Il caso Argentina: incubo default e economia in frenata (1 Viewer)

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
ma come si fa a criticare l'Argentina, noi italiani che non siamo falliti soltanto perche' alle banche che controllano i derivati non va bene un default in europa!
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il default dell'Italia, della Grecia e degli Usa quelli si hanno tutte le scuse e possono anche sopprimere nelle rivolte le popolazioni per autocerebrarsi poi con riviste (times) e nobel della pace e uomini dell'anno conferiti a banchieri!
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una signora con borsettina firmata (FMI) che rappresenta gli interessi dei ricchi e potenti pensa di piegare una nazione con dei numeri. E' come cercare di cambiare le leggi della fisica imponendo ai protoni di girare intorno agli elettroni perche' i derivati delle banche lo impongono!
 

tontolina

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DISASTRO ARGENTINA: Macrì perde alle primarie, crollo della borsa, esplosione dei CDS

ci si aspetta l’ennesimo default del debito in dollari, anche perchè non si può chiedere di proseguire con le politiche di austerità di FMI e Macrì che, per ora, non hanno dato nessun risultato, se non un aumento dei prezzi, della disoccupazione e del debito pubblico.

DISASTRO ARGENTINA: Macrì perde alle primarie, crollo della borsa, esplosione dei CDS
 

OIBISONAICUL

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DISASTRO ARGENTINA: Macrì perde alle primarie, crollo della borsa, esplosione dei CDS

ci si aspetta l’ennesimo default del debito in dollari, anche perchè non si può chiedere di proseguire con le politiche di austerità di FMI e Macrì che, per ora, non hanno dato nessun risultato, se non un aumento dei prezzi, della disoccupazione e del debito pubblico.

DISASTRO ARGENTINA: Macrì perde alle primarie, crollo della borsa, esplosione dei CDS
si concordo nel senso che le misure neoliberiste che Macrì ha concordato con il FMI fanno la piaga più puteolenta.
Ma sull'argentina va fatta una riflessione di fondo che riguarda il keynesismo che è stata la guida dei precedenti governi in Argentina e che proprio essa ha generato quel livello di inflazione interna che ha portato a Macrì e al centrodestra liberista.
Il keyensismo è sicuramente,da un punto di vista scientifico la miglior ricetta economica in caso di recessioni ma non è una ricetta automatica per cui una volta attuata il paese volge al meglio.
Bisogna vedere infatti che tipo di spesa pubblica si è messa in pista e se questa è solo assistenzialismo o cattivi investimenti pubblici più di supporto ai grandi interessi privati del capitale nostrano che altro,e in questi casi l'effetto inflazione non tarda ad arrivare inesorabilmente.
E difatti l'orizzonte del futuro conflitto in economia,e dapertutto,non sarà se keynesismo o non keynesismo ma quale keynesismo.
 
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tontolina

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Crisi Argentina colpisce anche l’Italia: le società coivolte
Mercato azionario59 minuti fa (13.08.2019 10:37) Reuters.
Di Mauro Speranza

Investing.com - Mattinata caratterizzata dalla vendite a Piazza Affari dove il Ftse Mibperde lo 0,80%, tra le peggiori in Europa.

Proseguono le incertezze collegate alla crisi in Argentina, dove ieri l’indice principale Merval ha ceduto il 38% e il peso argentino è crollato nei confronti del dollari.
Il crollo era arrivato dopo la sconfitta alle primarie di Mauricio Macri, presidente argentino dal 2015 quando aveva battuto il peronismo e il suo predecessore Cristina Fernandez de Kirchner.

Macri paga il prezzo delle promesse elettorali deluse e di una crisi che prosegue dopo che il Paese aveva sfiorato il default accedendo per un soffio agli aiuti del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Le scelte di Macri avevano portato ad una continua svalutazione del peso, alla frenata dei consumi e degli investimenti, a cui si aggiunge un’inflazione al 50%, rendendo molto difficile il rispetto dei target di pareggio del bilancio 2019.

“Il rischio di un peso argentino a quota 80 contro dollaro entro Natale, è tutt’altro che remoto”, spiega l’analista Enzo Farulla al Sole 24 Ore. “Il debito pubblico, attorno all’80% del Pil, non è a livelli allarmanti e i titoli di debito in valuta straniera prevedono scadenze lontane, nel 2033 e 2038. Non vi sono perciò timori per un default analogo a quello del 2001, quando l’esposizione debitoria fu di dimensioni ragguardevoli”, conclude l’esperto.

“Il vero timore è rappresentato dalla possibilità che il nuovo governo peronista, versione locale dei sovranisti, possa chiedere di rinegoziare l’accordo con l’FMI”, aggiunge Yerlan Syzdykov, global head dei Mercati emergenti presso Amundi Asset Management, “ricominciando un giro di tango che gli investitori conoscono fin troppo bene e di cui farebbero volentieri a meno”.

La grave crisi nel paese continua a influenzare i mercati, compreso quello italiano.
Tra i titoli più esposti troviamo Tenaris (MI:TENR) che oggi cede oltre l’1%, dopo la chiusura a -3,29% arrivata ieri nel mezzo della crisi. L’azienda produttrice di tubi per il mercato petrolifero vanta una presenza storica nel paese sudamericano e possiede in Argentina un quinto della sua capacità produttiva.
Male anche Saipem (MI:SPMI) che aggiunge un 1% alle perdite di ieri (-2,44%). Oltre alle ripercussioni generali sul mercato petrolifero argentino, il gruppo ha ottenuto diversi contratti nell’area a partire dal 2018.
Tra gli altri titoli esposti in Argentiamo troviamo Pirelli (MI:PIRC), oggi in flessione dell’1,56% dopo il -0,93% di ieri, CNH Industrial (MI:CNHI) che perde il 2% in due giorni, Salini Impregilo (MI:SALI) che dopo il -4,40% della giornata di ieri, cede un altro 1% e Fincantieri (MI:FCT) con un -5% da ieri.
 

OIBISONAICUL

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Crisi Argentina colpisce anche l’Italia: le società coivolte
Mercato azionario59 minuti fa (13.08.2019 10:37) Reuters.
Di Mauro Speranza

Investing.com - Mattinata caratterizzata dalla vendite a Piazza Affari dove il Ftse Mibperde lo 0,80%, tra le peggiori in Europa.

Proseguono le incertezze collegate alla crisi in Argentina, dove ieri l’indice principale Merval ha ceduto il 38% e il peso argentino è crollato nei confronti del dollari.
Il crollo era arrivato dopo la sconfitta alle primarie di Mauricio Macri, presidente argentino dal 2015 quando aveva battuto il peronismo e il suo predecessore Cristina Fernandez de Kirchner.

Macri paga il prezzo delle promesse elettorali deluse e di una crisi che prosegue dopo che il Paese aveva sfiorato il default accedendo per un soffio agli aiuti del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Le scelte di Macri avevano portato ad una continua svalutazione del peso, alla frenata dei consumi e degli investimenti, a cui si aggiunge un’inflazione al 50%, rendendo molto difficile il rispetto dei target di pareggio del bilancio 2019.

“Il rischio di un peso argentino a quota 80 contro dollaro entro Natale, è tutt’altro che remoto”, spiega l’analista Enzo Farulla al Sole 24 Ore. “Il debito pubblico, attorno all’80% del Pil, non è a livelli allarmanti e i titoli di debito in valuta straniera prevedono scadenze lontane, nel 2033 e 2038. Non vi sono perciò timori per un default analogo a quello del 2001, quando l’esposizione debitoria fu di dimensioni ragguardevoli”, conclude l’esperto.

“Il vero timore è rappresentato dalla possibilità che il nuovo governo peronista, versione locale dei sovranisti, possa chiedere di rinegoziare l’accordo con l’FMI”, aggiunge Yerlan Syzdykov, global head dei Mercati emergenti presso Amundi Asset Management, “ricominciando un giro di tango che gli investitori conoscono fin troppo bene e di cui farebbero volentieri a meno”.

La grave crisi nel paese continua a influenzare i mercati, compreso quello italiano.
Tra i titoli più esposti troviamo Tenaris (MI:TENR) che oggi cede oltre l’1%, dopo la chiusura a -3,29% arrivata ieri nel mezzo della crisi. L’azienda produttrice di tubi per il mercato petrolifero vanta una presenza storica nel paese sudamericano e possiede in Argentina un quinto della sua capacità produttiva.
Male anche Saipem (MI:SPMI) che aggiunge un 1% alle perdite di ieri (-2,44%). Oltre alle ripercussioni generali sul mercato petrolifero argentino, il gruppo ha ottenuto diversi contratti nell’area a partire dal 2018.
Tra gli altri titoli esposti in Argentiamo troviamo Pirelli (MI:PIRC), oggi in flessione dell’1,56% dopo il -0,93% di ieri, CNH Industrial (MI:CNHI) che perde il 2% in due giorni, Salini Impregilo (MI:SALI) che dopo il -4,40% della giornata di ieri, cede un altro 1% e Fincantieri (MI:FCT) con un -5% da ieri.

La verità è che oramai alle ricette neoliberiste non crede più nessuno nemmeno i mercati finanziari,e in questo caso per i mercati vale pure una doppia preoccupazione:
la debolezza delle ricette neoliberiste,che è il nuovo orizzonte del capitalismo internazionale, e il ritorno elettorale al populismo peronista che è sempre un pericolo dietro l'angolo ma solo per il sudamerica.
 

tontolina

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La verità è che oramai alle ricette neoliberiste non crede più nessuno nemmeno i mercati finanziari,e in questo caso per i mercati vale pure una doppia preoccupazione:
la debolezza delle ricette neoliberiste,che è il nuovo orizzonte del capitalismo internazionale, e il ritorno elettorale al populismo peronista che è sempre un pericolo dietro l'angolo ma solo per il sudamerica.

Argentina, “la sconfitta di Macri figlia delle logiche fallimentari del Fmi”

14 Agosto 2019, di Alberto Battaglia
Argentina, "la sconfitta di Macri figlia delle logiche fallimentari del Fmi" | WSI

La sconfitta del presidente argentino Mauricio Macri alle primarie, in vista delle prossime elezioni del 27 ottobre, è stata in gran parte attribuita alla durezza delle politiche economiche dell’ultimo anno. L’austerità è stata ancora una volta, la contropartita necessaria affinché il Fondo Monetario Internazionale accordasse all’Argentina un prestito da 57 miliardi di dollari – il più grande mai erogato dal Fondo. Prima di questo passo, compiuto lo scorso anno, la presidenza Macri aveva avviato una pericolosa tendenza all’indebitamento (aumentato di 30 punti sul Pil solo fra 2017 e 2018) unita ad una maggiore libertà del tasso di cambio, che ha consentito una svalutazione immediata del 30% nel dicembre 2015 e poi proseguita negli anni successivi.
Da quando Macri è entrato in carica il peso argentino ha ceduto oltre l’80% del suo valore. Questo, peraltro, non ha consentito grandi miglioramenti al saldo delle partite correnti argentine fra 2015 e 2018 – e solo nel corso dello scorso anno le cose sono migliorate su questo versante grazie a una durissima dieta di austerità. Nel frattempo, però, il Pil è crollato, con quattro trimestri consecutivi a segno meno (l’ultimo, il primo quarto del 2019, è stato archiviato con un -5,8%).

Secondo Jayati Ghosh, professoressa di economia presso Jawaharlal Nehru University a New Delhi, questo tracollo è un parente stretto di quello visto in Grecia, dopo gli aiuti internazionali che non hanno consentito un vero e proprio default. Gli errori commessi dal Fmi in Grecia sono stati apertamente riconosciuti nel 2013. Ma, secondo quanto scrive Ghosh in un commento pubblicato su Project Syndacate, poco è cambiato nell’atteggiamento del Fmi rispetto ai suoi interventi finanziari sulle economie in crisi.



“In cambio della liquidità del Fmi, l’Argentina ha dovuto attuare enormi tagli, al fine di riequilibrare il suo bilancio primario nel 2019 e ridurre significativamente il suo deficit con l’estero. Macri ha accettato – e l’economia è costantemente peggiorata”, afferma la professoressa, “oggi, l’inflazione sta superando il 55%, il tasso di povertà ha superato il 30% e la produzione e l’occupazione si stanno riducendo. L’Argentina non si avvicina in alcun modo agli obiettivi del Fmi sugli investimenti e sulla crescita del Pil, che sono già stati rivisti due volte. Ulteriori revisioni al ribasso stanno arrivando senza dubbio”.

Uno dei principi di fondo a sostegno della cosiddetta austerità espansiva è che la prudenza nel bilancio pubblico e le privatizzazioni conducano a un brusco aumento degli investimenti esteri verso il Paese in difficoltà, con la possibilità di far ripartire la crescita. “Un’economia in rovina, dovrebbe essere chiaro, non è attraente per il capitale privato”, argomenta Ghosh, citando un ulteriore piano di aiuti Fmi che sarebbe destinato al peggio, quello approvato lo scorso marzo per l’Ecuador. In attesa del ritorno degli investitori esteri, l’Argentina, come prima ancora era toccato alla Grecia, subisce le conseguenze sociali della crisi economica. Lo scenario, adesso, è che peronismo di sinistra possa ritornare al potere diminuendoo ulteriormente l’attrattività del Paese per i capitali esteri.


“Come può l’Fmi giustificare un approccio [verso i prestiti internazionali] con esperienze storiche così scarse?” si interroga l’accademica indiana, “una spiegazione potrebbe essere la mancanza di responsabilità che permea la burocrazia dell’istituzione, fino ai vertici”.
 

newport

eternoritorno
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Dice Enzo Farulla, analista, già Raymond James, esperto di mercati latinoamericani, al Sole 24 Ore: “Il rischio di un peso argentino a quota 80 contro dollaro entro Natale, è tutt’altro che remoto. Il debito pubblico, attorno all’80% del Pil, non è a livelli allarmanti e i titoli di debito in valuta straniera prevedono scadenze lontane, nel 2033 e 2038. Non vi sono perciò timori per un default analogo a quello del 2001, quando l’esposizione debitoria fu di dimensioni ragguardevoli».

(startmag 13/8/2019)
 

OIBISONAICUL

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a conclusione dell'art. riportato c'è scritto:
Uno dei principi di fondo a sostegno della cosiddetta austerità espansiva è che la prudenza nel bilancio pubblico e le privatizzazioni conducano a un brusco aumento degli investimenti esteri verso il Paese in difficoltà, con la possibilità di far ripartire la crescita.

Il problema per un paese che ricorre sistematicamente agli investimenti esteri è che i proventi da capitali di rischio sono assai più remunerativi dei rendimenti dei titoli pubblici.
In buona sostanza l'ingresso dei capitali esteri in un paese rappresenta per chi vi ricorre un sollievo immediato a cui segue però nel medio lungo un aggravamento della situazione debitoria con l'estero, cioè è un forma di indebitamento più onerosa per la bilancia dei pagamenti che se si richiedesse in proprio all'estero dei soldi con titoli pubblici.

E poi c'è da chiedersi "perchè", perchè dei capitali esteri troverebbero ingresso in paesi poveri bisognosi di rilancio trovandosi sotto le tutele di qualche grande organismo internazionale tipo il FMI.
Perchè molte società transnazionali giocano sulla povertà diffusa per realizzare delocalizzazioni profittevoli di attività a basso valore aggiunto.
Che succede con le attività a basso valore aggiunto ?
che ci si mette a produrre bene strumentali di basso profilo di una più complessa filiera che incidono assai poco sul disavanzo con l'estero,richiedono nel contempo un costo del lavoro assai basso,"e che resti tale",e sono facilmente spostabili ai primi sussulti sindacali,lasciando però profonde scie di disagio e di sconvolgimenti sociali.

Da quanto detto sopra e che vale pure per noi pari pari,per molti ns casi,si capisce bene che non saranno certo i capitali esteri come conseguenza di una suicida austerità a salvare l'argentina.
L'argentina si salva solo se il ricorso alla ricetta tradizionale keynesiana viene fatto utilizzando una spesa pubblica più sana,cioè più informata a criteri di efficenza e miglioramento produttivo del paese.
Insomma l'Argentina si salverà,se si salverà, solo se saprà guardare dentro alla ricetta keynesiana e non solamente se l'adotterà,con un classe dirigente tutt'intenta a farne un bandiera per manovre elettoralistiche
e di consenso. Lo so che è un pò un'analisi stucchevole,che sembra avere dell'ovvio ma purtroppo l'Argentina viene già nel passato da sistematici ricorsi a politiche di spesa pubblica e di intervento statale,che però non hanno risolto il problema,anche se al contrario in altri parti del mondo la cosa ha funzionato,per cui forse la natura del problema è da cercare in altri ambiti che non siano specificatamente quelli economici.
 

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