islamisti veri o killers? | Pagina 2

Discussione in 'Macroeconomia - Politiche economiche' iniziata da tontolina, 8 Gennaio 2015.

    11 Gennaio 2015
  1. ninjaxx

    ninjaxx amico del maestro...

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    Terrorismo,innalzata sicurezza in Italia

    Nuova circolare Pansa a questori e prefetti dopo fatti di Parigi

    [​IMG]

    Redazione ANSA ROMA 10 gennaio 201518:52 News

    (ANSA) - ROMA, 10 GEN - Blindature, metal detector e videosorveglianza collegata con le sale operative delle forze dell'ordine per gli obiettivi sensibili come edifici di culto e preghiera, scuole religiose, ma anche organi di informazione ritenuti a rischio. Una circolare del capo della Polizia, Pansa, innalza ulteriormente le misure di sicurezza già intensificate nei giorni scorsi, "con particolare riferimento agli episodi avvenuti in Francia".




    (ANSA) - CORIGLIANO CALABRO (COSENZA), 11 GEN - Cinquecentodue migranti sono sbarcati nel porto di Corigliano Calabro dalla nave Gregoretti della Guardia Costiera dopo essere stati soccorsi nei giorni scorsi nel canale di Sicilia. Tra loro ci sono 42 donne - tre incinte - e 54 minori, 38 dei quali non accompagnati. Sono stati accertati dieci casi di scabbia ed alcuni contusi, ma complessivamente le loro condizioni sono buone. I migranti sono stati trasferiti in centri di accoglienza di varie regioni.





    AHAHAHAHAHAHAHAHHAAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAH

    SIAMO IL PAESE PIU' STUPIDO E RIDICOLO DEL MONDO....


    AAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAH

    ITALIA PAESE DI MERD.A.......DI CODARDI ...E DI INFAMI....


    AHAHAHAHAHHAHAHAHAHHAHA
     
  2. 11 Gennaio 2015
  3. tontolina

    tontolina New Member

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    Ecco perchè l’attentato a Charlie Hebdo è un falso, IL VIDEO SHOCK.



    Home » Attualità » Ecco perchè l’attentato a Charlie Hebdo è un falso, IL VIDEO SHOCK.
    197.459 Visualizzazioni Posted By Rebubblica on gen 10, 2015 | 34 comments
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    Ecco perchè l’attentato a Charlie Hebdo è un falso, IL VIDEO SHOCK.
    Da giorni non si parla di altro che dell’attentato del 7 gennaio, al periodico satirico francese Charlie Hebdo, due uomini armati avrebberò causato ben dodici morti, spinti dalla rabbia per una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico.
    Ma in questo video si solleva una questione importante, perchè la versione ufficiale fornita dai media sembra così fallace?​
    In questo video si analizzano punto per punto i motivi per cui la versione ufficiale dell’attentato al Charlie Hebdo sembra un falso.​
    Ecco il VIDEO, guardate e ascoltate con attenzione:
    Ecco perchè l'attentato a Charlie Hebdo è un falso, IL VIDEO SHOCK. - Rebubblica

    Non vi resta che commentare e farci sapere cosa ne pensate. Il video analizza ogni falla nella versione ufficiale dell’attentato, che sia tutto falso? Ci poniamo delle domande, nulla di più, sperando un giorno di avere una risposta più concreta che possa smentire o confermare ancora una volta l’ennesima teoria di un complotto.
    Sono innumerevoli i particolari da analizzare, alcuni effettivamente ci lasciano senza parole, senza la possibilità di dire “Tutte stronzate”, ad esempio:
    Perchè il terrorista si porta dietro una carta di identità? Perchè lasciarla in macchina? Perchè la macchina della polizia non ha fermato la vettura? Sono innumerevoli le domande, non vi resta che guardare il video!
    Dai anche un’occhiata alle nostre pagine su Facebook e Twitter.
    Se vuoi, puoi inviarci video, notizie o semplicemente scriverci attraverso il modulo contatti,
    gli articoli saranno pubblicati solamente dopo poche ore dal tuo invio!
    Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo o lascia un commento sotto, e facci sapere cosa ne pensi!
    Continuate a navigare nel sito, attraverso le varie categorie o gli articoli correlati!
    Buona Visione!
     
    Ultima modifica: 11 Gennaio 2015
  4. 11 Gennaio 2015
  5. tontolina

    tontolina New Member

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    I terroristi e il blitz: tutti i dubbi irrisolti. Qualcuno ci spieghi



    [​IMG]L’incubo è finito e siamo tutti sollevati. Tuttavia non riesco ad aggiungere la mia voce al coro di plauso ai servizi di sicurezza francese. Un blitz non può essere considerato un successo se si conclude con la morte di ben 4 ostaggi. In termini di sicurezza è emersa in queste ora una serie di errori e anomalie che per ora resta senza risposta. Parto dall’ultimo dubbio in ordine cronologico e, a mio giudizio, più grave:
    Perché i fratelli Kouachi, due terroristi che hanno sterminato i redattori di Charlie Hebdo, sono stati uccisi?
    Mi spiego: mentre l’assalto al negozio Kocher era impegnativo e rischioso a causa della presenza di ostaggi e pertanto rendeva quasi inevitabile l’uccisione di Amedy Coulibaly, il blitz contro i fratelli Kouachi è avvenuto in condizioni ben diverse, quasi ideali per catturali vivi. Ora lo sappiamo con certezza: erano asserragliati nella tipografia senza ostaggi. C’era un solo dipendente quando hanno fatto irruzione, il quale ha avuto la prontezza di riflessi di nascondersi in uno scatolone e i fratelli Kouachi non si sono mai accorti della sua presenza, che è stata provvidenziale per le forze di sicurezza. Via sms costui ha inviato alle forze dell’ordine importanti indicazioni sulle mosse dei due terroristi.
    Le condizioni erano ottimali per catturarli vivi. E invece sono stati entrambi uccisi. Secondo le ricostruzioni di stampa i due sarebbero usciti dalla tipografia, nella quale si erano asserragliati, sparando all’impazzata contro le forze di polizia dopo che queste – probabilmente – avevano iniziato a lanciare lacrimogeni nel locale. Un contesto difficile e confuso ma di certo non insolito per delle teste di cuoio altamente preparate a questo tipo di eventi e addestrate sia ad uccidere sia a neutralizzare tenendo in vita.
    Ed è evidente che la cattura è altamente preferibile all’eliminazione, tanto più in assenza di ostaggi. Vivi, i due sarebbero stati interrogati, si sarebbe potuto scoprire la loro rete di contatti, i loro mandanti, approfondire la storia del reclutamento nello jhadismo, E invece sono stati uccisi entrambi. Era davvero indispensabile?
    A queste domande se ne aggiungono altre, sempre riguardanti la sicurezza e in parte già segnalate da alcuni nei giorni scorsi. Queste:
    - Fino a poche settimane fa la redazione di Charlie Hebdo era sorvegliata da una camionetta 24 ore su 24, poi la misura è stata revocata e a proteggere è rimasto un poliziotto. Nonostante proprio prima di Natale le autorità fossero in allarme per possibili attentati, la protezione di uno dei siti più ovvi, sensibili e prevedibili di Francia non è stata aumentata, con una leggerezza inspiegabile e imperdonabile. E’ il più grande regalo che si potesse fare a dei terroristi jihadisti. Chi risponde di questa scelta? Quali le motivazioni?
    - Com’è possibile che due terroristi altamente addestrati, in grado di compiere con straordinaria freddezza e professionalità una strage come quella del Charlie Hebdo, si rechino sul luogo dell’attentato con la carta di identità e per di più la dimentichino nell’auto usata per la fuga? Nella mia vita ne ho viste tante, ma una doppia leggerezza così sciocca da parte di guerriglieri che da settimane preparavano l’attentato è davvero molto insolita.
    - Che fine ha fatto il terzo complice? Perché le forze dell’ordine hanno additato, sin dalle prime ore, un giovane che in realtà è risultato completamente innocente (al momento del blitz si trovava a scuola)? C’era o no? E se sì chi era? E’ ancora in fuga?
    - Dalle immagini dell’assalto a Charlie Hebdo si nota che l’auto, una Citroën, era ferma in mezzo alla strada. Com’è possibile che sia stata lasciata lì durante il blitz, col rischio di bloccare il traffico e di attirare l’attenzione? O era parcheggiata altrove?
    - Cos’è successo quando, subito dopo la strage, l’auto dei terroristi è stata bloccata da un’auto della polizia nella via di Charlie Hebdo?
    E infine:
    - I fratelli Kouachi erano noti da tempo ai servizi di sicurezza francesi, a quelli americani, persino a quelli italiani. Com’è possibile che il loro ritorno in Francia sia passato inosservato? Qualcuno monitorava le loro mosse? Li controllava? Se no, perché? Se sì, perché non sono stati fermati in tempo?
    Io non ho risposte a queste domande, che restano fondamentali per capire fino in fondo i tragici attentati di Parigi. Mi limito a formularle.
    Certo, invece, è il giudizio sui servizi di sicurezza francesi: sono stati disastrosi sia prima, sia durante, sia alla fine.
    PS Questo è uno degli articoli che ha avuto maggior successo nella storia del blog. Ho ricevuto tante segnalazioni che rafforzano i dubbi e la voglia di chiarezza. Le trovate citate tra i commenti e anche sui miei profili Facebook e Twitter. Grazie a tutti. Qui ne cito uno perché particolarmente significativo: anche il Figaro solleva pesanti interrogativi sull’operato dei servizi di sicurezza francesi. Insomma, sono – anzi, siamo – in buona compagnia, com ‘è doveroso per chi si impegna per un’informazione libera e intellettualmente onesta
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  6. 11 Gennaio 2015
  7. tontolina

    tontolina New Member

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    IL POLITOLOGO RUSSO: GLI AMERICANI DIETRO A CHARLIE HEBDO
    Così il politilogo russo Alexei Martynov: "solo due giorni prima dell'attentato Hollande aveva chiesto la cessazione delle sanzioni alla Russia. Gli americani vogliono rafforzare l'egemonia sull'Unione Europea e impedire alleanze con Mosca". Lifenews è considerata un'emittente pro-Putin e Martynov, esperto di politica estera statunitense, è considerato vicino agli orientamenti politici del Cremlino. Ma proprio per questo le sue dichiarazioni, se accostate a quelle di Michail Gorbaciov, sono preoccupanti. Approfondite qui: http://www.byoblu.com/…/il-politologo-russo-gli-americani-d…

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    Il politologo russo: gli americani dietro a Charlie Hebdo - Byoblu.com
    Così il politilogo russo Alexei Martynov : "solo due giorni prima dell'attentato Hollande aveva chiesto la cessazione delle sanzioni alla Russia".
    ED è STATA PUNITA

    byoblu.com
     
  8. 11 Gennaio 2015
  9. tontolina

    tontolina New Member

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  10. 11 Gennaio 2015
  11. EUGE

    EUGE Senior Utente

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    che lo dicano i Russi mi sembra doveroso, vista la porcata delle sanzioni contro di loro per i motivi che ben sappiamo, con lo stuppido avallo di UE e Italia

    ma non è obbligatorio crederci

    in fondo non è che adesso i Russi siano diventati d'un colpo molto più onesti e credibili degli Americani
     
  12. 12 Gennaio 2015
  13. risparmier

    risparmier New Member

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    ''Siamo i difensori del Profeta e io, Chérif Kouachi, sono stato mandato da Al Qaeda dello Yemen: sono partito da lì e mi ha finanziato l'imam Anwar Awaki, prima di essere ucciso''.

    Così uno dei fratelli terroristi franco-algerini rivendica la strage di Charlie Hebdo in una telefonata a Bfmtv, mentre è barricato in una tipografia di Dammartin-en-Goele con il fratello Said e un ostaggio.

    In un'altra chiamata registrata sempre dall'emittente francese parla Amedy Coulibaly, il 32enne morto nel secondo blitz delle teste di cuoio portato a termine nel negozio kosher di Porte de Vincennes, proprio mentre a Dammartin vengono uccisi i Kouachi.
    ''Ci siamo sincronizzati'', ha spiegato Coulibaly, riferendosi all'attacco del giorno prima che ha provocato la morte di una donna poliziotto a Montrouge

    Parigi, i terroristi al telefono: ''Ci manda Al Qaeda''

    Charlie Hebdo, la telefonata dei terroristi alla tv francese - YouReporter.it


    Parigi, i terroristi al telefono: ''Ci manda Al Qaeda'' - Repubblica Tv - la Repubblica.it
     
  14. 12 Gennaio 2015
  15. risparmier

    risparmier New Member

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    Petrolio e racket, così si finanzia il nuovo terrorismo

    L’Isis è una macchina da soldi. Ha accumulato «un patrimonio senza precedenti ed è l’organizzazione terroristica meglio finanziata di sempre». Così ricca da prestare i soldi ad al Qaeda e da aver caveau pieni di metalli preziosi, reperti archeologici e denaro. Inoltre riceve soldi dai benefattori del Golfo (40 milioni di dollari). Forse tredici anni di sforzi per tagliare i finanziamenti al terrorismo islamista non hanno prodotto grandi risultati

    Il Sole 24 Ore, venerdì 9 gennaio 2015
    Nessuno lo dice, ma la realtà è che tredici anni di sforzi per tagliare i finanziamenti al terrorismo islamista non hanno prodotto grandi risultati. Anzi.
    La rete fondata da Osama bin Laden o nata da una sua costola è oggi finanziariamente più ricca che mai.
    Che le organizzazioni terroristiche islamiste siano oggi più ricche di prima dell’11 settembre 2001 non è un’esagerazione giornalistica. Lo ha dichiarato la persona che su questa materia ne sa più di qualsiasi altra al mondo. Parliamo di David Cohen, sottosegretario per il Terrorismo e l’intelligence finanziaria del Tesoro americano. In una seduta tenutasi in un’aula del Congresso il 14 novembre scorso, Cohen non solo ha ammesso che al-Qaeda continua a trovare finanziatori, ma ha fatto due clamorose concessioni sull’erede siriano-iracheno della “rete” di bin Laden, il cosiddetto Stato islamico, o Isis. La prima: «Isis ha accumulato un patrimonio senza precedenti (…) ed è l’organizzazione terroristica meglio finanziata di sempre». La seconda: «Non abbiamo soluzioni miracolose, né armi segrete per svuotare le sue casse. I nostri sforzi per contrastare le sue attività di finanziamento richiederanno tempo. E siamo solo alle fasi iniziali».
    Insomma, Isis non è solo l’organizzazione terrorista più grande al mondo. È anche la più ricca. Così ricca che, quando ancora vi erano contatti tra loro, al-Qaeda gli aveva chiesto un prestito di 100mila dollari. Così ricca da avere caveau pieni di denaro e metalli preziosi. Dopo la conquista di Mosul, nell’Iraq del nord, le sue truppe hanno infatti preso il controllo di centinaia di milioni di dollari depositati in banca e di altre centinaia in beni di diversa natura.
    Insomma, dal punto di vista della potenza di fuoco economico-finanziario Isis è una sorta di al-Qaeda 2.0. Oltre al supporto dei benefattori dell’area del Golfo, i cui fondi continuano ad aggirare i filtri creati in questi anni dalla comunità finanziaria e dalle autorità internazionali, Isis ha costruito una macchina da soldi senza precedenti nella storia del terrorismo mondiale.
    Sul primo fronte, quello più “convenzionale” dei ricchi benefattori del Golfo, Matthew Levitt, direttore del “Programma su antiterrorismo e intelligence” del Washington Institute for Near Policy, stima che nel 2013 e 2014 Isis abbia ottenuto oltre 40 milioni di dollari in finanziamenti provenienti dai Paese del Golfo Persico, in particolare Arabia Saudita, Qatar e Kuwait. Ma mentre i finanziamenti sauditi sarebbero stati recentemente arginati in seguito alle pressioni fatte da Stati Uniti e Paesi europei, gli esperti americani ritengono che Qatar e Kuwait si siano per ora limitati a prendere misure solo formali. Il Qatar ha per esempio passato una nuova legge con la quale ha costituito una nuova agenzia di vigilanza sulle associazioni di beneficenza, solitamente usate come schermo dai finanziatori. Ma secondo Levitt questa misura non basta: «Sfortunatamente il Qatar ha una lunga storia di iniziative legislative annunciate con grande fanfara e poi lasciate cadere a vuoto».

    Ma il grande salto di qualità di Isis rispetto ad al-Qaeda è dovuto alla diversificazione delle fonti di finanziamento dovuta alle sue conquiste territoriali. Secondo Cohen, i fondi provenienti da benefattori esteri costituiscono una fetta quasi insignificante. Una ben maggiore fonte di alimentazione finanziaria è data dal contrabbando di greggio prodotto nei pozzi siriani e nord-iracheni. «A metà giugno calcolavamo che Isis fosse in grado di generare dal petrolio circa un milione di dollari al giorno. Dopo i bombardamenti riteniamo che la produzione sia fortemente scesa», ha detto Cohen nel novembre scorso. Scesa, ma non interrotta, perché secondo le stime fatte a ottobre dall’Agenzia internazionale per l’energia, la produzione si è stabilizzata sui 20mila barili al giorno.
    Per monetizzare quel greggio, l’Isis ha saputo dotarsi delle necessarie infrastrutture. Incluso primitive raffinerie basate in Siria dove il greggio estratto nei pressi di Mosul viene trasportato per essere trattato. Una parte torna poi indietro per servire i 2 milioni di abitanti di Mosul. Un’altra finisce invece contrabbandato in Turchia: dalla cittadina siriana di Ezmerin si diramano circa 500 micro-oleodotti che arrivano al di là del confine, dove poi il petrolio viene venduto alla popolazione locale oppure caricato su autobotti per la vendita altrove.
    Altra importante fonte di finanziamento per Isis viene dal contrabbando di reperti archeologici. «Oltre un terzo delle aree archeologiche irachene sono ormai sotto il suo controllo. E il commercio illegale dei reperti razziati da quelle aree costituisce oggi per Isis la seconda maggiore fonte di sostentamento economico», dice Matthew Levitt.
    Isis si finanzia poi anche attraverso i riscatti sui rapimenti, che si calcola abbiano prodotto 20 milioni di dollari solo nel 2014, e il racket estorsivo, con il quale, secondo Cohen, «raccoglie svariati milioni di dollari al mese». Nel territorio controllato, oltre a chiedere “il pizzo” a commercianti e imprenditori, ha imposto tasse su tutti i beni commerciati e i mezzi di trasporto. Così come ha prima espropriato e poi messo in vendita migliaia di beni immobili dei cristiani e degli sciiti costretti alla fuga.
    A differenza di al-Qaeda, Isis ha indubbiamente una priorità interna: tenere in vita e rafforzare il proprio califfato tra Siria e Iraq. Ed è lì che sta concentrando i propri sforzi militari e le proprie risorse economiche. Ma secondo gli esperti questo non limita il suo raggio d’azione. Si è infatti venuti a sapere di contatti in Pakistan e in Afghanistan con i talebani, nelle Filippine con i separatisti di Abu Sayyaf Group e nel Sinai con il gruppo Ansar Beit al-Maqdis.


    «Isis può senza dubbio permettersi un takeover di gruppi islamisti minori da usare per operazioni in giro per il mondo», avverte Patrick Johnston, esperto della Rand Corporation.
    Claudio Gatti





    9 Gennaio 2015 L?Isis è una macchina da soldi. Ha accumulato «un patrimonio senza precedenti ed è l?organizzazione terroristica meglio finanziata di sempre». Così ricca da presta i soldi ad al Qaeda e da aver caveau pieni di metalli preziosi, reperti


    Petrolio e racket, così si finanzia il nuovo terrorismo - Il Sole 24 ORE
     
    Ultima modifica: 12 Gennaio 2015
  16. 12 Gennaio 2015
  17. tontolina

    tontolina New Member

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    beh ... era una notizia e condivido la tua opinione



    da qualche parte ho pure letto che l'ukraina accusa la russia
    Jazenjuk, primo ministro ukraino: la Russia è colpevole dell’attentato terroristico in Francia.

    Jazenjuk, primo ministro ukraino: la Russia è colpevole dell'attentato terroristico in Francia. - SENZANUBI
     
  18. 12 Gennaio 2015
  19. tontolina

    tontolina New Member

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    Finisca il tempo delle emozioni confuse e si apra quello della strategia: parliamone liberamente sui giornali concorrendo per la migliore. C’è una guerra in atto, ma manca la sua precisazione: quali sono esattamente il nemico, il suo progetto, la condizione di sua vittoria/sconfitta, le risorse necessarie per sconfiggerlo in relazione a quale calcolo costi/benefici?

    La nemicizzazione è un'azione che non può essere guidata solo da emozioni, ma deve essere regolata da un calcolo razionale di utilità. L'opinione pubblica delle democrazie è divisa tra chi vede come nemico l'Islam nel suo complesso o entità selettive al suo interno o non se la sente di definire un nemico caratterizzato come islamico.

    Certamente l’Islam (obbedienza) è una minaccia potenziale per le culture diverse in quanto il suo codice religioso prescrive la conquista, variando solo i modi: o più lentamente attraverso assorbimenti basati sulla tolleranza e convivenza apparenti, ma nell'ambito di una strategia di dominio a lungo termine (slow Islam) oppure violentemente, quindi più rapidamente via eliminazione delle diversità (fast Islam).
    Chi persegue la seconda variante teme che un'islamizzazione del globo troppo lenta e compromissoria sia vulnerabile alla degradazione del codice o per secolarizzazione o per contaminazione. Semplificando, in teoria dovremmo definire l'esistenza stessa dell'Islam come una minaccia potenziale costante, in particolare per le democrazie che sono con evidenza l'anti-Islam più potente e contaminante. Ma, in pratica, non è conveniente definire come nemico un sistema fatto di un miliardo e mezzo di credenti e con risorse importanti.
    Pertanto è razionale definire selettivamente il nemico in una scala più maneggiabile che è quella dei seguaci e militanti del "fast Islam". Ciò ha anche il vantaggio di non mettere sotto pressione le comunità islamiche "slow" dando tempo all'effetto secolarizzazione. Infatti il nemico "fast" fa un'analisi corretta del problema dal suo punto di vista. Il progetto del nemico: mostrare che Allah è forte solo nella strategia "fast" e convincere sempre più Imam a predicare questa variante facendola prevalere nella comunità islamica complessiva (ummah). Ciò definisce l'obiettivo della strategia delle democrazie: sconfiggere in modo eclatante le manifestazione del fast Islam per dimostrare che quella variante è debole, quindi suggerita dal demonio come sabotaggio della grandezza di Allah. Non è una soluzione per il problema della strategia lenta del resto dell'Islam? Lo è indirettamente perché favorisce la nascita di varianti teologiche più accomodanti, oltre a permettere l'inclusione di parecchi Stati islamici nella strategia occidentale.
    Questo tipo di nemicizzazione è adatta al nuovo contesto dove il fast Islam non è più solo Al Qaeda, ma è fatto da più bandiere vincenti dovunque. Ciò costringe l'Occidente a intervenire su tutto l'Islam, con violenza totale contro la variante fast e capacità condizionante in quella slow. In sintesi, l punto di di vittoria per la nuova strategia delle democrazie è la capacità di stabilire quale islamico sia buono e quale cattivo e dare conseguenze concrete a tale definizione in termini di ricompensa/punizione. Una parte della strategia implica l'eliminazione di tutte le manifestazioni del fast Islam, Boko Haram e Stato islamico prima di tutto, e quindi l'impiego di risorse militari dotate di superiorità assoluta perché il consenso nelle democrazie debellicizzate è vulnerabile a perdite, probabili in caso di superiorità insufficiente. Questo requisito più quello di dare ricompense e punizioni nonché di prevenire destabilizzazioni per attacchi di controreazione da parte del nemico potrà essere soddisfatto solo dalla compattazione coordinata delle risorse di tutta l'area delle democrazie. Per esempio, per gestire un caso di "Torri 2" euro e dollaro devono convergere per ricostruire con iperliquidità la fiducia del mercato globale. La superiorità assoluta implica, per esempio, poter colpire (o marcare) dall'orbita un combattente nonché gestire elettronicamente un'area di battaglia, saturandola. Tutto questo costa e impone un’alleanza delle democrazie configurata come mercato integrato per reggere lo sforzo. Soprattutto bisogna prendere atto che è opportuno arruolare anche la Russia e riportarla nel perimetro della nostra alleanza. Non solo un metodo per essre più efficaci (stesso nemico), ma anche un modo per ridorre gli effetti collaterali. Il punto: possiamo vincere e trasformare i costi ed i rischi in vantaggio sistemico. Vignettatelo, per favore.
    di Carlo Pelanda
     

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