Elezioni USA- non vogliono gli Osservatori Internazionali e li minacciano d'arresto (1 Viewer)

tontolina

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Insomma questi Osservatori Internazionali non piacciono proprio nè agli Afgani nè ai texani come non piacciono agli ucraini

come dire che non c'è nessuna differenza

vogliono imbrogliare tutti con il benestare "democratico bushemo"
e poi magari pretendono che il mondo continui a credere che gli usa siano democratici



dalla morte di Kennedy non c'è stata più legalità ma solo totalirismo della MAFIA-CIA
 

tontolina

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Il Texas minaccia di arrestare gli osservatori internazionali delle sue elezioni. (di Maurizio Blondet)

5 novembre 2012 Di Maurizio Blondet


Scusate, la notizia non è strettamente economica ma è troppo divertente: l’attorney general del Texas, Greg Abbott, ha avvisato l’OCSE: se un suo osservatore straniero si avvicinerà a meno di 30 metri (100 piedi) da un seggio elettorale durante le elezioni presidenziali, sarà immediatamente arrestato a portato in tribunale.

E’ una mossa voluta dal governatore del Texas in persona. “No a controllori e ispettori dell’Onu in nessuna votazione in Texas” ha sancito in un “tweet” diffuso fra i suoi elettori. Anche il governatore dell’Ohio ha annunciato che “non permetterà ad osservatori dell’Onu” di controllare la regolarità delle operazioni di voto nel suo stato. Dal che si deduce che i due governatori sono convinti che l’OCSE sia un organo dell’Onu, mentre OCSE (Organizzazione di Sicurezza e Cooperazione in Europa) è un organo che riunisce i 27 paesi ad economia di mercato, fra cui gli Stati Uniti: e che per consuetudine manda osservatori a controllare il regolare svolgimento di elezioni dovunque, spesso su indicazione americana.
Così, per esempio, le recenti elezioni presidenziali in Russia sono state osservate da controllori OCSE.

Sicchè il parlamentare di maggioranza del parlamento russo (Duma) Sergei Zelezhniak, ha suggerito che “l’Europa abbia il coraggio di mettere nella lista delle persone a cui è interdetto l’accesso nel territorio dell’Unione Europea” ai due governatori americani e all’attorney general del Texas. Questa è infatti la sanzione per i politici di regimi la cui “democrazia” è poco solida. “In Russia tutti gli osservatori internazionali accreditati hanno potuto essere presenti ai seggi e controllare le operazioni di voto”, ha detto il parlamentare russo, e nonostante ciò i media europei e americani hanno gettato dubbi offensivi sulla regolarità delle elezioni che hanno riportato Vladimir Putin al Cremlino. “Vediamo se l’Europa ha due pesi e due misure”.
L’episodio è rivelatore. Non solo dell’ignoranza di due governatori statunitensi che non distinguono fra ONU ed OCSE, ma anche della cieca aria di superiorità dell’americanismo terminale: si vive come la Virtù incarnata, la democrazia suprema, a cui nessun’altra è superiore, e che nessun altro “inferiore” deve permettersi di verificare.
Ammesso che il brutale rifiuto a farsi controllare non venga da altri motivi inconfessabili. Le macchinette elettroniche per il voto introdotte in America, gestite da una società privata filo-repubblicana, sono state più volte sospettate di manipolazione. Dopotutto, proprio in Texas si “decise” l’elezione di George Bush junior nel 2004, per pochi voti riconteggiati: e il governatore dle Texas era Jeb Bush, giustappunto il fratello dell’eletto.
 

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