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MARKET REPORT
Stefano M. Masullo (Opus C.): Decalogo operativo per convivere con la grande crisi dei mercati finanziari

Di Stefano M. Masullo , 29.10.2002 14:39

Se quella gonfiatasi a Wall Street negli anni Novanta ed esplosa all’inizio del 2000 era una Bolla Finanziaria, ed è ormai impossibile negarlo, vale la legge emersa da tutte le esperienze storiche precedenti: dopo la bolla l’Orso. In qualche anno, oppure gradualmente in qualche decennio, discende almeno l’interno percorso fatto dal Toro. Cioè la caduta ritraccerà come minimo la salita cominciata nel 1982. Nell’agosto del 1982 l’indice Dow Jones era a livello dei 777 punti. I masochisti possono calcolare di quanto ancora potrebbe inabissarsi in termini percentuali. Rifugi in altri mercati, per esempio europei? No. E lo si vede da come tutte le Borse rotolano con Wall Street. Bisogna quindi attrezzarsi per resistere seguendo alcune importanti indicazioni.

Scelta della Banca: individuarne una solida e prudente. Meglio ancora dividere il proprio denaro depositandolo su due o tre istituti. Nel corso della Grande Depressione americana del 1930 ben 9000 sportelli bancari vennero chiusi. E per un breve periodo il governo sospese l’attività di tutte le aziende di credito, così come quest’anno è successo in Argentina. Oggi poi ad aumentare i rischi vi è l’utilizzo degli strumenti derivati, concepiti originalmente per ridurre la volatilità al contrario in questo momento amplificano e diffondono il rischio capillarmente nel sistema.

Settore Immobiliare: gli immobili sono gli ultimi beni che si apprezzano dopo un boom di Borsa. Ma in recessione calano. In una depressione i venditori alla ricerca disperata di liquidità stracciano i prezzi, mentre i compratori scompaiono o attendono quotazioni ancora più basse.

Settore Obbligazionario: vanno bene i Buoni del Tesoro, emessi nelle valute più solide e dagli Stati con finanze più sane. Meglio scegliere scadenze a breve termine, perché se è vero che in una crisi i governi tendono ad abbassare i Tassi, succede che la vendita di obbligazioni da parte di chi deve rimborsare debiti, sommati ai tentativi di puntellare le valute, abbiano l’effetto opposto, come accaduto in America nel 1931 e in Giappone nel 1990. Quanto alle obbligazioni emesse da imprese ci vuole prudenza: negli Stati Uniti fra il 1931 e il 1932 molti bond di qualità AAA erano andati in liquefazione.

Settore Azionario: alla larga. Con poche eccezioni: solidissimi produttori di beni di consumo essenziali, industrie che fabbricano armamenti o che estraggono materie prime strategiche.

Metalli Preziosi: i prezzi di oro e argento esploderanno, ma non prima di avere fatto un ultimo minimo. Bisogna però cominciare ad accumularli subito, perché si potrebbe non avere deflazione, né calo dei metalli preziosi, se i governi scateneranno iperinflazione. I titoli delle compagnie minerarie salgono con il corso del metallo, e parecchio di più, ma possono cedere quando i grossi investitori istituzionali sono spinti a vendere qualunque azione. E non danno la sicurezza dei marenghi o dei lingotti tenuti in cassaforte.
Gli esperti dibattono da sempre se l’oro, apprezzandosi nelle inflazioni, possa salire anche nel corso di una deflazione. La risposta è che il metallo giallo, in ogni caso, sale in misura inversa alla fiducia nelle monete cartacee. La corsa verso la sicurezza aveva fatto impennare il prezzo dell’argento in America nel 1931, poi era ridisceso al minimo. Finita la deflazione s’era triplicato in due anni. A quel tempo l’oro, ed è un pericolo da tenere presente non poteva essere detenuto dai cittadini pena dieci anni di carcere. Il presidente Roosevelt lo aveva fatto confiscare nel 1933. E solo dopo ne aveva rivalutato il prezzo. A vantaggio dello Stato.

Fondi: quando le Borse scendono con persistenza e gli investitori ritirano i soldi, i fondi vendono prima le azioni più liquide, le migliori, e lasciano in portafoglio le peggiori. Pure i fondi monetari sono meno sicuri di quanto si creda, perché per alzare di un filo il rendimento investono anche in titoli di debito con tassi maggiori ma rating infimo, della categoria junk, ovvero spazzatura.

Pensione e Polizze: per pagare quanto promesso i fondi pubblici si basano sulle entrate fiscali, che in una depressione crollano. Quanto ai fondi pensione privati, come le società assicuratrici, contano invece sul ritorno degli investimenti in obbligazioni (junk bonds compresi), immobili, azioni.

Settore Occupazionale: in una crisi la classe media ridurrà innanzitutto il livello qualitativo dei consumi:guadagneranno i commercianti che rimpiazzeranno i prodotti di fascia medio alta con beni a basso costo fabbricati nei Paesi emergenti. In Giappone va forte anche il lusso, perché in clima deflazionistico il denaro si apprezza e i ricchi diventano più ricchi. I servizi per le classi abbienti, a cominciare dalla fornitura di sicurezza d’ogni genere, creeranno opportunità di lavoro. E si potranno intraprendere attività in molti altri servizi perché quelli scadranno.Sarà un periodo d’oro per la consulenza fallimentare.



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