centrale nucleare in italia? NO GRAZIE c'è sovrapproduzione (1 Viewer)

tontolina

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Da valutare infine possibili nuove manovre sulle rinnovabili, che in ogni caso non dovrebbero portare a tagli retroattivi sugli impianti già in esercizio.


3) abbassamento del peso delle rinnovabili in bolletta, attraverso un'ulteriore revisione del sistema degli incentivi.


Snam, maggiori investimenti in infrastrutture gas - Milano Finanza Interactive Edition
naturalmente il governo provvede affinchè l'Italia non perda anche questo primato
Dopo le medaglie olimpiche questo triste primato
Scritto da Alessandro Ghilardi Lunedì 13 Agosto 2012 22:30
Elettricità:Nus,Italia più cara al mondo

Prezzo oltre 16 cent a kWh, +18% in un anno




(ANSA) - ROMA, 13 AGO - L'energia elettrica e' in Italia la piu' cara al mondo. A certificare quello che le aziende lamentano da anni e che molte famiglie sentono ogni bimestre sulle loro spalle all'arrivo della bolletta e' Nus Consulting, societa' di consulenza internazionale nel settore delle utilities. Nel nostro Paese, dove tra 2011 e 2012 il costo dell'elettricita' e' aumentato per le imprese di oltre il 18%, il costo di un kWh e' di 16,27 centesimi, contro i 12 della Germania (2/a) e i 7 della Francia (13/a).
 

tontolina

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gli italiani.... pardon gli SPAGNOLI....
i cinesi si sono fidati del Banana


da CHICAGO BLOG » Cinesi a rischio scottatura in Puglia
Cinesi a rischio scottatura in Puglia — di Lucia Navone

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Lucia Navone.
Il sole in Puglia è feroce e, se preso in abbondanza, può fare molto male. Se poi, ad esporsi ai raggi, sono dei cinesi, è ancora più pericoloso: ci si può scottare o, addirittura, rischiare un’insolazione pesante.
Ed è proprio quello che in questi giorni d’estate – mentre migliaia di turisti si sollazzano sotto i raggi pugliesi - sta accadendo alla cinese Suntech, azienda leader mondiale del solare (quotata al Nyse) che nel 2011 ha realizzato circa il 45% del suo fatturato (3,1 miliardi di dollari) nel Vecchio Continente.
Un colosso, fondato nel 2001 da un imprenditore nato cinese, ZhengrongShi (noto come “dr. Shi”), che nel mondo ha installato una potenza complessiva di oltre 5 GW (circa 20 milioni di pannelli) e che oggi sembra essere incappato in una truffa colossale da 554 milioni di euro in falsi titoli di Stato tedeschi.
Palcoscenico della frode, la Puglia, dove Suntech negli ultimi due anni ha costruito decine di megawatt di impianti a terra investendo un fiume di denaro. Denaro arrivato direttamente dalle casse della China Development Bank che, nonostante il fondo di private equity italo cinese Mandarin Capital Partners avesse cercato di dissuaderli, valutò positivamente l’investimento, forte anche dell’appoggio di politici italiani, sia nazionali che locali.
Il deal fu realizzato attraverso il fondo Solar Puglia II controllato all’80% da Global Solar Fund (Gsf), società creata appositamente per investire nel Sud Italia, garantito però da bund tedeschi inesistenti. In una conference call lo scorso 30 luglio il colosso cinese ha accusato il manager del fondo Gsf, lo spagnolo Javier Romero (che ne possiede il 10% e che fino al 2008 ha lavorato per Suntech come rappresentante non esecutivo in Spagna), di aver falsificato le obbligazioni.
È un imbroglio pazzesco, tutto cucinato in salsa cinese, figlio della superficialità con la quale spesso le aziende cinesi investono in giro per il mondo”, ha dichiarato Alberto Forchielli, presidente di Mandarin Fund, in un’intervista all’AGI dove però non manca un pizzico di italianità. I cinesi in Puglia ci sono arrivati grazie agli accordi siglati nel 2010 tra il Governo Berlusconi e il premier cinese Wen Jiabao, oltre alla successiva compiacenza degli amministratori locali nell’accoglierli e nel concedere autorizzazioni per costruire gli impianti.
Se poi ci mettiamo anche un po’di ingredienti spagnoli (Javier Romero, insieme ad altri è stato accusato dai gip di Brindisi di aver falsamente attestato la conclusione dei lavori entro la fine del 2010 al fine di percepire 10 milioni di euro di incentivi prima del successivo taglio), ecco servito un piatto di tutto rispetto.



Un bel minestrone dal sapore amaro per gli azionisti di Suntech che si sono visti ridurre del 40% il valore del titolo e che oggi negli Stati Uniti stanno promuovendo delle class action.


Sapore amaro – che dopo due anni è diventato un tantino acido – anche per gli italiani che hanno pagato fior di incentivi per degli impianti fotovoltaici non “Made in Italy”(i turcinieddhri pugliesi si sono tramutati in involtini primavera grazie a una politica che preferisce attrarre investitori e garantire ritorni interessanti piuttosto che tutelare le eccellenze dei propri territori).
Del resto, gli illeciti legati alla costruzione e all’autorizzazione degli impianti del Global Solar Fund (tra cui Tecnova e altre società satelliti), in Puglia sono cronaca quotidiana. I giornali locali hanno dedicato intere pagine alle indagini della Procura di Brindisi e ai diversi capi di imputazione:
truffa a danno dello Stato (spagnoli e italiani frazionavano gli impianti, presentando semplici dichiarazioni di inizio attività, sufficienti per potenza pari o inferiore a un megawatt.),
riduzione in schiavitù dei lavoratori (centinaia e centinaia di extracomunitari costretti a lavorare senza sosta per poter ultimare gli impianti e accedere agli ultimi incentivi prima della riduzione avvenuta poi nel 2011), oltre a uno scempio incontrollato del territorio (1500 sono gli ettari di terreno “destinati” alla produzione di energia pulita).


Una vicenda intricata, ancora tutta da chiarire, che potrebbe portare alla nazionalizzazione del colosso cinese (al 31 dicembre scorso era gravato da debiti a breve per 1,3 miliardi di euro). Insomma, per ripianare il buco da 560 milioni la Suntech ora non avrebbe altre alternative che emettere un nuovo bond, sottoscritto interamente dallo Stato cinese.


Se Suntech dovesse essere nazionalizzata o fallire, sorge spontanea, tra le altre, una domanda: che ne sarà di quelle migliaia di pannelli messi a terra (alcuni piantati con dei supporti di cemento così da lasciare un segno indelebile sui terreni di Negramaro) e chi si occuperà di smaltirli?.


Al momento la società nega di aver avuto come dipendente Javier Romero e nessuno sa che fine farà il Global Solar Fund. 
Forse la politica sta già pensando a un Consorzio pubblico – o a delle leggi costruite ad hoc per sanare la situazione – per disfarsi di tutto quel silicio e liberare finalmente il territorio riportandolo a quel luogo incontaminato, raccontato dalle leggende di Ovidio, Nicandro e forse anche Aristotele.
Per ora il caso è solo all’inizio e nei prossimi mesi il Governo cinese si giocherà il tutto e per tutto per salvare la propria reputazione e le proprie scelte in materia di energie rinnovabili. Al varco li aspettano, oltre agli azionisti di minoranza di Suntech, il crollo dei prezzi dei moduli e le iniziative antidumping che gli americani stanno portando avanti da mesi e che gli europei stanno seguendo a ruota.
Nel frattempo si tratterà di capire quanti sono realmente gli impianti alimentati dai raggi pugliesi perché sono comunque una garanzia su cui il produttore cinese può contare.
Il debito deve essere ripianato entro marzo 2013 e i Tribunali americani non aspettano certo che il sole torni a brillare.
 

tontolina

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11 Agosto 2012
Biogas: usare il cibo per produrre energia



di Mirco Moreschi

Nogara -

I prezzi dei prodotti alimentari sono in continuo aumento per molti fattori: la siccità, lo spreco e l'uso di cibo come carburante per le centrali a biomassa e biogas. L'Oxfam scrive "Bisogna porre fine agli sprechi di cibo, compreso quello bruciato come biocarburante". Il cibo deve essere usato per lo scopo per cui viene creato ovvero quello di dare nutrimento agli esseri viventi. Purtroppo così non è, basti vedere anche nella nostra zona dove molte colture di mais sono coltivate con il solo scopo di finire all'interno dei digestori delle centrali a biogas.

Per chi ancora non sapesse come funziona una centrale a biogas lo spieghiamo molto brevemente. Con il termine biogas si intende una miscela di vari tipi di gas prodotto dalla fermentazione batterica in assenza di ossigeno dei residui organici provenienti da rifiuti vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell'agro-industria. L'intero processo vede la decomposizione del materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri, producendo anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano. I gas prodotti vengono poi bruciati in un motore che produce energia elettrica.

Come si vede nella spiegazione fornita da Wikipedia si parla di rifiuti vegetali, ovvero quella parte di prodotto che non può essere né consumata né immessa sul mercato. Nel caso di molte centrali a biogas nella nostra zona non funziona così, e di fatto viene stravolto il concetto stesso di centrale a biogas. l'insilato di mais, noto anche come ceroso, viene coltivato appositamente per essere impiegato nelle centrali a biogas. Va da se che in questo specifico caso non si parla affatto di rifiuto vegetale ma di potenziale cibo che viene sottratto all'alimentazione umana e animale per essere impiegato nella produzione di energia elettrica. E' lo stravolgimento dell'agricoltura!

Al blog sono arrivate molte mail per avere notizie circa le centrali a biogas che stanno nascendo a Nogara. Abbiamo risposto a tutte le mail e i messaggi e a quanto ci risulta le centrali ad oggi in fase di realizzazione sul territorio Nogarese sono tre. L'ultima, in ordine di tempo, è pubblicata sul BUR della Regione Veneto e riguarda la centrale a biogas in via Valdivisi a Nogara. A questo punto punto viene da chiedersi se l'amministrazione è a conoscenza dell'insediamento di queste centrali e se si, come mai non informa almeno i residenti delle zone interessate dagli impianti. Come al solito trasparenza e ambientalismo a fasi alterne.

Con un po' di pazienza consultate il BUR della Regione Veneto, sezione energia ed industria, a questo link. Vi accorgerete di quanti impianti sono nati o stanno per nascere nella nostra Bassa.
P.S. Vi consigliamo la visione del video di Report inerente alle centrali a biogas nella pianura padana.

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lorenzo63

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Auto ad aria compressa, senza segreti | Filippo Zuliani

Auto ad aria compressa, senza segreti



Sarebbe tutto pronto per il lancio ufficiale, almeno secondo i responsabili del progetto. Nella seconda metà del prossimo anno, Motor Development International (MDI) ha annunciato che metterà in vendita l’attesissima auto ad aria, la AirPod, una macchina alimentata ad aria compressa. Il sogno di tutti nell’era del picco del petrolio e della rarefazione delle risorse naturali, tranne che dei petrolieri. L’articolo originale di Repubblica ha generato moltissimi commenti online, cui MDI ha sentito di dover rispondere a fondo, producendo un documento semi-ufficiale che si trova sempre su Repubblica (online).

Bufala o rivoluzione del mercato automobilistico alle porte? Vediamo.

Già da alcuni anni circolano in rete appelli sull’auto ad aria compressa, tecnologia che dovrebbe rivoluzionare il mercato dell’auto grazie al sistema di propulsione ultraecologico. Purtroppo, da altrettanti anni l’auto ad aria compressa scompare dalle scene, più o meno misteriosamente, con gli immancabili complottismi sui petrolieri nei confronti di una tecnologia che ci libererebbe dalla dipendenza dal petrolio.

La faccio corta e comincio dalla fine: l’auto ad aria compressa esiste, probabilmente funziona – a meno di qualche magagna tecnica – il problema è che le sue prestazioni sono fuori mercato per la maggior parte degli usi pratici. Mi spiego meglio. Al netto di tutte le dichiarazioni sulla tecnologia del motore ad aria compressa e delle migliorie in materia ottenute da MDI negli ultimi anni, il documento dei costruttori glissa plasticamente sulla densità di energia stoccabile a bordo dell’auto – o, meglio, sulle sue implicazioni – che è la reale limitazione di tutti i veicoli a propulsione alternativa a benzina e diesel. Ne avevamo parlato tempo fa qui su Il Post, nel celebre articolo sulle limitazioni dei veicoli elettrici, che si applicano anche nel caso dell’auto ad aria compressa. Secondo i dati forniti da MDI nelle sue risposte agli utenti, l’energia stoccabile sotto forma di aria compressa a bordo del veicolo raggiunge i 64 Wh/kg. Mi si permetta qualche dubbio su questo numero: secondo chi scrive il valore si dovrebbe attestare circa sui 50 Wh/kg, ma questa differenza non è importante.

Non è importante perché, numeri alla mano, le moderne batterie agli ioni di litio usate sulle auto elettriche attualmente in commercio posseggono comunque una densità di energia tre volte superiore (150-180 Wh/kg) all’aria compressa. Inoltre l’efficienza del motore elettrico raggiunge il 90%, leggermente superiore a quello ad aria compressa. In altri termini, a parità di prestazioni, ben difficilmente l’auto ad aria compressa riuscirebbe mai ad avere un’autonomia maggiore di un’auto elettrica quale Nissan Leaf o Mitsubishi MiEV, cioè circa 120-140km. Insomma, se l’auto elettrica soffre del problema della range anxiety – la paura di rimanere a terra per esaurimento inaspettato della batteria – a parità di peso ed energia l’auto ad aria soffrirebbe dello stesso problema, al cubo.

Non stupisce dunque che per aumentare l’autonomia dell’auto ad aria compressa, al netto delle limitazioni della potenza del motore, l’approccio di MDI si concentri sull’abbattimento del peso del veicolo. Lo stesso approccio, con le dovute proporzioni, è già oggi praticato da BMW per la sua serie-i elettrica, in cui si impiegano alluminio e fibra di carbonio in gran quantità per le parti strutturali dell’abitacolo, onde diminuire il peso del veicolo e indi i consumi. Rispetto ai circa 1.000 kg di peso di un’auto elettrica quale la Mitsubishi MiEV, grazie all’uso di materiali avanzati, la AirPod riesce a pesare solamente 250 kg (!), secondo MDI senza problemi di sicurezza (!!) e al costo di soli 7.000 euro chiavi in mano (!!!). Nella AirPod, carrozzeria e telaio sono costruiti con materiali compositi. La AirPod è composta da una base di 45 kg di peso più tre pezzi di carrozzeria incollati fra di loro. Il materiale composito (miracoloso) utilizzato nella AirPod per ridurre il peso senza perdere in prestazioni e tenendo il prezzo al di sotto della stratosfera è un sandwich di fibra di vetro – in luogo della più costosa fibra di carbonio usata nelle auto di Formula 1 – e di schiuma in poliuretano, costruito con la tecnica del Resin Transfer Molding (RTM), di cui a MDI sembrano andare molto fieri. Come detto, è la riduzione di peso che riequilibra la percorrenza rispetto ad un’auto elettrica.

Ora, tralasciando il fatto che il RTM è una tecnica già in uso da 20 anni, il problema è che le prestazioni strutturali della fibra di vetro rispetto alla più blasonata fibra di carbonio sono proporzionali alla differenza di prezzo. In pratica: economiche, assai. Il problema della sicurezza di un’auto costruita con fibra di vetro/schiume è ben sintetizzata in questo scambio tra un lettore e MDI.

Mi fido [..] della mia GOLF perché ha superato il crash test, ha strutture a deformazione programmata in caso di urto, ha barre di sicurezza; il tutto pesa 1.400 kg. Non mi fiderei di una vetturetta di cartapesta che pesa 250 kg.
Ha bisogno di strutture a deformazione programmata, di barre di sicurezza, appunto perché essendo pesante (1.400 kg) ha più energia da dissipare di una macchina più leggera.

La risposta di MDI è corretta ma fuorviante, perché nel mondo reale gli scontri avvengono tanto contro muri e pali quanto contro i 1.400 kg di una Golf in corsa. Quando i governi di tutto il mondo bandiranno dalle strade qualsiasi auto dal peso maggiore di 250 kg si potrà optare per una AirPod in tutta sicurezza. Intanto, avendo in mente le conseguenze di uno scontro, non si può biasimare chi preferisce vivere. Per entrare nel mercato automobilistico a pieno titolo, MDI deve allora pubblicare al più presto i risultati dei crash-test. Il tema è sicuramente complesso, ma con 250kg di schiume e vetroresina i dubbi sono leciti. Insomma, meno chiacchiere e più risultati.

Inoltre, dal punto di vista dell’estetica, l’AirPod raggiunge i 250kg di peso perché la sua forma ricorda più una cabina telefonica che non un’auto vera e propria. Basta guardare la galleria fotografica su Repubblica per rendersene conto. Se infatti si considerano le prestazioni di un’auto ad aria compressa di dimensione paragonabile a una elettrica quale la AirFamily, i consumi non sono molto diversi da una auto elettrica come la Smart EV, come riportato anche nel documento di MDI (sotto).

Qui sotto qualche esmpio di valori di energia necessaria in ciclo urbano per vari automezzi:
• MDI AirPod : 0.62 kWh ‐ MDI AirOne: 0.87 kWh ‐ MDI AirFamily: 1.41 kWh
• Mini E: 1.97 kWh ‐ Mitsubishi Miev: 1.67 kWh ‐ Smart EV: 1.4 kWh

Per finire, il dubbio maggiore: se davvero MDI è capace di costruire auto pesanti un quarto, talmente leggere da rendere competitiva la tecnologia ad aria compressa – che riesce a stoccare solo un terzo dell’energia delle batterie al litio a parità di peso – tramite geometrie strutturali avanzate e fibra di vetro, perché non impiegare la stessa soluzione direttamente sulle auto elettriche o, meglio ancora, su quelle a benzina? Faremmo 100 chilometri con un litro e alla rarefazione delle risorse di petrolio non ci penseremmo più.

La verità è che, come detto sopra, le limitazioni tecniche rendono la tecnologia dell’aria compressa per l’autotrasporto utilizzatibile al più per tri/quadricicli a motore ultraleggeri, per chi può, vuole o deve spostarsi in città o ambienti urbani guidando una cabina telefonica. Un esempio in tal senso sono i famosi tuc-tuc. Per tutti gli altri, se mai il picco del petrolio e la rarefazione delle risorse naturali ci costringeranno a ripiegare su qualcosa di simile, secondo il sottoscritto resterà comunque preferibile alimentare la sopracitata cabina telefonica con batterie e motore elettrico. A parità di tutto il resto, infatti, trasmissione e stoccaggio di energia di un’auto ad aria compressa possono sgravare il peso di circa 150kg rispetto a un veicolo elettrico e solo qualche decina di kg nel caso di un’auto convenzionale a benzina/diesel. Ne vale la pena? Probabilmente no, perché la densità di energia stoccabile è uno dei parametri su cui l’industria delle batterie al litio fa da anni passi in avanti, piccoli ma costanti. Le batterie ora in fase di pre-industrializzazioneche saranno a disposizione fra 5 anni (vendite permettendo) dovrebbero risolvere molti dei problemi attuali dei veicoli elettrici. Al contrario, non è chiaro come possano essere affrontate e quali siano le soluzioni da un punto di vista tecnologico alle limitazioni dello stoccaggio di energia tramite aria compressa.
Bell' articolo Superbaffone.:up::up::up:
Un bel quesito la parte nerettata ... Io me lo spiego pensando che serve agli Stati (in generale intendo) che il Cittadino consumi il + possibile ... e che quindi tutta questa ricerca circa l' economicità poi nei fatti nn sia utile ai fini dei bilanci statali .. ;) ... Oltre che è poi difficile chiedere 40000 euro per una macchina di schiume e plastica e certi apparati industriali a questo punto diventano enormemente obsoleti con buona pace di bilanci ed occupazione .... :)
 
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propositivi e tonici, fate girare.

Proposta del 18/8/2012 per l’abbattimento dei costi dei carburanti alle pompe di distribuzione ,secondo una logica di politica economica e di rigore di bilancio, e secondo il principio delle equità nella distribuzione di carichi e impegno dello Stato.
Tanto per farci un po’ di sangue marcio, vogliamo ricapitolare come è composto il prezzo della benzina?

premessa:


Eccovi il deprimente dettaglio…
0,1 centesimi di euro per la guerra di Abissinia del 1935;
0,7 centesimi di euro per la crisi di Suez del 1956;
0,5 centesimi di euro per il disastro del Vajont del 1963;
0,5 centesimi di euro per l’alluvione di Firenze del 1966;
0,5 centesimi di euro per il terremoto del Belice del 1968;
5,1 centesimi di euro per il terremoto del Friuli del 1976;
3,9 centesimi di euro per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
10,6 centesimi di euro per la missione in Libano del 1983;
1,1 centesimi di euro per la missione in Bosnia del 1996;
2,0 centesimi di euro per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004;
0,5 centesimi di euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
da 0,71 a 0,55 centesimi di euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
4,0 centesimi di euro l’emergenza immigrati a seguito della crisi libica del 2011;
0,89 centesimi di euro per l’Alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
8,2 centesimi di euro per il decreto (ormai legge) cd. “Salva Italia” nel dicembre 2011
Per un totale di 0,704 centesimi di euro di accise per ogni litro di benzina, a cui si devono aggiungere ulteriori 0,29 centesimi di euro per litro di IVA.
Insomma, per ogni litro di benzina che compriamo, quasi un euro se ne va in IVA e accise.

Proposta :

Ogni soggetto residente nello Stato Italiano puo’ prenotare fino a 10.000 euro di sconto accise benzina per valore complessivo di 20.000 euro se persona fisica e 40.000 euro di sconto accise benzina per valore complessivo di 80.000 euro.
Supponiamo che 7.000.000 di persone fisiche fanno cio’ 7.000.000 x 10.000= 70.000.000.000
e 1.000.000 di persone giuridiche 1.000.000 x 40.000= 40.000.000.000

totale 110.000.000.000 che lo STATO ITALIANO INCASSA SUBITO E CHE PORTA SUBITO AD ABBATTIMENTO DE DEBITO.

Ai sottoscrittori dello sconto accise lo Stato da un Buono da esibire in qualsiasi distributore sul territorio per consumare entro 36 mesi con lo sconto appunto del 50% sulla parte accise e lo Stato si impegna epr 36 mesi a non aumentare le accise sulle benzine.

Quindi siccome oggi su 2,0 euro circa al litro della verde, epr semplicità, circa 1 euro è di accise, il prezzo alla distributore sarebbe 1,5 euro al litro.

Lo Stato per evitare che le compagnie petrolifere effettuino aumenti di prezzo dei carburanti, approfittando dello sconto accise, dovrebbe stabilire il margine massimo di raffinazione e quindi il guadagno massimo applicabile dal raffinatore e anzi dovrebbe prelevare un tot annuo per il servizio di controllo prezzi.

Vantaggi:
Per gli acquirenti sconto accise 50% sul valore accise e quindi 0.5 euro litro circa.
Per lo Stato incasso immediato di un cifra che andrebbe ad abbattimento del debito e presumibilmente darebbe il senso di una mini patrimoniale perché chi piu consuma benzine di solito piu ne fa uso per varis copi produttivi o di diletto-
Per lo Stato risparmio di interessi passivi sul debito, ed abbattimento dello stock di debito pubblico
Per lo Stato recupero di un aggio sui produttori raffinatori di benzine.

P.S.
Gli sconti accise ,da consumarsi entro i 36 mesi,sarebbero anche cedibili,una specie di titolo di credito atipico.
 

lorenzo63

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Proposta del 18/8/2012 per l’abbattimento dei costi dei carburanti alle pompe di distribuzione ,secondo una logica di politica economica e di rigore di bilancio, e secondo il principio delle equità nella distribuzione di carichi e impegno dello Stato.
Tanto per farci un po’ di sangue marcio, vogliamo ricapitolare come è composto il prezzo della benzina?

premessa:


Eccovi il deprimente dettaglio…
0,1 centesimi di euro per la guerra di Abissinia del 1935;
0,7 centesimi di euro per la crisi di Suez del 1956;
0,5 centesimi di euro per il disastro del Vajont del 1963;
0,5 centesimi di euro per l’alluvione di Firenze del 1966;
0,5 centesimi di euro per il terremoto del Belice del 1968;
5,1 centesimi di euro per il terremoto del Friuli del 1976;
3,9 centesimi di euro per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
10,6 centesimi di euro per la missione in Libano del 1983;
1,1 centesimi di euro per la missione in Bosnia del 1996;
2,0 centesimi di euro per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004;
0,5 centesimi di euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
da 0,71 a 0,55 centesimi di euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
4,0 centesimi di euro l’emergenza immigrati a seguito della crisi libica del 2011;
0,89 centesimi di euro per l’Alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
8,2 centesimi di euro per il decreto (ormai legge) cd. “Salva Italia” nel dicembre 2011
Per un totale di 0,704 centesimi di euro di accise per ogni litro di benzina, a cui si devono aggiungere ulteriori 0,29 centesimi di euro per litro di IVA.
Insomma, per ogni litro di benzina che compriamo, quasi un euro se ne va in IVA e accise.

Proposta :

Ogni soggetto residente nello Stato Italiano puo’ prenotare fino a 10.000 euro di sconto accise benzina per valore complessivo di 20.000 euro se persona fisica e 40.000 euro di sconto accise benzina per valore complessivo di 80.000 euro.
Supponiamo che 7.000.000 di persone fisiche fanno cio’ 7.000.000 x 10.000= 70.000.000.000
e 1.000.000 di persone giuridiche 1.000.000 x 40.000= 40.000.000.000

totale 110.000.000.000 che lo STATO ITALIANO INCASSA SUBITO E CHE PORTA SUBITO AD ABBATTIMENTO DE DEBITO.

Ai sottoscrittori dello sconto accise lo Stato da un Buono da esibire in qualsiasi distributore sul territorio per consumare entro 36 mesi con lo sconto appunto del 50% sulla parte accise e lo Stato si impegna epr 36 mesi a non aumentare le accise sulle benzine.

Quindi siccome oggi su 2,0 euro circa al litro della verde, epr semplicità, circa 1 euro è di accise, il prezzo alla distributore sarebbe 1,5 euro al litro.

Lo Stato per evitare che le compagnie petrolifere effettuino aumenti di prezzo dei carburanti, approfittando dello sconto accise, dovrebbe stabilire il margine massimo di raffinazione e quindi il guadagno massimo applicabile dal raffinatore e anzi dovrebbe prelevare un tot annuo per il servizio di controllo prezzi.

Vantaggi:
Per gli acquirenti sconto accise 50% sul valore accise e quindi 0.5 euro litro circa.
Per lo Stato incasso immediato di un cifra che andrebbe ad abbattimento del debito e presumibilmente darebbe il senso di una mini patrimoniale perché chi piu consuma benzine di solito piu ne fa uso per varis copi produttivi o di diletto-
Per lo Stato risparmio di interessi passivi sul debito, ed abbattimento dello stock di debito pubblico
Per lo Stato recupero di un aggio sui produttori raffinatori di benzine.

P.S.
Gli sconti accise ,da consumarsi entro i 36 mesi,sarebbero anche cedibili,una specie di titolo di credito atipico.
Buionasera Wind of change,
LODEVOLE iniziativa per la carità.
Ma io credo che ci sono due obiezioni: una mia e suppongo, una statale.

La mia obiezione è che le tasse io nn le anticiperei, anzi che le paghi chi nn ha mai pagato nulla se è vero come probabilmente lo è che il 18% del PIL è evaso...inoltre che si migliori la gestione della cosa pubblica (e sono soldoni risparmiati) attraverso anche l' allontanamento di coloro i quali passano il tempo (dipendenti statali) a fare ben altro invece di svolgere il proprio lavoro (la spesa, gli affari propri, stare su internet a cazzeggiare etc.etcc.) - L' altra obiezione è che nn credo che lo stato accetti di gestire i soldi così come richiesto da noi sudditi ....
 

tontolina

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ENERGIA, VI SPIEGO LA FAVOLA DEL FOTOVOLTAICO


di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI
Qualunque energia prodotta deve avere una caratteristica fondamentale : essere disponibile istantaneamente nel momento e nelle quantità richieste.
II sole, quando c’è e quando è perpendicolare al pannello ricevitore trasmette 1kwh per metro quadro. Nell’arco di un anno è possibile ricavare 150 kwh al Nord e 170 kwh al Sud sempre per un metro quadro. Questo,naturalmente, con pannelli fissi ossia non tenuti perpendicolarmente al sole. Se si vuole aumentare l’efficienza occorre dotare l’impianto di un costoso dispositivo a 2 assi tiltanti, che permettono di mantenere il pannello sempre perpendicolare all’asse della luce solare.
Gli impianti Fotovoltaici si dividono sostanzialmente in 3 classi :
1.-Pannelli termici atti a produrre acqua calda sanitaria
2.-Panelli fotovoltaico atti a produrre direttamente energia elettrica
3.-Pannelli fotovoltaici termici atti a produrre un fluido ad alta temperatura che generi vapore da inviare ad un turboalternatore
I primi, sono i più semplici ed i meno costosi. Va aggiunto che anche in inverno i pannelli, nelle giornate di sole, danno un apporto energetico a completamento del gas o dell’elettricità che serve a dare le temperature richieste. Questo significa che la succitata soluzione è semplice, poco costosa e si ammortizza rapidamente anche a prescindere dei finanziamenti governativi.
In merito ai secondi, gli attuali dispositivi fotovoltaici si basano sostanzialmente sulla capacità di certe strutture di silicio di trasformare direttamente l’energia solare in energia elettrica. In un futuro più o meno prossimo altri materiali riusciranno a compiere la stessa trasformazione energetica con più efficienza, ma, al momento attuale è la sola risorsa di cui si dispone. Attualmente sono tre le forme di silicio usate delle quali la più costosa ha un rendimento massimo del 15%.
Facciamo un po’ di conti. Un impianto a pannelli solare per famiglia della potenza di 3 Kw di punta, costa, installato, circa 20.000 euro e produce 150 kwh/metro quadro all’anno. Moltiplicando per 8 ( numero di pannelli necessari per 3 kw) avremo una produzione di 1200 kwh/anno. Immaginiamo, in prima istanza che il sistema duri venti anni e non richieda interventi manutentivi e che, ancora, mantenga un’efficienza del 100%. Il conto da fare è: 20.000/20 sono 1000 euro all’anno da ammortizzare.
Se acquistassimo la corrente dall’ENEL la pagheremmo 0,18 € /kwh, che moltiplicato per 1200 ci dice che verremmo a spendere 216 €/anno, contro i 1000 da recuperare, poiché lo Stato pagava 0.46 euro a Kwh, avremmo incassato 552 euro. Ora che ne paga 0,36 euro a Kwh incasseremo 432 euro.
Immaginiamo, invece, che l’impianto costi 16.000 euro e duri 30 anni. In questo caso dovremmo ammortizzare 533 euro/anno. Il che significa che i conti non tornano anche in questa situazione.
L’inverter è la parte elettrico-elettronica di un impianto Fotovoltaico , che trasforma la corrente continua prodotta dalle cellule fotovoltaiche in corrente alternata.
A seconda del tipo, la durata di un inverter può variare da 5 anni fino a 15 anni (l’intervallo più probabile per il primo guasto, comunque, è di 5-10 anni), quindi normalmente durano meno della durata degli incentivi statali o comunque, di solito, ipotizzata per impianto fotovoltaico (20-25 anni). Infatti, gli inverter hanno componenti elettromeccanici, maggiormente soggetti a guasti, mentre altri componenti – come ad esempio i condensatori – sono soggetti a invecchiamento, a stress, ad usura oltre i loro limiti operativi, a shock termici, a sovraccarichi, ecc.
La garanzia sugli inverter dovrebbe essere di 10 anni o più, tuttavia la garanzia standard fornita dai produttori è di 5 anni, ma solitamente estendibile a 10, 15 o 20 anni.
Tirate voi le conclusioni. Io vi esporrò le mie.
Prima serie di conclusioni:
1 – I pannelli al Silicio sono un prodotto abbondantemente maturo, per cui non ci sono da aspettarsi progressi sensibili in termini di costi e di rendimento;
2 – Tutta la baracca, specie in Italia, sta in piedi solo in base ai robusti finanziamenti governativi, ergo coi soldi dei contribuenti.
Il giorno che lo Stato sarà costretto dalla crisi economica a calare i compensi (ed è già sceso da 0,46 a 0,36 euro/Kwh) cadrà il tutto come un castello di carte. Si tenga presente, inoltre, che lo Stato i soldi li ricava aumentando bellamente il prezzo dell’energia elettrica. Quindi i pannelli solari li paga chi non li ha. Poiché il prezzo dell’energia elettrica in Italia è abbondantemente fuori mercato,ulteriori aumenti per fomentare lo sport del Fotovoltaico non saranno possibili.
3 – L’intera manovra non produce assolutamente nulla, poiché installare impianti, totalmente prodotti all’estero, non sollecita la minima ricerca; anzi vengono applicate tecnologie in fase di scarto presso altre nazioni.
4 – L’unica possibilità di uno sbocco in campo fotovoltaico è rappresentata dal fatto che si giungano a realizzare pannelli in nano-tubi di carbonio che non saranno pronti prima di 15-18 anni, naturalmente all’estero (Caltech, MIT) e non in Italia dove il problema, che richiede investimenti e, soprattutto cultura, non viene neanche sfiorato.


Parliamo ora del “Solare Termodinamico”.
ENERGIA, VI SPIEGO LA FAVOLA DEL FOTOVOLTAICO | L'Indipendenza
 

lorenzo63

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ENERGIA, VI SPIEGO LA FAVOLA DEL FOTOVOLTAICO


di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI
Qualunque energia prodotta deve avere una caratteristica fondamentale : essere disponibile istantaneamente nel momento e nelle quantità richieste. Col policristallino si arriva al 7/8%.
II sole, quando c’è e quando è perpendicolare al pannello ricevitore trasmette 1kwh per metro quadro. Nell’arco di un anno è possibile ricavare 150 kwh al Nord e 170 kwh al Sud sempre per un metro quadro. Questo,naturalmente, con pannelli fissi ossia non tenuti perpendicolarmente al sole. Se si vuole aumentare l’efficienza occorre dotare l’impianto di un costoso dispositivo a 2 assi tiltanti, che permettono di mantenere il pannello sempre perpendicolare all’asse della luce solare.
Gli impianti Fotovoltaici si dividono sostanzialmente in 3 classi :
1.-Pannelli termici atti a produrre acqua calda sanitaria
2.-Panelli fotovoltaico atti a produrre direttamente energia elettrica
3.-Pannelli fotovoltaici termici atti a produrre un fluido ad alta temperatura che generi vapore da inviare ad un turboalternatore
I primi, sono i più semplici ed i meno costosi. Va aggiunto che anche in inverno i pannelli, nelle giornate di sole, danno un apporto energetico a completamento del gas o dell’elettricità che serve a dare le temperature richieste. Questo significa che la succitata soluzione è semplice, poco costosa e si ammortizza rapidamente anche a prescindere dei finanziamenti governativi.
In merito ai secondi, gli attuali dispositivi fotovoltaici si basano sostanzialmente sulla capacità di certe strutture di silicio di trasformare direttamente l’energia solare in energia elettrica. In un futuro più o meno prossimo altri materiali riusciranno a compiere la stessa trasformazione energetica con più efficienza, ma, al momento attuale è la sola risorsa di cui si dispone. Attualmente sono tre le forme di silicio usate delle quali la più costosa ha un rendimento massimo del 15%.
Facciamo un po’ di conti. Un impianto a pannelli solare per famiglia della potenza di 3 Kw di punta, costa, installato, circa 20.000 euro e produce 150 kwh/metro quadro all’anno. Moltiplicando per 8 ( numero di pannelli necessari per 3 kw) avremo una produzione di 1200 kwh/anno. Immaginiamo, in prima istanza che il sistema duri venti anni e non richieda interventi manutentivi e che, ancora, mantenga un’efficienza del 100%. Il conto da fare è: 20.000/20 sono 1000 euro all’anno da ammortizzare.
Se acquistassimo la corrente dall’ENEL la pagheremmo 0,18 € /kwh, che moltiplicato per 1200 ci dice che verremmo a spendere 216 €/anno, contro i 1000 da recuperare, poiché lo Stato pagava 0.46 euro a Kwh, avremmo incassato 552 euro. Ora che ne paga 0,36 euro a Kwh incasseremo 432 euro.
Immaginiamo, invece, che l’impianto costi 16.000 euro e duri 30 anni. In questo caso dovremmo ammortizzare 533 euro/anno. Il che significa che i conti non tornano anche in questa situazione.
L’inverter è la parte elettrico-elettronica di un impianto Fotovoltaico , che trasforma la corrente continua prodotta dalle cellule fotovoltaiche in corrente alternata.
A seconda del tipo, la durata di un inverter può variare da 5 anni fino a 15 anni (l’intervallo più probabile per il primo guasto, comunque, è di 5-10 anni), quindi normalmente durano meno della durata degli incentivi statali o comunque, di solito, ipotizzata per impianto fotovoltaico (20-25 anni). Infatti, gli inverter hanno componenti elettromeccanici, maggiormente soggetti a guasti, mentre altri componenti – come ad esempio i condensatori – sono soggetti a invecchiamento, a stress, ad usura oltre i loro limiti operativi, a shock termici, a sovraccarichi, ecc.
La garanzia sugli inverter dovrebbe essere di 10 anni o più, tuttavia la garanzia standard fornita dai produttori è di 5 anni, ma solitamente estendibile a 10, 15 o 20 anni.
Tirate voi le conclusioni. Io vi esporrò le mie.
Prima serie di conclusioni:
1 – I pannelli al Silicio sono un prodotto abbondantemente maturo, per cui non ci sono da aspettarsi progressi sensibili in termini di costi e di rendimento;
2 – Tutta la baracca, specie in Italia, sta in piedi solo in base ai robusti finanziamenti governativi, ergo coi soldi dei contribuenti.
Il giorno che lo Stato sarà costretto dalla crisi economica a calare i compensi (ed è già sceso da 0,46 a 0,36 euro/Kwh) cadrà il tutto come un castello di carte. Si tenga presente, inoltre, che lo Stato i soldi li ricava aumentando bellamente il prezzo dell’energia elettrica. Quindi i pannelli solari li paga chi non li ha. Poiché il prezzo dell’energia elettrica in Italia è abbondantemente fuori mercato,ulteriori aumenti per fomentare lo sport del Fotovoltaico non saranno possibili.
3 – L’intera manovra non produce assolutamente nulla, poiché installare impianti, totalmente prodotti all’estero, non sollecita la minima ricerca; anzi vengono applicate tecnologie in fase di scarto presso altre nazioni.
4 – L’unica possibilità di uno sbocco in campo fotovoltaico è rappresentata dal fatto che si giungano a realizzare pannelli in nano-tubi di carbonio che non saranno pronti prima di 15-18 anni, naturalmente all’estero (Caltech, MIT) e non in Italia dove il problema, che richiede investimenti e, soprattutto cultura, non viene neanche sfiorato.


Parliamo ora del “Solare Termodinamico”.
ENERGIA, VI SPIEGO LA FAVOLA DEL FOTOVOLTAICO | L'Indipendenza
Tutto vero - fatto salvo che i pannelli a Si anche monocristallino in condizioni operative std arrivano a convertire max 10% rispetto all' energia incidente - poi ci sono tecnologie al CdS etc etc.
Pure il discorso aumento in bolletta che in germania da tempo è oggetto di grande discussione (già scritto e riscritto) - senza contare che c'è un problema gigantesco di cui nessuno parla: le rinnovabili impongono avvie riavvi delle centrali normali - il che significa che i costi di esercizio sono immensamente + elevati.
Se si vogliono le rinnovabili nn è ben chiaro come mai nn si forzano idro (con quasi 9000 km di coste..) ed aerogeneratori invece di usare il sole che prevede per essere molto + efficiente notevoli investimenti.
 
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