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ConteRosso

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ma non poteva mancare l'unico , il grande l'immenso
la luce del forum, colui che tutto sa e tutto tace
la guida il guru , il colto e l'inclita
Ignatius I
 

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Ignatius

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ma non poteva mancare l'unico , il grande l'immenso
la luce del forum, colui che tutto sa e tutto tace
la guida il guru , il colto e l'inclita
Ingatius I
Prot. :prr:



Comunque sia, guglando a qazzo ho trovato un post sul "mio" Ignatius, ovvero colui che ispira il mio augusto nickname, e che compare in uno dei 6 (sei) libri che io ho letto.
Due volte, se ben ricordo. :mumble:


John Kennedy Toole è uno di quegli sfortunati autori di culto per il quale le parole spese non sono mai sufficienti.
Non farò quindi nessun preambolo biografico: la storia di quest'uomo potete cercarla (facilmente) da voi e trarre le relative conclusioni.
Dirò soltanto questo: se “Opinioni di un clown” di H. Boll è stato uno dei libri di maggior successo negli anni sessanta per la sua feroce critica al conformismo della società dell'epoca, forse qualche domanda dovremmo porcela.
Il clown di Boll è in realtà un piagnucoloso artista che altro non fa se non lamentarsi degli altri e, appunto, del loro (presunto) conformismo, un egocentrico personaggio orgoglioso e, a conti fatti, non meno conformista rispetto a ciò che continuamente attacca con ferocia e, va detto, anche con stile.
A me non sorprende il successo di questo libro in un periodo di sedicenti “rivoluzionari”, ma devo ammettere e constatare ancora una volta come il contenuto sia realmente debole.
Detto ciò, fa rabbia comprendere come “Una banda di idioti”, ignorato per lunghi anni, salvo poi correre ai ripari con un postumo premio Nobel, sia dotato di una forza dissacrante che il suddetto clown non riesce nemmeno a immaginarsi, chiuso com’ è nel suo egocentrico e patetico personaggio.
"Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui."
Queste parole, prese a prestito dalla quarta di copertina del libro di Toole, sintetizzano alla perfezione il contenuto del romanzo: se riuscite a pensare ad un John Belushi (più grasso) esperto in teologia e filosofia medievale, che fra rutti e flatulenze si vede costretto a vivere in una società totalmente priva di logica e buon senso, beh, ancora non siete vicini all'essenza di Ignatius, il protagonista.
Immerso in una New Orleans che meglio non potrebbe rappresentare l'America di quegli anni, fra zelanti poliziotti e sarcastici negri sfruttati, una madre ansiosa portata al martirio e all'autocommiserazione, improbabili industriali e una pletora di personaggi epici e surreali, Ignatius scrive una sorta di diario dell'assurdo mentre tenta con la forza della logica di trovare un senso all'epoca ottenebrata in cui vive. Ignatius è un borderline totale, la cui unica “amica” è una hippie ninfomane sempre a caccia di nuovi ideali e forme di rivolta.
Ma mentre ci si immerge in questo mondo stralunato diventa sempre più chiaro, pagina dopo pagina, come in realtà le contraddizioni del buon Ignatius siano nulla al confronto della mediocre meschinità che lo circonda.
Si ride, si, fino alle lacrime, ma a quel punto non si capisce bene se il riso si è trasformato in pianto, in commozione per questo grande, immenso omaccione con il berretto verde da cacciatore e la sciarpa, che vorremmo salvare e farcelo amico.
Perché è impossibile non amare Ignatius, proprio perché lui non fa nulla per essere amato se non, semplicemente, essere sé stesso: onanista convinto, sporco, cattivo con la madre, improduttivo.
E l'America non è poi tanto meglio: razzista, drogata di televisione e cibo spazzatura, mediocre e pronta alla venerazione di squallidi personaggi mediatici.
La differenza sostanziale sta tutta nell'approccio: Ignatius non è ipocrita e si mostra candidamente per quello che è, con la sola forza della sua cultura enciclopedica.
E i poveri esseri che si agitano, deboli e miserabili, sul palcoscenico di questa New Orleans trasfigurata, sono quelle figure universali che sempre troviamo in ogni angolo del mondo, lì a combattere per una vita migliore, per un po’ di rispetto, per il pane.
Il messaggio di Toole, forte e chiaro, ci colpisce dritto in piena faccia: senza condivisione, senza diritti per tutti, senza giustizia e senza lavoro, non può esserci futuro. E senza prospettive non possono esistere né la felicità né la pace.
Di nuovo dalla quarta di copertina: cento pagine per immergersi, pian piano, nel mondo di questo libro, e tutte le seguenti per sperare di non uscirne più.
Immaginatevi un capolavoro, e poi leggetelo.
Questo libro è un capolavoro.
 

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