BioSìArt - l'Arte che risana... l'Arte (3 lettori)

baleng

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Sicuramente ti verrà fatta l'obiezione che si tratta di una misurazione soggettiva "e quindi" differente per ciascuno. Proprio qui sta il punto, è questa l'obiezione che occorre rintuzzare.
Per esempio si può iniziare ponendo esempi indiscutibili: una martellata sulle ginocchia non fa piacere a nessuno; un pasto quando si ha fame è gradito a tutti - e così via per estremi, tuttavia riducendo pian piano le distanze.
Riprenderò il discorso al computer, il telefonino mi castra abbastanza
In linea di massima oggi si ritiene "scientifica" una affermazione quando corroborata da numerosi "esperimenti". Gli esperimenti vengono osservati con "obiettività". Solo che questo modo di fare dimentica che
1) ogni "obiettività" è preceduta da una ipotesi, e quasi mai di tale ipotesi - che appunto sposta la ricerca verso un lato rendendola non obiettiva - viene dichiarata l'origine. In pratica, si presume che l'ipotesi sia "logica" per il solo fatto di essere venuta in mente al ricercatore. Manca un metodo per porsi le domande, cioè per porsi una domanda invece che un'altra, e il tutto pare affidato al caso. Pertanto ogni ricerca procede a balzi, come chi dal monte veda panorami diversi e presuma di raggiungerli usando strade ignote. Si cerca alla cieca.
2) se le ricerche vertono sull'essere umano, la gamma di posizioni possibili non è infinita, dunque una "normalità" legata al buon senso dovrebbe essere disponibile, e invece non viene ammessa. Cioè, poiché non si considera l'uomo, ma gli uomini, ci si dichiara impotenti rispetto alle infinite possibilità, che però esistono solo in pura astrazione, come sarebbe quel tale che gode a martellargli le ginocchia.
3) la soluzione consisterebbe nell'abituarsi ad usare il proprio corpo e le proprie sensazioni come strumento oggettivo; lo si può fare avendo coscienza delle variabili portate da Carattere e Temperamento, che però influenzano le scelte tra le sensazioni e non mutano le sensazioni stesse (o molto meno, va'). Poiché la struttura "normale" del nostro corpo è la stessa per tutti, e il rosso non è tale solo per il daltonico (o per il cieco) (tenendo pure conto delle variabili lessicali locali, per le quali il Rosso d'uovo in Francia si chiama Giallo d'uovo :) ), la cosa sarebbe assai semplice. Si tratta solo di separare ciò che funge da giudizio (è caldo, è freddo) inserendolo in uno spettro personale di possibilità (è caldo per me, visto che posso stare a torso nudo all'aperto in inverno, ecc), cioè tarandolo sullo strumento-uomo.
 

baleng

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Esempi possono corroborare l'affermazione del post precedente. Vi sono colori che influiscono sull'umore in un modo, altri nel modo opposto. Se il colore di una parete si rischiara sfumando verso l'alto, tutti sentiranno maggiore leggerezza che se fosse uniformemente steso. Le orride torri di Scampia sono state distrutte, esse stesse, per la loro struttura, favorivano fenomeni di alienazione e criminalità.
Però se si trova uno che va a Venezia e dice che Piazza San Marco fa schifo, è più facile capire come non sia lecito testimoniare attraverso l'assurdo.

A questo proposito vi è un vecchio aneddoto sull'ambasciatore cinese che assiste a teatro ad un'opera di Rossini. Quando riferisce della sua esperienza racconta: all'inizio vi erano suoni meravigliosi, non finivo mai di saziarmene. Poi è entrato un signore, salito sul palco, e tutti si sono messi a fare un fracasso infernale.
Insomma, finché gli strumentisti accordavano gli strumenti, con le tipiche sonorità non organizzate che tutti più o meno conosciamo, quella era bella musica (un po' simile alle sonorità cinesi). Con l'attacco dell'ouverture l'ambasciatore trova che si faccia solo un gran frastuono che non è musica.
Che fai, Baleng, ti contraddici?
Macché. Era per dire che per giungere ad un giudizio ci vuole comunque una educazione, una preparazione. Perché gli effetti, diciamo, biologici agiscono al grado zero della comunicazione visiva, direttamente a livello biologico. Il rosso eccita (toro docet), ciò che si vede spesso agisce sempre più inconsciamente, ecc Su questo non ci piove.
Ma c'è anche un livello superiore che si collega a secoli di cultura, e prevede che il fruitore sia dotato di un certo livello di lettura, che si conquista con una educazione applicata alle doti spontanee. Un bambino, per estremo esempio, non potrà godere del David di Michelangelo allo stesso modo che un adulto. Assistetti alla prima opera dell'amato Wagner quando avevo 10 anni, ed allora fu una noia pesante, pur interrotta casualmente da sprazzi di attenzione, dovuti però a richiami estrinseci, quali squilli, attaccar di trombe ecc.
Tra parentesi, è deprimente come alla fine dei telegiornali si parli di "musica" quando invece si fanno sfilare cosiddetti musicisti che la musica non sanno neanche dove stia. E sempre a proposito di stia ... purtroppo anche in questi forum si crede di parlare di musica citando complessini che sono a malapena fenomeni di costume, o menestrelli che nel migliore dei casi si affiancano alla musica popolare, che sta a quella verace come Bagnoli di sotto a Venezia.
L'esempio dei bambini è pertinente in quanto mostra come serva una educazione per arrivare a godere di un'arte. Tutti noi, quando non già esperti di arte orientale, abbiamo difficoltà a distinguere un capolavoro Ming da un vaso Minch.. che porcata decorativa! . Ciò avviene ANCHE perché il capolavoro e l'opera mediocre hanno spesso in comune proprio quella (chiamiamola così) atmosfera che agisce sul nostro biologico in modo comunque similare.
 

giustino

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In linea di massima oggi si ritiene "scientifica" una affermazione quando corroborata da numerosi "esperimenti". Gli esperimenti vengono osservati con "obiettività". Solo che questo modo di fare dimentica che
1) ogni "obiettività" è preceduta da una ipotesi, e quasi mai di tale ipotesi - che appunto sposta la ricerca verso un lato rendendola non obiettiva - viene dichiarata l'origine. In pratica, si presume che l'ipotesi sia "logica" per il solo fatto di essere venuta in mente al ricercatore. Manca un metodo per porsi le domande, cioè per porsi una domanda invece che un'altra, e il tutto pare affidato al caso. Pertanto ogni ricerca procede a balzi, come chi dal monte veda panorami diversi e presuma di raggiungerli usando strade ignote. Si cerca alla cieca.
2) se le ricerche vertono sull'essere umano, la gamma di posizioni possibili non è infinita, dunque una "normalità" legata al buon senso dovrebbe essere disponibile, e invece non viene ammessa. Cioè, poiché non si considera l'uomo, ma gli uomini, ci si dichiara impotenti rispetto alle infinite possibilità, che però esistono solo in pura astrazione, come sarebbe quel tale che gode a martellargli le ginocchia.
3) la soluzione consisterebbe nell'abituarsi ad usare il proprio corpo e le proprie sensazioni come strumento oggettivo; lo si può fare avendo coscienza delle variabili portate da Carattere e Temperamento, che però influenzano le scelte tra le sensazioni e non mutano le sensazioni stesse (o molto meno, va'). Poiché la struttura "normale" del nostro corpo è la stessa per tutti, e il rosso non è tale solo per il daltonico (o per il cieco) (tenendo pure conto delle variabili lessicali locali, per le quali il Rosso d'uovo in Francia si chiama Giallo d'uovo :) ), la cosa sarebbe assai semplice. Si tratta solo di separare ciò che funge da giudizio (è caldo, è freddo) inserendolo in uno spettro personale di possibilità (è caldo per me, visto che posso stare a torso nudo all'aperto in inverno, ecc), cioè tarandolo sullo strumento-uomo.
Quando ero bambino una volta ho assistito alla performance di un rabdomante alla ricerca dell'acqua nel sottosuolo.
Talvolta sentivo parlare dello "stregone", una persona dalla quale la gente andava per guarire da malattie.
Per me queste erano persone speciali per le quali nutrivo un senso di venerazione e di paura nello stesso tempo.

Da adulto a Torino, verso la fine degli anni 70 avevo sviluppato delle afte in bocca molto fastidiose che attraverso le cure del medico stentavano a guarire. Qualcuno mi indirizzò dalla famosa "Santa di Volvera" un'anziana signora piccolina che riceveva ogni giorno fin dal primo mattino centinaia di persone. Si entrava nella sua stanza a gruppi ed uno dietro l'altro ci "visitava". La diagnosi era questione di pochi secondi.
A me disse che soffrivo di carenza vitaminica. "Prendi vitamine e guarirai". Così feci e guarìi in pochi giorni.
Ecco, una persona come la Santa di Volvera, ma anche un medico, che vede, incontra, visita, centinaia di persone al giorno, sviluppa nel proprio corpo una sensibilità tale da individuare la malattia ed anche la cura ancor prima e meglio di qualsiasi strumento.
Lo strumento in certi casi può aiutare a confermare la diagnosi.

Col passare degli anni come ho già detto altre volte la vita mi ha portato a sviluppare le percezioni di un rabdomante e così ho capito che certe sensibilità sono alla portata di tutti, è solo questione di pratica, di allenamento e passione.
Lo stesso si può dire del cammino nel territorio dell'arte sia come artista che come fruitore. Quando ci si incammina, all'inizio si fanno passi incerti, non si riesce a capire quale direzione prendere, poi pian piano la sensibilità si affina, ciò che ieri non era compreso, era oscuro, diventa chiaro.
Quando parlo di "misurare" le opere intendo proprio questo: servirsi della propria sensibilità attuale, escogitare uno o più sistemi di misura anche con l'uso di strumenti e poi allenarsi imparando anche ad allontanarsi dai propri "pregiudizi" e a fare una specie di vuoto mentale.
Non si raggiungeranno risultati validi per tutti ma per lo meno per se stessi.
In ogni caso sviluppare le proprie percezioni e sensibilità non è per niente malvagio.
 

giustino

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Lo sviluppo delle nostre percezioni avviene gradualmente associando esperienza e consapevolezza.

Non si impara da tutte le esperienze ma da quelle consapevoli.

Ecco, si possono vedere migliaia di quadri, come per esempio avviene in una fiera d'arte, ma quanti lasceranno un segno in noi?
Solo quelli dove associato al vedere vi è un'attenzione consapevole.

Quindi non è tanto importante la quantità, ma la qualità del vedere.

Se per esempio, come ho cominciato a fare da un pò di anni, mi avvicino alle opere d'arte per catturarne l'energia,
(e sì, ogni opera emana energia sottile) a poco a poco comincerò ad imparare come farlo e a valutare le opere anche secondo questo parametro.
 

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