Certificati di investimento (77 lettori)

Luca_niubbo

Forumer storico
Registrato
6 Dicembre 2016
Messaggi
1.858
Penso che la risposta sarebbe molto soggettiva. In caso di incertezza io spesso scelgo la strada del 50-50. Sempre che il volume dell'investimento non diventi eccessivamente frammentato.
temo diventi troppo frammentato....

Più la guerra d’invasione russa in Ucraina prosegue, più si vedono gli effetti sull’aumento dei costi dell’energia e dei beni alimentari, più in Europa – e in particolare in Italia – avanza la convinzione che “le sanzioni fanno male più a noi che alla Russia”. Questo assunto viene ormai quasi dato per acquisito anche da parte di chi è favorevole alle sanzioni, da chi cioè le ritiene giuste e doverose anche se costano più a noi che a Putin. Il problema è che questa percezione, peraltro alimentata dalla propaganda un po’ spaccona del Cremlino, è completamente infondata. E non di poco. Secondo le previsioni della World Bank nel 2022 il pil dell’Eurozona crescerà del 2,5 (-1,7 punti rispetto alla previsioni ante guerra). In Russia, invece, ci sarà una recessione profonda: -8,9 per cento del pil (-11,3 punti rispetto alle vecchie stime). A Mosca l’impatto è sette volte peggio.

L’Ocse ha diffuso previsioni analoghe, anzi peggiori per il Cremlino: +2,6 per cento per l’Eurozona e -10 per cento per la Russia. E non si tratta di stime propagandiste prodotte dall’occidente corrotto, dato che le previsioni made in Russia, ad esempio quelle della Banca centrale russa, sono sovrapponibili. Ciò non vuol dire che l’impatto sull’economia europea e italiana, che peraltro escono dalla pesante crisi Covid, sia trascurabile. Tutt’altro. Ma è illusorio ritenere che la frenata sparirebbe insieme alle sanzioni, perché buona parte delle conseguenze negative prodotte dalla guerra sui prezzi energetici e alimentari persisterebbe anche in assenza di sanzioni. Gli europei devono essere consapevoli dei costi della guerra in Ucraina e del prezzo per contrastare Putin, ma senza farsi travolgere da percezioni distorte e paure infondate, alimentate dalla propaganda russa.
quindi niente recessione se non nel caso del 2023...
 

skolem

Listino e panino
Registrato
24 Aprile 2020
Messaggi
4.522
Dopo l’inverno l’economia russa potrebbe venire giù di brutto, secondo un rapporto della Yale School of Management che valuta addirittura al 40% del Pil le imprese che hanno lasciato il Paese.
Secondo lo studio, «nonostante le illusioni di autosufficienza e sostituzione delle importazioni (…), la produzione interna russa si è completamente arrestata e non ha la capacità di sostituire aziende, prodotti e talenti perduti». La partenza di società che rappresentano circa il 40% del Pil ha cancellato «quasi tre decenni di investimenti esteri».
Per alleviare questi problemi, secondo lo studio Putin starebbe ricorrendo a «budget e interventi monetari insostenibili», riducendo così le finanze del Cremlino «in uno stato molto più disperato di quanto il governo ammetta».
Quanto all’alternativa cinese, viene considerata «irrealistica». «La Russia è un partner commerciale minore della Cina». «E la maggior parte delle aziende cinesi non può rischiare di dover affrontare sanzioni statunitensi».
Lo studio osserva anche che finora nel 2022 i mercati finanziari nazionali russi hanno avuto la peggiore performance al mondo, nonostante gli stretti controlli sui capitali. Gli investitori infatti scontano «la debolezza sostenuta e persistente all’interno dell’economia con liquidità e contrazione del credito», insieme all’effettivo ostracismo della Russia dai mercati finanziari internazionali. Previsione: «Non c’è via d’uscita al declino economico per la Russia fintanto che i paesi alleati rimarranno uniti per mantenere e aumentare la pressione delle sanzioni contro la Russia».
 

giancarlo22

Forumer storico
Registrato
8 Novembre 2013
Messaggi
9.892
Località
Lombardia
temo diventi troppo frammentato....



quindi niente recessione se non nel caso del 2023...
I sistemi democratici hanno 'sensibilità' completamente diverse da quelli totalitari. Putin se la ride quando 'cade' un leader occidentale, così come non va a misurare il livello di benessere del suo popolo. Aggiungiamoci pure uno scarso senso dello Stato in molti paesi europei (a cominciare dall'Italia), una buona dose di autolesionismo e di atteggiamenti contro corrente, conditi da una ciliegina di liquore e di anti americanismo, che fa molto scic.....
 

genoalè

Forumer storico
Registrato
8 Aprile 2015
Messaggi
1.917
NLBNPIT18VV7 uno dei migliori secondo il mio modesto parere. A breve stacca cedola 0,8
 

Losco&Lasco

È l'unico gioco in cittá.
Registrato
14 Giugno 2018
Messaggi
2.760
interessanti,a mio avviso, tra le ultime uscite IT0006751702 e DE000VV5JTV3

il primo basket ita "solido" il secondo automotive "anti-crisi" (speriamo)

buone cedole per entrambi
 

giancarlo22

Forumer storico
Registrato
8 Novembre 2013
Messaggi
9.892
Località
Lombardia
I sondaggisti: dopo lo strappo di Calenda il centrosinistra è sotto il 30%, l’alleanza Calenda-Renzi può superare il 10%
Giuseppe Alberto Falci - Ieri 20:48




1659950716811.png

I sondaggisti: dopo lo strappo di Calenda il centrosinistra è sotto il 30%, l’alleanza Calenda-Renzi può superare il 10%
© Fornito da Corriere della SeraI sondaggisti: dopo lo strappo di Calenda il centrosinistra è sotto il 30%, l’alleanza Calenda-Renzi può superare il 10%
Quanto impatta l’ultimo strappo di Carlo Calenda che dice addio al Pd e all’alleanza di centrosinistra? «Una compagine con dentro Pd, + Europa, Verdi e Sinistra italiana — risponde Antonio Noto di Noto sondaggi — può ambire al 26% e sarebbe assai lontana dal centrodestra. Difficile la rimonta sul centrodestra con Calenda, figurarsi senza Azione».
 

dodoale

Conero Trading & C.
Registrato
29 Marzo 2004
Messaggi
2.045
I sondaggisti: dopo lo strappo di Calenda il centrosinistra è sotto il 30%, l’alleanza Calenda-Renzi può superare il 10%
Giuseppe Alberto Falci - Ieri 20:48

© Fornito da Corriere della SeraI sondaggisti: dopo lo strappo di Calenda il centrosinistra è sotto il 30%, l’alleanza Calenda-Renzi può superare il 10%
Quanto impatta l’ultimo strappo di Carlo Calenda che dice addio al Pd e all’alleanza di centrosinistra? «Una compagine con dentro Pd, + Europa, Verdi e Sinistra italiana — risponde Antonio Noto di Noto sondaggi — può ambire al 26% e sarebbe assai lontana dal centrodestra. Difficile la rimonta sul centrodestra con Calenda, figurarsi senza Azione».
In occasione del referendum costituzionale per l'approvazione della riforma basata sulla riduzione del numero di parlamentari a 400 deputati e 200 senatori, avviata dal governo Conte I guidato dalla Lega assieme al Movimento 5 Stelle e concluso dal governo Conte II guidato dalla coalizione M5S e PD, Calenda e il suo partito si sono schierati per il "NO"
 

Users Who Are Viewing This Discussione (Users: 0, Guests: 77)

Alto