in casi come questi, l'insulto libero è più che ammesso! (1 Viewer)

tontolina

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da Mario Pepe, "le ferie non esistono più, ormai noi Onorevoli guadagnamo quanto un impiegato"




lunedì 30 luglio 2012

Mario Pepe, "le ferie non esistono più, ormai noi Onorevoli guadagnamo quanto un impiegato"






Questo è l'Onorevole Mario Pepe, ex Pdl e attualmente al Gruppo Misto ... in casi come questi, l'insulto libero è più che ammesso! Sta gente non prova vergogna!!!!!

(P.S. mi raccomando, non dimenticate questa faccia alle prossime elezioni ...)
«Ormai le ferie non esistono più. E forse è giusto così. Io per esempio quest’anno rimarrò a Roma, farò weekend lunghi, al massimo. Ma resto qui, non ho prenotato nulla».
Certo, onorevole Mario Pepe, sono finiti i tempi d’oro in cui la Camera era seconda solo alla scuola come durata delle vacanze.
«Già, ma mica sono finiti solo quelli. Sono finiti anche i tempi dei privilegi. Alla faccia di chi dice che i parlamentari guadagnano troppo. Ormai i deputati guadagnano come gli impiegati».

Beh, onorevole, ma le li conosce gli stipendi degli impiegati? «Ok, magari proprio come un impiegato no, ma ci andiamo vicino. Noi prendiamo 4mila, 4mila e 4mila. Per indennità, spese di diaria e rapporti col collegio che ormai sono i soldi per gli assistenti. E se non risulta che li paghi gli assistenti o che li utilizzi, quei soldi non si prendono. Per di più ci sono 300 euro di penalizzazione per ogni volta che non si va in aula e 100 euro per chi non partecipa alle sedute della commissione di cui fa parte. Insomma, gli assenteisti vengono penalizzati».
 

tontolina

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Intercettazioni Bisignani: "Brambilla? una mignotta come a poche. Santoro? gli abbiamo rotto il culo. Feltri? parla male di Berlusconi"




Luigi Bisignani A quanto pare Luigi Bisignani ne aveva veramente per tutti ... leggete cosa trapela dalle nuove intercettazioni legate allo scandalo P4, tra lui e il figlio (Renato, ndr), riguardo al ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla:

Bisignani parla con suo figlio, Renato, che ha passato la giornata all’autodromo per il Gran Premio di Monza. È il 12 settembre 2010. (...) Renato (..) prosegue con il gossip: «La conosci la ministra rossa, quella del turismo?». Bisignani senior: «No, è una stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte». Niente a che vedere con la Gelmini, secondo il figlio: «Invece Stella, devo dire, veramente carina». Il faccendiere concorda: «Mi ha mandato il messaggio prima di te, pensa. Subito me l’ha mandato!».
E leggete invece di cosa discute l'ex direttore Rai Muaro Masi con il solito "Gigi" Bisignani:
Il 14 ottobre del 2010, il direttore generale della Rai è su di giri. Ha buone notizie per il "Principale". "Santoro sta in fuga. I miei brindano. Questo (Michele Santoro, ndr) non va dai giudici. Va all'arbitrato. Abbiamo vinto, Gigi. E' morto". Bisignani bofonchia. Lascia che Masi lo delizi. "Come lo sborrone. Voleva rompere il culo a tutti. Va all'arbitrato. Significa che gli hanno detto che dai giudici prende le botte. Je stamo a spaccà er culo".
Ma a preoccupare non era solo Michele Santoro, c'era anche Milena Gabanelli e il suo 'Report':
Hanno preparato un'inchiesta sull'eolico. Bisignani è preoccupato. Chiede a Masi: "Stasera non c'è qualcuno che fa qualche puttanata a Rete 3, la Gabanelli, in diretta?". L'interlocutore lo rassicura: "Contro l'eolico, stasera. Io ho visto il palinsesto". "Gigi" non si fida: "No, no, no. Magari con queste rivelazioni che escono alle 10 e mezza, Ruffini (direttore di Rete3, ndr) si inventa qualcosa in diretta".
Nelle intercettazioni, per l'ennesima volta viene citata Daniela Santanchè:
«Ti ricordi per caso il nome del prof di storia che faceva lezione a Daniela appena eletta deputata?». I finanzieri ci hanno messo poco a capire che la Daniela dell’sms ricevuto da Bisignani il 6 agosto scorso era l’on. Santanchè. Il sottosegretario Pdl è infatti un personaggio fisso del sistema Bisignani. Per questo torna spesso nelle intercettazioni. Specialmente in quelle con Briatore, amico sia di “Gigi” sia di Daniela. Il 18 agosto, dopo aver definito l’Italia «un paese senza timoniere», Briatore dice: «Guarda io la conosco da 30 anni, lei anche se fa una roba per te, la fa in funzione che te un giorno fai il doppio per lei (…) Quello che mi fa strano è che il presidente l’ha messa lì». Ciò che colpisce gli inquirenti è la capacità “informativa” di Bisignani: «Te la racconto io quella storia lì… E tutto il casino che è stato fatto perché lei andasse lì». La telefonata ha un finale sentimentale, Briatore: «Adesso con Sallusti è ufficiale, la roba». Bisignani sempre informatissimo: «Che poi lì si incazza Feltri come una pantera di sta cosa».
Ma gli "inciuci" della Santanchè vanno ben oltre:
Finché i rapporti si sono rotti, Daniela Santanché viaggia con il vento che "Gigi" le assicura alle spalle. Arrivando a farle suggerire da un amico "l'acquisto delle edizioni locali per il Piemonte, la Lombardia e il Veneto, dei quotidiani "Libero", "Metro", "News" e anche "Epolis", per un fatturato di 10 milioni di euro". "Così - chiosa all'amica - controllerai tutte le linee del nord".
E viene citato anche Vittorio Feltri, che a quanto pare non parla molto bene del suo datore di lavoro:
Con “il Giornale”, Bisignani ha un rapporto altalenante. Nel pieno della campagna su Fini e la casa di Montecarlo, di cui non gradisce la virulenza e teme gli esiti politici, dice: «Ne abbiamo due o tre da zittire». E il 9 agosto 2010, del “Giornale” e del suo direttore in quei giorni, Vittorio Feltri (tornerà a “Libero” due mesi dopo), discute con Enrico Cisnetto, editorialista del quotidiano. «Lui ha in testa di candidarsi in politica appena Berlusconi schioda», dice Cisnetto. «Secondo me – aggiunge – alcuni passaggi che lui (Feltri ndr.) fa sono pienamente finalizzati a creare problemi a Berlusconi, perché poi, quando si è messo a tavola a parlare di Berlusconi, ne parlava talmente male… Se avessi avuto un registratore, mandavo la cassetta al Cavaliere. Sarebbe svenuto. Cosa non ha detto».
 

tontolina

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http://www.lindipendenza.com/litalia-burocratica-peggio-del-terremoto-il-41-delle-aziende-non-riapre/Palazzi & Potere 30 Luglio 2012


L’Italia burocratica peggio del terremoto: il 41% delle aziende non riapre


di CLAUDIO PREVOSTI


Le aziende danneggiate dal terremoto che ha colpito l’Emilia sono state tante (il 55%). Il 13% ha riportato danni gravi, in prevalenza strutturali, ai capannoni e ai locali. Il 39% delle aziende colpite ancora non ha ripreso l’attività e di queste il 41% ritiene che non la riprenderà prima dei sei mesi, con punte di due anni e oltre. Questo il risultato di un’indagine Ipsos Public Affairs per conto della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato, su un campione significativo di artigiani e piccole e medie imprese nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo.
“In questo momento – secondo quanto emerge nel sondaggio - il problema più urgente da risolvere è la certificazione della agibilità dei locali per poter riprendere a lavorare”. La sola area prossima all’epicentro genera il 10% del prodotto interno lordo dell’Emilia Romagna e circa il 30% delle sue esportazioni, con un impatto sul Pil italiano superiore all’1,5%.
Complessivamente, per le imprese interpellate da Ipsos, l’Italia appare un paese incapace di fare prevenzione, che brilla nell’emergenza e quindi nelle attività di soccorso ma poi comincia a perdersi già nella prima fase post-emergenza. Nei comuni colpiti il 59% del campione ritiene l’Italia incapace di prevenire i disastri con una punta del 60% nelle provincie di Mantova e Rovigo.
Negativa è invece la valutazione della fase post-emergenza, a cominciare dalla ricostruzione, su cui pesano i timori di lungaggini burocratiche, corruzione e speculazione, mentre le aziende direttamente colpite dal sisma pongono sul banco degli accusati gli enti locali e l’industria manifatturiera anche la scarsità di fondi.
Nonostante le evidenti difficoltà, il 59% delle aziende nei comuni colpiti direttamente dal terremoto e il 73% delle aziende danneggiate pensano positivo e ritengono che la ricostruzione potrebbe risultare addirittura una opportunità. Tanto che, nell’arco di cinque anni, perfino il 55% delle imprese danneggiate è convinta che l’economia del territorio tornerà a essere forte come prima del sisma o addirittura più forte (quasi un quarto del totale).
 

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Intercettazioni Bisignani: "Brambilla? una mignotta come a poche. Santoro? gli abbiamo rotto il culo. Feltri? parla male di Berlusconi"




Luigi Bisignani A quanto pare Luigi Bisignani ne aveva veramente per tutti ... leggete cosa trapela dalle nuove intercettazioni legate allo scandalo P4, tra lui e il figlio (Renato, ndr), riguardo al ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla:

Bisignani parla con suo figlio, Renato, che ha passato la giornata all’autodromo per il Gran Premio di Monza. È il 12 settembre 2010. (...) Renato (..) prosegue con il gossip: «La conosci la ministra rossa, quella del turismo?». Bisignani senior: «No, è una stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte». Niente a che vedere con la Gelmini, secondo il figlio: «Invece Stella, devo dire, veramente carina». Il faccendiere concorda: «Mi ha mandato il messaggio prima di te, pensa. Subito me l’ha mandato!».
E leggete invece di cosa discute l'ex direttore Rai Muaro Masi con il solito "Gigi" Bisignani:
Il 14 ottobre del 2010, il direttore generale della Rai è su di giri. Ha buone notizie per il "Principale". "Santoro sta in fuga. I miei brindano. Questo (Michele Santoro, ndr) non va dai giudici. Va all'arbitrato. Abbiamo vinto, Gigi. E' morto". Bisignani bofonchia. Lascia che Masi lo delizi. "Come lo sborrone. Voleva rompere il culo a tutti. Va all'arbitrato. Significa che gli hanno detto che dai giudici prende le botte. Je stamo a spaccà er culo".
Ma a preoccupare non era solo Michele Santoro, c'era anche Milena Gabanelli e il suo 'Report':
Hanno preparato un'inchiesta sull'eolico. Bisignani è preoccupato. Chiede a Masi: "Stasera non c'è qualcuno che fa qualche puttanata a Rete 3, la Gabanelli, in diretta?". L'interlocutore lo rassicura: "Contro l'eolico, stasera. Io ho visto il palinsesto". "Gigi" non si fida: "No, no, no. Magari con queste rivelazioni che escono alle 10 e mezza, Ruffini (direttore di Rete3, ndr) si inventa qualcosa in diretta".
Nelle intercettazioni, per l'ennesima volta viene citata Daniela Santanchè:
«Ti ricordi per caso il nome del prof di storia che faceva lezione a Daniela appena eletta deputata?». I finanzieri ci hanno messo poco a capire che la Daniela dell’sms ricevuto da Bisignani il 6 agosto scorso era l’on. Santanchè. Il sottosegretario Pdl è infatti un personaggio fisso del sistema Bisignani. Per questo torna spesso nelle intercettazioni. Specialmente in quelle con Briatore, amico sia di “Gigi” sia di Daniela. Il 18 agosto, dopo aver definito l’Italia «un paese senza timoniere», Briatore dice: «Guarda io la conosco da 30 anni, lei anche se fa una roba per te, la fa in funzione che te un giorno fai il doppio per lei (…) Quello che mi fa strano è che il presidente l’ha messa lì». Ciò che colpisce gli inquirenti è la capacità “informativa” di Bisignani: «Te la racconto io quella storia lì… E tutto il casino che è stato fatto perché lei andasse lì». La telefonata ha un finale sentimentale, Briatore: «Adesso con Sallusti è ufficiale, la roba». Bisignani sempre informatissimo: «Che poi lì si incazza Feltri come una pantera di sta cosa».
Ma gli "inciuci" della Santanchè vanno ben oltre:
Finché i rapporti si sono rotti, Daniela Santanché viaggia con il vento che "Gigi" le assicura alle spalle. Arrivando a farle suggerire da un amico "l'acquisto delle edizioni locali per il Piemonte, la Lombardia e il Veneto, dei quotidiani "Libero", "Metro", "News" e anche "Epolis", per un fatturato di 10 milioni di euro". "Così - chiosa all'amica - controllerai tutte le linee del nord".
E viene citato anche Vittorio Feltri, che a quanto pare non parla molto bene del suo datore di lavoro:
Con “il Giornale”, Bisignani ha un rapporto altalenante. Nel pieno della campagna su Fini e la casa di Montecarlo, di cui non gradisce la virulenza e teme gli esiti politici, dice: «Ne abbiamo due o tre da zittire». E il 9 agosto 2010, del “Giornale” e del suo direttore in quei giorni, Vittorio Feltri (tornerà a “Libero” due mesi dopo), discute con Enrico Cisnetto, editorialista del quotidiano. «Lui ha in testa di candidarsi in politica appena Berlusconi schioda», dice Cisnetto. «Secondo me – aggiunge – alcuni passaggi che lui (Feltri ndr.) fa sono pienamente finalizzati a creare problemi a Berlusconi, perché poi, quando si è messo a tavola a parlare di Berlusconi, ne parlava talmente male… Se avessi avuto un registratore, mandavo la cassetta al Cavaliere. Sarebbe svenuto. Cosa non ha detto».

ricordo che articoli come questo mi venivano sistematicamente cassati come fossero opera mia ;)
 

tontolina

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Elezioni 2013: la Rete ai tempi di... Berlusconi

Elezioni 2013, le scemenze di Silvio dagli show della Zanicchi invadono blog, Twitter e Facebook. Che fare? Tra le altre idee, eccone una geniale del PD.


Leggo con interesse il racconto de L'Espresso sul "documento segreto" che dovrebbe delineare le strategie berlusconiane per le prossime elezioni. (foto:mia)
Si è già capito che il cavallo di battaglia sarà il sentimento "anti-euro", che per le casalinghe di Voghera (suo elettorato di riferimento) è da tempo il responsabile di tutti i mali. Berlusconi farà una delle sue promesse da quoziente intellettivo under 70: "Il caffé tornerà magicamente a costare 600 lire come prima!", qualche incorreggibile Forrest Gump ci crederà e assicurerà un po' di voti. Non abbastanza, però: e qui arriva la mossa numero due.




Premesso che non credo che Renzi farà il voltagabbana, non certo per coerenza dell'individuo (è già abbastanza di destra così com'è), ma per non sputtanarsi definitivamente, mi preoccupa invece lo spostamento di attenzione dalla TV alla Rete.
Dice il documento, come riportato dal periodico:
"Un movimento leggero, solo nazionale, senza apparati regionali, costi bassissimi, senza finanziamento pubblico e, svolta epocale per Sua Emittenza, con la Rete al posto della tv."

Visto che un qualsiasi partito di Silvio non ha certo bisogno di risparmiare soldini per mantenersi, è facile immaginare che una montagna di milioni sarà dirottata dall'apparato verso il Web.

Conoscendo i metodi da persuasore occulto che il soggetto pratica (con successo, purtroppo) da almeno trent'anni, e considerando che avrà già imparato a memoria ogni sillaba abbia mai scritto o pronunciato Casaleggio, riuscite da voi a capire cosa succederà: l'arruolamento in massa di centinaia di precari "influencer" che appesteranno la Rete intera, con lo scopo di dirottare i naviganti verso le decine di siti, Twitter, Facebook, blog inaugurati dal nuovo corso internettiano del Cavaliere.
Siti realizzati peraltro col consueto stile: illeggibili, pieni di flash, incompatibili con la metà dei sistemi operativi in circolazione, costosi come un film hollywoodiano; social network con linguaggio da terza elementare Publitalia anni '80, che verranno poi perculati per mesi su tutti i blog d'Italia.
Occorrerà attrezzarsi per parare il colpo, alzare i muri anti troll prima di venire affogati dall'idiozia dilagante, ignorando al contempo i pensosi editoriali che ci infliggeranno il Corriere e Repubblica per analizzare politicamente ogni cretinissimo twit scritto dal precario di turno al desk di Silvio.

Una prospettiva sconfortante.



Per fortuna ci viene in soccorso il più acerrimo avversario del Cavaliere, ovvero l'eroico PD. Che attraverso un'illustre esponente, Rosy Bindi, rassicura più o meno così: "La scena è dominata dal conflitto di interessi di un imprenditore di Internet, Casaleggio, che controllando la rete prende i voti. Dunque è urgente fare qualcosa per rimettere sotto controllo la rete e garantire il pluralismo dell'informazione online."
Ci sentiremo molto più sereni, col pericoloso persuasore reso inoffensivo e la Rete finalmente sotto stretto controllo.
LINK UTILI
La Rosa Tricolore, Silvio al Quirinale e Renzi premier. Sarà vero?
Ore 12: Berlusconi suona il... piffero
Berlusconi liste civiche: cani e gatti, Sgarbi, Santanché
 

tontolina

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la Privacy per consultare i nostri conti correnti non esiste però diventa elemento insormontabile per costringere i farabutti a fare il loro dovere..
che ci sia conflitto di interessi e che il garante della privacy sia un po' assenteista pure lui e non voglia essere scoperto
a lui basta intascar uno stipendio da favola senza fare un cas.so?

da Badge antifannulloni: invenzione italiana, vietata in Italia - Video Repubblica - la Repubblica.it
9 agosto 2012 Badge antifannulloni: invenzione italiana, vietata in Italia

Un ospedale di New York, la municipalizzata dell’acqua di Valencia e la sede del demanio di città del Messico hanno risolto il problema dei fannulloni. Grazie alla tecnologia italiana. Hanno adottato un badge biometrico: all’interno della tessera sono memorizzate anche le impronte digitali del dipendente. Risolto il problema degli scambi di tesserino e delle strisciate multiple. L’azienda che ha esportato la tecnologia è la Zucchetti di Lodi: ha conquistato Stati Uniti, Spagna e Messico, ma non l’Italia. “Da noi – spiega Stefano Ottaviani, responsabile dei sistemi di sicurezza della società – il tesserino biometrico non può essere adottato dalle aziende perché secondo il Garante violerebbe la privacy. Al punto che neppure alla Zucchetti possiamo usarlo”.
Servizio di Francesco Gilioli
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allora o legge sulla privacy è così importante oppure non lo è

PER TUTTI
anche per il Le intercettazioni telefoniche del Presidente
 

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