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piergj

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OBAMA, DRAGHI E LE RASSICURAZIONI FASULLE

I partiti devono esser messi da parte. Le forze armate potrebbero svolgere un ruolo molto propizio.


01.08.12 Marco Della Luna
OBAMA, DRAGHI E LE RASSICURAZIONI FASULLE | Marco Della Luna

Questa parte io la cancellerei.....l'idea dell'uomo forte, del petrus bonecamp....chi ricorda la pubblicità dell'amaro Petrus? L'idea che ci sia una persona che cambi gli italiani...ci ha fatto arrivare i fascisti al potere. Gli italiani devono correggere gli italiani. io correggo mio figlio, tu correggi il tuo superiore o un tuo cliente, egli corregge se stesso e sua moglie. O cambiamo noi...oppure è sotto gli occhi di tutti la fine cha facciamo. in questi giorni , dal punto di osservatorio del mio lavoro, sto assistendo ad una forma di razzia dell'ultimo minuto. Di furiosa e disperata ultima estrema forma di saccheggio delle vuote casse della Regione, del Comune, etc etc. impressionante!, ma quando cambieremo....ma quando cambierete....mah!
 

tontolina

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ubblica di domani DRAGHI: ARRIVA IL PRIMO ATTACCO. DAL SIGNOR JALLAD. di Antonio de Martini

Fino a che alla Banca Centrale Europea c’è stato il francese Trichet, il ruolo della BCE non ha assunto rilievo strategico e il socio-partecipante di maggioranza relativa – la Germania – ha manifestato cauta soddisfazione sul suo operato.
L’arrivo di Mario Draghi a Francoforte, dopo essere stato il capo del gruppo di stabilità, quindi una sorta di garante internazionale della stabilità monetaria, ha coinciso con un incrudelimento della crisi e una accentuata centralità del ruolo del banchiere centrale europeo.

A ben vedere, la scelta di Draghi, è stato del primo momento d’intesa franco-italiano tendente a ridurre l’influenza tedesca in Europa.
L’idea di prestare denari alle banche, poiché era proibito dal patto fondativo prestare agli stati nazionali, è stato un autentico colpo di genio da parte della BCE guidata da un italiano.
Questa determinazione ha salvato le banche di almeno cinque paesi da una brutta crisi finanziaria che le avrebbe potuto ridurle in schiavitù.
il secondo colpo di genio, quello di dotare il fondo salva stati di una licenza bancaria – permettendogli così di operare evitando laboriosi e lunghi negoziati di definizione di ruolo del nuovo arrivato – è stato evidentemente più di quanto la mentalità nordica potesse sopportare.
Il fondo salva stati diverrà operativo in qualche settimana, mentre c’era chi pensava di poter protrarre il negoziato fino a dopo le elezioni tedesche.
Il ministro germanico dell’economia Schauble ( quello che fu colto da malore durante una riunione a Bruxelles quando giunse la notizia che wikileaks avrebbe rivelato il nome di un ministro europeo che spiava la UE per conto degli USA) che in questo periodo si è specializzato in attacchi ai paesi mediterranei e nella difesa a oltranza delle tesi della Bundesbank, si è rabbonito solo quando il ministro del tesoro americano Geithner è venuto per un colloquio en tete à tete durante il quale gli ha esposto gli argomenti in virtù dei quali l’America ha bisogno di una politica espansiva almeno fino alle elezioni di Novembre e non può averla senza una politica espansiva anche in Europa.
A questo punto, il CEO Corporate Europe Observatory, finora distintosi principalmente per una cerimonia semi goliardica di assegnazione del premio annuale di ” peggior lobbysta della EU”, ha preso carta e penna e posto un quesito a un ente minore europeo : la partecipazione del Governatore della BCE alla riunione del G30 ( uno dei consessi di banchieri presieduto da Trichet) costituisce o meno oscuramento della autonomia e indipendenza del presidente della BCE?
La notizia ha fatto il giro delle redazioni di tutto il mondo. La dichiarazione non è senza fondamento, ma affronta solo l’aspetto formale del problema.
L’indipendenza è come il sesso: sta nella testa delle persone e non sulle sedie che occupano.
Sono andato a vedere chi è questo CEO.
Si tratta di una ONG con sedi a Amsterdam e a Bruxelles il cui fine è la trasparenza e correttezza delle azioni di lobbying fatte sulla Unione Europea. Ottimo.
Il board ( chiamato ” Steering Committee” ) è costituito da una serie di nomi che sembrano il casting di un film di Bergman: non un nome francese, Spagnolo, italiano.
Tra i finanziatori cita solo la ISVARA FOUNDATION.
Questa Isvara foundation non ha un sito internet – la trasparenza è evidentemente ad uso esterno
– ma un sito ci dice che è finanziata dal Jallad Group e che rifiuta offerte di sovventori estranei.
Il Jallad Group è una società concessionaria della CATERPILLAR per Libano e Giordania ” e per il resto del medio oriente” e dichiara aver guadagnato milioni nell’agroindustria.
In realtà, la Caterpillar è una società conosciutissima che fa macchine per movimento terra e serve unicamente imprese di costruzione ( sbancamenti , dumpers ecc).
Lodevole che un libanese che si occupa di movimento terra si preoccupi della indipendenza della BCE, non trovate?
Io comunque comincerei a scavare.
Il futuro dell’Euro dipenderà dallo scontro finale Usa-Germania


di FABRIZIO DAL COL



Ieri Il premier italiano Monti, dopo il vertice bilaterale tenutosi a Helsinki con l’omologo Finlandese Jyrki Katainen, ha dichiarato che “sarebbe una cosa terribile per l’integrazione europea se l’Euro, che doveva essere l’ultimo e perfetto passo verso l’integrazione, a causa di questi problemi che ci sono nel mondo reale dovesse diventare fattore di divisione e disintegrazione anche della psicologia delle visioni politiche tra gli Stati membri”. Ha poi aggiunto che “l’Italia non ha bisogno di aiuti speciali soprattutto quelli per salvare la propria economia”. A onor del vero, il giorno prima Monti aveva sottolineato che i mercati non stavano capendo gli sforzi fin qui conseguiti dall’Italia e ammesso quanto fosse frustrante il fatto che le riforme del suo governo non si riflettessero nell’andamento degli spread.
Le preoccupazioni manifestate da presidente del Consiglio sulla tenuta dell’Euro stanno divenendo, in questi ultimi giorni che separano dal prossimo vertice del Consiglio europeo, sempre più acute e condivise anche dagli Stati Uniti al punto da costringere il presidente Obama ad un stretto contatto con il premier italiano al quale fare riferimento per essere rigorosamente informato circa i progressi ottenuti. Una situazione di crisi, quella europea, che fino a ieri pareva solo finanziaria, mentre oggi si sta manifestando come qualcosa di più profondo, rendendo visibile ciò che fino a un momento primai nessuno era in grado di vedere. La crisi finanziaria partita dagli USA nel 2007 è arrivata carica dei suoi derivati finanziari in Europa nel 2008, anno in cui si scoprì che gli Stati europei più deboli avevano nel frattempo utilizzato i rovinosi prodotti finanziari americani per finanziarsi a basso costo. Oggi accade che la Germania, unico paese a fungere da locomotiva europea per aver goduto negli anni il vantaggio di competitività economica dovuto al cambio del marco con la moneta unica, forte della sua crescita economica, ha potuto evitare di finire, se non in modo marginale, nella bolla speculativa finanziaria di cui sopra, rendendo però evidente a tutti il “doppio gioco” politico fin qui tenuto ovvero che la sua crescita economica è avvenuta a scapito della mancata competitività dei paesi oggi in difficoltà, competitività sacrificata in buona parte senza volerlo o saperlo per favorire se stessa. La leadership esercitata in Europa dalla Merkel fino ad ora da una parte ha condizionato le politiche degli stati membri e dall’altra ha imposto un rigore finanziario intransigente volto a mettere in difficoltà economica i cosi detti Piigs. Gli Stati Uniti, prossimi a rieleggere il loro presidente, hanno sempre guardato con un certo sospetto all’intransigenza del rigore fiscale imposto dalla Germania in Europa e hanno sempre sostenuto che il rigore senza crescita economica, oltre a danneggiare il Vecchio Continente, avrebbe danneggiato anche il rilancio economico americano. L’America, a cui necessita la spinta di una crescita economica europea che in questa fase è venuta a mancare, non intende più attendere la “melina artificiosa” voluta dal governo tedesco e tanto meno compromettere i propri interessi nel bacino del mediterraneo.
Alla Merkel non basta più rifugiarsi nella scusa di dover attendere le “sette settimane” necessarie per la sentenza della corte costituzionale tedesca indipensabile a istruire gli strumenti necessari alla difesa della moneta unica, questo perché gli stati in difficoltà ora sono a rischio e un loro avvitamento comprometterebbe la stessa sopravvivenza dell’Euro. Ecco allora che la telefonata di Obama a Monti dell’altro giorno assume un rilievo strategico per l’evolversi della situazione attualmente in stallo e, indirettamente, fa intendere alla Merkel che il tempo del “doppio gioco” è finito e che le mire espansionistiche tedesche nel bacino del Mediterraneo non potranno avere successo.
 

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