conti deposito: imposta di bollo sarà applicata nella misura del 0.10% (1 Viewer)

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.190
Conti deposito: imposta di bollo sarà applicata nella misura del 0.10%dell’importo depositato

:eek::eek::eek::eek::eek::eek::eek::eek::eek::eek::eek:
Tassazione conti deposito decreto Monti

A partire dal 1° gennaio 2012 l’imposta di bollo che colpisce i prodotti finanziari sarà applicata anche ai conti deposito, lo strumento preferito dagli italiani per far fruttare i propri risparmi e che a fronte dell’introduzione di tale norma diventerà quindi decisamente meno conveniente. L’imposta di bollo sarà applicata nella misura del 0.10% dell’importo depositato per il 2012, mentre a partire dal 2013 salirà al 0.15%, fermo restando il pagamento di un’imposta nella misura fissa di 34,20 euro per i depositi con importi compresi tra 0 e 34.200 euro.

COME SCEGLIERE IL CONTO DEPOSITO VINCOLATO
A riguardo è bene precisare che nella maggior parte dei casi coloro che sono titolari di un conto deposito non dovranno sborsare alcun onere aggiuntivo. La maggior parte dei contratti siglati per la sottoscrizione di questi strumenti di risparmio/investimento, infatti, preve che il pagamento dell’imposta di bollo sia a carico della banca. Ne deriva quindi che, salvo modifiche alle condizioni contrattuali in essere, saranno queste a dover pagare l’imposta di bollo dopo l’entrata in vigore del decreto.
 
Ultima modifica:

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.190
Imposta di bollo sui conti deposito: cosa cambia per i risparmiatori

E’ arrivata la mini-patrimoniale anche sui conti deposito: chi ha depositato somme superiori a 1,2 milioni di euro pagherà un’imposta fissa annua di 1.200 euro fino all’anno prossimo, quando verrà definitivamente eliminato il tetto massimo. I piccoli risparmiatori dovranno, invece, pagare 34,20 euro all’anno già a partire da quest’anno.


da http://www.abcrisparmio.it/notizie/...onti-deposito-cosa-cambia-per-i-risparmiatori

Home » Notizie » Conti Deposito » Imposta di bollo sui conti deposito: cosa cambia per i risparmiatori

Imposta di bollo sui conti deposito: cosa cambia per i risparmiatori

E’ arrivata la mini-patrimoniale anche sui conti deposito: chi ha depositato somme superiori a 1,2 milioni di euro pagherà un’imposta fissa annua di 1.200 euro fino all’anno prossimo, quando verrà definitivamente eliminato il tetto massimo. I piccoli risparmiatori dovranno, invece, pagare 34,20 euro all’anno già a partire da quest’anno.

di Francesco Tempesta 15 mar 2012 - ore 16:15 Dal primo gennaio di quest’anno anche sul conto deposito si deve pagare l’imposta di bollo dello 0,10% annuo per il 2012 (per un massimo di 1.200 euro) e dello 0,15% dal 2013 (senza alcun tetto massimo). Lo prevede una norma contenuta all’interno del decreto sulle semplificazioni fiscali, con il quale il Governo ha voluto includere i depositi nell’insieme dei prodotti finanziari interessati dalla cosiddetta mini-patrimoniale. La stangata del bollo non colpirà, però, in modo uguale tutti i depositanti.

Il decreto, approvato lo scorso 24 febbraio, fissa per il 2012 un tetto massimo di 1.200 euro per il bollo. Tale imposta è calcolata in modo proporzionale ed è pari allo 0,1% delle somme depositate. Questo vuol dire che l’imposta di bollo sarà calcolata in modo proporzionale per depositi fino a 1,2 milioni di euro, mentre, dopo questa cifra, diventerà fissa. Facciamo un esempio: chi ha un deposito di 5 milioni di euro pagherà 1.200 euro d’imposta annua fissa anziché i 5.000 euro che avrebbe dovuto pagare in assenza del tetto.

I vantaggi per i maxi-depositi sono, però, limitati al 2012. Dall’anno prossimo, infatti, l’imposta passerà dallo 0,1% allo 0,15% e, in assenza del tetto massimo, diventerà proporzionale anche per i depositi d’importo superiore a 1,2 milioni di euro. A rimpiangere il bollo “soft” non saranno, però, solo i titolari dei depositi, ma anche le stesse banche, che, in molti casi, sono chiamate ad assumersi l’onere.

Lo “sconto” del 2012 riguarderà complessivamente una quota compresa tra il 10 e il 15% dei conti deposito accesi in Italia. In particolare, dai dati raccolti nel 2010 da Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie, risulta che quasi il 20% dei titoli delle famiglie in deposito ha un importo superiore a 50.000 euro. I depositi più comuni nel nostro Paese sono quelli d’importo compreso fra 50.000 e 250.000 euro (35%), seguono poi quelli con importo fino a 50.000 euro (35%) e, infine, quelli da 250.000 a 500.000 euro (10,3%).

Nel decreto si parla anche di tetto minimo, fissato a 34,20 euro. Così come è stato definito, il tetto minimo elimina la progressione per gli importi più bassi e, di fatto, penalizza i piccoli risparmiatori, ossia coloro che hanno “parcheggiato” somme comprese fra zero e 34.200 euro: questi soggetti dovranno pagare un’imposta fissa di 34,20 euro, già da quest’anno e non dal 2013.

Nonostante la mini-patrimoniale, i conti depositi restano un investimento redditizio per grandi e piccoli risparmiatori, grazie ai tassi di interesse elevati. Chi desidera confrontare le offerte sul mercato può far riferimento al servizio di confronto conti deposito di SoldiOnline e SuperMoney, che permette di valutare le offerte di numerose banche, come i conti deposito Rendimax, conto arancio, i conti deposito CheBanca! e molti altri.

Francesco Tempesta
 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.190
da Riecho Economia e Libertà: FREE REPORT


L'amara verità è che una soluzione indolore a questa crisi non esiste.

3) I continuati interventi politici e monetari nell'economia sono controproduttivi. Tassi d'interesse reali negativi servono solo a rendere il problema, e il suo impatto, ancor peggiori.

4)Gli ingredienti combinati di insolvenza: da una parte un sistema finanziario globale basato su una moneta di carta straccia e dall'altra stati nazionali in bancarotta hanno creato le condizioni per una depressione economica di lungo termine, direi epica.

5) Il deteriorarsi delle condizioni economiche porta dritti dritti a scontri sociali.
[C'è un bellissimo paper di due economisti europei che afferma l'esistenza di una esplicita correlazione tra i tagli al budget del governo e fenomeni quali l'aumento del tasso di criminalità, rivolte, o vere rivoluzioni].

6) Anche di fronte ad una popolazione depredata che minaccia la sua sopravvivenza, il governo non smetterà mai di mantenere lo status quo: potere a loro, spese a noi. Ancora, la storia mostra che gli stati di polizia, nemici comuni, totale perdita di privacy, controllo dei capitali, tasse alte ecc diventeranno la norma.

7)Nessuna di queste restrizioni può evitare agli uomini e ai capitali finanziari di migrare laddove vengono trattati al meglio. Ciò affamerà la bestia e alla fine porterà ad un reset completo del sistema.

8) Questa non è la prima volta che ciò accade, e non sarà l'ultima. Questa
volta NON è diverso.
La nostra società moderna non è unica o speciale, non è immune dalle conseguenze che hanno afflitto la storia per millenni.
 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.190
Come volevasi dimostrare


Come volevasi dimostrare - Affaritaliani.it

Martedì, 7 agosto 2012 - 08:34:00
È da mesi che vado blaterando che Monti non è una benedizione per l’Italia, ma una rovina. Infatti cosa vuol dire, questo signore, quando assicura che salverà l’Italia? Caro professore, non deve dire ciò, perché sono gli Italiani che debbono essere salvati, non l’Italia, per la quale, come nazione, non c’è più nulla da fare, almeno fino a quando l’attuale classe politica non se ne andrà a casa.

Ricordate, cari lettori, quando dicevo che Monti stava lavorando alla rovescia, nel senso che stava togliendo soldi dalle tasche dei cittadini, invece di recuperare pecunia con la riduzione drastica delle spese?


Bene, i risultati, per quanto concerne le ferie, stanno ad avvalorare le mie ipotesi: caro Monti, se lei toglie la moneta ai cittadini, chi vuole che rimetta in moto il Paese? Se il popolo non va a far la spesa, il negozio chiude; se la fabbrica non riceve ordini dai negozi, chiude; se la fabbrica chiude gli operai vengono licenziati nonostante le urla della Camusso, quando, invece, è Monti che dovrebbe essere licenziato.



Le spese, caro professore, specie quelle della politica schifosa. Invece non è stato fatto nulla, come la riduzione dei parlamentari (oltre il 50%); e delle loro paghette La vendita dei beni patrimoniali inutili dello stato, perché sono sempre lì e nessuno li tocca? I parlamenti regionali, le cui sanguisughe succhiano oltre 13:000 € mensili a testa?

Potrei continuare all’infinito, ma smetto, per non ripetere cose che tutti sanno.

Ma per Bersani va tutto bene, dato che appoggia il governo;

lo stesso dicasi per Alfano, e per Casini, che non conta nulla, ma che aspira alla poltrona di Presidente della Repubblica, alla cui nomina preferirei l’esilio.

Basta, mille volte basta con i soliti nomi! Non ne possiamo più. Monti sta operando bene: lo spread è schizzato alle stelle; i prezzi sono raddoppiati; le paghe e le pensioni sono diminuite: il debito pubblico è aumentato, la disoccupazione è pesantemente cresciuta……..



e il professore va in giro a dire che non abbiamo bisogno di nulla. Ma i Tedeschi non ci credono, se pensano a quanto siano leali gli Italiani.

Ricordate l’ultimo conflitto? Eravamo alleati degli Unni. È successo che li abbiamo abbandonati e ci siamo alleati con gli Alleati, proprio come accadde poco prima della guerra 1915/1918..

D’accordo che è stato un bene, per noi, ma per loro, no.

Io c’ero, e so come sono andate le cose, nel senso che loro, qualsiasi cosa debbano fare, la fanno seriamente, anche se sanno di essere nel torto, mentre noi no; per noi la guerra cominciò come un’allegra passeggiata, che poi si è trasformata in una fuga precipitosa dalle responsabilità.


Queste cose lasciano il segno, come Monti lo lascerà, in segno negativo, se continuerà a tartassare il suo popolo, portandolo alla disperazione.

Com’è che gli stranieri si stanno allontanando dall’Italia, per andare su altre spiagge magari con economia più incasinata della nostra? Azzardo un’ipotesi: i turisti preferiscono spendere i loro soldi dove, anche nella miseria, c’è più serietà e dignità.
Ma cosa credono i nostri uomini politici, che gli stranieri comunitari e no, non ridano alle nostre spalle, quando, guardando l’Italia, vedono sempre le stesse facce, odono sempre gli stessi discorsi, sentono sempre le stesse promesse menzognere; un paese dove si creano partitini col solo scopo di approfittare del finanziamento pubblico e dove, dopo circa 70 anni dalla fondazione della repubblica, si sta ancora cercando l’ennesima legge elettorale. Più ridicoli di così!
Cos’è cambiato, quindi, dall’era in cui regnava il tanto vituperato Berlusconi, che ci ha portato “ sull’orlo del baratro”?

È cambiato il sistema, nel senso che oggi c’è più ipocrisia, in quanto, nonostante l’odio viscerale che li divideva, i nostri cari politici sono riusciti a mettere insieme i cani, i gatti, i topi e altri roditori, almeno fino a quando qualcuno, stanco del precario equilibrio, non scioglierà la seduta e chiederà nuove elezioni, sulla base di sondaggi che lo danno vincitore.



E gli Italiani? Gli Italiani guardano, sperano, sopportano, senza mai intervenire pesantemente per dire finalmente a questi signori nullafacenti, che è giunta l’ora di andare a lavorare e che la smettano di vivere alle spalle degli illusi che ancora credono in loro.

Ringrazio e saluto tutti.
 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.190
TASSAZIONE DEI RISPARMI, TRAGICO ERRORE




L’ottimo Baccarini ha ricordato che i numeri, purtroppo, hanno la testa dura e la memoria degli errori e degli sprechi del passato. Cosa, questa, che non viene ripetuta mai abbastanza in un paese, l’Italia, refrattario ai numeri e poco incline ad affrontare i problemi del paese in modo razionale.


E se è vero che l’approccio ad essi delle forze politiche più estreme (Lega e Idv) è spesso irrazionale e demagogico, è altresì vero che le forze politiche più moderate sono prigioniere di stereotipi economici errati, purtroppo comuni anche ad altri paesi. Uno di questi riguarda la tassazione sul risparmio; la cosiddetta tassazione delle rendite finanziarie. Il termine rendite è del tutto sbagliato e l’errore in questione non è di tipo terminologico, bensì concettuale. Infatti, la rendita “di posizione” indica quelle situazioni nelle quali il percettore di un reddito si trova a godere di un posizionamento di mercato in grado di metterlo al riparo dalla concorrenza, che si concretizza nella differenza tra il prezzo che può così spuntare e il prezzo (più basso) che si formerebbe in un contesto concorrenziale. Allora, qualcuno mi spiega perché la tassazione sui risparmi viene chiamata tassazione sulle rendite finanziarie?




Il risparmio è la rinuncia a soddisfare un’esigenza presente per far fronte a bisogni futuri ed è la virtù che ha consentito la nascita e lo sviluppo del più potente motore di civiltà della storia umana, ossia del capitalismo. Il risparmio e la sua valorizzazione costituiscono l’essenza delle virtù dell’Occidente cristiano e non credo di esagerare dicendo che da quando Lord Keynes i suoi epigoni l’hanno messo sul banco degli imputati accusandolo di ogni male si sono poste le basi per il declino, non solo economico, ma anche morale della civiltà. Il fatto che la tassazione si accanisca sul risparmio, sia per quanto riguarda le imprese, sia per quanto riguarda le persone, dà luogo a una grave tendenza distorsiva, dando luogo a una doppia o tripla tassazione.

Infatti, i profitti vengono tassati
una prima volta come imposta sulle imprese
e
una seconda come imposte sul reddito nel momento in cui l’utile viene distribuito
e, una volta percepito l’utile e soddisfatte le esigenze di consumo dell’imprenditore, la somma risparmiata, se investita in titoli o immobili, sarebbe
soggetta a una terza ulteriore tassazione.
E lo stesso accade per i redditi da lavoro autonomo o dipendente: una volta pagate le imposte sul reddito e soddisfatte le esigenze di consumo, ciò che rimane (risparmio), viene tassato nel caso sia investito.
A fronte di questa fiscalità che scoraggia fortemente il risparmio e all’abbassamento dei tassi di interesse artificialmente praticato dalle banche centrali negli ultimi decenni, gli investitori sono stati indotti a indebitarsi e non a risparmiare. E la crisi finanziaria scoppiata nel 2007, dovuta proprio a un boom alimentato a debito e all’insufficienza di risparmio, testimonia come quelli che sono stati (e vengono) traditi siano proprio i fondamenti del capitalismo, con buona pace di coloro che in essi vedono le cause dei mali attuali.



Se c’era una cosa di cui l’Italia poteva andare fiera era proprio la bassa tassazione sui risparmi e la prudenza delle nostre banche nel concedere mutui a clienti a rischio. Ebbene, ora l’Italia si prepara a tassare tutto ciò che può costituire una fonte di risparmio. Il mantra secondo cui occorre alzare le aliquote sulle cosiddette rendite finanziarie così da potere abbassare l’imposizione che grava sul lavoro (il c.d. cuneo fiscale) si basa sul luogo comune secondo cui il lavoro costituisce un fattore produttivo (il che è vero), mentre il risparmio costituirebbe una rendita.


In realtà, le somme risparmiate (magari dagli stessi lavoratori) e messe a disposizione di chi le sa impiegare costituiscono il capitale di una nazione e il capitale è un fattore produttivo quanto il lavoro. Se si vuole penalizzare la rendita, si tagli la spesa pubblica improduttiva e si liberalizzi tutto il liberalizzabile, taxi e farmacie inclusi. Invece, in nome dell’equità questo governo si comporta come tutti gli altri andando a prendere dove trova. Con una logica simile a quella dei rapinatori. Simile ma non uguale, poiché se questi ultimi scelgono luoghi in cui la grana alberga, i governi italiani vanno a prendere dove è più comodo, ossia dai percettori di redditi fissi che non possono scappare, a differenza degli evasori grossi, spesso difficili da acchiappare. Certo, le tasse in una nazione devono tenere conto dei principi di efficienza e di redistribuzione della ricchezza, con i secondi che rispondono a logiche opposte rispetto ai primi. Purtroppo, in nome di un solidarismo di maniera, in Italia si è ecceduto nell’applicazione dei secondi, accanendosi su chi produce ricchezza.

Il risultato, prevedibile, è che il perimetro dell’azione statale si è allargato e con esso le dimensioni di una burocrazia pervasiva e opprimente, mentre le imprese e i lavoratori sono soffocati da tasse e balzelli di ogni tipo e la spesa pubblica, dilatatasi oltre misura, rende sempre più famelici i gruppi di interesse. Il tutto, mentre tra i cittadini, sempre più tassati in cambio di servizi scadenti, i rapporti si inaspriscono sempre più nell’illusione che le cause dei propri disagi vadano ricercate in qualche categoria che si presti a fare da capro espiatorio ai mali del paese e non a uno Stato tanto più parassita quanto più i cittadini ripongono in esso le loro speranze.


di Carlo Zucchi
 

Users Who Are Viewing This Discussione (Users: 0, Guests: 1)

Alto