Divorzio Tesoro Banca d'Italia (1 Viewer)

Nonsoniente

Forumer storico
Allego qui l'Intrevista rilasciata al sole 24 ore da Beniamino Andreatta al sole 24 ore 10 anni dopo il divorzio.
Segnalati in rosso i passaggi chiave che sono 2:

A) che si trattò di una congiura lo afferma lo stesso Andreatta

B) Che lo stesso Andretta era consapevole che con il Divorzio, sarebbe esploso il Debito pubblico Italiano.

Aggiungo io era necessario per avviare le privatizzazione e restringere il perimetro dello Stato in economia a favore degli oligopoli privati. Togli ai molti per dare ai pochi. Poi si può sempre dare la colpa allo Stato che è bruttosporcocattivocorrottoimproduttivo e bisogna licenziare i dipendenti pubblici fanulloni e fancazzisti.

Buona lettura per chi è interessato alla VERITA' e non alla Propaganda di regime.

[FONT=&quot]l divorzio tra Tesoro e Bankitalia e la lite delle comari: uno scritto per il Sole del 26 luglio 1991
di Nino Andreatta[/FONT]
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[FONT=&quot]In questo testo, pubblicato il 26 luglio 1991dal Sole-24 Ore, Beniamino Andreatta analizzava, a distanza di dieci anni, la storica "separazione dei beni" tra Banca d'Italia e ministero del Tesoro avvenuta nel luglio del 1981. Nel finale dell'articolo, Andreatta rievocava anche la vicenda delle "comari", lo scontro con il ministro delle Finanze socialista Rino Formica che nel 1982 portò alla crisi del Governo Spadolini.

Con l' asta dei BoT del luglio 1981 iniziava, dieci anni fa, un nuovo regime di politica monetaria. Si inaugurava, infatti, il cosidetto "divorzio" fra Tesoro e Banca d' Italia: una "separazione dei beni" che esimeva la seconda dal garantire in asta il collocamento
integrale dei titoli offerti dal primo. Oggi la "separatezza" fra i poteri esecutivo, legislativo e monetario e' chiamata a test ancora piu' impegnativi, con gli impegni prossimi venturi in tema di unione monetaria e di vincoli al finanziamento e alla misura stessa del deficit di bilancio. Il Sole-24 Ore ha voluto ricordare, con gli scritti dei protagonisti e dei testimoni privilegiati del "divorzio" del 1981, uno spartiacque della politica economica degli anni 80. Con l' augurio che questo decennio veda
ulteriori progressi nella chiarezza dei ruoli e delle responsabilita'.
Ero al ministero del Tesoro da poco piu' di tre mesi, di cui due quasi integralmente occupati a rimettere in movimento il meccanismo delle nomine bancarie -nomine da ministro della Repubblica, senza condiscendenze alle pressioni dei partiti della maggioranza - quando dovetti valutare, con senso di urgenza, che la crisi del secondo
shock petrolifero imponeva di essere affrontata con decisioni politiche mai tentate prima di allora. La propensione al risparmio finanziario degli italiani si stava proprio in quei mesi abbassando paurosamente e il valore dei cespiti reali - case e azioni- aumentava a un tasso del cento per cento all' anno.
La soluzione classica sarebbe stata quella di una stretta del credito, accompagnata da una stretta fiscale, che, come nel 1975, avesse creato una recessione con una caduta di alcuni punti del prodotto interno lordo; ma l' esperienza stessa degli anni 70 indicava due ordini di difficolta' :
a) la Banca d' Italia aveva perduto il controllo dell' offerta di moneta, fino a quando essa non fosse stata liberata dall' obbligo di garantire il finanziamento del Tesoro;
b) il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dell' accordo tra Confindustria e sindacati confederali proprio nei primi mesi del 1975, aveva talmente irrigidito la struttura dei prezzi, che, in presenza di un raddoppio del prezzo dell' energia, anche una forte stretta da sola era impotente a impedire che un nuovo
equilibrio potesse essere raggiunto senza un' inflazione tale da riallineare prezzi e salari ai costi dell' energia.
L' imperativo era di cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall' ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole. La nostra stessa presenza nello Sme era allora messa in pericolo (c'è da ricordare che il partito socialista si era astenuto quando il Parlamento voto' nel 1978 sull' adesione all' accordo di cambio e che i ministri socialisti avevano di fatto un potere di veto sulla politica economica).
I miei consulenti legali mi diedero un parere favorevole sulla mia esclusiva competenza, come ministro del Tesoro, di ridefinire i termini delle disposizioni date alla Banca d' Italia circa le modalita' dei suoi interventi sul mercato e il 12 febbraio 1981 scrissi la lettera che avrebbe portato nel luglio dello stesso anno al "divorzio". Il termine intendeva sottolineare una discontinuita' , un mutamento appunto di regime della politica economica; un' analoga operazione che negli Stati Uniti pose termine nel 1951 alla politica di denaro facile, che aveva permesso il finanziamento della Seconda guerra mondiale, veniva ricordata come l' agreement tra Tesoro e Fed. Nei limiti stretti delle mie competenze era invece mia intenzione sottolineare la novita' , la rottura con il passato, quando poteva apparire "sedizioso" un comportamento della Banca che rifiutasse il finanziamento del fabbisogno pubblico per non creare base monetaria
in eccesso.
Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne' lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come "congiura aperta" tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso - soprattutto sul mercato dei cambi - abolire per ritornare alle piu' confortevoli abitudini del passato.
Per rafforzare l' autonomia della Banca d' Italia altre due questioni
venivano affrontate in quella lettera:
1) costituzione di un consorzio di collocamento tra banche commerciali, nelle mie intenzioni destinato soprattutto per il debito pubblico a piu' lunga scadenza;
2) una nuova regolamentazione dello scoperto del conto corrente di Tesoreria.

I tempi non erano maturi per affrontare questi aspetti e la Banca d' Italia preferi' procedere solo sul nuovo regolamento della sua presenza nelle aste. Facendo queste proposte era mia intenzione drammatizzare la separazione tra Banca e Tesoro per operare una disinflazione meno cruenta in termini di perdita di occupazione e di
produzione, sostenuta dalla maggiore credibilita' dell' istituto di emissione una volta che esso fosse liberato dalla funzione di banchiere del Tesoro. Accarezzai anche l' ipotesi di un rebasement della lira che avrebbe potuto essere sostituita da uno scudo
italiano, con parita' uno a uno con l' Ecu, e con l' impegno unilaterale di mantenere nel tempo questa parita' e approfondii l' argomento in numerose conversazioni con Ortoli, allora vicepresidente della Commissione di Bruxelles. Il filo conduttore era lo stesso che ispiro' il divorzio, quello, cioe' , di facilitare la politica di stabilizzazione favorendo il formarsi di aspettative favorevoli da parte degli operatori che avrebbero agevolato la trasmissione sui prezzi della politica monetaria, minimizzando gli effetti negativi
sui volumi.
Senza presunzioni eccessive, questa lettera ha segnato davvero una svolta e il divorzio, assieme all' adesione allo Sme (di cui era un' inevitabile conseguenza), ha dominato la vita economica degli anni 80, permettendo un processo di disinflazione relativamente indolore, senza che i problemi della ristrutturazione industriale venissero
ulteriormente complicati da una pesante recessione da stabilizzazione.
Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.
Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta piu' difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato. Il bilancio di competenza del 1982 e' la dimostrazione di questa nuova situazione: riuscii in pratica ad azzerare i fondi globali, cosa che non era successa prima ne' successe dopo. Il saldo netto da finanziare del bilancio preventivo e il fabbisogno del consuntivo furono del 10% inferiore agli analoghi aggregati dell' anno precedente, anche se poi la Tesoreria, caricata nel recente passato, provoco' un volume eccezionalmente elevato di indebitamento.
Bisognava continuare a stringere le spese di competenza e nella preparazione del bilancio ' 83 si chiese al Parlamento una delega amplissima per affrontare con decreti delegati i nodi che il Parlamento stesso si dimostrava riluttante a sciogliere. Queste
deleghe furono nell' autunno rifiutate e, nel mezzo del turbamento che ne segui' sui mercati finanziari, il collega Formica propose di rimborsare una quota soltanto del debito del Tesoro con una specie di concordato extragiudiziale. Risposi a rime baciate per sdrammatizzare il panico che ne sarebbe potuto seguire; e subito fu l'affare delle
comari. Pochi mesi piu' tardi, in analoghe circostanze, Jacques Delors riusci' a sbarcare cinque ministri che avevano sostenuto - privatamente - la convenienza per la Francia di uscire dallo Sme. La stampa e i politici di casa nostra sembravano invece ignorare il baratro che avevamo sfiorato e ipocritamente si scandalizzarono per
la forma delle mie risposte. Il divorzio aveva fatto la sua prima vittima ed era il suo autore; ma aveva dimostrato di funzionare. Negli anni successivi non divenne certo popolare nei palazzi della politica, ma continuo' ad assicurare legami fra la politica italiana e quella dell' Europa. [/FONT]
 

Nonsoniente

Forumer storico
Riporto ancora qui il passaggio di Andreatta, il quale spiega cosa significava il Divorzio Tesoro, Banca d'Italia

1) [FONT=&quot]Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne' lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come "congiura aperta" tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso - soprattutto sul mercato dei cambi - abolire per ritornare alle piu' confortevoli abitudini del passato.

Il divorzio, nasce come congiura, è un fatto privato fra due cittadini Andreatta e Ciampi. Già qui possiamo notare una compressione della Democrazia. Un fatto così rilevante che modifica la politica monetaria e industriale del paese spostando risorse enormi dal Lavoro alla rendita diventa un fatto privato fra due cittadini

2) [/FONT][FONT=&quot]L' imperativo era di cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall' ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole.

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[FONT=&quot]Da non perdere questo passaggio, i politici di allora erano ossessionati da:

1) dall'ideologia della crescita, Kuazzo cosa vi devono dire di più, già da allora la crescita non è più vista come un obiettivo per raggiungere la piena occupazione, ma come una ideologia da combattere, in quanto crescita= piena occupazione= crscita dei salari reali= possibili spinte inflazionistiche= perdita di potere d'acquisto dei detentori di grandi capitali. Dall'inflazione l'operaio la vedova e l'orfano erano protetti dall'indicizzazione dei prezzi. Ora se siete possessori di grandi capitali ringraziate il defunto Andreatta

2) Sostenuta da bassi tassi d'interesse: E si i ns politici di allora erano colpevoli di non voler remunerare copiosamente la rendita parassitaria. Pagare bassi tassi d'interessi ( perchè il tasso era fissato dal Tesoro) significava drenare risore a favore del Welfare. Che crimine, remunerare poco la rendita a favore della Plebe, Giammai.

3) e ossessionati da un cambio debole, questo era il crimine maggiore che i politici di allora potessero commettere, chissà perchè tutte le nazioni cercano di tenere basso il tasso di cambio nominale, mentre noi dovevamo agire sul versante opposto, agire sul tasso di cambio reale, tradotto tagliare sui salari reali e questa è un operazione difficile se c'è la crescita e la piena occupazione, molto più facile da fare quando ci sono le crisi. Naturalmente queste cose non si possono dire, come le dico io, allora vi dicono che bisogna fare le riforme per recuperare la competitività, che bravi che sono stati tutti quegli accademici che in questi ultimi 30 anni dagli schermi televisivi e dalle colonne dei giornali ci raccontavano questa filastrocca
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Nonsoniente

Forumer storico
Arriviamo al passaggio più significativo, alla confessione senza pudore

[FONT=&quot]Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l' escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.
Da quel momento in avanti la vita dei ministri del Tesoro si era fatta piu' difficile e a ogni asta il loro operato era sottoposto al giudizio del mercato[/FONT]


E' la CONFESSIONE DELL'AUTORE DEL CRIMINE. iL DIVORZIO è L'ARTEFICE DELL'ESCALATION DELLA CRESCITA DEL RAPPORTO DEBITO/PIL.
MA CIò CHE PIù ANCORA CONTA è CHE LA NOSTRA POLITICA ECONOMICA NON ERA PIù SOTTOPOSTA AL GIUDIZIO DELL'ELETTORE( TANTO VA LO SCHIAVO ALLE URNE CHE SI SENTE CITTADINO) MA AL GIUDIZIO DEL MERCATO.
IL MERCATO CHE SI SOSTITUISCE A DIO, GLI STATI CHE ABDICANO IL LORO POTERE IN FAVORE DELLA FINANZA.
POI NOI NATURLMENTE CI ACCAPIGLIAMO PER VOTARE UNO AL POSTO DI UN ALTRO, AL MOMENTO E' SOLO UNA GRANDE FINZIONE.
 

Nonsoniente

Forumer storico
[FONT=&quot]Pochi mesi piu' tardi, in analoghe circostanze, Jacques Delors riusci' a sbarcare cinque ministri che avevano sostenuto - privatamente - la convenienza per la Francia di uscire dallo Sme

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[FONT=&quot]Vedete che non è cambiato nulla, la sacralità del cambio fisso era una cosa che non poteva essere messa in discussione, già allora era il Dogma dei Dogmi. Ma perchè?
Semplice perchè uno deglii obiettivi, non l'unico ma il più stringente, che spingono i paesei ad adottare sistemi di cambi fissi o unioni monetarie, è che queste: UNISCONO LE ELITE DOMINANTI E DIVIDONO LE CLASSI LAVORATRICI, IN QUANTO MESSE IN COMPETIZIONE FRA LORO A UNA GARA A RIBASSO DI STIPENDI E DIRITTI.
I SISTEMI DI CAMBI FISSI E LE UNIONI MONETARIE SERVONO COME STRUMENTO DI LOTTA DI CLASSE( PAROLA VOLUTAMENTE DESUETA) DELLE ELITE CONTRO I LAVORATORI E IN ESSI VANNO INCLUSI ANCHE ARTIGIANI, PICCOLI COMMERCIANTI, PICCOLI E MEDI INDUSTRIALI.
lA CRISI DI QUESTO MOMENTO NE è UNA CONFERMA, PENSIAMO ALLA SOFFERENZA DELLA PICCOLA MEDIA INDUSTRIA ITALIANA ATTUALMENTE.
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Nonsoniente

Forumer storico
La prova di quello che ho detto sta nell'ultima frase di quella famosa lettera del 1991 al Sole24ore.

[FONT=&quot]Il divorzio aveva fatto la sua prima vittima ed era il suo autore; ma aveva dimostrato di funzionare. Negli anni successivi non divenne certo popolare nei palazzi della politica, ma continuo' ad assicurare legami fra la politica italiana e quella dell' Europa. [/FONT]

TRADOTTO ASSICURO' L'UNIONE DELL'ELITE ITALIANA A QUELLA EUROPEA. I SACRIFICATI DI QUESTA UNIONE PER ADESSO SIAMO NOI, MA SOPRATTUTTO I NOSTRI FIGLI.

CHIUDO CON UNA PICCOLA CONSIDERAZIONE: GLI EX PCI, EX PDS, EX DS, ORA PD, MENTRE CERCAVANO I VOTI DEI LAVORATORI ERANO I PIU' FEDELI ESECUTORI DI QUESTA POLITICA CHE FAVORIVA LE ELITE A DANNO DEL POPOLO. E L'INGANNO CONTINUA, L'ULTRALIBERISTA RENZI, COCCOLATO DAI BANCHIERI FIORENTINI CHE SI ACCREDITA ALL'ELETTORATO DI SINISTRA.
SOLO DUE PAROLE: POVERA ITALIA
PER GRILLO SOSPENDIAMO IL GIUDIZIO, PARTE DEI SUOI ATTIVISTI SONO SENSIBILI ALLE TEMATICHE SOPRACITATE, MA L'ISTINTO ANIMALESCO MI DICE DI DIFFIDARE DEL DUO GRILLO CASALEGGIO. IL TEMPO SARA' GALANTUOMO.
 
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mototopo

Forumer storico
buon argomento,vediamo se si sviluppa bene ,o parte come da grillo un vespaio.le faccio gli auguri di buona continuazione
 

gipa69

collegio dei patafisici
E' anni che lo dico... se ci si mette in questa prospettiva si capiscono anche meglio i comportamenti dei mercati finanziari sebbene per la nostra vita la cosa sia molto meno importante.

Aggiungo che però tutto parte da ancora prima perchè la azioni sono concatenate.. e quindi dall'idea del capitale di svilupparsi in aree che fino a quel momento non erano ancora state raggiunte e dalla possibilità di sfruttare attraverso l'espansione del debito da un punto di vista finanziario la fine di Bretton Woods; infatti comincia in quegli anni la disintermediazione del credito e le riforme del sistema finanziario in senso liberista.
 

FreeWind69

...armonia
E' anni che lo dico... se ci si mette in questa prospettiva si capiscono anche meglio i comportamenti dei mercati finanziari sebbene per la nostra vita la cosa sia molto meno importante.

Aggiungo che però tutto parte da ancora prima perchè la azioni sono concatenate.. e quindi dall'idea del capitale di svilupparsi in aree che fino a quel momento non erano ancora state raggiunte e dalla possibilità di sfruttare attraverso l'espansione del debito da un punto di vista finanziario la fine di Bretton Woods; infatti comincia in quegli anni la disintermediazione del credito e le riforme del sistema finanziario in senso liberista.

:mmmm:
 

FreeWind69

...armonia
...
crescita= piena occupazione= crscita dei salari reali= possibili spinte inflazionistiche= perdita di potere d'acquisto dei detentori di grandi capitali.
...

...lo ritieni un passaggio così automatico ?
 

mototopo

Forumer storico
free piu ' o meno funziona cosi'
Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.
(Henry Ford)​



“Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi” [Rothschild, 1863]
 

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