"ANDRA' TUTTO BENE" E' GIA' STATO DETTO? (2 lettori)

Val

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Ieri Aldo Grasso sul Corriere invitava a riflettere sulle parole.

Ma alla fine l'unica che gli interessava era «dittatura»,
in riferimento all'espressione «dittatura sanitaria»
contro la dittatura di Vladimir Putin, il cattivo della Storia.

Mi è sembrato strano che uno studioso della comunicazione,
e quindi anche indirettamente delle parole,
non avesse speso una parte del ragionamento circa l'(ab)uso della parola guerra
e di quelle a essa collegata, sebbene quel glossario fosse stato il punto di riferimento dei momenti più critici della emergenza sanitaria.

In quei giorni infatti tutto era una «guerra al virus»
ed il vaccino era l'arma vincente (anche se poi non lo è stata).

Addirittura l'ex sindacalista Giuliano Cazzola invocava Bava Beccaris contro chi non si vaccinava: «Vanno sfamati col piombo».


Capita che a qualcuno scivoli il piede sulla frizione
quando dal Viminale danno l'ordine di caricare sui portuali a Trieste
e sugli studenti colpevoli di resistere al Green Pass e alle storture dello scuola/lavoro.


Ora però una guerra c'è davvero, con bombe vere, con carri armati veri, con proiettili veri, con soldati in mimetica veri.

E quindi la guerra al virus è diventata un po' meno guerra,
anche per televisioni e carta stampata,
nelle cui redazioni è partita la caccia all'ospite e all'esperto per i nuovi copioni.


Nel giro di una settimana il parterre dei Bassetti, dei Galli, dei Pregliasco e compagnia cantante
è invecchiato di colpo e per le nuove star della tv - le virostar - rischia di arrivare il tempo delle vacche magre:

meno inviti,

meno coccole,

meno collegamenti.

Passando ovviamente dall'agente,
perché «da soli non ce la facevamo più a stare dietro ai mille inviti».


Brutta vita, insomma,
per chi aveva già dovuto modificare la propria versione dell'emergenza pur di restare a galla e andare in tv,
passaggio fondamentale per batter cassa fuori dagli studi.


Ogni tanto qualcuno mi domanda:

ma quanto prendono per andare nelle trasmissioni?

La maggior parte di loro non prende nulla
(Burioni ha un contratto per le presenze fisse a Che Tempo Che Fa,
ma nemmeno al sottoscritto membro della commissione di Vigilanza Rai hanno voluto fornire la cifra:
evidentemente alla trasparenza devono essere parecchio allergici in tanti...);

i gettoni di presenza li prendono fuori,
nelle serate dove appunto c'è un cospicuo rimborso spese
e l'acquisto minimo di un numero di copie (difficilmente sotto le cento) è pressoché obbligatorio.


Ora però che il virus spaventa molto meno,
che le spiegazioni delle virostar si fanno ripetitive
e soprattutto ora che è scoppiata una guerra vera,
la gente vuole sentire altri ospiti, altre voci, altri esperti, altri professoroni.


Le terapie intensive non sono un problema,

la Omicron se la sono fatta quasi tutti senza particolari conseguenze,

i richiami vaccinali non fanno breccia

e soprattutto il clima d'odio ha stressato oltre misura:


insomma nulla vale la potenza delle immagini di guerra e di sangue che arrivano dalla Ucraina.


Il nemico non è più invisibile,
anzi ha un nome e un cognome precisi e consente persino di dividersi in pro e contro.


Si tratta soltanto di consumare l'ultimo atto della Covid Story:

se le piazze si riempiono di pacifisti (quelle si possono organizzare senza avere controlli)

e non più di No Green Pass o No Vax,

che senso ha continuare con green pass più o meno rafforzati,

con obblighi vaccinali che escludono dal lavoro

e con altre discriminazioni ormai decisamente scadute?


Nessuna



Per questo chiediamo al non eletto Mario Draghi
ed agli eletti col compito di compiere politiche anti sistema,
di smontare il cinema e farci tornare alla normalità.

Quella vera,

quella dove non si limitano i diritti

e non si tolgono libertà fondamentali.



A maggior ragione se vogliono fare il processo ai Cattivi.
 

Val

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Ipotizziamo per un attimo, proprio un flash, che quello che dice sia vero.
Voi pensate che le frontiere saranno chiuse ?
Oppure saremo lì -come già accade al sud - a prenderli a braccia aperte ?


Unire il Covid e la guerra in Ucraina?

Ci è riuscito Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano.

Il virologo ha parlato all’ Adnkronos Salute
ed ha commentato la situazione della popolazione ucraina, lanciando un avvertimento:

«In tutte le situazioni di disastro sociale e di guerra,
viene messa in secondo piano la problematica infettiva
che potrebbe dare elementi conseguenti.
In tutte le guerre si amplificano le malattie infettive a trasmissione feco-orale,
perché l’igiene e tutto quello che è elemento di qualità della vita
viene a mancare e quindi sicuramente - la profezia di Pregliasco -
in questo caso in Ucraina ci potrebbe essere anche una ripresa anche dei contagi Covid».
 

Val

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Mi sembra di ricordare qualcosa che successe a parti opposte.......
sì, mi sembra fosse.....aspettate, sì, CUBA, fecero un gran casino
perchè i russi ci volevano mettere i missili e questo,
non è forse identico ? Là sommosse di piazza, qui tutti pecoroni ?


Russia considers the presence of US nuclear weapons in a number of European states unacceptable,
Russian Foreign Minister Sergey Lavrov said in his video address to the Geneva conference on disarmament,
adding that the US nuclear weapons must have long been returned back to American soil.


"It is unacceptable for us that US nuclear weapons still remain in a number of European states
in contradiction to the basic points of the Non-Proliferation Treaty.
The bad practice of joint nuclear missions with the participation of non-nuclear NATO states continues.
During such missions, the use of nuclear weapons against Russia is being practiced," he noted.
"US nuclear weapons must have long been returned home, and the corresponding infrastructure in Europe must have long been eliminated."


The Minister underscored that Russia has always believed that there could be no winners in a nuclear war and that such war must never happen.


"This principle has been confirmed in the June 16, 2021,
joint statement of the presidents of Russia and the US, as well in the June 28, 2021,
joint statement of the heads of Russia and China.
It is important that, under Russia’s initiative and with its most active participation,
a joint statement of leaders of the five nuclear powers was developed and adopted on January 3
about prevention of nuclear war and prevention of an arms race,".
 

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Ogni anno il think tank americano, The Heritage Foundation con sede a Washington Dc,
pubblica a livello internazionale l’Index of Economic Freedom,
un’indagine annuale su 161 nazioni che misura la democrazia secondo quattro criteri:

Stato di diritto (diritti di proprietà, integrità della politica);

dimensione del Governo (tassazione, dimensione della spesa pubblica);

efficienza regolamentativa (libertà economica, legislazione sul lavoro);

mercati (libertà commerciale e finanziaria).


A seconda del grado di democrazia, i Paesi sono collocati in una delle sei sezioni:

liberi,

quasi liberi,

moderatamente liberi,

per lo più non liberi,

senza libertà e

non classificati.


Ad esempio, i Paesi più liberi secondo Heritage, collocati nella prima sezione, sarebbero:
Singapore, Svizzera, Irlanda, Nuova Zelanda.

Presenti nella sezione dei Paesi quasi liberi, il che non sorprende, sono Stati Uniti e Italia,
rispettivamente al 25esimo e al 57esimo posto e, pertanto, ritenute democrazie incomplete.

In sintesi, il sondaggio afferma che oltre un terzo della popolazione mondiale vive sotto un Governo autoritario
e solo il 6,4 per cento godrebbe della “piena democrazia”.

Questi risultati riflettono l’impatto negativo della pandemia da Covid-19 sulla democrazia e la libertà nel mondo per due anni consecutivi.

La pandemia, infatti, ha portato a un ritiro senza precedenti delle libertà civili

attraverso l’imposizione di lockdown, restrizioni agli spostamenti

e l’introduzione di passaporti di vaccinazione per la partecipazione alla vita pubblica.



Il sondaggio, che rileva ciò che ha danneggiato le libertà democratiche,

non poteva però tener conto dell’intera portata di ciò che sta accadendo con la “normalizzazione” dei poteri di emergenza

per abituare i cittadini all’estensione del potere statale su vaste aree della vita pubblica e personale,

aggravando le tendenze pre-pandemiche che erano già al lavoro per creare tecnocrazie autoritarie e fonderle in un Governo mondiale.
 

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Nel corso dell’ultimo secolo, infatti, la portata dello Stato si è spostata da un livello locale, nazionale,
a un livello internazionale per porre fine alle guerre… e risolvere la crisi climatica.


Insomma, la governance globale come soluzione a ogni disastro.

Ecco, in breve, in cosa consiste il concetto di globalismo.



Tornando all’Index, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Austria
non dovrebbero essere classificate come democrazie
ma come Paesi autoritari per le posizioni estreme sulle restrizioni Covid e relative varianti.

L’Australia, al 12esimo posto, ha addirittura costruito campi di quarantena tenendo in ostaggio i propri cittadini,

mentre il Canada, al 15esimo posto, ha usato i poteri del primo ministro per congelare i conti bancari e vietare il diritto di protesta.


Come possono Paesi che limitano il movimento dei loro cittadini,

che costringono a iniettare sostanze sperimentali nei loro corpi,

che sequestrano i conti bancari,

essere considerati democrazie?



Come può essere considerato democratico l’intero Occidente

che, con la scusa di una pandemia, non ha permesso al proprio elettorato di votare

la transizione ecologica dell’industria per “ricostruirla meglio” (build back better)

secondo i dettami dell’Agenda 2030 che assomigliano ai piani sovietici del secolo scorso?


La realtà è molto peggiore di quella fotografata dalla Fondazione Heritage.


Non c’è davvero nessuna democrazia dove andare per essere al sicuro,
ci sono solo alcune situazioni migliori di altre.


I cosiddetti Paesi del gruppo occidentale – Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Canada –

un tempo principali bastioni della civiltà occidentale,

l’unica civiltà in assoluto a considerare la libertà personale un ideale,

sono proprio loro a guidare a ritmo rapido il percorso in discesa, economicamente, politicamente e culturalmente.



Storicamente, quando una crisi prende forma, i politici dichiarano uno “stato di emergenza”,
che consente loro di agire in modi normalmente non consentiti.


Questa tattica è stata utilizzata più e più volte per giustificare ogni tipo di azione del Governo,
dalla guerra interna alla popolazione nella forma di rimozione dei diritti individuali,
a quella esterna verso altri Paesi.


La guerra esterna è sempre stata una distrazione,
creando un nemico esterno su cui far ricadere la responsabilità per i propri problemi interni.


Più l’economia e la società si deteriorano, più si sente parlare di guerra.


Dopo la Seconda guerra mondiale Winston Churchill disse:

“Non lasciare mai che una buona crisi vada sprecata”.


Fu allora che lui e altri leader si unirono per formare (purtroppo) le Nazioni Unite,
che probabilmente non sarebbero mai nate senza la crisi bellica.


Da allora, sembra che ogni nuova crisi provochi una ulteriore centralizzazione del potere globale.


La guerra al terrorismo prima,

poi l’isteria pandemica e

la cosiddetta crisi climatica

per coprire la bancarotta globale,

hanno tutte accelerato la centralizzazione del potere

che porterà a una catastrofe economica,

al caos politico

e da un turbamento sociale e demografico,

mentre i politici vedranno sempre la guerra

come un modo per tenere unito il proprio Paese,

uscire dall’impasse e mantenere il potere.



Mentre l’Occidente continua a scivolare inesorabilmente verso l’abisso,

la sua gente continua a non vedere il vero nemico: il Governo.
 

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Devastante effetto collaterale della guerra.

Tutti gli opinionisti dei talk-show sul Covid

sono stati immediatamente reclutati a discettare di geopolitica e strategia.
 

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Sono 304 i parlamentari che in questa legislatura sono passati da un gruppo parlamentare a un altro, cioè quasi uno su tre.

Alcuni partiti hanno perso pezzi e sono stati fortemente penalizzati, mentre altri ne sono usciti rafforzati.


La geografia politica del Parlamento, oggi, è molto diversa da quella che uscì dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Spesso i transfughi vengono tacciati di opportunismo e qualcosa di vero c’è
se si guarda al fatto che le migrazioni avvengono nella maggioranza dei casi in direzione dei partiti di governo,
quelli cioè che più sono in grado di assicurare vantaggi.

Talvolta, invece, si lascia il partito che non assicura la rielezione, un po’ per vendetta e un po’ per cercare lidi più sicuri.


La Costituzione consente tutto questo in quanto l’articolo 67
stabilisce che ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

In altre parole, la Costituzione del 1948 fu scritta e concepita per garantire la libertà di espressione dei parlamentari
svincolandoli dal mandato verso il partito di appartenenza.

La scelta conserva certamente il suo fondamento quando sono in gioco valori di alto profilo,
quali potrebbero essere quelli che toccano i temi della vita o della libertà.

Ma qui non si parla di voto difforme dal partito di appartenenza su una legge in discussione, quanto di cambio di casacca,
quello cioè che molti vorrebbero impedire o sanzionare, anche attraverso la riforma dei regolamenti parlamentari.


Ma è davvero sempre così, cioè veramente è sempre e solo il parlamentare il voltagabbana?

Verrebbe da dire di no, se si pensa a quanto siano spesso i partiti a cambiare diametralmente la loro linea politica.

Se un parlamentare è stato eletto in un partito che si era dato una linea politica
e poi quella linea politica cambia radicalmente, è da condannare l’adesione a un diverso gruppo parlamentare?



.
 

Val

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Con lo scoppio della guerra il Covid non fa più notizia,
ma i nostri (tele) virologi non si sono persi d’animo
e continuano il loro tour (se pure a tappe ridotte) nei vari salotti televisivi.

Qual è l’argomento del momento?

La guerra in Ucraina appunto, e quindi senza alcun imbarazzo
ora si mettono a discutere di quello, a dare giudizi a sfornare opinioni.

Il trucco, però, è sempre quello di trovare un benché apparente collegamento tra il conflitto bellico e la pandemia.


Come scrive Alessandro Rico su La Verità,

“i televirologi stanno scoprendo la dura legge dei media.

I quali, come il dio Kronos, divorano i propri figli.

Con la guerra in Ucraina che ha scalzato il Covid nelle breaking news,

si spengono i riflettori sugli scienziati «narcisisti» (Matteo Bassetti dixit).

Hai voglia ad avvisare il mondo che la pandemia non è finita (Oms),

che il green pass tornerà utile in autunno (Ilaria Capua),

che servono ancora mascherine e distanziamento (Gianni Rezza),

che bisogna aprire con gradualità (Roberto Speranza).

Sotto le bombe di Vladimir Putin è stata sepolta pure la famigerata «infodemia»”.


Ma niente paura, c’è un piano B:

Riconvertirsi, da televirologi, a sopraffini analisti di geopolitica.

S’era portato avanti Massimo Galli, che già a cavallo di San Valentino discettava, a Stasera Italia,
di «disgregazione dell’impero russo» e «compromesso internazionale».

Dopo il Kissinger in salsa monoclonale, si sono fatti avanti i colleghi.

Fabrizio Pregliasco si preoccupa del fatto che le guerre «amplificano le malattie infettive a trasmissione feco-orale».
Insieme ai missili Stinger e agli elmetti, l’Europa consegni il messaggio ai soldati ucraini:

se vi passate il kalashnikov, prima igienizzatevi le mani con l’Amuchina.
E soprattutto, non grattatevi mai dove non batte il sole….


Solo loro?

Macché!

Ognuno dice la sua:

Nino Cartabellotta, che non è esperto di relazioni internazionali come non lo è di virus,
affida a Twitter le sue osservazioni.

Spaziando dalla «risposta alle sanzioni» dello zar,
che per reazione schiera le «forze di deterrenza nucleare»,
alla tirata di orecchie a Joe Biden:

«Parla di terza guerra mondiale con una disinvoltura agghiacciante. Fermateli».

Si stava meglio quando si stava peggio.

Quando la guerra era quella al nemico invisibile,
mentre i nostri virologi erano molto, molto visibili.


Decisamente più raffinata Antonella Viola che, sulla Stampa, esamina le guerre come «amplificatori di contagio».

E poi, planando sopra otto anni di tensioni nel Donbass e trent’ anni di allargamento della Nato a Est,
spiega che l’invasione è la mossa di Putin per nascondere gli effetti di una maldestra gestione del Covid”.


Come vedete, il trucco è questo: infilarci comunque il Covid.


Conclude lapidario Rico:

“Armi, acciaio, malattie.

E qualche amnesia:

non era stata proprio la Viola, lo scorso luglio,

a scrivere che Massimo Cacciari e Giorgio Agamben

non potevano parlare di virus e vaccini,

perché sono due filosofi?


Lei, nel frattempo, ha preso la laurea in tuttologia?


Pazienza.


I (tele) virologi li dobbiamo capire.


Questo è il canto del cigno, anzi, del medico caduto nell’oblio”.
 

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Accade anche questo......


Pizzicati in flagranza dai carabinieri della stazione di Giussano.

Ieri pomeriggio, attorno alle 16:30, una pattuglia di militari nel transitare per Briosco (MB),
ha notato che all'interno di un suv, ben visibili dall'esterno, vi erano due persone che,
non curanti dei passanti, erano intente a consumare un rapporto sessuale.

Le divise, attesa l'evidenza di quanto stava avvenendo alla luce del sole davanti ai loro occhi,
hanno quindi proceduto a far rivestire i due uomini
(un 48enne di Lecco e un 63enne di Sondrio, venuto dalla Valchiavenna appositamente per quell'incontro pomeridiano)
ed a contestare l'articolo di legge - depenalizzato - relativo agli atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 c.p.)
ed elevare la sanzione pari a 3.333 euro (somma ridotta per il pagamento entro i 60 giorni).

Durante le operazioni, il 48enne, pluripregiudicato per reati contro la persona,
guida senza patente e inosservanza degli ordini dell'autorità, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale,
ha cominciato a inveire e a minacciare i militari operanti
che lo hanno denunciato all'autorità giudiziaria per minaccia a pubblico ufficiale.
 

Val

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Andrà tutto bene ......ehhhh :oops::rolleyes: :consolare:



Perchè il problema in fondo è sempre la lite da bar, il derby, i buoni contro i cattivi.

Appena usciti dal delirio covid Vax contro NoVax,

abilmente architettato da chi tra i due litiganti faceva i suoi porci comodi,

eccoci piombati nell’aupgrade del demenziale videogame: Russia contro Ukraina.



O forse è meglio dire Russia contro USA?

O Russia contro il resto del mondo.

E il cattivo chi è?

L’informazione che ci stanno apparecchiando è corretta?

Quanti anni dobbiamo tornare indietro per scoprire chi ha iniziato prima?

Putin è cascato in una trappola imbastita a furia di provocazioni e logoramento di nervi,

oppure Putin è il cattivo che ora vuole distruggere l’Ukraina per poi conquistare l’Europa

e da lì tutto il resto del mondo?

Zelensky fantoccio USA o povera vittima inconsapevole?


Cari italiani, non ha più nessuna importanza chi ha iniziato prima,
chi verrà armato di più, chi sarà strategicamente migliore.

Il problema è che se continua questa escalation per scoprire chi ce l’ha più lungo, il razzo, nessuno ne uscirà bene.

Questo breve arfticolo non è per suggerire una presa di posizione, come già detto, non servono.

E’ solo per fornire qualche dato tecnico circa il giochino che stiamo superficialmente maneggiando.

E non parlo di tank o di molotov caserecce.



Gioverà rammentare che la Russia dispone ancor oggi del maggior numero di armi nucleari al mondo, pur lontano dai picchi della Guerra Fredda.

Parliamo di 6400 testate totali, divise in 1600 strategiche, e 4800 tattiche.

Meno (ma pur sempre molte) ne hanno gli Stati Uniti con 4018 testate nucleari, di cui 1365 strategiche e 2653 tattiche.

Fra queste ultime rientrano le 90 bombe atomiche B61,

sganciabili da caccia/cacciabombardieri F-16, Tornado ed F-35,

conservate in Italia nelle basi di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia)

e, come noto, utilizzabili anche dall’Aeronautica Militare Italiana, su ordine americano,

in base al concetto del Nuclear Sharing, esteso anche alle aviazioni di Germania, Olanda, Belgio e Turchia.



Nel settore dei missili balistici intercontinentali (ICBM),
i russi hanno un doppio vantaggio sugli americani.

Dispongono di ordigni più diversificati, lanciabili non solo da rampe fisse sotterranee,
che sono per loro natura più vulnerabili e di ubicazione nota,
ma anche da rampe mobili autocarrate, sempre in movimento e occultabili ovunque,
in bunker, fra edifici, nelle vallate o nelle sconfinate foreste della taiga siberiana.


Dunque non sempre rilevabili, sfuggenti tanto quanto i sottomarini SSBN sparsi negli oceani del globo.

In più, alcuni di essi, i missili UR-100NUTTH, montano già testate ipersoniche Avangard,
veicoli spaziali con velocità di 33.000 km/h (Mach 27) che nella fase del rientro nell’atmosfera
sono accreditati di manovre evasive per schivare le difese antimissile.

Negli ipersonici, si sa che gli americani sono ancora indietro, persino rispetto alla Cina.

In più il loro ICBM standard, il Minuteman III, risale al 1972, anche se più volte aggiornato, ed è disponibile sono in silos fissi.


Il suo ipotetico successore, il missile del programma GBSD (Ground Based Strategic Deterrent, Deterrente Strategico con Base a Terra),
per la cui realizzazione il colosso Northrop Grumman ha vinto un appalto da 13 miliardi di dollari, sarà pronto non prima del 2029.


Le forze nucleari russe fra l’altro hanno tenuto appena lo scorso 19 febbraio estese esercitazioni di lancio,
mentre gli americani hanno provato la catena di comando e la prontezza dei loro ICBM con le manovre Global Lightning di gennaio.




In linea teorica, la dirigenza russa sa bene che una guerra nucleare estesa non è un’opzione
e non può essere davvero vinta da nessuno.

Lo scorso 3 gennaio 2022 anche la Russia, come le altre quattro potenze permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU,
aveva firmato la dichiarazione congiunta sull’impossibilità della guerra nucleare.


L’evocazione di questa minaccia da parte di Putin dovrebbe essere considerata quindi
una forzatura nell’ambito dei messaggi diplomatici che le potenze sono solite scambiarsi.

Ed anche la nuova disponibilità della Bielorussia a ospitare armi nucleari russe
come deterrente verso le basi missilistiche americane in Polonia e Romania è un segnale di questo tipo.

Ma è importante che entrambe le parti intendano i messaggi nel modo corretto e non,
magari presupponendo erroneamente che l’uno stia preparando un “primo colpo” ai danni dell’altro.

Quello che è certo è che gli eventi di questi giorni, conseguenza di negligenze, malafede e malintesi
protrattisi a partire dalla fine della Guerra Fredda e dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991,
sembrano rappresentare la resa dei conti di un intero trentennio.



Trailer del film Il Dottor Stranamore. Ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba.
Vero protagonista di questa straordinaria pellicola, l’ordigno “Fine di Mondo”
(così lo definisce maccheronicamente l’ambasciatore russo)
ha una peculiare caratteristica che forse l’intelligence statunitense non ha opportunamente vagliato:
esso, infatti, non può in alcun modo essere fermato.
Una volta messo in moto il meccanismo bellico, non c’è mano – né umana, né divina –
capace di riazzerare il timer e far marcia indietro. Stanley Kubrick (1964)
 

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