ILVA di Taranto CHIUDE : ringraziamo il Movimento 5 Stelle per la sua incapacità

Discussione in 'Macroeconomia - Politiche economiche' iniziata da tontolina, 6 Novembre 2019.

    6 Novembre 2019
  1. tontolina

    tontolina New Member

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    Ex Ilva,
    Sapelli ad Affari:"La soluzione? Modello not for profit o Cdp tedesca"

    di Andrea Deugeni
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    "Come si esce dalla crisi dell'ex Ilva? Serve un intervento pubblico nell’economia”.
    Lo spiega ad Affaritaliani.it lo storico dell'economia Giulio Sapelli, intervistato sulla difficile situazione dello stabilimento dell'acciaio di Taranto che dà lavoro a 8.200 operai che salgono a oltre 15 mila con l'indotto e da cui il gruppo franco-indiano ArcelorMittal ha appena annunciato il disimpegno. "Bisogna cambiare lo statuto di Cdp e farla agire sulla falsariga della Kbw tedesca o utilizzare il modello ‘not for profit’ facendo della fabrica un common good, un bene comune".

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    Il Ceo di ArcelorMittal Lakshmi Mittal

    L'Intervista

    In fumo 4,2 miliardi di investimento complessivi, a rischio oltre 15 mila lavoratori e l’Italia che potrebbe dire addio alla produzione dell’acciaio. Dopo il disimpegno di ArcelorMittal, come si esce dalla crisi dell’ex-Ilva?
    “Se ne esce comprendendo che ormai siamo arrivati nel ciclo Giustino Fortunato (politico e storico italiano, fra i più importanti rappresentanti del Meridionalismo, ndr) che identificava il Sud come uno ‘sfasciume pendulo’. Ci sono tante cose da riformare”.

    Quali?
    “In primis, la magistratura, insegnandole cos’è la corporate law e la responsabilità giuridica delle corporation che si è tradotta in Italiano nella legge 231. La magistratura ha chiuso un altoforno e prima ancora ha sequestrato la proprietà a una famiglia, i Riva.
    Poi, bisogna riformare la politica: i politici avevano indetto una gara per aggiudicare l’Ilva e l’unico che era in possesso di una tecnologia per limitare i danni all’ambiente era Arvedi, gruppo che produceva acciai piani ad ossigeno. Però, l'Ilva è stata assegnato ad ArcelorMittal che questa tecnologia non la usa. All'aggiudicazione, poi, è seguito un balletto sull’immunità penale che ha stufato gli indiani”.

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    E quindi, cosa si può fare ora?
    L’Italia è arrivata a un punto in cui, dopo la guerra commerciale che ci stanno muovendo Francia, che vuole le nostre banche e assicurazioni e Germania, che punta invece alla nostra industria, non sarà più l'oggetto dei desideri di alcuno. Fra il caso dell’ex Ilva e la crisi della Banca Popolare di Bari che non riesce a trovare una soluzione alla propria crisi, siamo entrati in una situazione di ‘sfasciume pendulo’, in cui il governo fa danni.
    Siamo una nazione che ha i migliori imprenditori e operai specializzati del mondo, i giovani più intelligenti del globo ma allo stesso tempo ha un’amministrazione pubblica che è stata distrutta dalla legge Bassanini e dall’articolo V. L’Ilva? E’ il ritratto dell’Italia".
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    Restiamo con le mani in mano?
    "Se ArcelorMittal se ne va, bisognerà trovare una non facile alternativa. Bisogna farlo, perché il 70% dell’acciaio che viene fornito alle piccole e medie imprese delle industrie metallurgiche e meccaniche italiane arriva da Taranto”.

    Facciamo intervenire lo Stato?
    “Certo, ma la nazionalizzazione non va bene. Serve un intervento pubblico nell’economia”.

    In che modo?
    “Si crea una società di scopo, si cambia lo statuto della Cassa depositi e prestiti per consentire al gruppo di agire sulla falsariga della Kwb (la Cdp tedesca, ndr) e si fanno investimenti di lungo periodo, con lo Stato che coordina il rilancio. Questa è una soluzione. Io, però, sono a favore del modello ‘not for profit’ che bisognerebbe introdurre anche per la gestione di tutte le autostrade”.

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    E cioè?
    “Non privatizzerei l’ex Ilva, ma la trasformerei in un’associazione senza fini di lucro gestita industrialmente dagli amministratori e con un officer. Un'associazione dove tutti gli utili realizzati non vanno agli azionisti, ma destinati agli operai e al miglioramento tecnico. In Germania, la Volkswagen è in parte una fondazione. Non c’è bisogno di nazionalizzare, ma fare in modo che questa grande industria diventi un common good, un bene pubblico”.

    Ex Ilva,Sapelli ad Affari:"La soluzione? Modello not for profit o Cdp tedesca"
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  2. 6 Novembre 2019
  3. marofib

    marofib New Member

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    sai che mangiatoia uscirebbe?!
    l'acciaio non conviene farlo in europa..nemmeno questi indiani che sono del mestiere ci sono riusciti...vuoi darla in mano alla politica?
    vuoi un'altra alitalia?
     
  4. 6 Novembre 2019
  5. tontolina

    tontolina New Member

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  6. 6 Novembre 2019
  7. ROVIGO

    ROVIGO New Member

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    Non si può firmare trattati di RIDUZIONE-INQUINAMENTO se si vuole avere,nel proprio Paese, l’industria dell’acciaio. (leggi fonderie)

    Tant’è che: Trump esce dagli accordi di Parigi firmati da Obama. (limiti inquinamento)

    Evidentemente non intende trasferire le attività inquinanti in ASIA e/o AFRICA dove nessuno……."rompe!"
     
  8. 6 Novembre 2019
  9. ROVIGO

    ROVIGO New Member

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    E' pricolosa per chi ci lavora! (leggi impianti obsoleti)
    E' pericolosa per chi abita nelle vicinanze! (leggi inquinamento)

    I "nostri " politici avevano concesso la "licenza di uccidere"; poi ritirata! Così, proprietari&dirigenti, fanno gl'INDIANI!!!!
     
  10. 6 Novembre 2019
  11. tontolina

    tontolina New Member

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    1) L'Ilva ha 10.700 dipendenti, se si considera l'indotto ben 20.000 famiglie vivono lavorando per quest'azienda. L'Italia importa 12 milioni di tonnellate d'acciaio l'anno, la metà di quanto ne produce. Siamo tra i primi Paesi consumatori pro-capite d'acciaio al mondo. Metteteci pure che viviamo in un territorio tra i più sismici del pianeta, chiedete ad un qualsiasi geologo, ingegnere o geometra di cosa abbiamo bisogno per mettere in sicurezza il nostro patrimonio immobiliare e vi risponderà: <<L'acciaio>>. Quando un settore diventa così importante per l'economia d'una nazione, le sue aziende, almeno le più grandi, vengono nazionalizzate. Infatti, una volta esistevano le industrie <<d'interesse nazionale>>, le chiamavano così ed oggi quest'espressione è scomparsa dal lessico politico. Se un settore è vitale per l'economia d'un Paese, viene sottratto alla logica di mercato, alla concorrenza, non gli viene chiesto di essere competitivo, ma di servire agli obiettivi di politica economica nazionale. A scanso di equivoci, le nazionalizzazioni e la difesa dello Stato imprenditore non caratterizzano i governi di sinistra, le fecero anche de Gaulle e vari governi considerati conservatori o di destra. Per la semplice ragione che l'interesse nazionale non è di sinistra e non è di destra.

    2) Appena finita la guerra, all'ex partigiano Enrico Mattei venne affidato il compito di privatizzare l'Agip oggi Eni, fondata dal fascismo nel 1926. Mattei disse di sì, ma fece il contrario, quell'azienda se la tenne stretta. Sapeva che l'Italia aveva bisogno della presenza pubblica nel settore degli idrocarburi, la politica industriale nazionale, per quanto riguardava il combustibile, non poteva dipendere dai mercati. Poco gli importava che l'Agip fosse eredità del Ventennio, di quel regime che, egli stesso, da partigiano aveva combattuto. Senza la lungimiranza di Mattei non ci sarebbe stato il primo boom economico italiano. Mattei non era comunista o nazionalista, era di scuola cattolica, democristiano tutto d'un pezzo e, in quanto tale, conosceva il precetto evangelico: <<Siate prudenti come serpenti e candidi come le colombe>>, Mt 10,16. Sapeva che con gli squali si deve essere squali, con i serpenti si deve essere serpenti. Con quest'ondata di moralismo che, negli ultimi anni, ha travolto il nostro Paese, se oggi Mattei fosse vivo sarebbe considerato un intrallazzone, nella migliore delle ipotesi un marxista. Invece, era uno statista, conosceva bene la politica e l'economia, soprattutto era ambizioso, guardava lontano, sognava una grande Italia. Ecco perché disse di sì allo smantellamento dell'Agip, ma fece il contrario. Nel 1993, Romano Prodi diventò Presidente dell'Iri, gli affidarono il compito di privatizzare l'industria pubblica italiana, compresa l'Italsider, che comprendeva l'Ilva. Come Mattei, Prodi disse di sì ed il patrimonio pubblico italiano lo vendette davvero. Una delle cause del nostro declino: siamo passati da Enrico Mattei a Romano Prodi.

    3) L'Ilva è in crisi anche perché, scrivono gli esperti, i cinesi producono acciaio scadente, a basso costo, mettendo fuori mercato il nostro, che, a detta di tutti, è d'ottima qualità. Quando Sergio Marchionne portò la Fiat all'estero, Matteo Renzi disse: <<La globalizzazione è una risorsa>>. Un'altra causa del nostro declino: invece di difendere la nostra economia dagli squali, l'abbiamo dato loro in pasto.

    4) In questi giorni, i sindacati italiani esultano per la fusione tra Fca e Renault. Ancora una volta affermano che così Fca è più grande, quindi competitiva, mentre una volta la competitività ce la procuravamo con le svalutazioni monetarie. Ma ai tempi delle svalutazioni, i loro iscritti, i lavoratori, riuscivano a farsi una casa, a mantenere i figli all'università e dopo gli studi costoro trovavano pure un lavoro stabile. I sindacati sull'euro e la globalizzazione ripetono pari pari ciò che dicono gli speculatori. Un'altra causa del nostro declino: una volta avevamo dei veri sindacati.
     
  12. 6 Novembre 2019
  13. tontolina

    tontolina New Member

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    ILVA: un Governo alla frutta, una classe politica al fallimento.


    Non voglio fare delle polemiche inutili, anche perchè 15 mila posti di lavoro, a Taranto, ma anche al Nord (penso a Novi Ligure, ad esempio). Ora una breve storia per chi non fsse aggiornato:

    • nel 2015, tolta l’ILVA ai Riva, viene concessa l’immunità penale ai commissari che , se no, non avrebbero mai accettato l’incarico;
    • nel 2018 , ministro DI Maio al MISE, Mittal vince la gara per l’affitto aziendale e poi acquisto di ILVA, con le norme di scudo penale in atto, in cambio di misure di carattere ambientale che parzialmente sono implementate (copertura depositi minerali);
    • nell’estate 2019 il M5s cambia idea ed ancora nel governo Giallo verde, promotrice la Lezzi, decide di togliere lo scudo penale;
    • la Lega lo fa reintrodurre, ma poi il governo cade…
    • nel governo giallo-fucsia viene data la fiducia, ma nel programma c’è la cancellazione dello scudo penale.
    • il 4 novembreArcelor Mittal comunica la fine del’affitto;
    • tutti i partiti sono ora d’accordo nel reintrodurre lo scudo, tranne un’ala minoritaria del M5s, e Renzi (senza Mandato alcuno) cerca di lavorare ad una cordata CDP – altri (poi smetisce…).
    • il 6 novembre (oggi) inizia il rilascio dell’impianto.
    Il Movimento cinquestelle in tutta questa vicenda ha perseguito una politica confusa, contradditoria.
    Se non voleva lo scudo penale perchè non lo ha cancellato Di Maio direttamente a giugno 2018?

    Perchè lo ha poi tolto nell’estate 2019, salvo ora vedere il partito sempre di Di Maio fare retromarcia ?
    Perchè, il PD, Renzi compreso, ha votato la fiducia sapendo che c’era questo enorme ostacolo in mezzo?
    Sono tutto solo degli ipocriti, sono dei pazzi o sono solo degli improvvisati?

    Adesso, a disastro avvenuto, “Anche Mattarella si interessa“, come se il suo tardivo desideri di informazione potesse compensare l’aver dato il via ad un governo abborracciato e nato solo per tenere occupate delle poltrone.

    In realtà MITTAL è in perdita in tutta Europa, a causa del calo del consumo per la crisi dell’Auto, soprattutto quella tradizionale, e per il generale rallentamento economico, oltre che per i dazi globali:

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    In Europa Mittal perdeva 6 dollari a tonnellata di acciaio prodotto: perchè non fermare gli impianti?
    Quindi Mittal aveva interesse a chiudere un impianto che lavorava a metà della sua capacità produttiva, ma farlo senza un pretesto legale avrebbe dovuto pagare delle penali che adesso, invece può contestare.
    Noi su Scenari lo diciamo da mesi, se non da anni.
    Invece di cercare il cavaliere bianco di turno, la multinazionale a cui chinarsi mentre ci si fa togliere il portafoglio, bisogna iniziare a chiedersi cosa si vuol fare, industrialmente, da grandi.
    Si vuole fare una seria politica industriale?
    In questa l’acciaio è necessario? Quale acciaio?
    Come lo si vuole produrre?
    Perchè il problema è proprio questo: se il settore industriale è necessario bisogna valutare come produrre, quali tecnologia utilizzare, e quindi cercare un partner compatibile.
    Però questo necessita un governo, non un insieme di poltrone occupate abusivamente da incapaci
     
  14. 6 Novembre 2019
  15. big_boom

    big_boom New Member

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    ora nell'inferno delle tasse italico
    Ultima modifica: 6 Novembre 2019
  16. 7 Novembre 2019
  17. ROVIGO

    ROVIGO New Member

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    Si diceva così anche per:


    Piombino; Marghera; Torino; Genova; Bagnoli; Terni
    …..sicuramente ne dimentico qualcuna.

    E tralascio le industrie della Gomma&metalmeccanica .

    ….é sempre “colpa degl’altri”.

    Le cose sono più semplici e meno “divertenti” :

    nei “posti-di-lavoro” ,pubblici o simil-pubblici, bisogna LAVORARE e non utilizzarlo per avere uno posto/stipendio-sicuro mentre faccio i ….. MIEI!

    Quando una qualsivoglia attività lavorativa è in perdita "perpetua" LICENZI e CHIUDI; a maggior ragione se a "carico di tutti" o diventa l’eldorado dei menefreghisti:
    ALITALIA DOCET!!!!
     
  18. 7 Novembre 2019
  19. tontolina

    tontolina New Member

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    Chimica, acciaio, elettrodomestici: così l’Italia ha perso la sua industria
    03 Novembre 2019
    Negli ultimi 25 anni sono spariti 700 mila posti di lavoro per la mancanza di una politica per lo sviluppo delle imprese.
    E ora si temono gli effetti delle nozze Fca-Psae l'affare ILVA
    di LUCA PIANA


    Stiamo osservando quello che accade, è un'operazione di mercato". Mercoledì scorso, quando il progetto di matrimonio tra Fiat-Chrysler e Peugeot era già sui quotidiani, è stata questa la prima reazione del ministro dell'Economia, Stefano Patuanelli. Più tardi il ministro ha provato a dire che il governo chiederà "continuità sulla produzione in Italia" da parte del gruppo che nascerà, se le due case troveranno l...
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