1563)
"Ringraziando il ladro (lo Stato) che restituisce loro una piccola parte del maltolto, i sudditi si abituano così a vedere nel tiranno una sorta di benefattore".

Juan de Mariana de la Reina (1535-1624)
«Le tasse sono, di norma, una calamità per il popolo e un incubo per il governo. Per il primo sono sempre eccessive; per il secondo non sono mai abbastanza, mai troppe»

Pedro Fernandez Navarrete (?-1632)
«Le tasse alte hanno originato povertà. Temendo continuamente gli esattori delle tasse, [gli agricoltori,] per evitarne le vessazioni, preferiscono abbandonare la loro terra».

John Locke (1632-1704)
«Il potere supremo non può privare un uomo di una parte della sua proprietà senza il suo consenso».

Thomas Jefferson (1743-1826)
«Prevedo un futuro felice per gli americani se impediranno al governo di sprecare i soldi frutto del loro lavoro, con la scusa di occuparsi di loro".

Jean-Baptiste Say (1767-1832)
«Dio ci guardi dall'attività finanziaria pubblica poiché è spendacciona e consuma tutte le sostanze dei privati. Le consuma improduttivamente e non offre la possibilità a costoro di destinare il reddito alla produzione di ricchezza autentica".

Frédéric Bastiat (1801-1850)
«Quello che non si è mai visto, quello che non si vedrà mai e che non si può nemmeno concepire, è l'eventualità che lo Stato restituisca al pubblico più di quanto esso prenda".

Lysander Spooner (1808-1887)
«La tassazione senza consenso è rapina»

George Bernard Shaw (1856-1950)
«Un governo che ruba a Peter per pagare Paul può sempre contare sull'appoggio di Paul".

Ludwig von MISES (1881-1973)
«La metamorfosi delle tasse in armi di distruzione di massa è il carattere distintivo della finanza pubblica»
«Tutta la nostra civiltà si fonda sul fatto che gli uomini sono sempre riusciti a respingere l'attacco dei redistributori».

Bertrand de Jouvenel (1903-1987)
«La redistribuzione in realtà è una redistribuzione di potere dall'individuo allo Stato, piuttosto che - come si immaginava - una redistribuzione di reddito dal più ricco al più povero».

Ayn Rand (1905-1982)
«L'uomo che produce mentre altri dispongono del suo prodotto è uno schiavo».
«Crede che la morte e le tasse siano le nostre uniche certezze, signor Rearden? Non posso far niente per combattere la morte, ma se riesco a sollevare il peso delle tasse, gli uomini possono imparare a vedere il legame che esiste fra le due cose e a capire quale vita più lunga e più felice sono in grado di crearsi».

Barry Morris Goldwater (1909-1998)
«Siamo stati indotti a trascurare, e spesso a dimenticare del tutto, il rapporto fra le tasse e la libertà individuale. Siamo stati persuasi che il Governo ha un diritto illimitato sulle ricchezze dei cittadini e che l'unica questione sia di vedere quanta parte di questo suo diritto il Governo debba pretendere».
«La proprietà e la libertà sono inseparabili: quando il Governo, sotto forma di imposte, porta via la prima, esso invade anche l'altra».
«I collettivisti [...] comprendono che la proprietà privata può essere confiscata per mezzo delle imposte non meno che con la espropriazione».

Milton FRIEDMAN (1912-2006)
«Se paghi le persone per non lavorare e invece le tassi quando lavorano, non sorprenderti se c'è la disoccupazione».
«Se l'Italia si regge ancora in piedi è grazie al lavoro nero e all'evasione fiscale... l'evasore in Italia è un patriota".

Murray N. Rothbard (1926-1995)
«Cos'è la tassazione se non un furto su scala gigantesca e incontrollata?».
«Mentire allo Stato diventa un atto legittimo»

Pascal Salin (1939-viv.)
«La spoliazione è il fondamento dell'azione statale e la fiscalità è l'arma essenziale di questa spoliazione».
«Come indica il suo nome, l'imposta è... imposta; è confiscata con la forza, e non guadagnata attraverso lo scambio volontario».

David Boaz (1953-viv.)
«Il governo può procurarsi risorse solo espropriandole a chi le produce».
http://www.blogger.com/email-post.g?blogID=5194934979394421396&postID=7457803055322243585http://riecho-economiaeliberta.blogspot.it/2012/08/la-verita-su-robin-hood-e-le-tasse.html
 

nmarchig

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Tontolina ma da dove le prendi ste capziate ..da Il Fatto o dal Blog di Grillo?..ah già dimenticavo Travaglio, il grande economista...hihihi
 
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tontolina

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al grido:"federalismo fiscale" hanno aumentato enormemente le tassazione. Tutti che rubano... prima era "SOLO" LO STATO CENTRALE


adesso c'è L'INTERA BANDA: comuni-province-regioni[da noi in lombardia manteniamo il Trota-La Minetta-e la Rizzi empatica solo con gli alieni con cui si rapporta quasi quotidianamente]






Addizionali Irpef: aumenti pazzi negli ultimi 15 anni

Addizionali Irpef e tutte le tasse locali aumentate del 100% e oltre. Tasche sempre più vuote. L ’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre


Link: Addizionali Irpef: aumenti pazzi negli ultimi 15 anni - Fisco - Investireoggi.it
o





Addizionali Irpef, tassa rifiuti, Imu. Aumenti oltre il 100% negli ultimi 15 anni e le tasche degli italiani sempre più vuote



Addizionali Irpef. Pesano sulle tasche dei contribuenti come un macigno e le prospettive future non sono rosee. E’ questo l’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre, i cui studi rivelano che le aliquote Irpef in crescita costante negli ultimi 15 anni, costano agli italiani in titale 3,5 miliardi di euro.
Addizionali Irpef in aumento

La pressione fiscale italiana è alle stelle e nel mirino ritroviamo le aliquote Irpef, l’addizionale regionale e l’addizionale comunale dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Sono due infatti gli ultimi provvedimenti di legge, succedutisi in meno di un anno, che hanno fatto incrementare le addizionali Irpef. Uno a firma del Governo Berlusconi che ha fatto impennare sino al valore massimo dello 0,8% l’addizionale comunale e uno del presente Governo tecnico guidato da Mario Monti che, con la manovra salva Italia, ha aumentato dello 0, 33 per cento l’addizionale regionale Irpef.
Aumentano le tasse locali

Sulla base di ciò, la Cgia di Mestre ha sancito un incremento del gettito fiscale che va a rimpinzare le casse comunali di circa 1,3 miliardi di euro, a cui si aggiungono i 3 miliardi e mezzo che spettano alle Regioni per l’aumento dell’addizionale regionale delle aliquote Irpef. Dure le parole del presidente della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, secondo cui i sindaci e i presidenti di Regione sembrano esser “diventati dei moderni gabellieri. Tra l’introduzione dell’Imu e della tassa di soggiorno, gli aumenti apportati all’Irpef, alla Tia/Tarsu alle accise della benzina, etc. gli amministratori locali sono stati spinti dagli ultimi esecutivi a mettere le mani in tasca ai propri concittadini. Per fortuna molti di questi hanno agito con responsabilità, chiedendo di più ai ricchi e meno alle fasce sociali più deboli”. Una valanga di aumenti delle tasse locali che pesa su ogni cittadino 1.230 euro all’anno. Ai primi posti dei più tartassati, fiscalmente parlando, si troverebbero i lombardi. Varese è la citta che nel 2011 si conquista il triste primato della pressione fiscale locale più alta, con 1.714 euro pro capite. Ai gradini più bassi troviamo città del Sud, come Caltanissetta e Agrigento, l’una con 789 euro e l’altra con 767 euro di pressione fiscale locale pro capite.
Tasse locali: aumenti sopra il 100%

A parte questi dati, ciò che emerge dallo studio dell’Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre è un dato che manifesta con prepotenza tutta la criticità del sistema delle tasse locali in Italia. Si registra infatti negli ultimi 15 anni un aumento delle tasse locali, tra addizionali Irpef, Imu ecc di ben 114,4 punti percentuali cento che a conti fatti grava su ogni famiglia italiana di circa 1684 euro. Un aumento della pressione fiscale che non sembra andare di pari passo con l’aumento della capacità di acquisto degli italiani. In soldoni, sempre più tasse, sempre meno capacità di pagarle perché manca la “materia prima”.
Il Governo prenderà davvero in considerazione questi dati o farà orecchie da mercante?

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