Austerità dell'Euro-deliri (1 Viewer)

tontolina

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Dato che l’economia più sana d’Europa è quella tedesca è naturale confrontarsi con
essa: l’Italia spende 2,2 punti in più in servizi generali, lo 0,3% in difesa, altrettanto in ordine pubblico, lo 0,1% in più per l’ambiente, lo 0,4% in sanità, lo 0,2% per l’istru-zione.
Si tratta del 3,5% del PIL.
D’altra parte, lo Stato Italiano spende 0,2 punti per-centuali in meno in protezione sociale, e l’1% in meno in affari economici, e la spesa è
complessivamente del 2,5% di PIL superiore, circa 40 miliardi di euro.

Siccome risulta che in nessun ambito, dalla sanità all’istruzione, la Germania stia die-tro all’Italia dal punto di vista della qualità del servizio, 9 queste spese in eccesso sono in buona parte definibili come sprechi che non hanno una giustificazione economica e che rappresentano dunque soltanto una palla al piede, in termini di tasse e debito, per l’intera economia – anche se ciò che uno chiama spreco, un altro lo chiama rendita, ed è proprio la resistenza dei beneficiari degli “sprechi” a spiegare le enormi diffi-
coltà politiche che si incontrano nel tentativo di rimuoverli.



http://www.brunoleonimedia.it/public/Papers/IBL-SR-Spesa_Pubblica.pdf
lo Walfare non è uno spreco tanto più che è lautamente pagato dal contribuente con il 65% di tassazione

ciò che è davvero improduttivo
è lo stragande numero di politici
tra Camera e Senato ne basterebbero 300 invece dei mille
nei 50 Stati USA sono 500
mi spieghi perchè noi abbiamo bisogno del doppio che NON ci rappresentano perchè non si ritengono neppure vincolati dal mandato elettorale e il giorno dopo sono subiti pronti a cambiar casacca e vendersi al miglior offerente?

http://www.investireoggi.it/forum/3155971-post28.html
 

tontolina

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comunque in Cermania non stanno così bene.... è la CINA d'Europa ma non mi pare abbia quella gran convenienza ad affamare il suo popolo solo per la competitività!


La trappola della povertà e il sogno del salario minimo



Die Zeit ci spiega il boom dei lavori a basso salario. Lo stato e il settore pubblico potrebbero fare molto per evitare la povertà in età avanzata, ma le priorità sono altre.


I bassi stipendi sono una causa di povertà in età avanzata. Quattro imprenditori ci spiegano perché pagano cosi' poco - e che cosa dovrebbe cambiare.


Chi lavora per Peter Kowol rischia la povertà in vecchiaia. Questo è chiaro anche a Kowol: "Il livello dei salari è al minimo", ci dice. "Per una pensione decente non può bastare". I suoi dipendenti guadagnano circa 6 € all'ora. Kowol ci dice che pagherebbe volentieri di piu':"Ma da dove potrei prendere il denaro per salari piu' alti?".


Il 65enne di Gottinga ha un impresa di taxi. Nel suo settore quasi il 90% degli occupati ha un basso salario. Secondo l'ufficio federale di statistica, in nessun'altro settore i bassi salari sono cosi' diffusi. E in nessun'altro settore ci sono cosi' tanti occupati che avranno una pensione da fame.


In questi giorni si discute molto di povertà in vecchiaia. Il Ministro del lavoro Ursula von der Leyen ha presentato il suo piano per una pensione aggiuntiva. Maggioranza e opposizione discutono come modificare il sistema pensionistico affinché milioni di persone non si trovino in una situazione di povertà in età avanzata. La scorsa settimana i vertici della coalizione di governo hanno approvato un progetto di riforma. [proprio l'opposto della Legge voluta dalla Fornero &C]



Ma piu' in generale, combattere la povertà in vecchiaia è il giusto punto di partenza per combattere la povertà?
Non si dovrebbe iniziare da coloro che già oggi hanno uno stipendio basso?
Chi vuole evitare la povertà in età avanzata dovrebbe guardare a quello che già oggi succede nel settore dei taxi - o ad esempio dei parrucchieri. In seconda posizione nella triste classifica dei lavori peggio pagati.



Die Zeit ha chiesto agli imprenditori del cosiddetto settore a basso salario perché pagano cosi' male i dipendenti - e che cosa dovrebbe cambiare per far crescere i salari nel loro settore. Le risposte indicano: clienti, consulenti, imprese, lo stato - tutti potrebbero fare qualcosa.


Peter Kowol è il prototipo di un imprenditore di taxi. Possiede 2 auto e dà lavoro a 6 guidatori. La maggioranza dei 22.000 imprenditori di taxi in Germania sono dei piccoli imprenditori come lui. E come molti dei suoi colleghi Kowol si lamenta degli affari: "In media un guidatore in un turno di 8 ore incassa 120 €. Alla fine resta molto poco ". Kowol, come la maggioranza nel suo settore, non paga un salario fisso, piuttosto fa partecipare i guidatori al guadagno.


Che gli imprenditori si lamentino è normale. Gli operatori di taxi tuttavia possono fare ben poco per far andare le cose meglio: Kowol ad esempio non può aumentare i suoi prezzi. Proprio nel settore dei lavori a basso salario è lo stato a dettare le regole del business. Stabilisce i prezzi, quante imprese possono operare e quanti taxi possano circolare. "Cio' viene deciso dai singoli comuni, ognuno in maniera diversa", chiarisce Kowol. "Oltre al settore pubblico, non c'è nessun' altro settore che sia regolato piu' del mio".


Questo significa che non esiste un altro settore in cui potrebbe essere piu' facile per lo stato fare qualcosa per i lavoratori. I comuni potrebbero ad esempio riordinare le tariffe con un'ordinanza o ridurre il numero delle licenze. "Le singole imprese incasserebbero di piu' e finirebbero per pagare di piu' anche i loro conducenti" ci dice Kowol.


Il confine fra un salario normale e un basso salario secondo l'ufficio federale di statistica è di 10.36 € per ora. Cioè i due terzi dello stipendio medio pagato in Germania. Chi riceve meno di questa soglia, viene considerato un lavoratore a basso salario. Nel 2010 - non ci sono dati piu' nuovi - questa condizione riguardava un quinto dei lavoratori, ovvero 7 milioni di persone. Per alcuni lavoratori allo stipendio si devono poi aggiungere le mance, che non sono pianificabili e non sono utili per la pensione. I tassisti che in media guadagnano 6.85 € per ora sono nella parte piu' bassa della scala.


I dipendenti di Wolfgang Löffler non possono tuttavia fare affidamento sulle mance. Vendono Sandwiches con tonno, pollo, verdure, fatti con pane integrale o bianco, lunghi 15 o 30 centimetri. I clienti per lo piu' pagano la cifra esatta. 20 lavoratori, fra cui 3 apprendisti (Azubis), lavorano nelle 3 filiali Subway, che Löffler gestisce nell'area di Stoccarda.
I non qualificati iniziano da Löffler con 6 o 6.5 € per ora. Ancora meno di quanto il contratto collettivo prevede come salario di ingresso: 7.5 € nell'ovest e 6.85 € nell'est. La maggior parte delle catene di fast food pagano secondo tariffa, fra queste McDonald’s, Burger King, Pizza Hut, Kentucky Fried Chicken. Solo Subway non lo fa. Alcuni anni fa i 350 imprenditori Subway, che gestiscono in Germania oltre 600 ristoranti, dovevano diventare membri dell'associazione di settore. Molti di loro hanno pero' rifiutato il vincolo della contrattazione collettiva. "Io allora ero a favore di un ingresso", ci dice Löffler.


Ma allora perché non paga di piu' i suoi dipendenti? "Perché io come singolo non posso farlo", dice. Secondo i suoi calcoli, alla fine non rimarrebbero utili.
Con una filiale Subway, un affiliato in franchising incassa fra 7.000 e 10.000 € per settimana.
"30% se ne va per gli ingredienti,
25 % per i salari,
8% per gli affitti".
A questo si aggiunge un canone settimanale dell'8%, che ogni partner deve sostenere.
Il 4.5% fluisce in una cassa comune per la pubblicità.
Solo la partecipazione al franchising Subway costa 10.000 €. "Non ci sono margini", ci dice Löffler.





Potrebbe aumentare i prezzi? "Abbiamo già cercato di farlo", risponde. Alcuni anni fa Subway ha aumentato i suoi prezzi. Non piu' i sandwiches singoli, ma solo come menu', insieme ad una bevanda, alle patatine o ai dolci". "Che il cliente ricevesse di piu' non aveva alcuna importanza. Quello che contava era l'aumento del prezzo", dice Löffler. I ricavi sono crollati, e la catena ha deciso di tornare ai vecchi prezzi. Löffler ha imparato una cosa: " Per i tedeschi, il cibo non deve essere costoso", ci dice.


Chi sente parlare Löffler ha l'impressione che i bassi salari nella gastronomia tedesca siano una legge di natura. In nessun altro settore c'è cosi' tanto lavoro precario come qui. Solo in questo settore lavorano piu' di un milione di occupati in ristoranti, caffé o take away. Quasi la metà dei lavori è un minijob.


Queste persone hanno la possibilità di sfuggire dalla trappola del basso salario?
La soluzione di Löffler sembra un po' atipica per un imprenditore: "un salario minimo obbligatorio per tutti i lavoratori". Se tutti nel settore dovessero pagare salari piu' alti, anche i prezzi salirebbero. Se i prezzi salgono ovunque, anche i clienti dovrebbero accettarlo. Questa è la logica di Löffler.



Thomas Kemmerich ha un'altra opinione. "Con un salario minimo di 8.5 € dovrei aumentare i prezzi del 20% e licenziare il 10% dei dipendenti". Kemmerich, 47 anni, ha già commissionato uno studio sugli effetti del salario minimo nel suo settore. Il giurista guida una catena di parrucchieri: Masson, con 80 filiali, la metà dei quali in Turingia e le altre in Nordrhein-Westfalen.


Kemmerich è un uomo corpulento e calvo. Lui stesso non si taglia i capelli. Nel 1989, subito dopo gli studi, è arrivato da Bonn ad Erfurt, come consulente per le imprese nel passaggio dal comunismo al capitalismo. Nel 1991 ha assunto la direzione di una "cooperativa di lavori manuali", ormai all'insolvenza. In breve tempo è diventato propietario di 20 saloni da parrucchiere. Nel frattempo ha preso anche l'accento della Turingia.


Masson non è una catena low cost, un taglio per donna costa 30 €, per gli uomini 18 €. Nonostante cio', i dipendenti di Kemmerrich all'inizio guadagnano 6 € l'ora in Turingia e 7.5 € in Nordrhein-Westfalen. "Di piu' non sarebbe possibile dal punto di vista dei costi aziendali". Dai ricavi oltre agli stipendi deve sottrarre gli affitti, l'elettricità, le forbici e gli shampoo. Secondo i bilanci, negli ultimi 2 anni non ha fatto alcun profitto.


Dall'arrivo di Kemmerich nell'est, in tutta la Germania hanno aperto 20.000 nuovi saloni. Ma la gente ci va troppo di rado: "Oggi una donna in Germania in media va solo 5-7 volte all'anno dal parrucchiere, un uomo 7 volte", dice Kemmerich, "il 40 % dei tedeschi non va mai da un parrucchiere". Si fanno tagliare i capelli a casa al nero. Percio' la competizione per i clienti è molto dura. Cosi' Kemmerich continua a pagare i bassi salari, tipici dei parrucchieri.


Il vero problema del settore lo si capisce se si visita in un mattino di autunno la filiale di Masson alla stazione di Erfurt. Li' Moni, Nancy e Aillen mischiano i colori per i capelli e aspettano i clienti. Ne arrivano pochi. Si potrebbe anche dire: ci sono troppe parrucchiere per il numero di clienti. Sebbene le parrucchiere dell'est siano diventate le icone della lavoratrice a basso salario, la parrucchiera resta una scelta molto popolare per i tirocini (ausbildung). Al momento è al quinto posto - soprattutto all'est molte ragazze scelgono questo mestiere. Ci sono di fatto troppe parrucchiere: e questo spinge verso il basso i salari nel settore.


La maggior parte dei lavoratori senza una formazione professionale (Berufsausbildung) riceve un basso salario. In questo gruppo il 53 % lavora per meno di 10.36 € per ora. Fra i lavoratori con un titolo universitario sono meno del 2 %. L'educazione è quindi la chiave per sfuggire alla trappola dei bassi salari. Ma l'esempio della parrucchiera ci mostra che anche con una formazione standard si ottiene un basso salario. Molte giovani ragazze potrebbero guadagnare di piu' con un lavoro dove la manodopera specializzata è veramente richiesta: infermiera, insegnante o meccatronica.


La concorrenza di massa non è invece il problema di Ingrid Niehaus. Almeno non diretto. "Il mio concorrente piu' agguerrito", ci dice l'imprenditrice, "non è il negozio all'angolo, è il cliente stesso". Niehaus gestisce una lavanderia. Con 16 dipendenti lava gli abiti, i vestiti e stira le camice.


La sua piccola impresa nella periferia di Bad Bentheim la si riconosce già da lontano - dal vapore bianco che esce da un tubo e va verso il cielo. Molte lavanderie sono di piccole dimensioni, spesso aziende familiari. Niehaus ha appena lasciato la gestione dell'azienda al figlio. Nelle piccole aziende come quella di Niehaus i lavoratori e gli imprenditori sono molto vicini. Non si accumulano enormi profitti e per questo si pagano bassi salari.


Da Niehaus le stiratrici e le lavandaie iniziano con 7.5 € all'ora, e arrivano al massimo a circa 9 €. Nel settore, con circa 70.000 dipendenti, si trovano anche salari piu' bassi. Alla domanda, se le cose potrebbero andare meglio, Niehaus parla del suo principale concorrente: "con un prezzo di 1.79 € per camicia molti clienti dicono, ok va bene. Ma se chiedessi 2.79 € o 3 €, le cose andrebbero diversamente". Almeno una parte dei clienti se ne andrebbe.


I salari in questo settore sono bassi anche per questo motivo: molto spesso il lavoro è troppo facile. Per stirare o piegare i vestiti non c'è bisogno di una formazione particolare. Allo stesso tempo molti degli occupati nel settore - spesso donne straniere - non trovano nessun'altro lavoro.


Dal 2009 per le lavanderie esiste anche un salario minimo. Al momento è di 7 € nell'est e di 8 € nell'ovest. Ma è valido - "per fortuna" come dice Niehaus - solo per le imprese che servono altre aziende, come Hotel, ospedali o case di cura. In questa parte del mercato dominano imprese con gigantesche linee di lavaggio e macchine piegatrici automatiche.


"Possono pagare meglio di noi aziende artigianali", ci dice una lavoratrice. "Ma si interessano solamente per il bussiness di massa, non certo per una macchia su un abito da sposa". In questi impianti industriali sono occupati pochissimi lavoratori. Una maggiore automazione spingerebbe verso un salario maggiore, sebbene la forza lavoro non sia scarsa.


La maggior parte degli economisti per questo motivo rifiutano i salari minimi: pensano che molti lavori facili scomparirebbero. I sostenitori, al contrario, pensano che ci sia un margine per l'aumento dei salari senza che questo causi la scomparsa dei posti di lavoro. E' difficile dire chi ha ragione. Secondo l'economista di Friburgo Bernd Fitzenberger, non sarebbe certo facile trovare il livello giusto: nella ricerca del giusto salario minimo, prima di trovarlo si faranno degli errori. Chi è daccordo, propone una introduzione prudente e per gradi del salario minimo. La stessa federazione sindacale tedesca, non chiede un salario minimo di 10 € , bensì di 8.5 €.


Questo ci dice: non esiste una leva potente da utilizzare per far uscire dalla trappola dei bassi salari e della povertà in età avanzata una larga parte della popolazione.


Chi è interessato alla coesione della società e vuole pensioni adeguate, dovrebbe iniziare da piu' parti. Dall'orientamento professionale, come il caso delle parrucchiere mostra. Dalla formazione: senza una qualificazione spesso si trovano solo lavori mal pagati - o addirittura nessuno. 1 su 5 è infatti disoccupato. E' necessaria anche una migliore regolamentazione dello stato nei settori dove la concorrenza è limitata, come ad esempio i taxi. In questo settore un salario minimo non aiuterebbe molti lavoratori. In altri settori come le lavanderie, potrebbe aiutare un po' - non dovrebbe però essere cosi' alto, da far scomparire lavoro di facile esecuzione.


In ogni caso la povertà in età avanzata non è un problema da combattere alla fine della vita lavorativa. Si deve iniziare molto prima.
 

tontolina

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l'Italia segue la linea dura dell'austerità


Italia, l’austerità mette le ali al Misery Index

L’Italia paga a caro prezzo le politiche di rigore di bilancio imposte da Bruxelles. A settembre il Misery Index (tasso di disoccupazione più tasso d’inflazione) ha toccato il valore massimo dal 2002, l’anno dell’introduzione dell’Euro





L’indice di miseria (in inglese Misery Index) è impiegato in economia per misurare lo stato di salute di una nazione. Si tratta di un indicatore calcolato sommando il tasso di disoccupazione al tasso d’inflazione. Più alto è il valore risultante, maggiori sono le probabilità che un Paese stia attraversando congiunture economiche sfavorevoli. Se a questi parametri si aggiungono due altri importanti indicatori – la fiducia dei consumatori e la propensione al risparmio – è possibile descrivere con estrema precisione la reale entità della crisi italiana e il disagio economico di milioni di cittadini. Vediamo come.
IL MISERY INDEX ITALIANO DAL 2002, L’ANNO DELL’INTRODUZIONE DELL’EURO

Il seguente grafico (Figura 1) – che si basa sui dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) – riporta l’andamento del Misery Index in Italia nel periodo compreso tra il gennaio 2002 e il settembre 2012.

Figura 1 – Indice di miseria (*)

La stagnazione economica del Bel Paese e il progressivo innalzamento dei tassi di disoccupazione e d’inflazione stanno spingendo al rialzo il Misery Index. Questo parametro, dopo aver registrato una progressiva flessione tra il 2002 e il 2007, nel corso dell’ultimo biennio è tornato a crescere toccando quota 14% nel terzo trimestre del 2012.



IL MISERY INDEX DEPRIME LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI E LA PROPENSIONE AL RISPARMIO

Per valutare il reale stato di salute dell’economia, è, tuttavia, opportuno analizzare la contemporanea performance degli indici di misera e di fiducia dei consumatori. Come mostrato nel seguente grafico (Figura 2), l’andamento del Misery Index è inversamente proporzionale al tasso di fiducia dei consumatori. In altre parole: quando uno cresce, l’altro decresce.

Figura 2 – Indice di miseria e fiducia dei consumatori a confronto. Nota: Per rendere i due indici omogenei e comparabili, il Misery Index è stato indicizzato in centinaia. (*)

È interessante notare l’altalenante andamento dei due indici negli anni successivi all’introduzione dell’Euro.
Nel biennio che ha preceduto il “credit crunch” (2006 e 2007) il PIL italiano ha registrato una moderata crescita spingendo al ribasso l’indice di miseria e mantenendo la fiducia dei consumatori saldamente sopra quota 100 punti.
Il sopraggiungere in Italia e in Europa della crisi statunitense dei mutui subprime nel secondo semestre del 2007 ha determinato un rovesciamento dei valori. In un primo momento, infatti, i due parametri si intersecano e invertono le rispettive posizioni nel 2008, salvo poi temporaneamente ristabilire i valori del 2006 nella prima metà del 2010.
L’aggravarsi della crisi europea dei debiti sovrani e il progressivo peggioramento del quadro macroeconomico italiano hanno, tuttavia, spinto il Misery Index verso nuovi massimi e la fiducia dei consumatori verso nuovi minimi.
A settembre 2012 quest’ultimo è, infatti, sceso sotto quota 87 punti, il minimo storico.

Se è vero che il Misery Index e la fiducia dei consumatori tendono a mantenere un andamento inversamente proporzionale (l’uno cresce quando l’altro decresce), vi è tuttavia una moderata correlazione tra la riduzione della fiducia dei consumatori e una minore propensione al risparmio. Il seguente grafico (Figura 3) mette a confronto l’andamento dei tre indici – Misery Index, fiducia dei consumatori e propensione al risparmio – nell’arco dell’ultimo decennio.

Figura 3 – Andamento storico indicizzato (Misery Index, fiducia dei consumatori e propensione al risparmio) (*)
Il trend ribassista della propensione al risparmio è molto più accentuato rispetto all’indice che quantifica la fiducia dei consumatori. Questo scostamento è dovuto al fatto che la progressiva perdita del potere d’acquisto sta rapidamente erodendo la capacità del risparmiatore di tesoreggiare una quota più elevata del proprio reddito.

(*) Dati Istat. Elaborazione grafica a cura di Stefano Fugazzi



Link: http://www.investireoggi.it/economia/italia-lausterita-mette-le-ali-al-misery-index/#ixzz2COU9z4u9
 
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tontolina

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La situazione in Portogallo (e in prospettiva dell'intera europa n.d.r.) vista dall’interno

Trucchi dell'Informazione: La situazione in Portogallo (e in prospettiva dell'intera europa n.d.r.) vista dall’interno



E' sempre la stessa storia e potrebbe anche risultare noiosa per chi ha già ben chiara la situazione, ma quest'articolo andrebbe fatto leggere a chi ancora crede nell'europa, nell'auterity e nei golpisti che ci governano, giusto per fargli capire dov'è che stiamo andando ...

Austerity -> Povertà -> Svendita pratrimonio Statale



Il Portogallo, con Grecia e Irlanda, é uno dei Paesi che ha richiesto l’intervento del Fondo Salva-Stati dell’Unione Europea.



A dire il vero, di “salvamento” se n’é visto poco: in Grecia, per esempio, la situazione é notevolmente peggiorata dall’arrivo della pattuglia FMI-BCE-Banca Mundiale. Le banche sono state salvate, questo é vero: ed é stato evitato il default, il fallimento dello Stato. Anche questo é vero. Ma tutto il resto? Perché la Grecia é molto piú di semplici bilanci.


Diamo un’occhiata al Portogallo.


Lisbona ha richiesto l’intervento della cosí chiamata “troika” (i cui componenti sono gli stessi del caso-Grecia) nel corso del 2010. Piú o meno nello stesso periodo le elezioni legislative sono state vinte da una maggioranza formata da PSD (socialdemocratici) e CDS-PP (Destra). Il nuovo Primo Ministro ha quindi promesso che avrebbe seguito il programma della troika affinché il Paese potesse uscire dalla difficile situazione nel giro di uno o due anni. E per “uscire dalla difficile situazione” si deve intendere il ritorno sui mercati, dove i Titoli di Stato portoghesi non erano piú disponibili a causa degli stratosferici tassi di interesse richiesti dagli investitori.


Tutto ció, naturalmente, implicava sacrifici e i Portoghesi ne erano coscienti. Ma non erano preparati a ció che stava per arrivare.


Il governo ha quindi presentato il piano (che é in realtá appartiene alla troika), fra i cui punti possiamo ricordare:


- Soppressione di tredicesima e quattordicesima per tutti i dipendenti pubblici i cui stipendi superavano i 1.000 Euro.

- 5% di taglio allo stipendio degli stessi dipendenti con una retribuzione superiore a 1.500 Euro.

- Allargamento dell’orario di lavoro nel settore privato per i prossimi due anni, a discrezione del datore di lavoro.

- Taglio fra 25 e 50% per le ore di lavoro straordinario.

- Taglio di 50% per i lavoratori in “mobilidade especial”, una specie di cassa integrazione.

- Soppressione di alcuni giorni festivi nazionali.

- Soppressione di tredicesima e quattordicesima per i pensionati del settore pubblico.

- IVA al 23% per numerosi prodotti, fra cui molti alimentari che anteriormente erano tassati al 6 o 13%.

- Tagli ai finanziamenti nei settori della Salute, dell’Educazione, della Previdenza Sociale, delle amministrazioni locali.



- 10% di aumento nel prezzo dei trasporti pubblici.

- Aumenti di gas, luce e acqua.


Questi i punti principali del bilancio statale 2012.


Quali i risultati? Principalmente due: drastica diminuzione del consumo privato e economia in recessione.


Nello scorso mese di Luglio, lo stesso governo si é detto sorpreso per la diminuzione delle entrate fiscali. Infatti, in questo strano Paese, sembra che quando si diminuiscono gli stipendi le persone comprino meno. :rolleyes:



Ma ció che importa é evidenziare che gli obiettivi tracciati dalla troika (e conseguentemente dal governo) sono stati mancati: perché se é vero che le spese dello Stato sono diminuite, é anche vero che il PIL é calato (l’economia é in coma): pertanto il rapporto debito/PIL é rimasto sostanzialmente lo stesso.


Con tali risultati, quale la scelta del governo? Semplice: piú austeritá. [kapatosta] Visto che non ha funzionato una volta, perché non dovrebbe deludere anche una seconda?


Il bilancio statale 2013 scommette per l’80 % sulle entrate per risanare il Paese. Per questo, il governo ha rivisto le aliquote della tasssazione sui redditi. E, naturalmente, tutti il prossimo anno pagheranno di piú.


Nel mezzo (lo scorso Settembre), c’era anche stato un tentativo di tagliare 7% di tutti gli stipendi (pubblici e privati) e diminuire le imposte delle imprese. In pratica, una trasferenza di denaro dai lavoratori alle imprese. Ma 600 mila persone nelle strade e addirittura la bocciatura degli impenditori (che i conti li fanno e sanno bene che se i cittadini non spendono l’economia chiude una volta per tutte) hanno obbligato il governo a fare marcia indietro. Naturalmente un collaboratore del primo ministro ha definito como “ignoranti” gli imprenditori, ma questi sono dettagli.


Nel frattempo, il governo continua a ricevere gli ordini della troika con lo scopo di “ridisegnare” il Portogallo. Fra le misure considerate, ma non ancora ufficializzate,
la vendita di tutte le emittenti televisive statali (ma é possibile un ripensamento),
la concessione ai privati del partimonio naturale statale (boschi, foreste, riserve),
piú altre misure che non sono ancora state rivelate tanto per non rovinare l’effetto sorpresa.
La sostanza é che quello che avrebbe dovuto essere un periodo di assestamento (“tutto bene, qualche sacrifico ma dopo tutto sará migliore”) é stato trasformato in un incubo del quale non si vede la fine: adesso anche il governo non parla piú del 2013 come “punto di svolta” (nel 2011 il punto era il 2012…) ma avanza com timidi 2014 oppure 2015. Date alle quali non crede piú nessuno, soprattutto senza un cambio di rotta politico-economica.


Uno Stato in crisi che necessita di denaro, si potrebbe pensare. Senza dubbio. Tuttavia i conti non tornano. Perché se il governo desiderasse realmente aumentare le entrate dello stato per risanare i conti pubblici non venderebbe le imprese pubbliche che generano profitti.
Un caso fra i molti: la TAP, la compagni aerea nazionale.
Ma non possiamo dimenticare la REN (energia elettica),
la Galp (di cui l’ENI detiene una quota),
la Portugal Telecom (comunicazioni),
la EDP (nuovamente eletricitá).
Queste sono imprese in buona salute, che alla fine dell’anno apportano utili alle casse dello Stato e la cui vendita evidenzia il vero fine del programma troika-governo portoghese: la privatizzazione.


Con il mantra “Stato piú leggero” si svende tutto, compresi anche alcuni settori della Salute.


Certo, poi capita che le piazze si riempano di 600 mila dimostranti convocati non dai partiti o dai sindacati ma da un semplice appello via internet. Oppure che le forze armate siano ogni volta piú inquiete, con tanto di cappellano militare che afferma che “l’esercito non rimarrá ad assistere alla distruzione del Paese”. E che le statistiche ufficiali parlino di una disoccupazione al 16% (ma il dato reale é superiore) e in costante crescita.


Ma sono rischi previsti, giá calcolati. Ed il gioco vale la candela: in palio c’é la distruzione di uno Stato e la svendita delle sue rovine.


di Massimo De Maria
Tratto da: La situazione in Portogallo vista dall’interno | STAMPA LIBERA
 

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Dato che l’economia più sana d’Europa è quella tedesca è naturale confrontarsi con
essa: l’Italia spende 2,2 punti in più in servizi generali, lo 0,3% in difesa, altrettanto
in ordine pubblico, lo 0,1% in più per l’ambiente, lo 0,4% in sanità, lo 0,2% per l’istru-
zione. Si tratta del 3,5% del PIL. D’altra parte, lo Stato Italiano spende 0,2 punti per-
centuali in meno in protezione sociale, e l’1% in meno in affari economici, e la spesa è
complessivamente del 2,5% di PIL superiore, circa 40 miliardi di euro.
Siccome risulta che in nessun ambito, dalla sanità all’istruzione, la Germania stia die-
tro all’Italia dal punto di vista della qualità del servizio, 9 queste spese in eccesso sono
in buona parte definibili come sprechi che non hanno una giustificazione economica
e che rappresentano dunque soltanto una palla al piede, in termini di tasse e debito,
per l’intera economia – anche se ciò che uno chiama spreco, un altro lo chiama rendi-
ta, ed è proprio la resistenza dei beneficiari degli “sprechi” a spiegare le enormi diffi-
coltà politiche che si incontrano nel tentativo di rimuoverli.




Quanto della spesa per interessi dipende dallo spread e quanto dal debito? La doman-
da non è del tutto ben posta perché lo spread dipende dal debito, quindi le due cose
non sono indipendenti. Ma è istruttivo valutarle una per volta.
La Germania paga in media il 3,2% di interesse sul debito, mentre l’Italia (dati 2011)
paga il 4%. Nello stesso anno, la Germania aveva un debito dell’81%, contro il 120%
italiano. Se l’Italia avesse la credibilità necessaria per indebitarsi al costo tedesco, la
spesa italiana per il debito sarebbe il 3,8% del PIL, cioè 1% in meno (16 miliardi). Se
invece avessimo lo stesso debito, la spesa per interessi sarebbe il 3,2%, cioè l’1,6%
in meno.
Lo spread non influenza immediatamente il costo del debito per via delle lunghe sca -
denze, per giunta scaglionate, dei titoli di debito pubblico. E se la buona notizia è che
l’interesse medio sul debito non salirà subito ai valori impliciti agli attuali spread, la
cattiva è che il costo medio del debito non scenderebbe rapidamente se si facessero
le riforme e si stabilizzassero i conti. L’importante è comunque frenare lo spread il pri-
ma possibile, altrimenti gli attuali livelli del costo del debito si ripercuoteranno per in-
tero sul tasso di interesse medio pagato su di esso.
Vendere patrimonio per un ammonetare pari al 10% di PIL (160 miliardi di euro) fareb-
be scendere il costo del debito di 0,4% punti di PIL, cioè oltre 6 miliardi. Una riduzio-
ne del tasso di interesse medio sul debito dello 0,2% aggiungerebbe un altro 0,2% di
PIL, per un totale di circa 10 miliardi di euro.


http://www.brunoleonimedia.it/public/Papers/IBL-SR-Spesa_Pubblica.pdf

l'Italia NON segue la politica della austerità, tutt'altro !!




Link: http://www.investireoggi.it/attualita/alemanno-ha-piu-collaboratori-di-obama-assunti-anche-parenti-e-amici-del-sindaco/#ixzz2CwkeRG5P


Alemanno ha più collaboratori di Obama: assunti anche parenti e amici del sindaco

299 dipendenti per il sindaco di Roma per una spesa totale superiore ai 13 milioni di euro l'anno



Assunzioni scandalose fatte da Alemanno: una storia vecchia che non smette di indignare Ma che Alemanno, dal giorno del suo insediamento, abbia avviato un iter di assunzioni quantomeno sospetto non è certamente una novità. Alla fine dello scorso anno, secondo i dati dell’Ifel, il centro studi dell’Associazione dei Comuni, il Comune di Roma contava più di 62 mila dipendenti (aziende come Intesa San Paolo si assestavano su una cifra di poco superiore). La stampa parla di una vera e propria «parentopoli» per riferirsi agli sprechi fatti nell’amministrazione pubblica romana per assumere dipendenti non necessari scelti dalla cerchia di parenti, amici e conoscenti del sindaco. Basti pensare che l’azienda di trasporti Atac a fine 2011 faceva registrare 12.817 dipendenti, un organico paragonabile a quello di Alitalia (più 684 risorse in due anni). Anche all’Ama, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, l’incremento di dipendenti nel biennio tra il 2008 e il 2010 è stato del 24%.

 
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翠鸟科
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taglialegna da CiubeBBa;at Tokyo as Zenigata;capt
l'Italia segue la linea del suo parlamneto e non quella del suo governo ( come è ovviamente previsto dalla Costituzione)

le colpe al governo e i meriti al parlamento !!!
.. o no ????



Il pressing del governo su semplificazioni e sviluppo


Passera: in gioco la crescita - Ceriani: delega fiscale con iter blindato

Stringere i tempi e portare al traguardo tutte le riforme ancora in cammino. Dal governo giunge un messaggio forte e chiaro sulla necessità di mettere al sicuro risultati ritenuti cruciali entro i termini previsti, a partire da sviluppo, semplificazioni, fisco.
Per il secondo decreto crescita, ora all’esame della commissione Industria del Senato, serve un colpo di reni, considerata la scadenza del 18 dicembre.




Fini: ferie ridotte e settimana lunga


«Il rischio dello stop alle riforme c’è, il Parlamento deve lavorare di più e scegliere le priorità»




già ... le priorità ...
quali leggi sono state approvate negli ultimi 12 mesi ?? e in quanto tempo ?????
 
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tontolina

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Grecia e Portogallo, le cifre del disastro dell’austerità

All'economia greca e a quella portoghese non resta altro da fare che leccarsi le ferite. Pil a picco nel 2012

Questa mattina sono state diffusi i dati relativi al Pil della Grecia e del Portogallo nel terzo trimestre e l’aggiornamento delle previsioni sulla restante parte dell’anno e sul 2012. I numeri rappresentano la migliore dimostrazione dell’intensità con cui la crisi economica sta affiggendo questi due paesi periferici.
Per quanto riguarda il Portogallo, l’istituto di statistica lusitano ha comunicato che che il Pil del terzo trimestre ha fatto registrare un calo dello 0,9% su base mensile e del 3,5% su base annua. Il dato è leggermente peggiore a una precedente stima che vedeva la flessione su base mensile allo 0,8% e quella su base annua al 3,4%.
Ancora più drammatiche sono le cifre relative al disastro greco. L’istituto di statistica ellenico ha reso noto che il Pil greco del terzo trimestre ha fatto registrare un calo del 6,9% contro le precedenti stime che puntavano su una flessione del 7,2%. Il nuovo crollo del Pil si inserisce nel trend negativo avviato a partire dal 2011 e proseguito nei primi trimestri dell’anno in corso. Nel primo trimestre 2012, infatti, il Pil aveva fatto registrare una flessione del 6,7%, mentre nei successivi tre mesi era calato del 6,3%.
Chiaramente negative anche le stime sul calo del Pil riferito all’intero anno. Il governo ellenico si attende un -6,5% dopo il -7,1% fatto registrare nel 2011. Se il presente fa piangere, il futuro non fa sicuramente stare tranquilli. Secondo le stime governative il Pil greco dovrebbe scivolare del 4,5% nel 2013, mentre per il 2014 si parla di un “miracoloso” ritorno alla crescita.
 

tontolina

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La situazione in Portogallo (e in prospettiva dell'intera europa n.d.r.) vista dall’interno

Trucchi dell'Informazione: La situazione in Portogallo (e in prospettiva dell'intera europa n.d.r.) vista dall’interno



E' sempre la stessa storia e potrebbe anche risultare noiosa per chi ha già ben chiara la situazione, ma quest'articolo andrebbe fatto leggere a chi ancora crede nell'europa, nell'auterity e nei golpisti che ci governano, giusto per fargli capire dov'è che stiamo andando ...

Austerity -> Povertà -> Svendita pratrimonio Statale



Il Portogallo, con Grecia e Irlanda, é uno dei Paesi che ha richiesto l’intervento del Fondo Salva-Stati dell’Unione Europea.



A dire il vero, di “salvamento” se n’é visto poco: in Grecia, per esempio, la situazione é notevolmente peggiorata dall’arrivo della pattuglia FMI-BCE-Banca Mundiale. Le banche sono state salvate, questo é vero: ed é stato evitato il default, il fallimento dello Stato. Anche questo é vero. Ma tutto il resto? Perché la Grecia é molto piú di semplici bilanci.


Diamo un’occhiata al Portogallo.


Lisbona ha richiesto l’intervento della cosí chiamata “troika” (i cui componenti sono gli stessi del caso-Grecia) nel corso del 2010. Piú o meno nello stesso periodo le elezioni legislative sono state vinte da una maggioranza formata da PSD (socialdemocratici) e CDS-PP (Destra). Il nuovo Primo Ministro ha quindi promesso che avrebbe seguito il programma della troika affinché il Paese potesse uscire dalla difficile situazione nel giro di uno o due anni. E per “uscire dalla difficile situazione” si deve intendere il ritorno sui mercati, dove i Titoli di Stato portoghesi non erano piú disponibili a causa degli stratosferici tassi di interesse richiesti dagli investitori.


Tutto ció, naturalmente, implicava sacrifici e i Portoghesi ne erano coscienti. Ma non erano preparati a ció che stava per arrivare.


Il governo ha quindi presentato il piano (che é in realtá appartiene alla troika), fra i cui punti possiamo ricordare:


- Soppressione di tredicesima e quattordicesima per tutti i dipendenti pubblici i cui stipendi superavano i 1.000 Euro.

- 5% di taglio allo stipendio degli stessi dipendenti con una retribuzione superiore a 1.500 Euro.

- Allargamento dell’orario di lavoro nel settore privato per i prossimi due anni, a discrezione del datore di lavoro.

- Taglio fra 25 e 50% per le ore di lavoro straordinario.

- Taglio di 50% per i lavoratori in “mobilidade especial”, una specie di cassa integrazione.

- Soppressione di alcuni giorni festivi nazionali.

- Soppressione di tredicesima e quattordicesima per i pensionati del settore pubblico.

- IVA al 23% per numerosi prodotti, fra cui molti alimentari che anteriormente erano tassati al 6 o 13%.

- Tagli ai finanziamenti nei settori della Salute, dell’Educazione, della Previdenza Sociale, delle amministrazioni locali.



- 10% di aumento nel prezzo dei trasporti pubblici.

- Aumenti di gas, luce e acqua.


Questi i punti principali del bilancio statale 2012.


Quali i risultati? Principalmente due: drastica diminuzione del consumo privato e economia in recessione.


Nello scorso mese di Luglio, lo stesso governo si é detto sorpreso per la diminuzione delle entrate fiscali. Infatti, in questo strano Paese, sembra che quando si diminuiscono gli stipendi le persone comprino meno. :rolleyes:



Ma ció che importa é evidenziare che gli obiettivi tracciati dalla troika (e conseguentemente dal governo) sono stati mancati: perché se é vero che le spese dello Stato sono diminuite, é anche vero che il PIL é calato (l’economia é in coma): pertanto il rapporto debito/PIL é rimasto sostanzialmente lo stesso.


Con tali risultati, quale la scelta del governo? Semplice: piú austeritá. [kapatosta] Visto che non ha funzionato una volta, perché non dovrebbe deludere anche una seconda?


Il bilancio statale 2013 scommette per l’80 % sulle entrate per risanare il Paese. Per questo, il governo ha rivisto le aliquote della tasssazione sui redditi. E, naturalmente, tutti il prossimo anno pagheranno di piú.


Nel mezzo (lo scorso Settembre), c’era anche stato un tentativo di tagliare 7% di tutti gli stipendi (pubblici e privati) e diminuire le imposte delle imprese. In pratica, una trasferenza di denaro dai lavoratori alle imprese. Ma 600 mila persone nelle strade e addirittura la bocciatura degli impenditori (che i conti li fanno e sanno bene che se i cittadini non spendono l’economia chiude una volta per tutte) hanno obbligato il governo a fare marcia indietro. Naturalmente un collaboratore del primo ministro ha definito como “ignoranti” gli imprenditori, ma questi sono dettagli.


Nel frattempo, il governo continua a ricevere gli ordini della troika con lo scopo di “ridisegnare” il Portogallo. Fra le misure considerate, ma non ancora ufficializzate,
la vendita di tutte le emittenti televisive statali (ma é possibile un ripensamento),
la concessione ai privati del partimonio naturale statale (boschi, foreste, riserve),
piú altre misure che non sono ancora state rivelate tanto per non rovinare l’effetto sorpresa.
La sostanza é che quello che avrebbe dovuto essere un periodo di assestamento (“tutto bene, qualche sacrifico ma dopo tutto sará migliore”) é stato trasformato in un incubo del quale non si vede la fine: adesso anche il governo non parla piú del 2013 come “punto di svolta” (nel 2011 il punto era il 2012…) ma avanza com timidi 2014 oppure 2015. Date alle quali non crede piú nessuno, soprattutto senza un cambio di rotta politico-economica.


Uno Stato in crisi che necessita di denaro, si potrebbe pensare. Senza dubbio. Tuttavia i conti non tornano. Perché se il governo desiderasse realmente aumentare le entrate dello stato per risanare i conti pubblici non venderebbe le imprese pubbliche che generano profitti.
Un caso fra i molti: la TAP, la compagni aerea nazionale.
Ma non possiamo dimenticare la REN (energia elettica),
la Galp (di cui l’ENI detiene una quota),
la Portugal Telecom (comunicazioni),
la EDP (nuovamente eletricitá).
Queste sono imprese in buona salute, che alla fine dell’anno apportano utili alle casse dello Stato e la cui vendita evidenzia il vero fine del programma troika-governo portoghese: la privatizzazione.


Con il mantra “Stato piú leggero” si svende tutto, compresi anche alcuni settori della Salute.


Certo, poi capita che le piazze si riempano di 600 mila dimostranti convocati non dai partiti o dai sindacati ma da un semplice appello via internet. Oppure che le forze armate siano ogni volta piú inquiete, con tanto di cappellano militare che afferma che “l’esercito non rimarrá ad assistere alla distruzione del Paese”. E che le statistiche ufficiali parlino di una disoccupazione al 16% (ma il dato reale é superiore) e in costante crescita.


Ma sono rischi previsti, giá calcolati. Ed il gioco vale la candela: in palio c’é la distruzione di uno Stato e la svendita delle sue rovine.


di Massimo De Maria
Tratto da: La situazione in Portogallo vista dall’interno | STAMPA LIBERA
Disoccupazione ai massimi storici in Portogallo: l’austerità è letale

L'incremento della pressione fiscale sta spingendo molte aziende portoghesi a ridurre gli organici


Link: Disoccupazione ai massimi storici in Portogallo: l’austerità è letale - Economia - Investireoggi.it


come in italia
pari pari
anzi qui in italia è pure peggio


questa politica-economica alla krukka è totalmente sbagliata
quando le nazioni vessate da tanta austerità si assoceranno contro i krukki?
 
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