evasione, se il 10% ha il 50% della ricchezza dove sta questa evasione? (1 Viewer)

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
in quel 90% di popolino che ha il 50% della ricchezza?

:-?

La ricchezza in mano al 10% delle famiglie - ControLaCrisi.org

Il 10 per cento delle famiglie italiane, cioè circa 2 milioni 400 mila famiglie, controlla il 45 per cento dell´intera ricchezza nazionale. Quanto 10 milioni di famiglie benestanti e oltre quattro volte quello di cui dispone la metà meno fortunata del paese. Sono gli altri 3 miliardi 880 milioni di euro di ricchezza che ancora mancavano al totale. In media, ognuna di queste famiglie ricche ha un patrimonio di 1 milione 620 mila euro, oltre 22 volte la ricchezza di quella metà d´Italia che sono le famiglie dei ceti popolari.

tutti al governo Monti fanno parte di quel 10% e molti sono sotto inchiesta per elusione ed evasione
 
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big_boom

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"Evasione fiscale IN CIFRE (e non in percentuali fuorvianti) in Italia:
1) L'economia criminale (mafia e malavita): 78,2 miliardi di euro l'anno.
2) Big company (le grandi aziende): 38 miliardi di euro l'anno.
3) L'economia sommersa (extracomunitari e doppio lavoro): 34,3 miliardi di euro l'anno.
4) Le società di capitali (spa e srl): 22,4 miliardi di euro l'anno.
5) Autonomi e piccole imprese (idraulico e parrucchiera): 8,2 miliardi di euro l'anno.
Se si riuscisse a far pagare le tasse a tutti ma proprio TUTTI i "piccoli", si recupererebbe neanche il 5% del totale nazionale! E con appena un paio di big company "acciuffate" faremmo pari con tutti gli sfigatissimi artigiani d'Italia, tanto odiati e insultati da tutti. (dati confermati da contribuenti.it e 3 agenzie: una italiana e due straniere)" Paolo Cicerone
Blog di Beppe Grillo - I veri evasori
 

marofib

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considera poi che 1/5 ce l'ha il vaticano
considera poi i 70 miliardi x la corruzione....quindi per la politica.....
 

marofib

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29 febbraio 2012 “Non penso che gli spread si apriranno di nuovo. Non toccheranno più quota 400”

e tantissime altre del cazzaro....basta cercarle
 

tontolina

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La crisi è finita ora inizia la miseria... Scritto da Riccardo Barbuti Martedì 21 Agosto 2012 08:04 Finocchiaro (Federcontribuenti): Monti, Passera,Fornero. BUGIARDI. Per loro va tutto bene per noi no!

Postato il QUOTIDIANO di FEDERCONTRIBUENTI

"Una pioggia di dichirazione da parte dei tecnici per rassicurare gli italiani che il peggio è alle spalle e la crisi economica è finalmente passata. Monti assicura: “Si vede l’uscita”. Passera gli fa eco. La Fornero addirittura esagera: “Abbiamo salvato il Paese”. Ma è davvero così?

Purtroppo i dati sul lavoro e sul pil dicono tutt’altro.

Dovrebbero vergognarsi.

Tutti i giorni insultano gli italiani e il sacrificio dei piccoli e medi imprenditori.

Ogni dichiarazione equivale ad una bugia, dice il Presidente di Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro, ma la stampa allineata e di regime continua a sponsorizzare le politiche che stanno affamando l’Italia e gli Italiani." (la stampa sussidiata di Paolo Cardena
Aggiungo io vista la foto della Fornero, vi ricordate la lotta alla flessibilità cattiva? I lavoratori a tempo determinato o parziale NON VENGONO ASSUNTI, non vengono proprio richiamati...

 

marofib

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1 regola: chi si loda si imbroda
e' da dicembre che fa il prof dei miei stivali
solita razza autoreferenziale
 

tontolina

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Conta più lo spread o la competitività?

Scritto il 21 agosto 2012 alle 14:30 da [email protected]


Da oltre un anno il fantasma dello spread agita il sonno degli italiani. Quasi ormai tutti sono convinti che sia un fattore decisivo per le sorti future del nostro paese e un indice importantissimo dello stato di salute della nostra economia.
In parte certamente lo è ma lo spread non è altro che una sorta di misura della maggiore o minore credibilità di uno stato, rispetto a un altro, di rimborsare i propri debiti, percepita dai mercati. Che poi questa misura sia corretta o meno è un altro discorso.

Il nostro blog I&M ci aggiorna con continuità sul tema con mirabili considerazioni e analisi, per cui non è il caso di aggiungere alcunché ma piuttosto di spostare l’attenzione dei lettori su un fattore ben più decisivo per il futuro del Bel Paese:


LA COMPETITIVITA’
In un contesto economico globalizzato la competitività del sistema paese Italia dovrebbe avere ben altra considerazione da parte di tutti gli attori che, ai vari livelli, gestiscono questo paese. Invece che accade?
Sostanzialmente di competitività in Italia non se ne parla o meglio non si affronta sul serio questo problema, tanto cruciale per l’economie reale che più di così non si può.

Credo che questo atteggiamento, se non cambia la musica, porterà dritti dritti alla rovina dell’economia reale dell’Italia.
Eeeeggià.
Ci si dimentica di dire forte e chiaro che, senza un’economia reale forte, non ce n’è, prima o poi, per nessuno. Neppure per coloro che si sentono garantiti, nell’ammontare di quanto finora percepito, come i burocrati e i dipendenti della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici, i pensionati, gli operatori della finanza, gli oligarchi e faccendieri che gravitano nell’orbita degli appalti e opere pubbliche e, dulcis in fundo, il mondo della politica che, ignaro o non ben consapevole di come sta evolvendo la situazione, in questo momento ritiene che lasciare la patata bollente ai professori, li salvaguardi dalle ire future dei cittadini italiani.
Sarebbe veramente il caso che chi ha responsabilità di governo politico-economico-sindacale-finanziario del Bel Paese ai vari livelli seguisse con maggiore attenzione e grandissima preoccupazione l’andamento di alcune situazioni o il significato di certi dati economici analizzandone bene le loro probabili o certe conseguenze future.

Vediamone alcuni:
1- L’Italia da un decennio ormai sta progressivamente perdendo il controllo nazionale delle grandi società in ogni settore dell’economia, mentre nulla è avvenuto di inverso
2- L’Italia vede i suoi imperi industriali in progressiva decadenza o smantellamento nel nostro paese (FIAT ne è l’esempio attualmente più evidente)

3- L’Italia vede il suo tessuto industriale fatto di distretti, una volta leader mondiali nei settori specifici, in declino quasi irreparabile se non già quasi spariti
4- L’Italia vede aumentare i suoi disoccupati a ritmi sempre più elevati ma l’aspetto peggiore e nefasto è che i nuovi disoccupati sono quasi tutti concentrati nell’economia reale
5- In questo momento gli ordinativi alle industrie e al sistema produttivo in genere sono in drammatico calo costante da circa 12 mesi per molte piccole ma anche medie e grandi imprese. Non sarà facile uscire dalla situazione di crisi profonda in cui si trovano. Le situazioni di insolvenza si stanno moltiplicando mese dopo mese e non ci sarà inversione alcuna nel breve medio termine.
6- Gli investimenti delle imprese industriali sono ridotti ai minimi termini. Mai, dico mai, sono stati così bassi in Italia, neppure nel 2008-2009
7- La situazione del comparto agricolo definirla, in alcune aree, drammatica è dir poco. Per chi è vicino a questo mondo, così trascurato da sempre, è un vero e proprio scandalo che della gente che lavora ma lavora sul serio e che ci dà da mangiare, nessuno se ne frega.
8- La situazione attuale del comparto edilizio, del turismo del bel paese non ha bisogno di info particolari in quanto ben note a tutti.
9- La situazione generale delle famiglie sempre più in difficoltà a sbarcare il lunario o a risparmiare è altrettanto ultra ben nota a tutti
10- Del situazione delle finanze statali e assimilabili come pure del sistema finanziario nazionale mi astengo da ogni commento, per il momento.
Questo quadro, che credo nessuno possa contraddire, passa in terzo ordine e ben distanziato rispetto all’andamento dello spread e degli indici di borsa. A me tutto ciò pare demenziale ma tant’è, così appare, almeno seguendo l’informazione che i media allineati ci forniscono e che poi fanno opinione e alimentano la grande confusione imperante nel nostro paese.
E’ veramente incredibile come questo governo di professori, con la complicità dei politici riesca a gestire una situazione esplosiva come questa, senza che ancora nessuno abbia innalzato una ghigliottina da qualche parte. Esagero ovviamente i lettori di I&M mi perdoneranno ma è per rendere l’idea. A DT chiedo venia per questo eccesso.
(Perdonato! ndr)
E’ veramente una totale mistificazione della realtà il dire da 6 ben mesi che L’Italia sta per uscire dal tunnel, o che ce la farà, grazie ai provvedimenti di questo governo di burocrati e saccenti professori.





Per concludere questa parte in modo ancora più preoccupante ricordo che:
L’Italia ha un deficit delle partite correnti che, iniziando nel 2002, anno di introduzione dell’EURO, si sta sempre più aggravando.

In merito riporto anche la parte finale della graduatoria mondiale dei paesi con maggior deficit delle partite correnti. Graduatoria che ognuno può consultare al sito Current Account Balance - Country Comparison
purtroppo aggiornata solo al 2010 ma il 2011 è più o meno analogo.
Interessante rilevare la posizione in questa graduatoria dell’Italia e della Spagna di seguito evidenziata.
E’ qui il caso di constatare che l’avvento della moneta EURO segna per il nostro paese l’inizio del declino.
A questo proposito segnalo, a titolo di esempio, la situazione in cui si è venuta da subito a trovare allora la mia azienda e credo molte altre, non appena i rapporti di cambio delle varie monete, hanno trovato definizione e applicazione irreversibile.

Era l’anno 2000.

La dinamica dei costi di produzione in Italia continuava a salire più che in altri paesi e i clienti esteri ci hanno da subito incalzati anche con richieste di riduzione prezzi perché, a loro dire, stavamo diventando cari. Ciò si è rivelato negli anni successivi anche vero, quando è iniziata la perdita di ordinativi dei prodotti a maggior margine. In breve tempo ci si accorse che l’azienda non guadagnava più, pur essendo di assoluta avanguardia tecnologica.
Dopo l’iniziale fase di smarrimento e qualche giro per il mondo, l’azienda intraprese suo malgrado la strada della propria salvezza ma non dell’Italia, ovvero la STRADA DELLA DELOCALIZZAZIONE. Operazione costosa, rischiosa, difficile, logorante ma tutto sommato di grande soddisfazione, se ben condotta ma solo dal punto di vista economico.


Veniamo al vero problema dell’ITALIA
Insomma il vero problema dell’Italia è la COMPETITIVITA’ del suo sistema produttivo manifatturiero, che non si risolverà con le battaglie contro lo spread come credono i professori. Anzi l’esatto contrario, perché consentirà di prolungare per un tempo maggiore la situazione di non competitività dell’Italia.

Dovremmo renderci conto che la moneta unica, vista la situazione a cui siamo arrivati, non ha più senso, troppo diversi sono i paesi membri per poter utilizzare una moneta comune.
Purtroppo e ripeto purtroppo, siccome quando si poteva, nulla è stato fatto per incrementare la competitività del sistema paese Italia, secondo me, ormai non c’è che la strada della svalutazione competitiva per salvarci , checché ne dicano i suddetti professori che, come noto, sono esponenti dell’oligarchia burocratica e finanziaria del nostro paese, con interessi e visioni in antagonismo con quelli dell’economia reale di cui, a sentire come parlano e ragionano, quasi tutti ne capiscono poco.

Se, malauguratamente, riusciranno a mantenere l’Italia per altri anni ancora nell’EURO,allora dobbiamo sapere come andrà a finire: la attuale catastrofe in corso avrà il suo epilogo fino alle estreme conseguenze, una disgregazione dell’EURO lo stesso ma ad economia reale italiana ormai ridotta in macerie.

Io non so ancora quando i mercati, gli oligarchi, i burocrati, gli opportunisti che per qualche ragione sono stati beneficiati dall’avvento dell’EURO, i politici capiranno che la moneta unica per i paesi deboli dell’area è stata una colossale fregatura che si sono auto imposti, che sta uccidendo le loro economie reali e li impoverirà fino a diventare succubi di qualcuno, il quale avrà come unico scopo quello di mantenerli al giusto grado di impoverimento, funzionale ai suoi interessi.
Mi auguro per il mio paese che succeda presto qualcosa che ci faccia uscire a forza da questa assurda situazione di asservimento agli interessi dei pochi e dei parassiti di ogni specie.
A presto al prossimo post
Gaolin
 

tontolina

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in quel 90% di popolino che ha il 50% della ricchezza?

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La ricchezza in mano al 10% delle famiglie - ControLaCrisi.org

Il 10 per cento delle famiglie italiane, cioè circa 2 milioni 400 mila famiglie, controlla il 45 per cento dell´intera ricchezza nazionale. Quanto 10 milioni di famiglie benestanti e oltre quattro volte quello di cui dispone la metà meno fortunata del paese. Sono gli altri 3 miliardi 880 milioni di euro di ricchezza che ancora mancavano al totale. In media, ognuna di queste famiglie ricche ha un patrimonio di 1 milione 620 mila euro, oltre 22 volte la ricchezza di quella metà d´Italia che sono le famiglie dei ceti popolari.

tutti al governo Monti fanno parte di quel 10% e molti sono sotto inchiesta per elusione ed evasione
Le rendite politiche e le rendite criminali

Mercato e Libertà - 21 agosto 2012



Leggi il resto: Le rendite politiche e le rendite criminali | Mercato e Libertà

Quando la criminalità organizzata brucia un capannone produttivo per dimostrare il proprio potere e dunque continuare ad estrarre rendite criminali dal sistema economico dimostra che la dimensione della propria fetta conta più della dimensione della torta.
Ciò non è certo un caso isolato, perché anche gran parte delle politiche economiche sono a somma negativa: quando lo stato riduce la concorrenza, crea monopoli, introduce balzelli, emette debito pubblico, spreca i risparmi, produce regolamentazioni inefficienti, il tutto per favorire un gruppo di interessi politicamente potente a danno del resto della società, si comporta esattamente come un boss mafioso che ordina un incendio doloso.


Il principio è identico: la propria fetta conta più dell'intera torta. Agli occhi di chi chiede privilegi legali o sovvenzioni pubbliche, e agli occhi dei politici che difendono il proprio potere sociale erogando questi favori, il fatto che ci sia inefficienza e quindi distruzione di ricchezza non importa più di tanto.
Se però questo meccanismo non viene frenato in tempo, si arriva ad un punto che l'estrazione eccessiva di rendite politiche rende il sistema economico così inefficiente da rendere impossibile la conservazione del sistema politico stesso: questo ragionamento è alla base dell'ottimo "Ascesa e declino delle nazioni" di Mancur Olson, e come lo si è visto con l'Unione Sovietica, non è detto che non lo vedremo anche in Italia.
Il problema è che se ogni gruppo di potere cerca di estrarre rendite senza rendersi conto del costo sociale di questi privilegi, nessuno ha interesse a fare la prima mossa e interrompere la corsa verso il disastro. E questo problema, in Italia, è evidente già da diversi decenni...
Pietro Monsurrò
 

tontolina

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Le rendite politiche e le rendite criminali

Mercato e Libertà - 21 agosto 2012


un gruppo di interessi politicamente potente a danno del resto della società, si comporta esattamente come un boss mafioso che ordina un incendio doloso.


Il principio è identico: la propria fetta conta più dell'intera torta. Agli occhi
ROBA DA PDL.


Renata Polverini veramente disgustosa !!


I GRUPPI POLITICI DEL CONSIGLIO REGIONALE LAZIO INCASSANO CONTRIBUTI QUASI QUADRUPLI RISPETTO A QUELLI DI MONTECITORIO!!! TUTTI SOLDI NOSTRI
 

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