euro e debito italiano....il festival delle soluzioni. (1 Viewer)

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araldo spaziale
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il nostro debito pubblico e la moneta unica sono diventati
l argomento principale di confronto e di scontro fra persone, economisti , politici ecc ecc...
si leggono tante idee e tante teorie.............. contrastanti e antitetiche.
Alcune delle quali hanno un impatto forte di rottura , di rivoluzione. di liberazione da vecchi schemi e poteri
e forse per questo in un primo momento sono quelle che più conquistano
il cuore delle persone.
Ultimamente una delle teorie che più sta prendendo piede è quella di
"non" pagare il nostro debito pubblico prendendo ad esempio le scelte di ecuador , islanda e argentina.

per questo penso che sia utile sapere davvero cosa abbiano fatto questi paesi, per poi capire se veramente le loro siano scelte valide e soprattutto replicabili dalla nostra cara Italia.

a proposito incollo un articolo interessante che ho trovato
sarebbe bello pi approfondire il tema (visto che magari a breve ci troveremo un refeerendum che ci chiederà cosa intendiamo fare a tal proposito)

ciao:


Giovedì, all’università Bicocca di Milano, ha tenuto un discorso Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, un paese che nel 2008 ha fatto default, o più tecnicamente ha ristrutturato il suo debito. Il discorso di Correa è stato ripresodiverse volte negli ultimi giorni. Secondo molti, come l’Argentina e l’Islanda, l’Ecuador ci insegnerebbe che il modo migliore per uscire dalla crisi del debito è anche il più semplice: non pagarlo.
Si tratta di una lezione profondamente discutibile: Argentina, Islanda ed Ecuador sono paesi molto diversi l’uno dall’altro e molto diversi dal nostro. Le soluzioni che hanno adottato sono diverse: alcune fin’ora hanno funzionato, ma sarebbero inapplicabili nel nostro paese. Altre si sono rivelate disastrose anche per chi per primo le ha introdotte. Vediamo cos’è accaduto in ciascuno di questi paesi e perché prendere ispirazione dalle loro ricette economiche non sembra di buon senso.
Ecuador
«Se il debito è illegittimo non si paga», ha detto giovedì a Milano il presidente Correa, riassumendo in poche parole la sua decisione nel 2008 di ristrutturare il debito pubblico del suo paese. Il default dell’Ecuador, infatti, è stato un caso particolare: le casse del governo avevano denaro più che sufficiente a ripagare gli interessi sul debito. La scelta di non ripagarlo fu politica: una commissione governativa stabilì nel 2008 che 3,5 miliardi di dollari di bond erano stati emessi in maniera irregolare. Correa aveva sostenuto questa tesi durante la campagna elettorale per la sua prima rielezione nel 2007 e tra il dicembre del 2008 e il marzo 2009 la mise in pratica.
Contrariamente a quanto si pensò all’epoca, non fu un’operazione così traumatica. In genere, quando un paese decide di non ripagare un debito senza mettersi d’accordo con i creditori, questi ultimi si mettono a caccia delle proprietà del paese all’estero. Intentano cause in giro per il mondo e spesso ottengono il sequestro di capitali, navi o altri asset come risarcimento per la loro perdita. All’Ecuador questo è accaduto in maniera molto limitata, perché a pochi mesi dal default il governo di Correa ricomprò dai suoi creditori il 91% dei titoli di stato su cui aveva fatto default a un terzo del loro valore originale.
Non solo questa operazione, il cosiddetto buyback, andò molto bene, ma nel 2011 l’Ecuador è cresciuto quasi del 7,8% e per quest’anno è prevista una crescita intorno al 4%. Fitch, una delle tre grandi agenzie di rating che, secondo molti, dovrebbero essere le nemiche giurate dei paesi che adottano politiche economiche poco ortodosse, ha cambiato le prospettive sul rating del paese da stabili a positive – l’Ecuador è comunque ancora a 6 livelli dall’investment grade, il rating minimo per essere considerati affidabili.
Per capire come tutto questo sia stato possibile e perché l’esempio dell’Ecuador non sia un esempio che si può imitare, bisogna dare un’occhiata al paese un po’ più ravvicinata. L’Ecuador ha circa 15 milioni di abitanti e una popolazione molto giovane. Il suo Prodotto interno lordo è di 127 miliardi di dollari, meno della metà del PIL della Grecia e meno di un decimo di quello italiano. Oggi il suo debito pubblico è di circa 25 miliardi di dollari (un centesimo del debito pubblico italiano) e nel 2008 fece default soltanto su 3,5 miliardi di debito.
Ma c’è un fatto ancora più importante che distingue l’Ecuador non solo dall’Argentina e dall’Islanda, ma anche dall’Italia: circa metà della sua economia è basata sulle esportazioni di petrolio. Esportare petrolio è ancora più importante di quello che si può pensare: il primo problema di un paese che fa default è che avrà difficoltà a trovare paesi disposti ad acquistare nuovi titoli di stato. Non avere denaro in prestito significa avere meno denaro da investire in infrastrutture, stipendi, riforme, pensioni e tutto il resto della spesa pubblica.
L’Ecuador però aveva il petrolio e all’indomani del default la Cina si fece avanti, offrendo immediatamente al paese un prestito da un miliardo di dollari in cambio di accordi petroliferi. Il tasso di interesse chiesto dai cinesi, 7,5%, era tre volte più alto di quello dei prestiti offerti dal FMI, ma ottenere denaro a un tasso molto alto era certamente una situazione migliore che non avere denaro affatto. In questi ultimi anni il debito pubblico dell’Ecuador nei confronti della Cina è arrivato a 7,3 miliardi di dollari.
Islanda
L’Islanda è stata spesso indicata come un modello da seguire non solo per aver votato e scritto una nuova costituzione con l’aiuto di internet, ma anche perché è molto diffusa la leggenda che l’Islanda abbia deciso di non ripagare il suo debito pubblico. Oggi la crisi in Islanda sembra essere passata e l’economia è tornata a crescere. Se a questo si unisce che i politici ritenuti responsabili della crisi sono finiti sotto processo, l’Islanda appare come il miglior esempio da seguire per l’Italia.
Le cose però non stanno esattamente così. Il primo motivo è che è piuttosto difficile immaginare due paesi più distanti tra loro: l’Italia con più di 60 milioni di abitanti e l’Islanda, invece, con una popolazione più o meno pari a quella di Verona, circa 300 mila abitanti. Con un termine tecnico, l’Islanda è un paese non “sistemico”, che può compiere scelte anche molto azzardate senza che queste abbiano gravi conseguenze di portata planetaria. Ma non c’è solo questo: anche la ricostruzione della crisi in Islanda che viene diffusa più spesso è profondamente scorretta.
La crisi in Islanda cominciò nel 2008 quando, appena esplosa la crisi di Lehman Brothers, le uniche tre banche del paese fallirono una dopo l’altra e furono nazionalizzate. I debiti della banche divennero parte del debito pubblico che di conseguenza aumentò di più dell’80% in poche settimane. Questo choc causò un crollo nel valore della moneta nazionale e una gravissima recessione.
Subito dopo l’inizio della crisi, nell’ottobre del 2008, l’Islanda chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che aprì immediatamente una linea di credito all’Islanda, prestando al paese 2 miliardi di dollari. Per concedere quei prestiti, l’FMI chiese l’adozione di tutta una serie di misure a cui non solo l’Islanda si adeguò, ma che portò a termine così bene che riuscì a restituire il prestito con nove mesi di anticipo, divenendo una specie di allieva modello del Fondo Monetario Internazionale.
La leggenda del virtuoso default dell’Islanda deriva da un episodio che in realtà sembrerebbe molto più degno di biasimo che di merito. Una delle tre banche nazionalizzate dal governo, la Landsbanki, aveva tra i suoi fondi anche un fondo pensione chiamato Icesave. Con il collasso della Landsbanki cominciò un caso diplomatico e legale estremamente complicato che non si è ancora concluso. In sostanza: all’interno di Icesave avevano depositato i contributi per la loro pensione più di 120 mila cittadini inglesi ed olandesi per un totale di 1,7 miliardi di depositi.
La disputa cominciò per stabilire quanti di quei soldi il governo islandese, che ora controllava Icesave, avrebbe dovuto ridare ai futuri pensionati inglesi e olandesi. Gli accordi ottenuti nel 2010 e 2011 tra i tre governi per restituire il denaro, in diverse forme e tutte molto complicate, furono tutti bocciati nel corso di due referendum, uno nel 2010 e l’altro nel 2011.
Argentina
Quello dell’Argentina è un caso diverso. Ecuador e Islanda sono paesi che hanno compiuto scelte economiche poco ortodosse che per motivi particolari si sono finora rivelate non troppo dannose, oppure hanno fatto scelte molto ortodosse, anche se poi sul loro comportamento si è sviluppata una leggenda parecchio lontana dalla realtà. Invece l’Argentina, dopo il default, ha compiuto scelte economiche azzardate che si stanno rivelando devastanti per la sua economia.
(L’Argentina è di nuovo vicina al default?)
Quello che il governo argentino ha fatto negli ultimi anni è stato in sostanza un tentativo di comprare il consenso elettorale dei suoi cittadini aumentando la spesa pubblica, soprattutto sotto forma di massicci trasferimenti di denaro alla popolazione, cioè agevolazioni, sussidi e stipendi pubblici. Dal default del 2001 -che a differenza di quello dell’Ecuador fu causato dal fatto che in cassa non c’erano più soldi- l’Argentina è considerata un paese inaffidabile e quindi non può ricorrere al mercato per finanziare la sua spesa pubblica.
Le soluzioni trovate dai vari governi guidati dal presidente Cristina Kirchner sono state varie e tutte, potenzialmente, molto pericolose. Uno dei primi gesti fu quello di mettere sotto controllo governativo la Banca Centrale. Da ormai 40 anni è una prassi diffusa in quasi tutti i paesi occidentali che le banche centrali restino indipendenti dal potere esecutivo. Se il potere di stampare denaro finisce nelle mani dell’esecutivo, infatti, c’è il rischio che la banca centrale venga usata per stampare denaro in modo da finanziarie senza limite le politiche dei governi: era quello che accadeva in Italia fino agli anni ’80 e che causava la famosa inflazione a due cifre.
L’inflazione è proprio uno dei problemi più gravi dell’Argentina. Secondo fonti indipendenti l’inflazione argentina è ormai a più del 25%, mentre secondo il governo è ferma solo al 9%. In molti, tra giornali e analisti finanziari, hanno dichiarato da tempo di non utilizzare più i dati ufficiali del governo, ritenendoli truccati.
Per scampare all’inflazione gli argentini hanno cercato di acquistare monete stabili, in particolare dollari americani, finché i loro pesos valgono ancora qualcosa. Per evitare questo fenomeno, che fa scendere ancora di più il valore della moneta argentina, il governo ha messo in piedi una serie di ostacoli e divieti per impedire di fatto che i pesos vengano cambiati in dollari: ad esempio un argentino che oggi si trovasse in un paese estero non potrebbe prelevare dollari da un bancomat.
A queste limitazioni si aggiungono altre misure poco ortodosse per limitare le importazioni, un altro di quei fenomeni che, se superiori alle esportazioni, fanno scendere il valore di una moneta. Per legge, chiunque voglia importare in Argentina deve esportare merci per un valore pari a quelle che vuole importare. Questo fenomeno ha dato origine a fenomeni bizzarri, come venditori di auto costretti a esportare noccioline per poter far arrivare auto straniere nelle loro concessionarie.
Questo insieme di cause, insieme a una diminuzione del prezzo delle materie prime di cui l’Argentina è un grande esportatore, unito alla crisi globale, sta facendo crollare il gettito fiscale del governo argentino, che non ha a disposizione il mercato del debito per fronteggiare i buchi nel bilancio. Come se non bastasse, pur di cercare di tenere l’economia in moto, la Banca Centrale sta abbassando i requisiti patrimoniali richiesti alle banche. In altre parole le banche potranno prestare più soldi, tenendo in minor conto i rischi che questi prestiti comportano e detenendo quantità minori di capitale di emergenza nelle loro casse.
 
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thedreamer

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I bonds che uno stato si ricompra da solo (con il "QE") diventano DEBITO DOVUTO A SE STESSO. Che c'entra la "credibilità internazionale" quando uno stato si compra da solo i suoi bonds ? Che cavolo hai bisogno di avere dall'estero se è un operazione che fai tutta all'interno, una semplice partita di giro della contabilità dello stato tra il governo e la banca centrale ?

Ad esempio il governo inglese da due anni fa comprare TUTTI I TITOLI DI STATO CHE EMETTE ALLA BANCA DI INGHILTERRA infischiandosene del "mercato internazionale". La credibilità internazionale dell'Inghilterra ne ha sofferto ? Non sembra, ma in ogni caso i titoli di stato inglesi non sono più soggetti al mercato internazionale come i nostri. La settimana scorsa la Banca di Inghilterra ha girato al Tesoro gli interessi che ha incassato sui titoli di stato inglesi che ha comprato, a conferma che è solo una finzione che i titoli di stato che compra le appartengano, in realtà appartengono allo stato da cui alla fine dipende, cioè il bilancio dello stato e quello della banca centrale si possono consolidare. In USA la FED gira sempre automaticamente gli interessi che incassa sui titoli di stato che compra al Tesoro.

Dal 2008 due terzi dei bonds inglesi e americani li ha comprati la banca centrale, per cui è debito che in pratica non esiste più. Ma anche l'Ungheria potrebbe farlo, come qualunque altro paese del mondo.

La prova che può farlo è che è quello che facevano tutti i paesi europei in pratica fino agli anni '70. La Francia e l'Italia l'hanno fatto fino agli anni '70. L'Italia lo ha fatto in prevalenza anche dall'unità d'Italia del 1861 alla prima guerra mondiale.

Si tratta di UNO STATO che SI COMPRA DA SOLO I BONDS CHE VENDE, il 1 ottobre vende dei titoli di stato e il 10 ottobre la sua Banca Centrale li compra. Di che "credibilità internazionale" ha bisogno per fare un operazione contabile tra Tesoro e Banca di Inghilterra, come una volta era un operazione contabile tra Tesoro e Banca d'Italia. Su Reuters scrivono questo mese che se consolidi i bilanci della Banca Centrale e del governo in USA e UK il debito pubblico in realtà è più basso di un 20-25%%, la quota che lo stato si è ricomprata da solo tramite la Banca Centrale. E che il passo logico successivo è ovviamente consolidando i due bilanci AZZERARE I TITOLI DI STATO COMPRATI DALLA BANCA CENTRALE

L'Ungheria non osa finanziare il suo deficit con moneta invece che con debito per lo stesso identico motivo per cui la Grecia, il Portogallo, la Spagna, l'Estonia, l'Irlanda e l'Italia non hanno osato farlo finora (se non in parte, indirettamente, di recente con queste operazioni di Draghi). Perchè i politici dell'Ungheria vogliono restare dentro la UE e la "troika" (UE, FMI e BCE) glielo proibisce e minaccia di sbatterla fuori dalla UE


(da Reuters questo mese)
...the U.S. and British fiscal situations today are even less troubling — partly because two-thirds of the government debt issued since the 2008 crisis has been bought by the central banks. Since the Federal Reserve and the Bank of England are part of their respective governments, the bonds they own represent debts the government owes to itself.

Once central bank holdings are consolidated within the government, the true burden of debt owed to the public falls to roughly 65 percent of GDP in both Britain and the United States.

Britain belatedly began to acknowledge this fiscal reality in a path-breaking move last Friday, when the Treasury decided to credit back to itself the interest payments it had been theoretically making to the Bank of England. At a stroke, this will slash £35 billion off government deficits and spending.

The next logical step might be to cancel completely the £375 billion worth of bonds held by the Bank of England, thereby reducing reported debt by some 25 percent of GDP.

Why do politicians resist such obvious reforms, which could effortlessly reduce debt burdens and dispel public fears about national bankruptcy?

L'Ungheria non ha bisogno di finanziare il proprio deficit pubblico vendendo titoli di stato sul mercato. Così come non ne ha bisogno nessun paese del mondo....
 

grigione

notorius
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DAL MARE
il nostro debito pubblico e la moneta unica sono diventati
l argomento principale di confronto e di scontro fra persone, economisti , politici ecc ecc...
si leggono tante idee e tante teorie.............. contrastanti e antitetiche.
Alcune delle quali hanno un impatto forte di rottura , di rivoluzione. di liberazione da vecchi schemi e poteri


hai gia detto tutto Tu :cool:
 

thedreamer

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Il programma economico invece in questo momento per l'Italia sarebbe molto semplice :

1) fai comprare gradualmente i BTP alla Banca d'Italia in modo da ridurre il loro rendimento sotto il 2% come gli inglesi (e d'ora in poi emetti solo BOT a tre mesi e basta, niente scadenze superiori ai tre mesi che costano)

2) tagli le tasse, Irap, Irpef e Contributi in busta paga di circa 90-100 miliardi l'anno, da 750 riduci le tasse a 650 miliardi l'anno, metà aziende e autonomi e metà lavoratori dipendenti

3) chi abbia però debiti riceve questi soldi di rimborso delle tasse vincolati a ripagare mutui e debiti, quindi solo una parte finisce nell'economia, l'altra va a ridurre il debito privato.

In questo modo riduci sia il debito pubblico (perchè la Banca d'Italia lo ingoia) che quello privato (perchè il Tesoro, finanziato da Banca d'Italia con semplici accrediti, emette massicci rimborsi fiscali vincolati prioritariamente a ripagare debiti). E ovviamente inietti decine di miliardi nell'economia con il massiccio taglio di tasse.

Fine. Non occorre nient'altro per riportare il PIL da -3% a +3% in meno di un anno. Ovviamente implica che o l'Italia o la Germania escano dall'euro, ma questo è un derivato del fatto che l'Italia adotti prima questo programma e lo voglia realizzare, cioè se esci dall'Euro e basta è problematico. Devi uscire dall'Euro (o spingere i nordici a uscirne) con l'obiettivo di TAGLIARE LE TASSE DI 100 MILIARDI, non di 1,3 miliardo come ora timidamente dicono. Se lo fai la ripresa dell'economia è tale che non devi preoccuparti di come vanno i BTP o la Lira perchè di colpo hai sotto un economia che tira (e un poco di inflazione).

La cosa da fare è semplice, quello che è più difficile è spiegare perchè puoi farlo senza problemi, cioè sfatare i miti della propaganda per cui il Debito-è-Sacro-Bisogna-Sacrificare-l'Economia-per-Pagarlo. Per fortuna ho scritto 200 articoli, tipo questi, che lo spiegano in undici modi diversi per cui sei a posto.
 

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