cd vergini piu cari (1 Viewer)

Lupo Alberto

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http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,177197,00.html#

Questa è una truffa! Leggere per credere...... Aumentano cd per dati e per musica, ma non diminuiscono quelli originali!!!
Dovremmo boicottare la musica tutti insieme, forse è impossibile, ma almeno vi invito a usare i vostri soldi per comprare dischi di gruppi e case di produzione emergenti. Cene sono molti e la qualità sovente supera quella dei "Big", basta munirsi di computer (per scricare mp3 legali e non) e un buona radio indipendente. La mia preferita è Radio Rock http://www.radiorock.it

APRITE I VOSTRI OCCHI............
 

bany

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Mah ? Io lavoro nel settore e se continua così si ritornerà al mecenatismo.

Si sta passando da un eccesso ad un altro e la pirateria (che è reato penale) dilaga.

Poi non è vero che i dischi non sono ribassati. Il ribasso medio del 2002 dei listini è stato di oltre il 15% ( ma non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere)

Ciao

PS Tu lavori gratis ?
 

TknGramo

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bany ha scritto:
Mah ? Io lavoro nel settore e se continua così si ritornerà al mecenatismo.

Si sta passando da un eccesso ad un altro e la pirateria (che è reato penale) dilaga.

Poi non è vero che i dischi non sono ribassati. Il ribasso medio del 2002 dei listini è stato di oltre il 15% ( ma non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere)

Ciao

PS Tu lavori gratis ?

cambia mestiere finche sei in tempo...
d'altronde, 50 anni fa non c'erano gli informatici. tra 50 nn esisteranno piu' i discografici (e meno male...)
 

fo64

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Direi che il provvedimento è un pò frutto della disperazione... nel senso che non sapendo più cosa fare per "proteggersi" da pirateria più o meno organizzata (casalinga o in grande scala) colpiscono nel mucchio senza distinzione.
E pazienza per chi i cd dati li consuma in quantità industriali per salvataggi dei propri lavori o per comodità nella "trasmissione" a terzi di documenti etc.

Fo64
 

Lupo Alberto

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Io non lavoro gratis bany, e non voglio offendere i lavoratori del settore, soprattutto i dipendenti, ma secondo me il ricavato di alcuni mestieri è estremamente eccessivo. Parlo anche di assicurazioni. Tu dici che il prezzo è sceso, ma l'iva è sempre quella, e allora perchè si è passati da un prezzo medio di per un disco di 36000 lire prima dell'euro a piu di 20 euro oggi?
E comunque anche 36000 (14 euro) è tantissimo! Tu sai meglio di me che la lavorazione di un cd costa meno di 1 euro!
 

bany

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TknGramo ha scritto:
bany ha scritto:
Mah ? Io lavoro nel settore e se continua così si ritornerà al mecenatismo.

Si sta passando da un eccesso ad un altro e la pirateria (che è reato penale) dilaga.

Poi non è vero che i dischi non sono ribassati. Il ribasso medio del 2002 dei listini è stato di oltre il 15% ( ma non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere)

Ciao

PS Tu lavori gratis ?

cambia mestiere finche sei in tempo...
d'altronde, 50 anni fa non c'erano gli informatici. tra 50 nn esisteranno piu' i discografici (e meno male...)
La disinformazione regna sovrana, mi pare.
Le multinazionali ( leggi i discografici) sono quasi tutte in passivo, una o due forse quest'anno torneranno in pareggio.
Quelli che continuano a guadagnare sono gli artisti famosi, i produttori ed i manager più bravi e scafati, e questi sono esterni alle multinazionali, che voglio dire chiaramente, non sono delle imprese di beneficenza, ma delle industrie che hanno reso, nel passato, agli stessi livelli dell'industria elettronica o aereonautica.
Perchè allora non si dice che 7€ per un biglietto al cinema sono un furto, che 20 milioni di $ alla bella (o al bello) di turno per una recitazione in un film sono uno scandalo ?
Io lavoro in questo settore da 25 anni e fino a quando non è stato commercializzato il primo masterizzatore, il disco veniva considerato un oggetto di valore e polemiche per il prezzo non se ne erano mai sentite, anche se in propozione allo stipendio medio il vinile costava praticamente come il CD oggi.
Gli artisti erano degli opinion leader e la musica era molto più evocativa e carica di messaggi sociali di oggi. Chi aveva i dischi, tra i giovani, godeva di considerazione presso gli amici.
Poi sono cominciati a sparire nella musica quei contenuti, che io defininirei più profondi, in concomitanza con l'avvento della masterizzazzione che ne ha definitivamente abbassato l'immagine da forma d'arte a commodity.
Non lo so quale sarà il futuro della musica, ma non riesco ad immaginare altro che un futuro di mecenatismo o di hobby.
Quello che non vedo sono i mecenate.
Cmq che sarà sarà.
Per terminare ho già programmato di cambiare lavoro, con grande dispiacere entro un paio d'anni al massimo.
Quello che mi ferisce sono delle critiche, che ritengo assolutamente gratuite per un settore che non è assolutamente peggio di diecine di altri settori che ora sono benvisti, ma che guardandoli dall'interno non sono certo meglio.
Comunque ho vissuto un pezzo dell'epoca d'oro dell musica e dalla discografia e questo è un piacere che mi rimarrà per sempre, come i 1100 dischi originali che possiedo. Che continuerò ad ascoltarmi e a leggermi testi e guardarmi le foto dei libretti.

Un saluto a tutti coloro che amano la musica.
 

bany

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Lupo Alberto ha scritto:
Io non lavoro gratis bany, e non voglio offendere i lavoratori del settore, soprattutto i dipendenti, ma secondo me il ricavato di alcuni mestieri è estremamente eccessivo. Parlo anche di assicurazioni. Tu dici che il prezzo è sceso, ma l'iva è sempre quella, e allora perchè si è passati da un prezzo medio di per un disco di 36000 lire prima dell'euro a piu di 20 euro oggi?
E comunque anche 36000 (14 euro) è tantissimo! Tu sai meglio di me che la lavorazione di un cd costa meno di 1 euro!
Non sto a tediarti con una tabella dei costi che gravano sul disco. Il rapporto tra quel 1€ che citi, può essere quello tra il costo di di 50 grammi di frumento alla produzione e la brioches al bar. Un disco di buona qualità, tra registrazione, turnisti, grafici, tecnici vari non costa meno di € 40/50000. Prova a spalmarli su 10/20000 copie aggiungi l'IVA (20%) la SIAE (16%) lo stampaggio, la distribuzione, i resi (15%) Io mi stupisco che ci sia ancora qualcuno che investa.
Come dicevo nel post sopra le majors sono alla canna del gas, i negozi stanno chiudendo uno dopo l'altro e gli addetti del settore sono quasi dimezzati. In pratica la pirateria ha licenziato 3 o 4000 persone che lavoravano pagando le tasse. Trasferendo buona parte degli utili che le mantenevano a delinquenti vari, che non ne pagano un centesimo.
I listini del top price sono gli stessi 5 anni fa. In compenso l'IVA è aumentata del 4% ed i negozianti per stare aperti hanno bisogno di 3 o 4 punti in più per compensare l'aumento dei costi di gestione in questi anni.
Sono abbassati molto i prezzi del catalogo, ora i titoli a 10€ sono migliaia mentre prima erano molti meno, ne sono stati portati altre migliaia a 5€, fascia di prezzo prima inesistente. E questo che ha abbassato la media dei listini. Una volta si fatturava all'incirca il 70% con il top price ed il 30% con il mid e low price, ora è il contrario. Il fatturato cala molto, il numero di pezzi venduti no.

Credimi non c'è più trippa per gatti, (ma nemmeno frattaglie)

Ciao
 

fibo76

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1. Mi starebbe pure bene una tassa sui cd vergini, ma se pago una tassa voglio che mi sia riconosciuto un diritto: nel caso specifico voglio che sia data la possibilità di registrare ciò che voglio. Ovviamente ciò è improponibile e allora faccio fatica a capire il senso della tassa: mi fai pagare una tassa per sentirmi meno in colpa nel compiere un reato? Vabbè dai... sarebbe la classica soluzione italiota...

2. Caro Bany, il discorso è lungo e pieno di argomentazioni, sia da una parte che dall'altra. A parte la doverosa solidarietà a chi rischia il posto di lavoro, non vedo molti argomenti a difesa delle case discografiche. Tu parli di disinformatia e cecità di chi ne parla senza essere del settore, io parlo invece di un mercato che ha delle regole tutte sue e poco comprensibili in termini industriali.

Esempio pratico: non riesco a capire perchè devo pagare un CD dei REM, dei Radiohead, di Paolo Conte o di qualsiasi altro grande artista, lo stesso prezzo di un CD di uno dei tanti gruppi di "artisti" oppure lo stesso prezzo di un artista emergente.
Sarebbe come pagare la stessa cifra una bottiglia di vino fatta da una cantina artigianale o da un vigneto a bassa produzione e una bottiglia di plastica di acqua minerale.... non esiste un solo mercato al mondo in cui si spenda la stessa cifra per qualcosa di particolare e qualcosa prodotto in serie....

I costi da spalmare su un CD sono altissimi è vero, ma perchè le case discografiche non hanno mai badato a spese, creando loro stesse un mercato folle, sia nella compravendita degli artisti, sia nei costi esorbitanti di produzione, sia nei costi esagerati di promozione. Chi è causa del suo mal pianga se stesso... sai perchè è accaduto questo? Perchè ai tempi d'oro, gli affari andavano a gonfie vele: come al solito nessuno pensa mai che le cose possano cambiare in peggio, quando vanno bene. Adesso invece i nodi vengono al pettine... A prezzi inferiori si venderebbero molti più CD originali, quindi si aumenterebbe di molto la base su cui spalmare i costi: è un cane che si morde la coda, è da anni che se ne parla, da anni c'è un immobilismo dannoso, in qualsiasi altra situazione di mercato ci sarebbe stata una miriade di fallimenti di aziende del settore, qui non succede perchè è sempre e comunque un mercato drogato....

Da ultimo il discorso della vendita al pubblico: ho un'amico che compra, per hobby, circa 30 cd originali al mese (coi tempi che corrono dovresti fargli un monumento). Il negoziante da cui lui va, ogni tanto gli fa qualche sconticino, un altro gli regala un CD ogni 10. Io che compro pochissimi Cd originali li pago più o meno la stessa cifra, non avrò sconti del 10%, ma se becco qualche offertona in qualche ipermercato, posso dire che a fine anno ho pagato mediamente i miei 12 cd acquistati (1 al mese) allo stesso prezzo dei suoi 30 al mese. Ripeto la domanda di prima: ma in quale altro settore chi consuma trenta volte di più di un'altro paga la stessa cifra?
 

Josè Arcadio Buèndia

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All'ombra della Ghirlandina ( Granducato Estense )
Secondo me, uno dei + grossi problemi è il rapporto costo-qualità.
Cioè su un CD qualsiasi, di un'artista che va x la maggiore, quante sono le canzoni decenti ?? 1-2 al massimo x me, su 8, massimo 10 pezzi.
Noto inoltre che la durata temporale della musica contenuta sui CD è sempre minore.
Alla fine spesso mi ritrovo a spendere 20 euro x acquistare un'emozione sempre + breve e rarefatta.

Non a caso, pur essendo nato negli anni '70, la maggioranza dei miei CD è proprio di quell'epoca. In quanto la qualità artistica di quel periodo era nettamente superiore ad ora...soprattutto come testi.

Parte della colpa, dal mio punto di vista, ( e forse rischio di dire una boiata, non essendo del settore ) è delle case discografiche, che fanno firmare ai cantanti contratti x la produzione di tot dischi x tot anni.
Non credo che a Michelangelo abbiano dato un termine temporale x scolpite La Pietà. Arte sgorga dalle emozioni, non dalle imposizioni.

Parte della colpa anche dei cantanti. Sia x il meccanismo sopra descritto, sia perchè spesso propinano al loro pubblico minestre ultrariscaldate.
Troverei molto + coerente, una volta terminato ciò che si doveva dire, fatti i 3-4 cd...abbandonare il campo...ma si sa, il denaro fà gola a tutti.
 

bany

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fibo76 ha scritto:
1. Mi starebbe pure bene una tassa sui cd vergini, ma se pago una tassa voglio che mi sia riconosciuto un diritto: nel caso specifico voglio che sia data la possibilità di registrare ciò che voglio. Ovviamente ciò è improponibile e allora faccio fatica a capire il senso della tassa: mi fai pagare una tassa per sentirmi meno in colpa nel compiere un reato? Vabbè dai... sarebbe la classica soluzione italiota...

2. Caro Bany, il discorso è lungo e pieno di argomentazioni, sia da una parte che dall'altra. A parte la doverosa solidarietà a chi rischia il posto di lavoro, non vedo molti argomenti a difesa delle case discografiche. Tu parli di disinformatia e cecità di chi ne parla senza essere del settore, io parlo invece di un mercato che ha delle regole tutte sue e poco comprensibili in termini industriali.

Esempio pratico: non riesco a capire perchè devo pagare un CD dei REM, dei Radiohead, di Paolo Conte o di qualsiasi altro grande artista, lo stesso prezzo di un CD di uno dei tanti gruppi di "artisti" oppure lo stesso prezzo di un artista emergente.
Sarebbe come pagare la stessa cifra una bottiglia di vino fatta da una cantina artigianale o da un vigneto a bassa produzione e una bottiglia di plastica di acqua minerale.... non esiste un solo mercato al mondo in cui si spenda la stessa cifra per qualcosa di particolare e qualcosa prodotto in serie....

I costi da spalmare su un CD sono altissimi è vero, ma perchè le case discografiche non hanno mai badato a spese, creando loro stesse un mercato folle, sia nella compravendita degli artisti, sia nei costi esorbitanti di produzione, sia nei costi esagerati di promozione. Chi è causa del suo mal pianga se stesso... sai perchè è accaduto questo? Perchè ai tempi d'oro, gli affari andavano a gonfie vele: come al solito nessuno pensa mai che le cose possano cambiare in peggio, quando vanno bene. Adesso invece i nodi vengono al pettine... A prezzi inferiori si venderebbero molti più CD originali, quindi si aumenterebbe di molto la base su cui spalmare i costi: è un cane che si morde la coda, è da anni che se ne parla, da anni c'è un immobilismo dannoso, in qualsiasi altra situazione di mercato ci sarebbe stata una miriade di fallimenti di aziende del settore, qui non succede perchè è sempre e comunque un mercato drogato....

Da ultimo il discorso della vendita al pubblico: ho un'amico che compra, per hobby, circa 30 cd originali al mese (coi tempi che corrono dovresti fargli un monumento). Il negoziante da cui lui va, ogni tanto gli fa qualche sconticino, un altro gli regala un CD ogni 10. Io che compro pochissimi Cd originali li pago più o meno la stessa cifra, non avrò sconti del 10%, ma se becco qualche offertona in qualche ipermercato, posso dire che a fine anno ho pagato mediamente i miei 12 cd acquistati (1 al mese) allo stesso prezzo dei suoi 30 al mese. Ripeto la domanda di prima: ma in quale altro settore chi consuma trenta volte di più di un'altro paga la stessa cifra?
Sono d'accordo con te sulla tassa "italiota". E di colpire i pirati.

Per quanto riguarda, come dici tu, le "mancate" differenze di prezzo tra
Big e "illustri sconosciuti" esistono perchè le cifre di vendita sono enormemente differenti e l'incidenza dei costi fissi è completamente diversa. Per assurdo, ma secondo me neanche troppo, sarebbe più giusto che costassero meno i Big e di più gli artisti (veri ! ) che fanno poche vendite.
Oppure (ma è utopia) che i Big destinassero dei loro profitti per "sovvenzionare" gli emergenti.
Comunque il costo di un disco di buon livello tecnico non è elevato in rapporto alla quantità di lavoro e di persone che lo "costruiscono".
Se vogliamo suoni e mixaggi "ultima generazione" dobbiamo accettarne il maggior costo. D'altronde, per fare un esempio, un Pentium 3000 mhz costa 10 volte un Celeron 1200. Comunque anche mixando "con un Celeron" non si risolverebbe il problema. La promozione poi è praticamente ridotta all'osso nel 90% dei casi e i contratti vengono fatti a percentuale.
Comunque credetemi, sotto questi prezzi non ha più senso produrre. Meglio investire diversamente. E probabilmente sta succedendo.
L'industria discografica, come tutte le industrie del mondo o fa profitti o sparisce. Sono praticamente fallite diecine di etichette ( o mini case discografiche, che dir si voglia)
Se spostiamo il versante sulla qualità delle novità, è sicuramente una dei grandi assenti degli ultimi anni. L'ingigantimento del business ha portato quelli che un tempo ragionavano come musicisti e produttori di musicisti, a pensare come businessman, con le conseguenze che possiamo tutti constatare. Ma non vedo alcuna differenza con il cinema o l'editoria o il resto del mondo. Conta solo il $ . Forse più per gli artisti che per i distributori. Gli unici che guadagnano milardi sono le star, ma questo è un problema di difficile soluzione. In tutti i campi dello spettacolo, le star riescono a guadagnare molto di più di un ragionevale valore per l'opera svolta.
Per finire, i margini dei "commercializzatori", cioè case discograficehe e rivenditori vari, sono così risicati, che per fare o non fare un acquisto corposo, un rivenditore si muove oppure no per extra sconti dell' 1,5 o del 2 %. Uno sconto del 10% al consumatore finale è praticamente una trasfusione di sangue.
Per finire lungi da me l'idea di difendere senza riverve l'industria discografica, errori ne sono stati commessi molti, ma non diversi da quelli della maggioranza dei protagonisti di altri settori industriali.

Ecco forse è questo il "male" della musica, essere diventata industria.

Ciao
 

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