Come al bar spiegano i titoli tossici (ovvero la teoria degli "sbornia bonds") (1 Viewer)

sabby61

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Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.

Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che
quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un
geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in
seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei
crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli
affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.

Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno
protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume
delle vendite aumenta ancora.

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In
fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che
il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una
pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come
garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui
mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li
emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto
garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono
bene, tutti li comprano.

Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei
Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di
un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E
i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto
che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido
e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.

A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai
clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo
loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i
fondi.

Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.

Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.

La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela
immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività
economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano
fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora
pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora
perdono il 90%.

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.

Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente
che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e
delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito
governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.

Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti
quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo
impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond
alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e
chi sobrio.

 

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