governo Renzi con ministra di Forza Italia (1 Viewer)

tontolina

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Guidi, prima grana per Renzi: quella cena a casa di Berlusconi e l'azienda in affari con lo Stato

Lei lascia l'impresa. La Ducati Energia ha commesse con Poste, Fs, Enel. Fassina: "Il problema è molto evidente". Il Cavaliere: ho anche io un ministro
di ROBERTO MANIA


Federica Guidi con Berlusconi
ROMA
Lunedì scorso a cena ad Arcore da Berlusconi, forse per parlare anche di una sua possibile candidatura con Forza Italia alle prossime europee. Ieri il Cavaliere che pare abbia detto ai suoi: "Abbiamo un ministro pur stando all'opposizione". Su Federica Guidi, neo ministro dello Sviluppo Economico con delega anche alle Comunicazioni, tv comprese, è già bufera. Perché c'è pure un potenziale conflitto di interessi per via delle commesse dell'azienda di famiglia, la Ducati Energia, con Enel, Poste, Ferrovie. Un ginepraio. Dalle imprevedibili conseguenze politiche.

Ma andiamo con ordine. "Donna, imprenditrice, quarantenne, famosa": questo era l'identikit tracciato da Matteo Renzi, tra giovedì notte e venerdì, per il ministro dello Sviluppo Economico. Casella chiave per provare a far ripartire la produzione e il lavoro. E donna, imprenditrice, quarantenne e famosa, appunto, è stata: in Via Veneto, nel ministero che fu anche delle Corporazioni, è arrivata Federica Guidi, figlia di imprenditore, che ha battuto al fotofinish Marcella Panucci, direttore generale della Confindustria.

E forse per la fretta, forse per qualche sottovalutazione, forse per tutte e due le cose messe insieme, Federica Guidi ora rischia di portare con sé, nel suo ufficio al primo piano dell'austero palazzo disegnato da Piacentini e Vaccaro, una notevole dose di potenziali conflitti di interesse. Perché la Ducati Energia in quel di Bologna, con fatturato in crescita negli ultimi anni (oltre i 110 milioni) e una sempre più marcata spinta alla delocalizzazione nell'est Europa (Croazia e Romania), nell'estremo Oriente (India) e in America Latina (Argentina) lavora (tanto) di commesse pubbliche, nazionali ed estere. Con un rapporto strettissimo, dunque, con la Pubblica amministrazione.

E non è affatto un caso che ieri il primo atto del neo ministro Guidi, dopo il giuramento al Quirinale, sia stato proprio quello di dimettersi da tutte le cariche operative (era vicepresidente con la delega sugli acquisti) della Ducati Energia e dal consiglio del Fondo italiano d'investimento.
Un passo inevitabile, ma una conferma dei possibili conflitti.
L'ultima parola spetterà comunque all'Antitrust, l'autorità di garanzia alla quale la legge Frattini ha attribuito il potere di giudicare la posizione dei membri del governo.
Dice Stefano Fassina, ex vice ministro dell'Economia, esponente della minoranza del Pd: "Il potenziale conflitto di interessi è del tutto evidente. Ma oltre a questo mi preoccupa la visione del ministro sulla politica industriale, la sua idea di rilanciare il nucleare, la sua contrarietà al ruolo dello Stato nell'economia. Penso che ci sarebbe bisogno di un ministro dello Sviluppo con un orientamento molto diverso".

La decisione di ieri della Guidi riduce solo di poco dunque il pericolo dei conflitti per l'ex vicepresidente della Ducati Energia, ora super ministro con responsabilità sulle politiche industriale, su quelle energetiche, sulla gestione delle tante (sono 160 le vertenze sul tavolo) crisi aziendali, e sul politicamente sensibile settore delle comunicazioni dove si addensano gli interessi dell'ex senatore Berlusconi.

E qui risiede anche il "caso Guidi" sul versante politico. Tra Guidalberto Guidi, ex falco confindustriale, e Berlusconi c'è un'antica consuetudine. Anche lui era alla cena di Arcore di lunedì. La figlia Federica ha sempre espresso posizioni vicino alla destra berlusconiana. È stata euroscettica, iperliberista fino al punto di proporre l'abolizione del contratto nazionale di lavoro sostituendolo con i contratti individuali. Il Cavaliere ha provato più volte a candidarla nelle sue liste. Pensò addirittura a un futuro da vice di Forza Italia per la giovane industriale. Che ora, però, è al governo mentre Berlusconi è all'opposizione.

E i problemi nascono dalle competenze che ha il dicastero dello Sviluppo. L'azienda dei Guidi, infatti, opera in tutti i settori controllati dal ministero: energia elettrica, eolico, meccanica di precisione, elettronica. Fornisce i suoi prodotti, oltreché a diversi enti locali e alle rispettive municipalizzate, ai grandi gruppi pubblici di cui lo Stato è ancora azionista di maggioranza o di riferimento, attraverso il ministero del Tesoro: Enel, Poste, Ferrovie dello Stato.

Lo stabilimento bolognese della Ducati Energia si è trasformato nel tempo in un impianto di mero assemblaggio di parti di prodotto che vengono realizzate all'estero. Sono circa 60 gli operai su un totale di quasi 220 lavoratori (impiegati, tecnici, ingegneri). Il restante dei 700 dipendenti, a parte una ventina che opera nel laboratorio di ricerca a Trento, è all'estero dove Guidi si è spostato da tempo per ridurre i costi di produzione. La Ducati ha sei stabilimenti nel mondo e produce, tra l'altro: condensatori, generatori eolici, segnalamento ferroviario, sistemi ed apparecchiature autostradali e per il trasporto pubblico, veicoli elettrici e colonnine di ricarica, generatori e motori elettrici, rifasamento industriale e elettronica di potenza.

Oggi dalla fabbrica italiana di Borgo Panigale escono i "Free Duck", piccole automobiline alimentate a elettricità, che vengono utilizzate dalle Poste per la consegna delle lettere e dei pacchi, da diversi Comuni per la raccolta dei rifiuti, e anche dalla Polizia municipale, per esempio a Genova. Alle municipalizzate (l'Atac di Roma, per esempio) le macchine per obliterare i biglietti dell'autobus. All'Enel dalla Ducati Energia arrivano le cabine per lo smistamento dell'energia e anche le colonnine per le ricariche delle automobili elettriche. Alle Ferrovie dello Stato sistemi per verificare la funzionalità dei binari e le macchinette per l'emissione dei biglietti self service. A Finmeccanica, negli anni passati, Guidi aveva presentato un'offerta per rilevare la Breda Menarinibus. Proposta che però non venne accolta dai vertici di Piazza Monte Grappa.

Guidalberto Guidi, da presidente dell'Anie (l'associazione di Confindustria delle imprese elettrotecniche ed elettroniche) condusse una battaglia a favore degli incentivi per le energie rinnovabili. Fu scontro anche in Confindustria tra i produttori tradizionali e gli altri. Non sarà facile, insomma, per il ministro Guidi puntare all'obiettivo di tagliare, come chiede Renzi, del 30% la bolletta energetica gravata dai 12,5 miliardi proprio di incentivi, per il 70% destinati alle rinnovabili. Figlia-ministro contro padre-imprenditore. Un altro conflitto di interessi?
 

tontolina

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curriculum di Padoan il nuovo ministro dell'economia italiano del governo Renzi Tramaglino


Padoan, l’uomo che scaraventò l’Argentina nell’abisso



Franco Fracassi
Il neo ministro dell’Economia è stato dirigente del Fmi e dell’Ocse. Ha contribuito alla crisi di Grecia e Portogallo.
Il Nobel Krugman lo definì: «L’uomo dai cattivi consigli».


Il neo ministro dell’Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan.

«La riforma Fornero è stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell’Italia», dichiarò un anno fa il neo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Ex dirigente del Fondo monetario internazionale,
ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell’Ocse,
Padoan è di casa tra i potenti del mondo.
Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano [evidentemente non è contento del lavoro fatto dal governo Monti che lui ha scelto personalmente!!!] e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non è stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti.
Sentite cosa scrisse di lui sul “New York Times” il premio Nobel per l’economia Paul Krugman: «Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all’Ocse».


Padoan era responsabile dell’Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell’anno in cui il Paese sudamericano fece default.
A cosa si riferiva Krugman?
Padoan è stato l’uomo che ha gestito per conto del Fondo Monetario Internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese.
In quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo.

Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche «suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi».

Ecco cosa dichiarò Padoan a proposito della crisi greca: «La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell’amministrazione pubblica e nel lavoro». In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto più flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull’orlo del collasso, l’allora numero due dell’Ocse suggerì più esplicitamente: «C’è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo».


Padoan è stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualità di vice presidente dell’Osce.
Fonte Popoff
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tontolina

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INSOMMA
ORA TOCCA ALL'ITALIA

dobbiamo fallireeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee


è per questo che abbiamo questo ministro efficace dell'economia fallita

 
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tontolina

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Insomma RE GIORGIO vuole gli italiani morti

e lui è un Bildelberg ... non ho detto figlio di put... ma Bildelberg... e questo per renderci edotti che vogliono farci diventare servi della gleba come nel MedioEvo


Questo il commento di Travaglio (da suo profilo):

"Matteo Renzi aveva promesso un governo Renzi, invece ha appena fabbricato un Letta-bis, cioè un Napolitano-ter. Aveva avuto un'unica idea geniale: un magistrato onesto, competente, efficiente ed estraneo ai giochi di corrente come Nicola Gratteri. Napolitano gliel'ha subito cassata e lui s'è subito arreso. Peggio per lui, per la Giustizia, e soprattutto per noi. "
 

tontolina

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foto di Una Lira per l'Italia.





Governo Renzi: le banche sapevano già della nomina, fin dal mese di gennaio

E' la più grande banca privata del mondo: UBS, Unione Banca Svizzere. Un'assoluta autorità mondiale, un gruppo finanziario tra i più importanti del pianeta. Non nuovo a influenzare la politica: sua la famosa bufala sull'uscita dall'euro della Grecia, che "costerebbe 11 mila euro per ogni europeo". Neanche a comprarsela, la Grecia.
Stavolta, il documento che anche noi segnaliamo risale allo scorso 7 Gennaio 2014, e si chiama Outlook 2014 sullo stato dell'economia dell'Eurozona (lo trovate qui). Un documento che pesa.
Ebbene, a pagina 4 di tale documento potete leggere:
(...) Tuttavia, la Grecia può godere di una quota generosa dei fondi di coesione dell'Unione europea, in modo che il la sua economia dovrebbe essere in grado di crescere nel 2014.
In Italia, invece, a meno che Matteo Renzi riesca a modificare sostanzialmente il percorso delle riforme, il più importante dei paesi periferici, ci sarà probabilmente meno spazio di manovra per negoziare il suo bilancio 2015 con la Commissione europea.
E a pagina 10:
(...) Questa paralisi porterà probabilmente a una maggior pressione da parte della Commissione europea sul governo per la riduzione del rapporto debito-PIL al 60%, che sarà probabilmente limiterà il margine di manovra almeno per il bilancio 2015, a meno che Matteo Renzi non riesca a modificare il percorso di riforma.
Il 7 Gennaio scorso al governo c'era Enrico Letta. Di Matteo Renzi premier non si parlava proprio, anche se il sindaco di Firenze, appena eletto segretario, già si organizzava per la legge elettorale e il job act. E proprio il 7 Gennaio era a pranzo con... Mario Monti!
Impossibile pensare ad un errore, o a confusione: al di là dell'autorevolezza della pubblicazione, redatta con la dovuta attenzione visto il peso internazionale, un errore non si ripete per due volte in due pagine diverse.
Questo Outlook, inoltre, non è un documento riservato a pochi adepti di chissà quale setta: è disponibile online, chiunque può scaricarlo e leggerlo. Viene il dubbio che non si siano curati di scrivere quel nome ufficialmente con tanto anticipo, o addirittura sia stato fatto deliberatamente.
D'altronde, il nome di Matteo Renzi ricorre entrambe le volte con una chiara frase accompagnatoria: "a meno che Matteo Renzi non riesca a modificare il percorso delle riforme". Ecco, probabilmente proprio questo è il punto. Una promessa, e contemporaneamente una richiesta da parte dei gruppi finanziari: vuoi diventare premier? Ebbene, devi garantire che le famigerate riforme vengano fatte. Te lo diciamo in faccia, nero su bianco, che ti sosteniamo a questo prezzo.
E noi cittadini? Non ne sappiamo nulla. Anzi sì, almeno una cosa la sappiamo: che probabilmente Renzi obbedirà.

Rendita monetaria e democrazia: Governo Renzi: le banche sapevano già
 

tontolina

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Allucinante, peggio di quello che pensavo... Peter Hartz, noto negli ambienti reazionari massonici, ultraliberista, burattino della Skull & bones, iniziato negli anni 70 alla loggia nazista americana, costola della Rosa Rossa, grosso amico di Gelli e degli ambasciatori di Sharon, finito in un grosso scandalo messo sotto accusa per merito della fazione massonica fabiana che combatte nell'ombra. Non riuscirono a farlo fuori, peccato...

Il nazismo non è mai morto, si è trasformato e vive nella massoneria reazionaria che, attualmente, occupa i 3/4 del parlamento transanazionale ed è in grossa maggioranza rispetto ai distretti progressisti socialisti. Il problema che i massoni reazionari sono stati infiltrati da 40 anni anche nei partiti di sinistra, bisogna stanarli tutti. Nel misero PD sono piuttosto visibili. De benedetti, Caracciolo, Chicco Testa, in primis

Mentre Renzi come Letta sono solo protomassoni, ovvero i peggiori zerbini dei poteri forti che aspettano di essere iniziati ai riti osiridei, e per questo distruggono intere economie e paesi...
allegria! torna la TODT
http://www.contropiano.org/economia/item/22336-harz-giovani-disoccupati-deportiamoli-in-germania


Harz: "giovani disoccupati? deportiamoli in Germania"...
contropiano.org


 

tontolina

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I numeri fanno paura

20 Feb 2014


A cura di Cristian Caruso, Chief Executive Officer di MC Capital Ltd.

Da Alcide De Gasperi a Matteo Renzi.
Sessantaquattro governi di Repubblica italiana, dalla fine della Seconda Guerra mondiale a oggi. Una media che si avvicina a un Governo all’anno. Quello che ci rende “osservati speciali” d’Europa, non è quindi un governo in più o in meno, si sono abituati anche all’estero, o il fatto inusuale di un Presidente del Consiglio, nominato dal Presidente della Repubblica, senza un’esperienza parlamentare. Come diventare Premier, senza passare dalle elezioni? Sembra aver interpretato il “ritmo” della gente. Da sindaco di Firenze, a premier. Vedremo come interpreterà la prossima sinfonia.

Sono i numeri del Paese che parlano chiaro e fanno paura.
Mentre tasse e leggi proliferano (si è arrivati a dettagliare le modalità della raccolta differenziata dei rifiuti), l’economia italiana va male. La Ferrari, per Brand Finance il marchio più “potente” al mondo (Brand Finance | Brand Valuation Consultancy | Brand Value | Intangible Asset Valuation), fa solo il 3% del suo fatturato in Italia. Il resto lo fa all’estero. E questo la dice tutta. Per trovare un rapporto fra Debito pubblico e Prodotto interno lordo comparabile a quello odierno, 130%, dobbiamo tornare all’anno in cui Benito Mussolini prese il potere nel 1924. Allora, il rapporto Debito/Pil aveva toccato un picco del 159% per scendere fino al 111%, dopo il 1924.

Ma cosa faceva la lira nel 1924?
La Lira si rafforzava nei confronti del Marco tedesco, con il cambio Marco tedesco/Lira Italiana passato da un massimo di 48.45 del 27 gennaio 1921 a un minimo di 0.000015 del 24 settembre 1923. L’iperinflazione nella Repubblica di Weimar aveva devastato il potere d’acquisto dei cittadini tedeschi. La lira si svalutò invece nei confronti del Dollaro USA: ci volevano 13.26 lire per comprare 1 Dollaro nel gennaio del 1920 e 31 lire per comprare un Dollaro nel 1926, più del doppio. E, in quegli anni, in America, la Borsa correva, fino al picco del 1929.
Fino alla creazione dell’Euro nel 1999, la svalutazione della moneta nazionale per rendere più competitivo il Paese era la norma. Nel 1992, si ricorda la svalutazione della lira (e della sterlina inglese) che rese ricco il finanziere George Soros. Fu allora, nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992, sotto il Governo Amato, il primo prelievo forzoso sui conti degli italiani. Ma questa è un’altra storia.

I mercati hanno accolto con favore la notizia del Governo Renzi. Il FTMIB, l’indice di Borsa italiano, si presenta sui massimi dal luglio 2011 e altrettanto fanno i BTP, i Titoli di Stato italiano, con rendimento del decennale italiano al 3.60% e spread con il Bund tedesco inferiore ai 200 punti base. Siam ben lontani dai rendimenti superiori al 7% e spread 500 punti base che si trovò Monti quando salì al potere.
 

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