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Fleursdumal

फूल की बुराई
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Scoglio del Trader nichilista ( sez. staccata cas
e come chiamare altrimenti quelli che hanno dato l'autorizzazione a far vedere le foto di due cadaveri ridotti a quel modo


Data: AUTUNNO 9 d.C.
Luogo: SELVA DI TEUTOBURGO (Germania)
Eserciti contro: ROMANI E GERMANI
Contesto: POLITICA ESPANSIONISTICA AUGUSTEA IN GERMANIA
Protagonisti:
PUBLIO QUINTILIO VARO (Generale romano)
ARMINIO (Condottiero dei Germani)
Consistenza eserciti: ROMANI: 3 legioni (XVII, XVIII,XIX)
GERMANI: non disponibile


La battaglia

In Germania, dopo le campagne di Druso e Tiberio, che portarono i confini dell’impero romano fino al fiume Elba, la situazione era abbastanza tranquilla. Certo i popoli locali preparavano spesso delle rivolte contro l’autorità romana, ma venivano prontamente fermati. L’unica preoccupazione era rappresentata dalla tribù dei Cherusci, un popolo germanico guidato dal famoso Arminio, profondamente ostile alla presenza romana in Germania.


Egli aveva in passato (dal 1 al 6 d.C.) prestato servizio nell’esercito romano, imparando così l’arte della guerra e del combattimento. Ottenne perfino la cittadinanza romana, cosa alquanto rara per un germano. Quando ritornò in patria, nel 7 d.C., trovò la sua gente che subiva le conseguenze della politica oppressiva di Publio Quintilio Varo, legato romano in Germania. Decise così di organizzare una grande rivolta del popolo locale contro i Romani.


Insieme a lui in Germania vi era un altro grande capo, Maroboduo, re dei Marcomanni, che in passato aveva aspramente combattuto contro i Romani. Arminio chiese a quest’ultimo di coalizzarsi con lui per la grande rivolta. Nel 7 d.C. Maroboduo scese però a patti con Augusto, divenendo alleato del popolo romano. Ciò infastidì molto Arminio, che considerò Maroboduo un traditore. Pensò quindi di intraprendere la rivolta senza l’aiuto di altri capi Germani.


La battaglia cruciale avvenne nella selva di Teutoburgo, in Germania, nell’’autunno del 9 d.C. Varo stava trasferendo tre legioni (la XVII, la XVIII, la XIX) negli accampamenti invernali quando venne a sapere, da fonti locali, che era necessario domare prima una rivolta di una piccola tribù di Germani.

La notizia era naturalmente falsa, ma Varo decise di cambiare itinerario e si inoltrò con le legioni nella foresta di Teutoburgo, dove però lo aspettavano i migliaia di Cherusci di Arminio, pronti alla battaglia. I Romani, presi alla sprovvista, non riuscirono a reagire, sia per la difficoltà di manovrabilità delle legioni nella fitta foresta, sia per la paura. La battaglia finì malissimo; le tre legioni vennero completamente annientate, e i Cherusci strapparono loro le insegne legionarie.

Varo e molti altri ufficiali si suicidarono quindi per la vergogna. I Cherusci allora tagliarono la testa di Varo e, portandola in trionfo, la consegnarono ad Arminio che la mandò a Maroboduo. Si dice che Augusto quando ricevette la notizia della disfatta avesse esclamato: “Vare, Vare redde mihi legiones!”, ossia “Varo, Varo rendimi le mie legioni!”, anche se ormai le legioni non esistevano più. Quando però ricevette da Maroboduo la testa di Varo, che lui credeva ancora vivo, capì che non c’era più niente da fare.

La gravissima disfatta, la prima in Germania, annullò i progetti espansionistici di Augusto e la frontiera romana ritornò sul fiume Reno. Al di là di esso rimasero solo alcuni presidi nella zona della Frisia
 

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