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Ignatius

sfumature di grigio
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Essì: la schiavitù femminile rispetto a certi ruoli / attività v'è anche dove non si crederebbe.

Un mio collega mi ha raccontato che anni fa, in un'altra società dov'egli lavorava precedentemente, era in corso un progettone di installazione d'un softwarone con l'ausilio di una primaria società di consulenza (KPMG, Accenture, Deloitte... una di quelle, inzomma: non importa).

Tra i conzulenti, ce n'erano di tutti i sessi possibili, con tutti>1 intero e positivo.

Un giorno, i consulenti dovevano proiettare alcune slide per illustrare l'andamento dei lavori in corso e gli sviluppi futuri.


Il mio collega testimonia che le consulentesse che s'erano recate al lavoro presso la società in abiti "normali", prima della presentazione - senza che nessuno le avesse percosse o minacciate - sparirono qualche minuto in bagno e ne riemersero tailleuratissime e taccatissime (il trucco non so, ma immagino che anch'esso sia stato ristrutturato).
I consulenti maschi, no.

Schiavitù.
 

tashtego

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Ho un'idea su una similitudine che forze mi porterà a mettere questo thread in ignore-list. :)



Ipotizziamo che fare sesso sia una cosa bella.
Ipotizziamo che indossare lingerie intrigante per stimolare il partner sia bello.

Ipotizziamo, però, anche che ci sia chi fa sesso e indossa lingerie intrigante per sopravvivere, dal punto di vista materiale.



Ipotizziamo ora che truccarsi sia una cosa bella.

Ipotizziamo che uscire di casa struccate possa comportare, in certi ambienti (MB), chiacchiere, pettegolezzi, ostracismi, inzomma la "morte sociale".
Simile al caso precedente, ma su un livello diverso della Piramide di Maslow.


Come facciamo a stabilire che le Donne di Monza sprecano, pardòn passano mezz'ora davanti allo specchio, perché ne hanno "egoisticamente" voglia o perché ne farebbero a meno, ma temono l'ostracismo sociale? :-?



Io vedo solo una soluzione a questo enigma: radere al solo Monza, inclusi gli/le abitanti.



Addio. :ciao:
Siamo sicuri che essere ostracizzati da gente che ragiona cosi' sia una disgrazia??
 

Claire

Zingaraccia sbruffoncella
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Tu vedi il fatto che una donna si trucchi come una schiavitù. Magari per qualcuna è così, ma magari per altre è un piacere.

Quando io lo faccio, lo faccio, appunto con piacere. Con stupore, con curiosità: "che faccia avrò dopo?"
E trovo eccitante il pennellino che mi colora la palpebra. Come quando si gioca da bambini con il "trucca bimbi", affascinata dal colore che mi si stende su una parte del viso, dalle polverine degli ombretti che a volte luccicano. Mi diverte mescolare due colori, vedere quali stanno bene insieme, aprire gli occhi dopo che ho fatto un esperimento colorato per vedere il risultato. Mi piace fare il confronto tra i due occhi, uno truccato e l'altro no, per capire quale sia meglio.
Il tratto della matita nera... mentre ricordo che quando avevo 16 anni andavano di moda matite per occhi e mascara verdi e blu e ridacchio al solo pensiero.
E poi i rossetti: lucidi o no. Durevoli o meno. La bocca si trasforma. Ho labbra sottili e non riesco mai a capire quale sia il rossetto migliore. Metto e tolgo e rido. Rido perché la mia faccia cambia di volta in volta, perché non sono capace e ogni esperimento è diverso dal precedente!

Mi diverte.
Ammetto che se lo sentissi come un obbligo non mi divertirebbe più, ma, come vedi, non per tutte le donne, non sempre, è una schiavitù o una perdita di tempo. ;)
 

f4f

翠鸟科
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Popper ha coniato l'espressione razionalismo critico per descrivere il proprio approccio filosofico alla scienza. L'espressione implica il rifiuto dell'empirismo logico, dell'induttivismo e del verificazionismo. Popper afferma che le teorie scientifiche sono proposizioni universali, espresse al modo indicativo, la cui verosimiglianza può essere controllata solo indirettamente a partire dalle loro conseguenze. La conoscenza umana è di natura congetturale e ipotetica, e trae origine dall'attitudine dell'uomo di risolvere i problemi in cui si imbatte, intendendo per problema la contraddizione tra quanto previsto da una teoria e i fatti osservati.
Popper pone al centro dell'epistemologia la fondamentale asimmetria tra verificazione e falsificazione di una teoria scientifica: infatti, per quanto numerose possano essere, le osservazioni sperimentali a favore di una teoria non possono mai provarla definitivamente e basta anche solo una smentita sperimentale per confutarla. La falsificabilità è anche il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza: una teoria è scientifica se e solo se essa è falsificabile[1].
 

f4f

翠鸟科
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Con sofisma si fa riferimento ad un'argomentazione capziosa e fallace, apparentemente valida ma fondata in realtà su errori logici formali o ambiguità linguistiche determinate dall'atteggiamento eristico e dall'intento volutamente ingannevole. Si differenzia dal paralogismo, in cui l'errore è inconsapevole.
L'origine del termine risale alla corrente filosofica dei sofisti.
Col significato di argomentare capzioso, come «pseudo argomento filosofico», lo si ritrova già in Platone (Repubblica. VI, 495a).
In Aristotele il termine diviene sinonimo di sillogismo eristico[1](in Topici, VIII, 11, 162a 16) cioè un argomentare non valido formalmente «che sembra concludente ma non lo è.» (Topici, VIII, 12, 162b 3-5)

I sofisti erano maestri di virtù che si facevano pagare per i propri insegnamenti. Per questo motivo essi furono aspramente criticati dai loro contemporanei, soprattutto Socrate, Platone e Aristotele, ed erano offensivamente chiamati «prostituti della cultura».
Al sofista, infatti, non interessa se un discorso possa essere vero o falso né le definizioni delle parole che vengono impiegate; il suo unico fine è quello di confutare il proprio avversario e di persuaderlo di avere ragione mediante la retorica. Per questo i sofisti si vantavano di poter confutare o difendere qualsiasi cosa che si dica esser vera o esser falsa.
 

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