Dalla scommessa al bluff (da usemlab) (1 Viewer)

Fleursdumal

फूल की बुराई
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Dalla scommessa al bluff
(3/11/02) Nelle ultime due settimane le borse si sono mantenute in un trading range piuttosto stretto. Abbattute ogni volta dall’uscita di dati macroeconomici peggiori delle aspettative si sono sempre riprese in breve tempo mantenendosi in una fase laterale di consolidamento a cui potrebbe seguire un ulteriore rally.
Una borsa che ignora le brutte notizie è indubbiamente dotata di forza. E’ altrettanto vero, però, che nel breve periodo i mercati azionari sono anche guidati dall’umore degli operatori e l’umore in questo momento sta tornando rapidamente positivo.

La velocità con la quale gli indicatori di bullishness/bearishness si sono rigirati in sole due settimane è impressionante. La percentuale di tori registrata dalle indagini dell’Investor’s Intelligence è salita dal 28.4% al 43.4%. La percentuale di consenso “orso” è scesa invece dal 43.2% al 28.3%, un livello che non si vedeva dalla primavera. Valori percentuali sopra 50 sono generalmente indicatori contrari: troppi tori in circolazione preludono a una discesa dei mercati e troppi orsi a una salita.

Il trading range è quindi servito prevalentemente a trasformare il sentiment del mercato, generando larga compiacenza e ottima fiducia. Appena venti giorni fa, prima del rimbalzo, regnava il timore di un crollo imminente. Una volatilità di umori molto più significativa della volatilità implicita nelle opzioni che non prelude a niente di buono.

Al fondo di un mercato bear gli operatori sono scoraggiati e il pubblico è nauseato. Quando gli indici toccano il vero fondo le opportunità di acquisto passano inosservate: l’attenzione degli investitori è minima e in pochi si accorgono che il vero bottom è in formazione. Ancora meno sono quelli che riescono a coglierlo. E’ quello che accadde alla fine degli anni ottanta o nel 1932. Un esempio recente è dato dal bottom raggiunto a fine 2000 dal mercato dell’oro e dai propri indici di settore come lo XAU (vedi il grafico sotto), uno dei pochi in rialzo da inizio anno per quanto ancora trascurato dalla maggior parte degli investitori professionali.



Non è quello che è successo invece con il bottom del 10 ottobre 2002, solo l’ennesimo minimo relativo di un mercato bear tanto subdolo nei confronti dei tori che degli orsi, i primi delusi ogni volta dal raggiungimento di nuovi minimi, i secondi “squeezati” da rimbalzi tanto spettacolari quanto destinati col tempo a esaurirsi e a precedere un altro movimento ribassista ancora più doloroso.

Cerchiamo quindi di capire come e quando il rally di trading nato il 10 ottobre si esaurirà e quali potrebbero essere le conseguenze di un altro fallimento. E’ possibile che nel breve periodo gli indici escano dalla fase di consolidamento in corso con un nuovo rialzo. La volontà di comprare ogni storno è stata chiara e nelle prossime settimane gli indici potrebbero quindi raggiungere nuovi massimi relativi. Anche con un altro 10% di guadagni la configurazione ribassista dell’S&P 500 sarebbe ancora valida e potrebbe risolversi in un testa spalle con un doppio pullback sulla neckline:



Alla luce dei recenti sviluppi macroeconomici, invece, il rialzo in corso è sempre più assimilabile a un bluff giocato su un tavolo verde di poker che a una semplice scommessa, come poteva apparire all’indomani del rimbalzo del 10 ottobre.

Dopo il rally la maggior parte degli operatori si è ritirata: gli speculatori hanno goduto il grosso dei profitti in soli 4 giorni e stanno alla finestra pronti a cogliere il prossimo movimento; i ribassisti più deboli sono stati prima squeezati e poi demoralizzati dalle capacità di tenuta dei mercati; il pubblico, infine, dopo avere venduto sui minimi rimane a guardare onde evitare di farsi ingannare per l’ennesima volta.

Al tavolo sono rimasti, faccia a faccia, i Gestori e il Grande Orso. I primi hanno in mano delle carte all’insegna delle statistiche, tra le quali la migliore di tutte è il fatto che dagli anni trenta il mercato non ha mai chiuso in rosso per tre anni consecutivi. Questo oramai sarà il terzo e a loro avviso è impossibile che possa seguire il quarto nel 2003, quindi continuano a rilanciare. Se perdono il rally che anticipa l’eventuale ripresa del 2003 rischiano il lavoro, se il mercato continua a scendere lo rischiano ugualmente. Dovendo fare qualcosa la soluzione migliore è quindi comprare, in ogni caso continuano a rilanciare con i soldi degli altri (other’s people money, OPM, come li definisce Bill Fleckenstein di Realmoney.com).

Il Grande Orso invece ha dalla sua diverse carte fondamentali tra le quali:
- i minimi di ottobre non hanno affatto l’aspetto di un minimo di mercato bear come quello in corso, per il boom che l’ha preceduto potenzialmente ancora più forte di quello degli anni trenta;
- la compiacenza degli investitori è ancora troppo elevata;
- i fondamentali macroeconomici lasciano molto a desiderare e il crunch della spesa dei consumatori sembra avvicinarsi ogni giorno di più. La monetizzazione degli asset non finanziari come le case è oramai agli sgoccioli ed è bastato un rialzo dei tassi di interesse di lungo periodo per far scendere nell’ultima settimana le domande di refinancing del 24%; con una crescita economica guidata esclusivamente dalla spesa dei consumatori, il consumer crunch avrebbe effetti devastanti sia sulle borse che sul mercato immobiliare;
- il dollaro è sotto pressione sia verso l’euro che verso lo yen. Entrambi i grafici sembrano favorire una prossima svalutazione del biglietto verde di un altro 10-20%. Qualora ciò si verificasse la più grossa nazione debitrice del mondo troverebbe molte difficoltà a reperire i 2 B di dollari giornalieri necessari per finanziare il deficit della bilancia commerciale. L’effetto sul valore degli asset cartacei finanziati finora da quei flussi sarebbe immediato e si realizzerebbe ancora prima che l’indebolimento della valuta riesca ad apportare dei benefici al saldo della bilancia commerciale;
- tutti gli eccessi della bolla, a parte una prima correzione delle borse, devono ancora essere assorbiti da un normale ciclo recessivo, finora irrazionalmente impedito dalla FED e dalle altre forze tese a gonfiare la bolla del credito del sistema. Negli ultimi due anni questi interventi hanno avuto il risultato di stimolare nuovi eccessi e squilibri economici e finanziari che nel complesso hanno aggravato il quadro generale della situazione.

La partita quindi è ancora tutta aperta, ma i rilanci dei gestori che sostengono la tenuta delle borse hanno tutto l’aspetto di essere niente altro che un grosso e disperato bluff. In gioco ci sono trilioni di dollari e le carte, a prescindere dal prossimo eventuale movimento al rialzo delle borse, verranno scoperte entro i primi mesi del 2003. A quel punto il fallimento del bluff potrebbe essere davvero imperdonabile.
 

conide

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Commento: la situazione e grave e se ne sono accorti anche loro. Cercano di salvare il salvabile, cioè la brusca frenata della spesa delle famiglie, come riportato dalla newsletter.

CIao
 

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