Diritti d'autore addio (solo in Gran Bretagna, per ora) (1 Viewer)

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Le tue foto delle vacanze sui social?
Chiunque potrebbe usarle senza dirtelo


Le tue foto delle vacanze sui social? Chiunque potrebbe usarle senza dirtelo - Repubblica.it

Il Parlamento britannico ha approvato una nuova legge che consente lo sfruttamento commerciale delle immagini reperibili online e prive di informazioni sull'autore. Una mezza rivoluzione del copyright. Ecco la situazione italiana

di SIMONE COSIMI

PRESTO le foto che scatti col tuo smartphone e posti senza sosta sui tuoi profili social potrebbero finire in uno spot, in un blog, a corredo di un articolo, in un annuncio stampa o nella pubblicità di un'azienda senza che tu nemmeno lo sappia. A meno che non siano esplicitamente dotate dei cosiddetti metadata. E, per ora ma altri Paesi potrebbero andare incontro a scivoloni di questo tipo, solo in Gran Bretagna. Di recente, infatti, un nuovo provvedimento intitolato Enterprise and Regulatory Reform Act è stato approvato in Parlamento con il Royal Assent, il cosiddetto Assenso reale. Insomma, è ufficiale. Una mezza rivoluzione nel diritto d'autore inglese che muove ben oltre i limiti della direttiva europea n. 28 del 2012 che si occupa del tema, rischiando di colpire anche i cosiddetti user generated content, i contenuti prodotti dagli utenti. Aprendo la strada ad altri simili, sdrucciolevoli sviluppi europei.

In sostanza, lo stupendo scatto delle tue vacanze o un panorama di una capitale europea immortalato lo scorso Capodanno, condivisi sulle bacheche di Facebook ma anche e soprattutto di altre applicazioni di photosharing come la celeberrima Instagram (tanto che la legge è già stata soprannominata "The Instagram Act") potrebbe essere sfruttato da chiunque. Non solo amatori, twitterer scatenati e amanti della condivisione in Rete: anche i professionisti della fotografia che per mille ragioni hanno diffuso online i loro lavori rischiano un furto sotto i baffi con tanto di benvenuto al ladro. Per cosa? Se l'immagine non include informazioni identificative l'uso commerciale è libero a patto di una "diligente ricerca" sull'eventuale detentore del diritto. Una verifica i cui limiti minimi non sono ben chiari né definiti. Non servirà insomma chiederti il permesso né tantomeno versarti un centesimo se dopo un paio di ricerche su Google non riesco a capire chi abbia fatto quella foto.

Il meccanismo è infernale. Spesso, quando carichiamo le nostre foto sui social, il passaggio fra il dispositivo e la piattaforma di arrivo spoglia gli scatti della loro (ammesso che ne dispongano) firma digitale, cioè i metadata, l'insieme di informazioni automaticamente applicate dal telefono o dalla macchina fotografica alla singola immagine. Ebbene, la nuova legge britannica promette appunto di mettere fuori dall'ambito del copyright le cosiddette opere orfane, quasi infilandone nel calderone del pubblico dominio. In inglese l'hanno battezzata "extended collective license", ma più o meno la nuova legge consentirà di comportarsi come nel caso si trovasse un oggetto per strada: se non c'è modo di risalire all'autore, è tuo.

Un passaggio non da poco: fino a oggi sia in Gran Bretagna come ancora in molti altri Paesi d'Europa, nonostante le frequenti e palesi violazioni, la proprietà delle immagini scattava automaticamente. E, volendo, si poteva ricorrere in giudizio per violazione del diritto d'autore. Ciò che hai realizzato è tuo, in linea con la storica e intoccabile Convenzione internazionale di Berna stilata una vita fa, nel 1886, e con tutte le leggi di settore. L'Enterprise and Regulatory Reform Act fa invece un sol boccone di queste garanzie, spogliando il cittadino britannico (ma anche, per esteso, qualsiasi contenuto privo di metadata riconducibile a server inglesi, il che vuol dire che potrebbe in fondo riguardare anche cittadini stranieri) del suo diritto. Anche perché nel provvedimento non è prevista alcuna clausola che ne proibisca sottolicenze. Che vuol dire? Che qualcuno potrebbe pescare la tua foto e rivenderla, incassando dei soldi più che legittimamente.

Ci vorrà ancora un po' di tempo - i decreti attuativi del provvedimento, che devono essere approvati anch'essi dal parlamento, sono attesi entro l'anno - ma comunque, mese più mese meno, la direzione è segnata: è infatti dal 1979 che l'Assemblea britannica non blocca una legge nella fase tecnica, quando il voto è già stato chiaro ed esplicito. In Italia sarebbe possibile un'interpretazione così estesa della direttiva europea? "Sicuramente no - risponde l'avvocato Deborah De Angelis, esperta di diritto della proprietà intellettuale e delle nuove tecnologie - la direttiva in questione prevede la possibilità per gli Stati membri di stabilire un'eccezione o limitazione al diritto di riproduzione e il diritto di messa a disposizione del pubblico delle opere orfane a favore non di chiunque ne voglia fare uso, bensì solo nei riguardi di biblioteche, istituti di istruzione e musei accessibili al pubblico, archivi, e altri ben definiti dalla direttiva stessa". Questo lo snodo: la legge britannica - un atto multiforme destinato per altro a regolamentare materie molti diverse - supera in scioltezza questi limiti europei consentendo l'uso delle immagini anche per fini commerciali. Per ora, in Italia, siamo al sicuro: "Vale la regola del diritto d'autore tradizionale che vede tutti i diritti di utilizzazione riservati all'autore, se non diversamente disposto", conclude De Angelis.
(11 giugno 2013)
 

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