Azione legale titoli Popolare di Vicenza e Veneto Banca (6 lettori)

Fabrib

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Milano, 23 mag. (askanews) - Nei casi di crisi bancarie, "i soggetti meritevoli di tutela sono tanti, ma non sono tutti uguali: gli azionisti sono una cosa, gli obbligazionisti un'altra e i depositanti un'altra ancora. Noi non possiamo tutelarli tutti. Ma il nostro legislatore, ahimè, tende a farlo, come nel caso degli obbligazionisti delle quattro banche". Lo ha affermato il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, Salvatore Maccarone, sottolineando che questo "è inaccettabile dal punto di vista normativo".
"Una legge ha chiesto al Fondo di rimborsarli: è inaccettabile dal punto di vista normativo, ma è così, lo stiamo facendo".
 

Fra41

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Milano, 23 mag. (askanews) - Nei casi di crisi bancarie, "i soggetti meritevoli di tutela sono tanti, ma non sono tutti uguali: gli azionisti sono una cosa, gli obbligazionisti un'altra e i depositanti un'altra ancora. Noi non possiamo tutelarli tutti. Ma il nostro legislatore, ahimè, tende a farlo, come nel caso degli obbligazionisti delle quattro banche". Lo ha affermato il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, Salvatore Maccarone, sottolineando che questo "è inaccettabile dal punto di vista normativo".
"Una legge ha chiesto al Fondo di rimborsarli: è inaccettabile dal punto di vista normativo, ma è così, lo stiamo facendo".
Invece è giusto rimborsare gli azionisti??!! Ma che cavolo dice:devil:
 

Fabrib

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Iorio: «Baciate, impossibile non vedere Con i crediti causarono il crac Bpvi»
L’ex manager testimonia per sei ore. Duello con la difesa di Zonin sulle responsabilità del cda

  • Corriere di Verona
  • 24 May 2019
  • © RIPRODUZIONE RISERVATA Federico Nicoletti

Racconto fiume L’ex manager Francesco Iorio ieri con i giudici e il pm Luigi Salvadori

Il miliardo di euro di «baciate» in Popolare di Vicenza? «Erano talmente pervasive, che fatico a pensare non ci fosse una percezione complessiva del fenomeno». Dura quasi sei ore la deposizione di Francesco Iorio, ex amministratore delegato di Bpvi per un anno e mezzo, al processo per il crac Bpvi, ieri, in aula bunker a Mestre. Il manager giunto da Ubi ricostruisce, numeri alla mano, il periodo in via Battaglione Framarin, passato a cercare di far pulizia e salvare la banca, piegata dalle «baciate», dalle perdite sui crediti e dalla fuga dei depositi tra settembre, con le perquisizioni in avvio inchiesta, e dicembre 2015, con l’arrivo del bail-in e la risoluzione di Etruria e delle altre quattro banche: «In tutto - ricorda Iorio - uscirono 7-8 miliardi di euro». Sette ore d’interrogatorio, sotto gli occhi dell’ex presidente Gianni Zonin e dell’ex consigliere Giuseppe Zigliotto, con al centro l’indagine interna dell’estate 2015, tradotta negli esposti alla procura a Vicenza, tra agosto e settembre, che avviano l’inchiesta sul crac.Il racconto parte a inizio maggio 2015, subito dopo la cacciata di Sorato. «Mi contattò il consigliere Matteo Marzotto, che era stato cliente del gruppo Ubi, per chiedermi se ero interessato a Bpvi». Il passaggio a Vicenza è rapido: «Una settimana dopo ero a pranzo con Marzotto, Zonin e i consiglieri Angius, Domenichelli e Breganze. Mi parlarono di fondi lussemburghesi e capitale finanziato, su cui mi dissero che i rilievi ispettivi non erano preoccupanti».Il 22 maggio, già in uscita da Ubi, Iorio è con Zonin a Francoforte in Bce, di fronte al direttore generale della direzione vigilanza, Ramon Quintana: «Mi chiese se ero cosciente delle difficoltà della banca. It’s a huge task, mi disse, è un incarico enorme». Iorio inizia a capire quanto dal capo degli ispettori Bce, Emanuele Gatti: «Ci presi un caffè a Milano prima di andare a Francoforte. Parlammo di capitale finanziato e fondi lussemburghesi, rappresentò i problemi in prospettiva delle lettere di riacquisto azioni».Iorio entra in banca il 1. giugno. Racconta delle ruvide trattative con i fondi lussemburghesi Optimum e Athena, indirizzati anche loro ad acquistare azioni Bpvi, con perdite per 100 milioni. E dice delle «baciate». Si parte dai 505 milioni scoperti da Bce in ispezione. Ma l’analisi del gruppo di lavoro messo su da Iorio passa al setaccio tutto il patrimonio. A fine agosto se ne aggiungono altri 430, a fine anno sono 1,1 miliardi.«Com’era diffuso il fenomeno?», chiede il pm Luigi Salvadori. Iorio snocciola i dati: 298 milioni a Vicenza città, 60 a Castelfranco, 51 a Padova; 93 a Roma. E poi i casi più eclatanti finiti nel mirino dell’audit, la vigilanza interna, a valle del dirigente Costante Turco: il portafoglio del gestore private Roberto Rizzi, che solo a Vicenza Contrà Porti ne fa per 350 milioni, e l’area territoriale Veneto occidentale, che fa capo a Claudio Giacon: arriva a 490. «Per il 50% i prestiti erano deliberati dal cda - dice Iorio -. E per l’80-90% posizioni senza capacità di rimborso». E il miliardo di euro di crediti finiti in azioni si porta dietro 3,5 miliardi di prestiti totali, con pesanti ripercussioni sulle perdite. L’altra causa del crac dice Iorio è proprio la qualità del credito: «La banca aveva rettifiche di valore molto inferiori al sistema. E 2,5 miliardi di crediti in bonis finirono ad incaglio. Pesando sul margine d’interesse».«Parlò con Zonin e Zigliotto? delle baciate?», torna a chiedere il pm su Rizzi e Giacon. «Zonin fu molto preoccupato delle ripercussioni commerciali: Rizzi gestiva grandi clienti - è la replica -. Ma le evidenze erano tali che ritenni di non poter non licenziarlo per giusta causa. A me quello che colpì molto era la dimensione quantitativa».Ben presto si arriva al centro dell’interrogatorio, nel duello con la difesa di Zonin. Enrico Ambrosetti cita il testo della relazione con cui il cda replica a gennaio 2016 alla relazione ispettiva Bce, firmata da Iorio, che cita le relazioni dell’audit e dice che «cda e collegio sindacale erano stati tenuti all’oscuro» da Sorato, Giustini e Marin e che «i flussi informativi risultavano scarsi e ingannevoli». «Corretto. Non c’erano flussi strutturati sul capitale finanziato», replica Iorio. Che aggiunge: «Certo tabelline non ce n’erano. Ma c’era l’importante profondità temporale, dal 2009 al 2014, la rilevanza degli importi, dei personaggi coinvolti e la pervasività nella rete». Come si poteva non vedere, è il senso. Ma un riferimento esplicito al cda non arriva. Nemmeno di fronte alla raffica di domande delle parti civili.Al contrario, sono chiare le conferme che Iorio dà ai difensori di Zonin: che non si oppose ed anzi spinse per gli esposti, che non fece «baciate» e non ebbe finanziamenti particolari per l’azienda. E che non c’erano veri campanelli d’allarme per i consiglieri. Come mette a segno un punto pesante la difesa di Massimiliano Pellegrini, Vittorio Manes, che fa rimbalzare su Iorio le dichiarazioni che il dirigente del bilancio non poteva costruire dati più veritieri.Iorio invece ribatte al tentativo della difesa di Zonin di dimostrare che la situazione, al momento del suo ingresso era gestibile. Quasi a ribaltare su di lui la responsabilità sul crac: «Gestibile? No, con una banca che in sei mesi fa emergere capitale finanziato per 1,1 miliardi, rettifiche sui crediti per il 30%, vede esplodere rischi legali e reclami e fuggire per il bailin la raccolta, riducendo impieghi e ricavi. Fu un’escalation non gestibile».
 

Fabrib

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Ex popolari, sul fondo risparmiatori torna l’ipotesi anche dell’arbitrato
Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)26 May 2019
VENEZIA (a.a-f.n.) Ex popolari, sul fondo indennizzo risparmiatori torna l’ipotesi di un arbitrato con rimborso pieno. Ma in parlamento incombe già il maxi-emendamento per blindare il testo. Inizierà mercoledì alla Camera, nelle commissioni riunite Bilancio e Finanze, la discussione sulla conversione del decreto legge Crescita, che contiene anche le correzioni definitive al fondo da 1,5 miliardi. Ma già la scorsa settimana sono stati definiti gli emendamenti ammessi alla discussione. E le modifiche in ballo sono anche rilevanti. Pur se restano appese alla possibilità o meno di poterle discutere. La trasformazione in legge va chiusa entro fine giugno e i tempi sono sempre più ristretti, dopo le elezioni; e già le indiscrezioni riferiscono di un maxi-emendamento del governo per blindare il testo e il secondo passaggio al Senato. Oltretutto l’articolo che contalmente tiene le modifiche normative del fondo è il 36. Difficile arrivarci prima che scatti la tentazione maxi-emendamento.
«Siamo preoccupati: il decreto ha un limite di 60 giorni e di legge ancora non si sente parlare, perché la politica è toconcentrata sulle europee. O il governo lo ‘blinda’ con la fiducia o il lavoro rischia di esser vano», ha detto ieri in un incontro a Vicenza Emilio Viafora, presidente di Federconsumatori Cgil.
Certo, gli emendamenti ammessi, elaborati da Codacons e Adusbef, introdurrebbero novità rilevanti. Come l’elevazione all’80% dell’indennizzo per le perdite fino a 50 mila euro, con precedenza in sede di liquidazione. E ancora che ai possessori delle obbligazioni delle venete convertite in azioni è riconosciuto l’indennizzo per i titoli subordinati. E che l’indennizzo con lo schema del 30% fino a centomila euro da ‘indennizzo
 

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Banche, Fondo risparmiatori ostaggio della crisi di governo
Discussione a rilento alla Camera. Ma l’esecutivo prepara la fiducia
Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)5 Jun 2019Federico Nicoletti

VENEZIA Ex popolari, il fondo indennizzo risparmiatori «ostaggio» del braccio di ferro Lega-Cinque Stelle sul governo. Pur se la soluzione che si profila potrebbe provocare ora un’accelerazione decisiva. La discussione nelle commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera sul decreto Crescita, fino a ieri, è andata avanti, ma solo pro-forma. Arrivando ieri all’articolo 36, quello del fondo da 1,5 miliardi per i risparmiatori truffati delle banche. E mentre continua il rebus del primo decreto attuativo, dato per firmato dal sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa - presente ieri in commissione - ma poi mai pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la mattina di ieri è andata avanti analizzando gli emendamenti al fondo e chiudendo l’articolo 36; ma poi la convocazione pomeridiana è saltata. «Gli emendamenti sono stati tutti accantonati per essere ridiscussi», spiega il parlamentare vicentino di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, che è tra i presentatori.
Formalmente quindi nulla è stato ancora cassato da maggioranza e governo. In ballo proprio gli emendamenti elaborati con Codacons e Adusbef e presentati dal parlamentare veneto che introdurrebbero novità rilevanti. Come l’elevazione all’80% dell’indennizzo per le perdite fino a 50 mila euro. E ancora che ai possessori delle obbligazioni delle venete convertite in azioni è riconosciuto l’indennizzo per i titoli subordinati. E che l’indennizzo con lo schema del 30% fino a centomila euro da ‘indennizzo forfettario’ diventa ‘anticipo di indennizzo’, riaprendo alla possibilità di un arbitrato pieno con un indennizzo pari a quanto fissato.
Ma poi tra gli emendamenti c’è anche la proposta, pur’essa non ancora caduta, del parlamentare di Forza Italia Felice D’Ettore. Che farebbe «salva la facoltà di esperire l’azione contrattuale o extracontrattuale nei confronti delle banche subentranti o succedute agli istituti di credito». In sostanza ripristinando il diritto di rivolgere le cause sulle azioni alle banche subentrate (Intesa Sanpaolo, nel caso delle venete), facendo saltare il divieto posto dal decreto di liquidazione due anni fa. Sarebbe un terremoto. «Il diritto d’azione di fronte a un danno subito non può essere compresso dallo Stato», dice per parte sua D’Ettore. Emendamento che è anche una sfida al governo Lega-Cinque Stelle, uso spesso ai toni duri con le banche, a compiere un passo davvero conseguente con le dichiarazioni.
Tutto da verificare cosa succederà di queste proposte. Tutto dipende da come si scioglierà il braccio di ferro sul governo che sta tenendo fermo tutto, mentre si accumulano ritardi. «Si sta facendo melina. La discussione in aula sul decreto Crescita era prevista per oggi. Invece siamo ancora in commissione», aggiunge Zanettin. E intanto il tempo passa, per un decreto la cui conversione scade il 29 giugno e che deve andare anche al Senato. Ritardi che rendono sempre più plausibile, con l’accordo che avanza per salvare il governo, che a cascata si passi dalla stasi ad un’accelerazione rapida. Il governo potrebbe metter la fiducia sul decreto Crescita, facendo cadere tutti gli emendamenti, e blindando anche lo schema del Fondo di indennizzo. «Potrebbe esserci questa ipotesi», ha confermato ieri la presidente della commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco, sottolineando che «la discussione in commissione è stata ampia ed esauriente».
Il calendario possibile che si profila, a ieri sera, prevede di far rimanere oggi in commissione il decreto Crescita (si vedrà se si materializzerà un maxi-emendamento), per arrivare in aula domani alle 18. Il governo porrebbe la fiducia venerdì, per arrivare al voto finale sabato. E ripetere il percorso blindato al Senato, chiudendo entro il 27 giugno.
Il piano rischia di vanificare lo sforzo delle associazioni della Cabina di regia, le più critiche verso il governo, che saranno oggi a Roma per un sitin davanti al Parlamento e incontri con i parlamentari, per sostenere gli emendamenti. «È della massima importanza che il 30% del danno subito vada considerato un acconto, non un indennizzo forfettario e tombale - hanno scritto ieri in una nota -. La pazienza dei risparmiatori traditi è finita».
 

Fabrib

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Banche, c’è il decreto attuativo Ma i rimborsi slittano ancora
Fondo risparmiatori, indennizzi a febbraio. Si stringe sul decreto Crescita
Corriere del Veneto (Venezia e Mestre)13 Jun 2019Federico Nicoletti

Protesta Sit-in dei comitati a favore del Fondo davanti al parlamento
VENEZIA Ex popolari, il primo decreto attuativo del Fondo d’indennizzo viene pubblicato in Gazzetta ufficiale. Ma i tempi per i rimborsi continuano a slittare in avanti. A un mese dall’annuncio del sottosegretario al ministero dell’Economia, Alessio Villarosa, della firma da parte del ministro Giovanni Tria, il primo dei tre decreti attuativi - datato 10 maggio - al Fondo da 1,5 miliardi chiamato a indennizzare i risparmiatori azzerati delle ex popolari messe in liquidazione due anni fa è diventato ufficiale.
Il primo punto fermo è messo. E a dirsi soddisfatto è in particolare Patrizio Miatello dell’associazione Ezzelino. Ma confermato il quadro, con il testo che ricalca la bozza di un mese fa - compreso l’indennizzo delle azioni baciate acquistate con i finanziamenti della banca, nonostante la richiesta da più parti di uno stralcio per i problemi che sorgeranno rispetto alle cause per annullare i finanziamenti -, il punto è che nel frattempo i tempi in cui realisticamente scateranno i rimborsi continuano a spostarsi in avanti. Di fatto sterilizzando il tentativo di anticipare i tempi, pubblicando il decreto attuativo prima della conversione in legge del Decreto crescita, che contiene le norme con la versione finale del fondo.
L’articolo 10 del decreto attuativo pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’11 giugno, prevede infatti che Consap, la società pubblica a cui sarà affidata la gestione del fondo, renda operativa entro venti giorni la piattaforma Internet per il fondo; e che entro 45, quindi a fine luglio, sarà possibile per i risparmiatori presentare l’istanza per il rimborso, con la mole di documenti da allegare. Ma la data da cui scatteranno i sei mesi di tempo per le domande, sarà stabilito con un altro decreto. Anche scattasse in contemporanea con lo scadere dei 45 giorni, i sei mesi scadrebbero a fine gennaio. « I rimborsi si vedranno, come avevamo già previsto, nella primavera 2020», sostiene Franco Conte del Codacons, ieri a Roma con Adusbef e Consumatori attivi ad incontrare Villarosa e i parlamentari in vista della partita degli emendamenti all’articolo 36 del Decreto sviluppo, che contiene le modifiche legislative al Fondo. Oltre all’introduzione dell’emendamento chiesto dalle associazioni Don Torta e «Noi che credevamo...» che scorpora una serie di voci dal patrimonio mobiliare di centomila euro, la partita in commissione alla Camera entra nel vivo oggi. «Il maxi-emendamento del governo non arriva più; e oggi si capirà cosa succederà agli emendamenti che abbiamo presentato, per considerare il rimborso del 30% fino a centomila euro un acconto - sostiene il parlamentare di Forza Italia, Pierantonio Zanettin -. Pur se la pubblicazione del decreto attuativo lascia pensare che non verranno accolti». I tempi stringono e il decreto è atteso in aula lunedì per la discussione generale.
Mentre si fa largo un altro dubbio tra le associazioni. «Non vorremmo che dietro al termine forfettario usato per il rimborso del 30% fino a centomila euro - sostiene il leader del Coordinamento Don Torta, Andrea Arman - si nascondesse uno scudo che impedisca la possibilità per i risparmiatori di perseguire comunque le cause».
 

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Ex popolari, il ministero dell’Economia valuta se aggiungere anche l’arbitrato
Corriere del Veneto (Venezia e Mestre)16 Jun 2019
VENEZIA Ex popolari, il governo valuta anche l’arbitrato per i soci delle Venete. Il momento della verità si avrà domani, quando entrerà nel vivo alla Camera la discussione degli emendamenti al decreto Crescita. Lì si vedrà, sul Fondo indennizzo risparmiatori da 1,5 miliardi, se saranno reali le indiscrezioni che danno in corso valutazioni tecniche al ministero dell’Economia per introdurre, solo per Bpvi e Veneto Banca, la possibilità per i soci, dopo il primo rimborso del 30% fino a centomila euro, di rivolgersi, anche ad un arbitrato, che potrebbe aumentare gli indennizzi. La proposta, che si accompagnerebbe all’introduzione di un canale preferenziale di indennizzo per i rimborsi fino a 50 mila euro, era stata avanzata nei giorni scorsi al sottosegretario Alessio Villarosa, da Adusbef, Codacons e Comitato risparmio tradito.
 

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