Fiscal Compact (1 Viewer)

tontolina

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RICHARD KOO…TUTTA COLPA DELLA GERMANIA!

Scritto il 10 maggio 2012 alle 14:30 da icebergfinanza



Ve lo ricordate Richard Koo l’economista di Nomura, massimo esperto del doppio decennio perduto giapponese uno che la sa lunga sulla dinamica che ha portato l’America e il mondo intero sulle tracce del Giappone, autore tralaltro di un splendido libro dal titolo “The Holy Grail of Macroeconomics: Lessons from Japan’s Great Recession” un’altra delle nostre stelle polari ovvero la crisi giapponese che mi ha permesso di comprendere quello che stava per accadere.
Koo massimo teorico della recession da balance sheet ci dice che la crisi giapponese differisce da quella ordinaria perché i soggetti economici privati – invece di cercare di massimizzare i profitti in base ai dettami dell’”economica” ortodossa – tendono a minimizzare il debito per riparare ai guasti della loro situazione patrimoniale dopo lo scoppio di una bolla di “asset”. Koo ci aiuta con un esempio espresso in forma didattica:
<<Se una famiglia ha un reddito di mille euro e risparmia il 10%, in teoria i 100 euro risparmiati saranno presi dal settore finanziario e prestati a chi li userà per il meglio facendo muovere l’economia. Se la domanda per questi 100 euro è insufficiente, i tassi di interesse saranno abbassati per incentivarne la richiesta; se eccessiva, i tassi saliranno. Ma se tutto il settore privato è concentrato a minimizzare il suo debito, non ci saranno richieste per questi 100 euro anche in un contesto di tassi zero: nell’economia circoleranno solo i 900 euro spesi e confluiti nel reddito di qualcun altro. Se però anche costui risparmia il 10% solo 810 euro saranno spesi. Poiché il ripristino di una sana situazione patrimoniale richiede molti anni , anche quei 90 euro non saranno erogati in credito, e l’economia si contrarrà a 810 euro, poi a 730 e così via >>. (…)
Koo sostiene insistendo …sul fatto che quando si entra in recessione da balance sheet è sbagliato focalizzarsi solo sui deficit di bilancio ignorando i surplus del risparmio privato e il deleveraging (2) bancario. Secondo l’economista giapponese il contrasto in Europa si risolve in una contrapposizione tra chi auspica che la Bce diventi prestatore di ultima istanza e chi, come la Germania, si oppone discutendo di “azzardo morale” e di rischi inflazionistici e proponendo l’imposizione preliminare di un risanamento fiscale ai Paesi più indebitati.

Koo ritiene che Draghi si stia districando abbastanza bene mentre le sue critiche, come tanti altri commentatori, si concentrano sulla Merkel e sull’Eba, ma soprattutto su quest’ultima, che sta costringendo ad una forte ricapitalizzazione le banche europee limitando ancora di più le possibilità di credito all’economia “reale”.


E a tale proposito egli ritiene che per limitare la stretta creditizia generalizzata (il credit crunch), ormai già in atto, potrebbe essere efficace una iniezione diretta di capitali pubblici negli istituti bancari e ancora, nel medio termine, propone addirittura che solo gli investitori dei singoli paesi possano comprare titoli pubblici emessi dal loro governo, evitando così che la fuga verso i Bund impedisca agli altri Stati di reinvestire il surplus di risparmio nazionale per combattere la recessione.


Per quanto mi è possibile capire questa impostazione che ha reso molto popolare Richard Koo anche in Europa, è una riproposizione del keynesismo adattata alle forme specifiche della lunga depressione in cui siamo immersi. E’ inevitabile che ad una politica economica deflazionistica e recessiva focalizzata sulla “postulata” necessità di ricondurre i debiti pubblici dei vari paesi alla “sostenibilità” e “credibilità”, soprattutto in Europa, si oppongano delle ragionevoli risposte e delle proposte alternative che – al di là del loro valore teorico e della loro possibile efficacia pratica – presentano ricadute politiche e sociali potenzialmente alternative e capaci di indirizzare i rapporti di forza tra paesi pre e sub-dominanti – nelle varie aree “regionali” della formazione sociale globale – in maniera tale da produrre “conflitti di interesse” tra i gruppi dominanti dei vari Paesi (e all’interno degli stessi). CONFLITTIeSTRATEGIE
Ora facciamo un passo indietro a due giorni fa e andiamo a vedere cosa dice Koo a proposito di quanto in realtà sta accadendo in Europa in un pezzo pubblicato su BusinessInsider…
La commozione è grande nell’apprendere che quanto vado sostenendo da mesi ovvero in riferimento alle gravi responsabilità della Germania sia confermato anche dalle tesi di Koo quando dice che l’introduzione dell’euro ha consentito al denaro a basso costo di fluire verso la periferia europea riducendo i rendimenti e creando una domanda vorace da indirizzare verso l’acquisto di merci tedesche.
E in questo giustamente i tedeschi ci marciano anche perchè intorno a loro hanno un manipolo di politici incompetenti o meglio legati alla leggenda metropolitana del politicamente corretto o dell’inevitabile diplomazia!
This was the bubble that burst. But then, why did the bubble form in the first place? In his new note out, Richard Koo adds more fuel to the ‘Blame Germany’ fire, exploring the source of this bubble.
Nella sua ultima analisi Koo getta benzina sul fuoco della colpa tedesca esplorando la fonte di questa bolla.
Main cause of southern European bubbles: low interest rates intended to save German economy
Tecnicamente i principali colpevoli di questa crisi è stato il basso livello dei tassi di questi anni necessari a salvare l’economia tedesca che veniva da una difficile riunificazione che noi tutti abbiamo pagato!
A careful examination of the facts shows a key cause of the housing bubbles in Ireland and southern Europe was the ECB’s decision to lower short-term interest rates to 2% to boost a moribund German economy.
Addirittura secondo Koo, recentemente ascoltato nella sede della Bundesbank, quella tedesca era un’economia moribonda …
Le circostanze all’epoca erano l’opposto di quello che sono oggi: l’Irlanda e l’Europa meridionale erano riusciti a scavalcare la bolla e avevano messo a segno forti performance economiche. Il livello dei tassi di interesse del 2% era troppo basso per loro, portando a bolle immobiliari che sono state ulteriormente aggravate dagli afflussi di capitali provenienti da banche tedesche e francesi in cerca di rendimenti più elevati.
Non vi sembra di aver già sentito da qualche parte in questi mesi questa tesi? ;-D
I fondi fluivano dalla Germania e dalla Francia, aggiungendo più aria alla bolla.
Ma ascoltate bene ora…

Meanwhile, there’s a new bubble forming, and that’s in German real estate.
Nel frattempo, c’è una nuova bolla ini formazione, e questa nell’immobiliare tedesco!



Of course, it’s the result of money from the periphery rushing out of countries like Italy and Spain and into Germany. No wonder the Germans can’t bear more monetary easing.
Si nessuna meraviglia in fondo è tutto così meravigliosamente perfetto solo che nessuno ve lo ha raccontato, nessuno sino ad oggi vi ha mai raccontato come in fondo sono andate le cose. Forse è meglio che la Germania scenda dal suo piedistallo di cristallo prima che qualche cigno nero le passi vicino alla velocità della luce infrangendo la barriera del suono!
 

tontolina

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L’austerity non funziona senza spesa per le infrastrutture
Giorgio Arfaras
www.linkiesta.it/patto-crescita-hollande-europa-project-bond



Con la probabile vittoria di Hollande, al Fiscal Compact europeo, che significa azzerare i deficit pubblici, aumentano i sostenitori di un “Growth Compact” con deficit “sobri” per finanziare la crescita. Tuttavia, nè in un caso nè nell’altro si tratta di teorie convincenti, scrive Giorgio Arfaras, direttore della Lettera Economica del Centro Einaudi. Come se ne esce? Affiancando al Fiscal Compact a un programma di spesa per opere infrastrutturali.
5 maggio 2012 - 18:50

Sta mutando il clima. Al Fiscal Compact di Merkel Sarkozy si sta contrapponendo il Compact Growth di Hollande. Nelle prossime settimane – in seguito alle elezioni in Francia, in Germania (due Lander), e in Italia (amministrative) – questa contrapposizione potrebbe emergere con forza. Per come vanno le cose ci si dovrà “schierare”. Il punto è che lo schierarsi non ha - a mio giudizio - un chiaro fondamento nell'analisi economica, ma piuttosto nelle retoriche e negli interessi (il che è del tutto legittimo).

Intanto le definizioni. Il Fiscal Compact è l'idea che i deficit pubblici debbano essere nulli anche in assenza di ripresa economica. I deficit pubblici nulli, infatti, non alimentano il debito che perciò smette di crescere. Smettendo il debito di crescere, ecco che prima o poi torna la fiducia e l'economia alla fine si riprende.

Come è che si manifesta la “fiducia”? Se il debito pubblico cresce, gli agenti economici pensano che in futuro pagheranno più imposte per tenerlo sotto controllo, perciò riducono i propri consumi oggi per tener conto delle maggiori imposte di domani. Se il debito pubblico, invece, non cresce, gli agenti economici pensano che in futuro pagheranno meno imposte per tenerlo sotto controllo, e perciò aumentano i propri consumi oggi per tener conto delle minori imposte di domani. (La fiducia, a sua volta, emerge in base a due comportamenti: si assume che gli agenti tendono a spalmare – a rendere costanti – nel tempo i consumi, e si assume che facciano dei conti minuziosi sulle imposte di domani).

Sembra piuttosto astruso, ma nel Documento di Economia e Finanza (DEF-2012) si hanno due simulazioni, a pagina 6. La prima non tiene conto del salto della fiducia, il secondo si. Nel primo caso, ossia in assenza di fiducia, le manovre di correzione dei conti pubblici italiani del 2011 peggiorano l'andamento tendenziale (l'andamento che si avrebbe non facendo nulla) dei consumi (in termini reali) nel 2012, 2013, 2014 del -0,9%, -1,4%, -1,2%. In presenza di fiducia i numeri sono, invece, nel 2012, 2013, 2014 del -1,1%, -0,7%, -0,1%. Una differenza importante, ma non proprio un balzo quantico.

È perciò possibile che nel prossimo futuro – in seguito alle succitate novità politiche – possa prevalere l'idea opposta, ossia che è meglio avere dei deficit pubblici sobri, il Compact Growth. L'idea è che la compressione della domanda in deficit di origine pubblica – in assenza di un livello adeguato di consumi e investimenti del settore privato – possa spingere l'economia nella trappola della mancanza di crescita. Non si sa con chiarezza se un debito pubblico cospicuo sia o meno un freno alla crescita. Potrebbe, infatti, essere vero il contrario, ossia che è la modesta crescita ad alimentare il debito. E questo potrebbe essere il cavallo di battaglia di quelli che vogliono ridiscutere il Fiscal Compact.

La gran spesa pubblica in deficit per sé non porta automaticamente ad una grande crescita, altrimenti la Grecia sarebbe – e da tempo – molto ricca (la battuta è di Krugman). La spesa pubblica in deficit funziona sotto certe condizioni. Per sapere quali, chiediamo lumi a due economisti keynesiani (De Long e Summers, Fiscal Policy in a Depressed Economy, marzo 2012, pagina 9). Secondo loro, l'espansione dell'economia (purché sia depressa, ossia con una sotto occupazione degli impianti e della manodopera) attraverso un maggior deficit pubblico senza per questo avere un aumento del debito pubblico (in percentuale del PIL) è possibile. Ciò avviene se il deficit pubblico alimenta la domanda aggregata per una somma maggiore della spesa iniziale in deficit (ossia, se il moltiplicatore della spesa è significativo), a condizione che il costo del debito sia inferiore al tasso di crescita dell'economia. Si assume, infine, nel ragionamento che la politica monetaria sia fuori gioco, ossia che i tassi stiano per qualche tempo intorno allo zero.

In Italia il costo del debito è pari,sulla media delle scadenze delle obbligazioni dai tre mesi ai trenta anni, al 4% circa. Poniamo che resti invariato a fronte della ripresa della spesa pubblica in deficit. La crescita economica (reale e nominale) che riduca il peso (percentuale) del debito pubblico che si dovrebbe avere deve perciò essere superiore al 4%. La crescita economica si compone di un tasso di inflazione (precisamente il deflatore del PIL) che è pari al 2% (il valore corrente) e di una crescita reale che deve essere pari al 3% (la crescita negli ultimi anni è stata pari alla metà). Il 5% è perciò un numero molto alto per l'Italia. Negli Stati Uniti, invece, il costo del debito è decisamente inferiore al nostro, e una crescita elevata di un'economia così elastica è sempre possibile, ragion per cui De Long e Summers sostengono che negli Stati Uniti si può avere una spesa pubblica in maggior deficit senza un aumento (in percentuale del PIL) del debito.

Non abbiamo delle teorie definitivamente convincenti come guida per l'azione. Nel caso del Fiscal Compact sono troppe le assunzioni per il ritorno della fiducia. Nel caso del Compact Growth i numeri non “girano” facilmente. Si può perciò argomentare – se si è avversi al rischio – che potrebbe essere saggio continuare perseguire il non convincente Fiscal Compact, perché così ci si rende immuni da un mutamento del sentimento dei mercati finanziari.

Se questi cambiano opinione sul debito di un paese anche solvente, e l'Italia lo è (l'avanzo primario, ossia la differenza fra le entrate e le uscite dello stato è positivo e pari fra pochi anni al 6% del PIL, DEF 2012 pagina 50. Un avanzo primario di questo tenore è in grado di pagare gli oneri del debito pubblico), possono chiedere dei rendimenti così alti da spingere sul sentiero dell'insolvenza. In questo caso, la domanda di titoli del debito pubblico si riduce anche in presenza di rendimenti maggiori. Per attirare la domanda i rendimenti debbono diventare ancora più elevati, perciò premendo sui conti del Tesoro. Per evitare che si precipiti nell'”avvitamento” si deve allora avere un intervento della Banca Centrale, del Fondo “salva stati”, e del Fondo Monetario.

Una via d'uscita – non di grande teatralità, ma di cui si incomincia a parlare – potrebbe essere quella che mantiene il Fiscal Compact, mentre si rilancia l'economia con le spese infrastrutturali diffuse in tutta Europa. Spese finanziate a livello europeo da enti appositi. In questo caso, il costo del debito sarebbe basso, simile a quello statunitense. Ignoriamo il valore del moltiplicatore del reddito generato dalla costruzione di una ferrovia che parta da Amburgo per passare da Lione per approdare ad Agrigento (senza però passare dalla Val di Susa). Nemmeno sappiamo se avrà un numero di passeggeri sufficiente per pagare nel corso del tempo i costi di costruzione.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/patto-crescita-hol...d#ixzz1u6wYvLcp
 

tontolina

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Copme ben sapete il governo Monti ben sostenuto da tutti e tre i partiti principali [PDL-PD-UDC] ha modificato la Costituzione senza neppure chiedere il parere al popolo
.: Governo Italiano :. Pagina interna atta alla stampa


come dire
i partiti non rinunciano a nulla e continuano a vivere nel lusso più sfrenato
mentre la popolazione si suicida perchè manca dei mezzi si sostentamento
 

tontolina

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Copme ben sapete il governo Monti ben sostenuto da tutti e tre i partiti principali [PDL-PD-UDC] ha modificato la Costituzione senza neppure chiedere il parere al popolo
.: Governo Italiano :. Pagina interna atta alla stampa


come dire
i partiti non rinunciano a nulla e continuano a vivere nel lusso più sfrenato
mentre la popolazione si suicida perchè manca dei mezzi si sostentamento

Merkel resta sola. Il G8 smentisce l’austerity tedesca

20 maggio 2012
Nell’idillio montano del Maryland Angela Merkel ha assaggiato il sapore amaro della sconfitta. O, quanto meno, dell’isolamento. Da quando è la cancelliera della Germania non le era mai accaduto di ritrovarsi a difendere posizioni che nessuno dei suoi partner condivide. È successo al G8 che ieri si è concluso a Camp David con un documento che, pur nella vaghezza dei buoni propositi sulla necessità «imperativa» di «creare crescita e lavoro», rappresenta una chiara smentita della austerity policy che Berlino ha imposto all’Europa e che ha il suo nocciolo duro nel fiscal compact. Del quale, a questo punto, è perfino in dubbio la ratifica da parte di una maggioranza di 12 dei 17 stati dell’Eurogruppo che è necessaria perché entri effettivamente in vigore. Il documento finale indica la necessità di un giusto mix tra gli obblighi alla disciplina di bilancio e misure (soprattutto investimenti) che rilancino la crescita e l’occupazione. Barack Obama lo ha sintetizzato sottolineando come serva un programma di misure equilibrate, in cui «crescita e riduzione del deficit vadano insieme».
A volerlo sintetizzare in una formuletta, il risultato dell’appuntamento dei Grandi a Camp David dice che le politiche di tagli al wellfare e di risparmi selvaggi producono solo recessione. Un effetto che è di drammaticissima evidenza in Grecia, sulla quale dal G8 è venuto «un impegno forte» ad aiuti che le permettano di non uscire dall’euro, ma che non risparmia gli altri stati europei. Germania compresa, almeno in prospettiva. E se la crisi precipitasse contagerebbe anche il resto del mondo. Obama ha un motivo particolare per temere questo scenario, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali che si giocheranno tutte sui dati dell’economia Usa. È anche il nostro interesse nazionale – ha detto Hillary Clinton – che ci spinge a batterci perché ci sia «un ridimensionamento della politica dei risparmi tale che stimoli la crescita». E i grandi paesi non-europei del G8, Giappone, Russia e Canada, si sono schierati, nelle discussioni, dalla parte di Obama e di Hollande.
Non ci sono quindi solo il nuovo presidente francese e l’altrettanto nuovo asse Parigi-Washington, reso plasticamente dalle cordialità e dalle convergenze nell’incontro alla Casa Bianca. Ormai è evidente che c’è un largo fronte mondiale che fa pressione su Frau Merkel e che esso si fonde con una opposizione interna che si fa sentire con scelte e programmi alternativi, come quello contenuto nel documento dal titolo «L’uscita dalla crisi» presentato giorni fa. Quanto tempo ci vorrà perché la cancelliera ceda qualcosa delle sue posizioni da campionessa mondiale del rigore? A Camp David non ha dato la benché minima indicazione di resipiscenza. Anzi, se possibile si è percepito un suo irrigidimento sulla necessità che tutti i paesi applichino alla lettera e «senza deroghe» i dettati del Fiskalpakt, compresi quelli che stabiliscono rigidamente i criteri dell’abbattimento dei debiti sovrani. Uno schiaffo a Mario Monti, il quale chiede che dal calcolo del debito non siano computate le spese per gli investimenti e le emergenze. Il nostro presidente del Consiglio, invece, ha incassato la «forte convergenza» che in materia di crescita è stata registrata con Hollande nell’incontro bilaterale di ieri.
Londra con Berlino
Se all’isolamento la cancelliera reagisce in modo aggressivo, va detto che ha in mano due carte preziose: la prima è che il fiscal compact, la cui ratifica corre pericoli, è comunque un trattato internazionale stipulato tra 25 governi e ha già prodotto risultati, come l’adozione in Costituzione da parte di diversi stati (compresa l’Italia) di quell’obbligo al pareggio di bilancio che gli economisti considerano una insostenibile e sciocca autolimitazione politica.
La seconda carta del governo tedesco è la convergenza con Londra. Anche David Cameron ha giocato, a Camp David, nel ruolo di interdizione alle spinte di Obama e di Hollande. Il premier britannico ha bloccato, per l’ennesima volta, il discorso su una tassa sulle transazioni finanziarie che avrebbe un duplice effetto positivo: quello di frenare le frenesie dei mercati e quello di mettere a disposizione dell’Unione un bel gruzzoletto di non meno di 60 miliardi di euro. Si tratta di vedere se questi aut aut permetteranno a Frau Merkel di sfuggire alla morsa. Prima verifica, mercoledì prossimo al Consiglio europeo.
 
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tontolina

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LA PRESSIONE FISCALE ITALIANA é ALL'80% dell'utile

LA PRESSIONE FISCALE ITALIANA é ALL'80% dell'utile
da CHICAGO BLOG » Contribuenti della gleba
Contribuenti della gleba – di Nicola Fracassi

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Nicola Fracassi.
Buongiorno,
mi chiamo Nicola Fracassi e sono un imprenditore. Nel 2006, insieme ad altri due amici, abbiamo fondato una società di informatica. Oggi, nel 2012, nonostante il periodo, abbiamo creato una struttura di circa 40 dipendenti con clienti sparsi in tutta Italia ed in giro per il mondo.
Vi scrivo per parlarvi della mia esperienza di imprenditore, Italiano, che cerca in tutti i modi di essere ligio alle regole che la società e lo Stato ci chiedono di rispettare. Non è stata un’impresa semplice ma in questi anni abbiamo reinvestito ogni singolo centesimo di euro nella nostra società per farla crescere, per farla diventare una realtà in cui dipendenti e datori di lavoro collaborano senza approfittarsi gli uni degli altri. Abbiamo appena chiuso il bilancio dell’esercizio 2011, anno in cui abbiamo più che raddoppiato il fatturato, assunto numerose persone e fatto molti investimenti in termini di ricerca e sviluppo. Al termine dell’anno, dato un utile prima delle tasse di poco oltre i 102.000 Euro (dovuti essenzialmente agli investimenti fatti sul personale), andremo a pagare oltre l’80% di tasse (merito di IRES e di IRAP)!
Ora io mi chiedo quale sia il messaggio che il nostro Stato stia cercando di passarmi, chiedendomi di pagare oltre l’80% di tasse!

  • Forse lo Stato mi sta dicendo che la tassazione da noi tiene già conto del fatto che gli imprenditori e le aziende evadono le tasse. Peccato che la nostra piccola azienda, che lavora esclusivamente con altre aziende, grandi banche, service provider, etc.. non faccia un euro di nero o di evasione ne sull’IVA, ne’ sul reddito, ne’ sui contributi dei dipendenti!
  • Forse lo Stato mi sta dicendo che è meglio NON assumere i dipendenti ma convincerli a rimanere con contratti “atipici”, cocopro, Partita Iva, etc.. perché altrimenti su di essi (IRAP) si paga una marea di tasse, alla faccia di qualsiasi cuneo fiscale (che onestamente mi sembra una vera e propria presa in giro). Peccato che la nostra piccola azienda abbia deciso, per codice morale, di usare solo contratti corretti e quindi che tutti i nostri dipendenti siano assunti a tempo indeterminato.
  • Forse lo Stato mi sta dicendo che è meglio pagare qualche buon “fiscalista” che studi metodi più o meno leciti per portare all’estero qualche fondo invece che reinvestirlo in Italia. Ma questo è qualcosa che non abbiamo la minima intenzione di fare perché vogliamo concentrarci sul nostro lavoro e non su quali siano i modi migliori per evadere o pagare meno tasse possibile… .e posso garantirvi che di “sirene” che ci suggeriscono di spostare altrove la nostra ditta ce ne sono!
Io sono un ottimista, amo il lavoro e in particolare questo lavoro, amo la tecnologia, amo questo paese e non ho nessuna intenzione di mollare o suicidarmi (con tutto il rispetto dovuto per quegli imprenditori che non ce l’hanno fatta, e sono in tanti) ma questo Paese ci deve anche spiegare cosa vuole che noi imprenditori facciamo per aiutarlo, perché la fiducia che oggi c’è, nonostante venga quotidianamente messa alla prova, non può non avere un limite.
Mi scuso per lo sfogo. Come detto, io ci credo e lavorerò ancora per dare il mio contributo a questa nazione. Come in tutto, però, arriverà un momento in cui, se nulla cambierà, sarà necessario trovare un altro posto in cui vivere ed avere un rapporto onesto e paritario con la società che ospita me e la mia famiglia.
Cordiali saluti
Nicola Fracassi
 

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
quello sopra non ha capito un quazzo! non e' lo stato che gli sta dicendo qualche cosa, semmai sono i politici che gli dicono bravo lavora e pagaci lo stipendio :lol:

e gli speculatori esteri che gli dicono " e allora sei cosi' fesso di rimanere ancora li, trasferisci la sede fiscale in posti creati dal nostro club", cosi' ti schiavizziamo a casa tua e ci paghi in esclusiva le tasse solo a noi :up:
 

tontolina

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quello sopra non ha capito un quazzo! non e' lo stato che gli sta dicendo qualche cosa, semmai sono i politici che gli dicono bravo lavora e pagaci lo stipendio :lol:

e gli speculatori esteri che gli dicono " e allora sei cosi' fesso di rimanere ancora li, trasferisci la sede fiscale in posti creati dal nostro club", cosi' ti schiavizziamo a casa tua e ci paghi in esclusiva le tasse solo a noi :up:
vero in effetti degli 800 miliardi che lo Stato necessita
ben 400 sono per i politici
mentre gli altri 380 servono per il funzionamento della sanità scuola difesa giustizia e vogliono TAGLIARLI ANCORA


ma perchè non tagliano le sanguisughe?
 

tontolina

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giovedì 28 giugno 2012

Dai! Ancora una manovra salva(ammazza)-Italia ed andiamo a -4% di PIL...


Aggiornamento delle 17.12
E come vi anticipavo al fondo di questo post...
o Bailout dell'Italia
oppure...
“Se l’Europa non aiuta l’Italia, servirà la patrimoniale”
by Linkiesta.it
-----------------------------
Mentre Squinzi continua le sue sparate pubbliche...
(mitica questa qui: 'La ripartenza del nostro Paese puo'avvenire solo dal mondo delle costruzioni...'
anche se, alla luce del mio post Un po' di verità sull'Immobiliare Italiano: IL BOTTO SILENZIOSO, la suddetta "squinzata" assume tutto un altro senso...assai più inquietante...)
...invece il Centro Studi di Confindustria fa il suo lavoro per benino
ed esce con questa revisione al ribasso sul PIL italiano che oserei definire da blogger catastrofista...:)
Italian Confindustria cuts 2012 GDP forecast for Italy to -2.4% from -1.6%,
cuts 2013 forecast to -0.3% from +0.6% previously

Thu, 10:30 28-06-2012

Confindustria stila il report di guerra, Italia nell'abisso

from Milano Finanza
Ormai anche i canali ufficiali iniziano ad avvicinarsi a dei NUMERI che rappresentino più fedelmente la TRISTE REALTA' ITALIANA che vi anticipo ormai da tempo in questo Blog......

Come scrivevo un paio di giorni fa in Ohhhh Mammaaaa! Mi sono collassate le vendite al dettaglio..
Questo significa che l'avvitamento al ribasso sta andando ben oltre le attese
e si sta creando una spirale viziosa che si auto-peggiora............
Dunque, com'era prevedibile e come ampiamente anticipato in questo Blog,
l'Italia s'inabissa sempre di più:
lo spietato contabile Monti sta facendo il suo freddo compitino
e sta migliorando i parametri del bilancio pubblico
ma lo sta facendo disintegrando l'economia reale.
...................
Diventa sempre più probabile una prossima Manovra Correttiva....
che molto probabilmente avrà effetti ancora più RECESSIVI sulla nostra Economia
e dunque dovremo fare un'altra manovra che a sua volta....etc etc
fino alla parola FINE..............
Ed ancora in Critica della Ragion Pura (Germanica)... scrivevo
Capita la SCHEMATIZZAZIONE?
Fermo restando che lo SCHEMA è assai OPINABILE
perchè MONTI i compiti a casa poteva farli molto meglio ed in modo meno distruttivo
e dunque avremmo subito effetti meno recessivi
ed avremmo oggi meno bisogno di PROTEZIONE...
lo capisci bene da questo IMPERDIBILE post di COBRAF: Chi Distrugge Moneta
.............
Ed anche la Corte dei Conti chiosa:
Crisi: Conti, l'Italia arretra, recessione peggiore delle aspettative
Ma dai???!
Del resto con una PRESSIONE FISCALE DEL GENERE
Fisco: Csc, schizzera' al 54,6% pressione effettiva in 2013
cosa volevi aspettarti??
Anche perchè in realtà è al 70-75% e dunque salirà anche all'80%...
vedi il mio post Italia: sgobbi per 100 e ti lasciano 30 (e con quel 30 non ci campi...)

Se ci aggiungiamo anche L'INFLAZIONE,
quella BRUTTA E CATTIVA che colpisce anche il carello della spesa....
IL QUADRO DESOLANTE DELLA VORAGINE
IN CUI STA SPROFONDANDO L'ITALIA E' COMPLETO
Crisi, rincaro del 4,4% per il carrello della spesa
Stime dell'Istat: tasso di inflazione risalito al 3,3% a giugno.
Più che in stag-flazione, siamo piuttosto in depress-flazione... ;-)
Insomma, qui in Italia stiamo riscrivendo i Manuali di Economia...sprofondando in una nuova fenomenologia mai vista prima....

A questo punto ci manca solo
la NUOVA MANOVRA SALVA(AMMAZZA)-ITALIA
che, grazie al sopraffino stile Montiano da Prof. che vive nella Torre d'Avorio,
avrà effetti ULTERIORMENTE RECESSIVI
che andranno a sommarsi a quelli delle sopraffine manovre precedenti
e che ci porterà allegramente verso un -4% di PIL Italiano 2012 (se non peggio)
con TUTTE LE CONSEGUENZE DEL CASO
che poi faranno gridare come sempre alla Speculazione Cattiva, alla Merkel Cattifona
etc etc
vedi il mio post E l'Italia invece può???

Vi faccio una facile previsione: se continueremo a scivolare su questa china macro-economica (cosa molto probabile), al di là degli eventuali tamponi compra-tempo della BCE/UE, ben presto torneremo a parlare
di Bailout dell'Italia
o di Patrimoniale versione Hard Core
o dell'ultima love-story di Belen...
una delle tre insomma....:)
come ha capito benissimo anche Oscar Giannino
Che nessun politico sedicente moderato oggi in esercizio abbia avvertito l’elementare dovere di spiegare agli italiani
che un piano credibile di abbattimento del debito pubblico bisognerebbe averlo in tasca noi, nel nostro interesse, prima che ci venga imposto a forza per semidefault internazionale
e che tuti abbiano invece seguito la sinistra nel ritornello
“dagli al tedesco rigoroso fuori e mperialista dentro”,
dà la misura dell’opera di rifondaziuoe culturale che serve ai cosiddetti moderati italiani.
Se trovate questo post interessante, siete invitati a condividerlo con i tasti "social" (Facebook, Twitter etc) che trovate subito dopo la fine del testo.

In bocca al lupo a tutti: ne abbiamo bisogno....
Anche perchè con l'aumento dell'IVA al 23% previsto per ottobre (e difficilmente "rinunciabile"...)
ci sarà da divertirsi
vedi il mio scambio di Tweet con la Confesercenti...

 

INVESTITOR23

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vero in effetti degli 800 miliardi che lo Stato necessita
ben 400 sono per i politici
mentre gli altri 380 servono per il funzionamento della sanità scuola difesa giustizia e vogliono TAGLIARLI ANCORA


ma perchè non tagliano le sanguisughe?
Rivoluzione francese e ghigliottina, forse cosi' cambiamo le cose. A mali estremi estremi rimedi. Questa inutile Europa ci sta solo creando danno. Stiamo immolando tutto sull'altare dell'euro e quindi facendo gli interessi dei paesi virtuosi. Questi poi non vogliono neppure accettare lo scudo antispread, certo non solo stiamo male dobbiamo pure subire il danno dei pescicani investitori. La Spagna sta per collassare e forse noi la seguiamo a ruota se non mandiamo al diavolo l'inutile feticcio chiamato euro.
 

tontolina

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Rivoluzione francese e ghigliottina, forse cosi' cambiamo le cose. A mali estremi estremi rimedi. Questa inutile Europa ci sta solo creando danno. Stiamo immolando tutto sull'altare dell'euro e quindi facendo gli interessi dei paesi virtuosi. Questi poi non vogliono neppure accettare lo scudo antispread, certo non solo stiamo male dobbiamo pure subire il danno dei pescicani investitori. La Spagna sta per collassare e forse noi la seguiamo a ruota se non mandiamo al diavolo l'inutile feticcio chiamato euro.
uhm......

i governi berlusconi hanno raddoppiato il debito italiano
che responsabilità ha l'euro se i nostri politici sono incapaci di fare il bene pubblico ma molto solerti a derubarci di ogni risorsa?


se la Spagna ha Bankia che sta collassando... è solo perchè è gestita clienteralmente dai politici spagnoli ... un po' come la nostra MontedeiPaschi


infine
l'accordo che è stato approvato altro non è che la base del ministero dell'Economia Europeo

insomma si và verso l'unificazione
 
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