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Discussione in 'Piazza Affari - Indici, futures, ETF, ETC' iniziata da mototopo, 12 Marzo 2015.

    21 Giugno 2015
  1. mototopo

    mototopo New Member

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    CLEARSTREAM, LA SCATOLA NERA DEL SIGNORAGGIO BANCARIO (1° Parte)



    14 giu 2014

    1 Commento

    AutoreLuciano Lago
    Pubblicato inEconomia


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    CLEARSTREAM, LA SCATOLA NERA DEL SIGNORAGGIO BANCARIO (1° Parte)

    Pubblichiamo una interessante ed attuale analisi sul settore bancario
    C’è qualcosa che non quadra con le banche. Solo tra il 2008 e il 2010 le banche nella zona EU hanno ottenuto 1600 miliardi di euro di salvataggi. Nel 2012 le banche spagnole hanno ricevuto dal solo fondo europeo salva-stati (MES) 60 miliardi di euro. Negli ultimi cinque anni lo stato irlandese ha pagato 160 miliardi di euro per il salvataggio delle banche private irlandesi. E che dire del pacchetto Obama”, cioè degli 800 miliardi di dollari che furono usati nel 2009 nei soli Stati Uniti per il salvataggio delle banche che avevano fatto cattive mosse finanziarie? Attualmente Ernst & Young stima che la cifra complessiva che non è più recuperabile dagli assetti delle banche EU sia di 949 miliardi di Euro. Quindi ancora salvataggi fenomenali saranno necessari. Fiumi di parole su questo argomento, ma moltissimi hanno trattato questo tema dimenticandosi purtroppo di chiarire qual è il ruolo in tutto questo di Clearstream, la scatola nera delle banche, una centrale di comensazione interbancaria con funzione anche notarile.
    Di Lorenzo Acerra
    Voci Dalla Strada

    Grazie allo strumento Clearstream, le operazioni delle banche generano attivi in nero ed esentasse nei paradisi fiscali a vantaggio d’ignoti. Se uno inizia a vedere questo, diventerà chiaro al prossimo salvataggio prospettato dagli economisti e dagli stati che quella banca privata sull’orlo del fallimento ha anche fatto sparire in nero una somma equivalente o maggiore del valore dei suoi debiti. Ce ne occupiamo qui con pochi esempi. Clearstream serve alle banche per infarcire di marcio i bilanci presentati alle assemblee degli azionisti, mentre allo stesso tempo si generano da qualche parte attivi in nero ed esentasse nei paradisi fiscali. Gli economisti di solito hanno due cose in comune. Si dimenticano di parlare di Clearstream e condividono una fondata fiducia che lo stato non farà fallire le banche, quindi che i bilanci bancari marci (quelli truccati, quelli che restano in visione al pubblico) saranno sanati dalla mano amica dello stato.
    Vedi: CLEARSTREAM La scatola nera delle banche
    Tra il 2001 e il 2007, dalle inchieste giudiziarie francesi Clearstream-1 e Clearstream-2, risultò che un’entità sovranazionale e sovrabancaria che si chiama Clearstream mantiene conti riservati a favore di potenti che si nascondono dietro le banche, conti sui quali compare il controvalore in attivo di praticamente tutti i debiti contratti dagli stati con l’emissione monetaria (Ivan du Roy 16.01.2012). Clearstream è il portale “notarile” non accessibile al fisco, all’uomo qualunque e ai controlli statali dove s’incontrano massa monetaria da signoraggio, denaro sporco, denaro in nero, movimentazioni di denaro esentasse, Borse ed economie del mondo. Il capitale totale depositato in attivo dai clienti Clearstream era di circa 80.000 miliardi di euro nel 2002. Proprio questo attivo sarà l’oggetto della nostra presentazione.
    L’Italia con i suoi 2.100 miliardi di debito occupa il terzo gradino del podio a livello mondiale per quanto riguarda i debiti di stato, incalzata da vicino da Francia, Germania e Gran Bretagna. E riuscite forse a trovarmi una grossa multinazionale che non sia indebitata? (vedi IBM, General Electric, Ford, etc.). Ma chi è, diceva Benigni in uno spettacolo del 1995, che può dichiarare come credito tutta questa massa monetaria? E perché non lo fa? Ha tutto questo credito e si nasconde? Lo vorrei proprio conoscere (vedi al minuto 0:54, Tutto-BENIGNI 1995-96,https://www.youtube.com/watch?v=jPZiOxatDvw). Ebbene finalmente ora lo andiamo a conoscere.
    Un’entità sovranazionale e sovrabancaria che si chiama Clearstream ha permesso nel 2013 ad Unicredit, in linea con quello che succede ogni anno, d’imboscare in nero a favore d’ignoti 501 miliardi di euro, protetti dal segreto bancario in Lussemburgo. Questi 501 miliardi di euro sono frutto della creazione di denaro di corso legale. Creazione di denaro che la BCE le ha permesso di rivendicare, secondo delle convenzioni ben note. Unicredit rivendica questi miliardi esentasse su Clearstream e non davanti ai suoi azionisti (https://www.youtube.com/watch?v=jGd8Ub2Hhk0).
    Protagonisti di questo racconto saranno l’inchiesta di Denis Robert su Clearstream e quindi i tabulati postati alle commissioni d’inchiesta dalle tre “gole prodonde”: i due informatici della prima ora di Clearstream, ovvero Ernest Backes e Régis Hempel, oltre che il consulente di Arthur Andersen impegnata nella certificazione di Clearstream, ovvero Florian Bourges. Vedremo i conti di UNICREDIT accreditati presso Clearstream e vedremo a cosa corrispondono le movimentazioni di denaro su questi conti. Già sui primissimi tabulati dei clienti Clearstream, quelli del 1995, la Banca di Roma (Unicredit Banca di Roma, che poi confluirà nel novembre 2010 in Unicredit) aveva otto conti non pubblicati (cioè i conti nascosti Nr. 22459, 28660, 29063, 29114, 29149, 29203, 29343, 35092) e undici conti pubblicabili (i conti Nr. 30228, 31776, 33049, 34819, 70267, 72775, 74616, 74730, 76198, 77909, 11096), quasi tutti che compaiono nell’elenco con rating A01.
    Nell’aprile 2006, durante il ciclone giudiziario francese, Clearstream indicava al giornale Le Monde di disporre di 5.542 conti aperti, di cui 3.239 non pubblicati. Sull’elenco a nostra disposizione compaiono 4.146 conti, di cui 2.215 non pubblicati, la discrezione verso il cliente è importante, vedi: elastic.org/~fche/mirrors/www.jya.com/clearstream.xls). Vedremo a cosa corrispondono le movimentazioni di denaro su questi conti anche grazie all’elenco allargato dei clienti Clearstream e consorelle (Monti Titoli, Iberclear, DTCC, etc.) risalente al 2001, rilasciato fornito dalla terza gola profonda dietro l’inchiesta di Denis Robert, cioè Florian Bourges (http://wikileaks.org/wiki/38,838_Cl...arties,_including_Bernard_L._Madoff,_Jul_2004 ).
    In questa prima parte ci occuperemo inizialmente solo di Unicredit banca, giusto per mantenere le cose semplici. Ma ulteriori approfondimenti sono già pronti e verranno presentati in un seguito dell’articolo.
    Elenco dei conti utili Unicredit relativamente a Clearstream (Bourges, 2004):
    type (ICP-Nr.) Number Partecipant Name Location
    3 688 UNICREDIT BANCA MOBILIARE
    6 21687 UNICREDITO (S) BANK SA LUGANO
    6 22125 Unicredito Italiano/CR It/>Proprietà MILANO
    6 82290 Unicredito Italiano SPA SINGAP.BR. SINGAPORE
    6 93162 Unicredito Italiano/ITL SEC MILANO
    6 97115 Unicredito Italiano SPA. LONDON
    7 66406 Unicredito Italiano SPA SINGAPORE
    7 66424 Unicredito Italiano SPA MILANO
    7 93162 Unicredito Italiano/ITL SEC MILANO
    7 97193 Unicredito Italiano SPA LUXEMBOURG
    10 2008 Unicredito Italiano-Conto Proprietà MILANO
    10 3131 UNICREDIT Banca Mobiliare SPA Cologno Monzese
    10 3135 Unicredito Italiano SPA Cologno Monzese
    10 60045 Unicredito Italiano SPA SETTLM. ACC Cologno Monzese
    10 60053 UNICREDITO EX CR TRIESTE CLIENT ACC —
    10 60098 UNICREDITO ITALIANO MILANO
    10 60303 e 60304 UNICREDITO ITALIANO MILANO
    10 60135 UNICREDITO ITALIANO SPA Cologno Monzese
    Premessa su Clearstream: C’è qualcosa che non quadra con le banche. Solo tra il 2008 e il 2010 le banche nella zona EU hanno ottenuto 1600 miliardi di euro di salvataggi. Nel 2012 le banche spagnole hanno ricevuto dal solo fondo europeo salva-stati (MES) 60 miliardi di euro. Negli ultimi cinque anni lo stato irlandese ha pagato 160 miliardi di euro per il salvataggio delle banche private irlandesi. E che dire del pacchetto Obama”, cioè degli 800 miliardi di dollari che furono usati nel 2009 nei soli Stati Uniti per il salvataggio delle banche che avevano fatto cattive mosse finanziarie?Attualmente Ernst & Young stima che la cifra complessiva che non è più recuperabile dagli assetti delle banche EU sia di 949 miliardi di Euro. Quindi ancora salvataggi fenomenali saranno necessari. Fiumi di parole su questo argomento, ma moltissimi hanno trattato questo tema dimenticandosi purtroppo di chiarire qual è il ruolo in tutto questo di Clearstream, la scatola nera delle banche, una centrale di comensazione interbancaria con funzione anche notarile. Grazie allo strumento Clearstream, le operazioni delle banche generano attivi in nero ed esentasse nei paradisi fiscali a vantaggio d’ignoti. Se uno inizia a vedere questo, diventerà chiaro al prossimo salvataggio prospettato dagli economisti e dagli stati che quella banca privata sull’orlo del fallimento ha anche fatto sparire in nero una somma equivalente o maggiore del valore dei suoi debiti. Ce ne occupiamo qui con pochi esempi. Clearstream serve alle banche per infarcire di marcio i bilanci presentati alle assemblee degli azionisti, mentre allo stesso tempo si generano da qualche parte attivi in nero ed esentasse nei paradisi fiscali. Gli economisti di solito hanno due cose in comune. Si dimenticano di parlare di Clearstream e condividono una fondata fiducia che lo stato non farà fallire le banche, quindi che i bilanci bancari marci (quelli truccati, quelli che restano in visione al pubblico) saranno sanati dalla mano amica dello stato.
    Nel 1996 Denis Robert riunì otto magistrati anticorruzione tra cui in Italia Gherardo Colombo per lanciare l’appello di Ginevra. Quando si comprese che la battaglia contro i crimini finanziari metteva in discussione l’esistenza stessa della Clearstream International, rimase in piedi su questo fronte uno solo di questi giuristi, Renaud Van Ruymbeke, cui si unì la giudice Eva Joly. Nel 2009 l’Islanda in rivolta contro i poteri finanziari chiamò la giudice Joly per la redazione di un rapporto di 2000 pagine per indirizzare quel processo decisionale di affrancatura da un debito ingiusto. In Francia invece l’auspicio di Robert affinché si capisse cosa fosse Clearstream venne dirottato su un’inchiesta che doveva stabilire se Sarkozy avesse o meno anche lui un conto su Clearstream (vedi processo Clearstream-2), come risultava da una patacca fabbricata ad-hoc da un signore dei servizi segreti che ora vedremo. Ciò servì anche per logorare e discreditare l’ultimo di questi magistrati che aveva continuato la battaglia contro la mondializzazione finanziaria, Renaud Van Ruymbeke, che nel 2008 dichiarò:
    “Si galleggia sull’ipocrisia. Quello che si dice e quello che s’intende fare sono due cose ben separate”
    L’appianamento interbancario muove il mondo. Avveniva dietro le quinte già molti secoli fa, dando ai suoi protagonisti dei vantaggi notevoli (Storia della Moneta a Prestito (Sistema Debito) | Anticorpi.info). Oggi molti dettagli della faccenda diventano ufficiali grazie a due procedimenti giudiziari avuti luogo in Francia sulla scia dei libri inchiesta di Denis Robert. È una cosa che accade dietro le quinte, con conti nascosti affiancati a conti visibili, con movimenti di denaro che comunque non sono né consultabili dal pubblico né tantomeno interpretabili, a meno che non si abbia avuto la possibilità di familiarizzare con il sistema informatico in uso.
    Nel maggio 2000 André Lussi, dichiarava all’assemblea generale di Clearstream International, in qualità di direttore generale, un volume di transazioni annuali effettutate per i propri clienti di novemila milioni di miliardi di euro (9.000.000.000.000.000.000 €). Oltre a Clearstream (fondata nel 1970) che è gestita da azionisti privati tedeschi, in Europa abbiamo Euroclear (fondata nel 1968 da J.P. Morgan) con azionisti di maggioranza francesi/belgi, Swift (che movimenta otto volte meno denaro di Clearstream), posseduta da anglo-americani. Tutta gente per bene… privati, non nazioni.
    I più informati diranno subito che la diffusione generalizzata di tutta questa massa di debito ha le sue radici nel fatto che l’operazione di prestito di massa monetaria non genera un attivo per nessuno. La massa monetaria creata dal nulla viene messa al passivo. Persino dalla stessa banca di servizio che la presta. Il principio filosofico che la creazione di denaro dal nulla non abbia paternità è bellissimo, ma lascia aperta la domanda di dovc finisca il capitale iniziale, che indubbiamente viene ripagato alla banca.
    Chi ha preso in prestito non solo ripagherà gli interessi, ma (proprio quello che vogliamo approfondire) anche il capitale iniziale. Il capitale iniziale verrà ripagato alla banca e andrà ad appianare la voce al passivo che la banca “artificialmente” si è auto-assegnata al momento della creazione dal nulla della massa monetaria. Dico “artificialmente” perché la banca non ha distrutto quella somma di denaro né all’emissione e nemmeno al suo rientro.
    Quindi la messa al passivo è un artificio contabile. Di fatto, al momento della cessione di quella somma prestata, la banca non ha fatto altro che una creazione dal nulla, e al momento della riscossione quella massa continua ad esistere. Ma non compare nel bilancio della banca. Il cliente quello che l’ha avuto l’ha anche ridato. Ma pure la banca si lamenta che quel denaro non lo ha, nemmeno quando rientra! E chi lo ha distrutto allora? Nessuno!! Quel denaro scompare in una zona d’ombra. L’artificio contabile permette a qualcuno di far ricomparire quel denaro “in nero” da qualche altra parte, possibilmente alle Cayman, sicuramente o su Clearstream o su Euroclear.
    I principi di contabilità bancaria accettati dal mondo accademico e dal mondo reale fanno quasi pensare ad una disintegrazione di quel denaro.
    La contabilità dice una cosa del tutto artificiale: dice che il prestito è stato uno smacco subito dalla banca al momento della cessione al cliente e dice che il maltolto poi verrà recuperato con la restituzione. Perciò ci sarebbe un nulla di fatto. Il nulla di fatto è sicuro: consultate i registri contabili delle banche accreditate come per esempio Unicredit! Dobbiamo allora iniziare a notare che la Banca è sia una banca di emissione che una banca di servizio, cioè quella che controlla la restituzione del prestito. Evidentemente il registro contabile si riferisce solo alla banca di servizio.
    Quando diciamo che la Banca Centrale Europea (BCE) ha creato novemila miliardi di euro in un anno, in realtà ci stiamo riferendo all’insieme dei suoi soci, che sono istituti bancari privati. Allora uno va a controllare l’insieme di queste banche di servizio e i 9.000 miliardi di euro non li trova all’attivo, bensì al passivo. Nessuno si fa domande sulla natura di questo passivo e così la restituzione dei 9.000 miliardi di euro (per comodità diciamo che avviene tutta insieme due anni dopo) farà sparire in una zona d’ombra, complice la contabilità artificiale, questo capitale rientrato due anni dopo che prima era stato emesso dal nulla e dato in prestito dalle banche di servizio.
    La banca di emissione ha un conto su Clearstream, la voce al passivo subito dalla banca di servizio corrisponde al passaggio di denaro da quest’ultima all’entità invisibile che ha il conto su Clearstream. Perciò per la banca di servizio la massa monetaria che viene restituita contribuisce solo ad un nulla di fatto. Un nulla di fatto può essere spiegato da questo oppure dal fatto che il denaro debba venir distrutto.
    Questo piccolo “bug” che oggetto della nostra descrizione è stato incastonato nei principi di scrittura bancaria ed è alla base di un castello di carta contabile che consente di celare il fatto che la massa monetaria creata dal nulla appaia all’attivo dei soci privati della banca centrale, proprietari di un conto su Clearstream!
    Si sa, gli istituti bancari accreditati presso la BCE come soci fondatori si spartiscono le fette di creazione di somme di denaro create dal nulla, che al momento del prestito vengono dichiarate nei bilanci contabili delle banche come una perdita. La cosa che era stata piazzata in una zona d’ombra e che tale era rimasta finora era il ruolo di Clearstream ed Euroclear nell’appropriazione della creazione di denaro di corso legale da parte di enti privati.
    Vediamo cosa accade con un’operazione che ci è davanti agli occhi quotidianamente: il cliente si reca in banca a fare un deposito. La clonazione di denaro per “deposito” è ben poca cosa rispetto alla creazione di denaro dal nulla per “prestito”. Però conferma l’esistenza di un “bug” della contabilità. Il cliente consegna all’impiegato trecento euro a scopo “deposito” sul proprio conto corrente. Dal punto di vista del cliente c’è un nulla di fatto: infatti esso viene privato di quella somma in contanti ma beneficia della stessa somma clonata sul suo conto corrente. E dal punto di vista della Banca? Ora esistono trecento euro in contanti e trecento euro clonati. Per sancire un “nulla di fatto” la banca avrebbe bisogno di distruggere quei trecento euro in contanti. Oppure dovrebbe generare una voce di debito di trecento euro, cioè di una voce contabile al passivo, per poter incassare quel contante senza distruggerlo. Questa è la strada che la banca decide di intraprendere. Ma la banca si è dimenticata di dire chi è il beneficiario di quei trecento euro di cui si deve privare per avere un nulla di fatto.
    La banca dichiara di non aver beneficiato da quel denaro in contanti eppure non li ha distrutti? Evidentemente li ha ceduti a qualcuno. In nero. Non li ha ceduti allo stato per esempio.
    Le banche piccole non possono creare denaro dal nulla e darlo in prestito come fanno le grosse. Semplicemente la spartizione di questa facoltà le ha lasciate fuori dal grosso della torta. Ma possono creare denaro per clonazione ogni volta che nuovi clienti contribuiscono alla loro “raccolta”.
    Siccome annualmente la produzione di euro dal nulla con questo sistema è dell’ordine di novemila miliardi, di cui circa mille sono la quota relativa all’economia italiana (Unicredit 500 miliardi, Banca Intesa 344 miliardi, Carige 25 miliardi, etc..), non stiamo parlando di bruscolini!
    Abbiamo visto che il denaro è stato emesso dal nulla istantaneamente alla richiesta di prestito. Quando il cliente ha guadagnato e può restituirlo, si materializza uno stock di denaro virtuale senza paternità, che non risulta all’attivo nei bilanci degli istituti di credito. A questo punto se ne può disporre in nero, a piacere ed extracontabilmente. In particolare viene contabilizzato sui circuiti dei conti del denaro virtuale nelle centrali di “Clearing” (in Europa sono tre: Clearstream, Euroclear e Swift).
    Ovviamente posso dire di conoscere Clearstream, quindi il covo dell’uomo invisibile, solo perché ho iniziato a leggere l’opera investigativa di Denis Robert su Clearstream, sul mondo dei bilanci in nero e delle movimentazioni in nero delle banche. L’indagine su Clearstream ha raccolto sul sentiero tre “gole profonde” di rilievo ed è stata integrata da Marco Saba che l’ha rilanciata nel 2014 andando all’attacco dei consigli di amministrazione di tre banche: Carige, Intesa e Unicredit.
    Nel periodo aprile-maggio 2014 Marco Saba ha avuto mandato d’intervenire alle loro assemblee per contestare questo artificio amministrativo chiedendo risposta scritta. Al momento della creazione di massa monetaria per un prestito l’istituto segna la voce al passivo, perché in uscita, ma omette di iscrivere all’attivo il denaro, facendo si che il rientro del capitale dato in prestito, metta a disposizione nella cassa denaro in nero.
    Nel momento dell’emissione di massa monetaria la personalità nascosta dell’istituto bancario (quella su Clearstream) diventa creditrice della somma creata dalla personalità dell’istituto che è sotto gli occhi di tutti. Questa personalità nascosta non si può nemmeno più chiamare “banca”, perché quel denaro accreditatole non risulta più nei forzieri della banca di facciata. La Banca Intesa, per esempio, ha riportato per l’esercizio relativo al 2013 un bilancio negativo che preoccupa i suoi azionisti, un deficit dell’ordine di di 4.8 miliardi di euro, ma la sua seconda personalità, in base alla creazione di denaro prodotta in quell’anno, ha avuto l’onore di poter recapitare 344 miliardi di euro sugli acconti di appianamento internazionale che non sono sotto gli occhi di tutti.
    Nel corso dei suoi interventi del 2014 presso Carige, Intesa e Unicredit Saba ha ottenuto rispettivamente come risposta: (1.) ci faccia causa. (2.) la legge ce lo permette (3.) silenzio (che comunque non è una querela).
    Querela che invece fu portata una quarantina di volte contro Denis Robert quando astrattamente e con qualche singolo indizio diceva davanti ai giudici che questo bacino sommerso e privo di trasparenza che è Clearstream è stato usato per sostenere il malaffare, i soprusi e la manipolazione, nonché il possibile riciclo di denaro sporco. Vorrei riassumere per il pubblico le informazioni acquisite man mano che mi documento. Prendendo coscienza delle cose che succedono a livello dell’entità “Clearstream”, ci si rende conto immediatamente che le banche hanno il potere di controllarsi tra di loro, al di sopra degli stati.
    Clearstream rappresenta lo spazio accettato da tutti i giocatori di grosso calibro dove atterra il denaro in nero acquisito per emissione monetaria. Quando uno capisce Clearstream il mistero contabile del sistema della moneta anti-materia trova una soluzione quando uno capisce Clearstream. L’istituto bancario delegato alla creazione di denaro da parte della BCE non poteva così tanto facilmente incassare l’attivo del denaro creato dal nulla davanti agli occhi di tutti, perché ente privato.
    Se lo avesse incassato contabilmente, innanzitutto gli si sarebbe arrivata la richiesta di pagare le tasse su quello. Se lo avesse incassato contabilmente, tutti avrebbero obiettato che non ha proprio senso consentire a dei privati d’incassare il “valore nominale” delle banconote che sono accettate dai “sudditi”. La nostra “sudditanza” in questo sistema assurdo è coperta da due veli. Uno si chiama Clearstream. L’altro l’abbiamo già visto, vorrebbe indurci a pensare che la creazione di denaro dal nulla non abbia assolutamente paternità. Che è subito smentito: la Banca infatti effettua un prestito di denaro che le crea un buco di bilancio nonostante quella massa monetaria prima non esistesse affatto e nonostante la restituzione di quella somma non metta la banca nell’obbligo di distruggere questo capitale che non è all’attivo di nessuno sui libri contabili.
    Abbiamo visto che è attualmente in uso un sistema che determina una scissione tra realtà e contabilità. La somma restituita non comparirà alla voce “liquidità generata” del rendiconto finanziario dell’istituto di credito, scomparendo perciò in una zona d’ombra. Ora dobbiamo solo chiarire come l’anti-materia di questo sistema contabile, materializzandosi sui conti associati a Clearstream, sia a tutti gli effetti pronta ed operativa per razziare le economie mondiali.
    Iniziamo con una piccola incursione in un piccolo esempio. Nel 2008 la Banca centrale dell’Iran aveva un capitale all’attivo sul conto di Citibank su Clearstream di New York di 2.8 miliardi di dollari. Già da tempo Clearstream si era impegnata a rispettare l’embargo contro l’Iran. C’erano leggi americane che sanzionavano lo transizioni e gli spostamenti di denaro della Banca centrale dell’Iran, giustificate da accuse di un atto di terrorismo dell’Iran contro il Libano nel 1983 e dal fatto che secondo loro la banca centrale dell’Iran, cioè il governo dell’Iran, aveva appoggiato il programma iraniano per arrivare alla bomba atomica. Clearstream però sottobanco aveva accettato la richiesta della Banca Centrale dell’Iran di trasferire questa somma su un conto esistente in Europa che molto più difficilmente si sarebbe potuto far risalire alla banca iraniana. Le indagini hanno rivelato tutte le email scambiate tra un dipendente della Clearstream il suo supervisor e il direttore generale. Il denaro è stato trasferito a nome della Banca Centrale d’Iran su un conto di una banca commerciale europea che era nascosto, “buried one layer deeper in the custodian chain”.
    La notizia interessante in questa vicenda secondo me è che la banca centrale dell’Iran è una delle poche banche centrali non sono compartecipate e possedute da privati, bensì di proprietà del governo nazionale. Già nel 2007 aveva all’attivo sui conti di Clearstream titoli equivalenti a centinaia di miliardi di dollari.
    Ora la notizia secondo me è che la massa monetaria creata dagli istituti di credito italiani finisce al passivo per lo stato e per altri enti che ne prendono in prestito, ma è all’attivo dei privati che hanno conti su Clearstream e che beneficiano della spartizione della creazione dal nulla di denaro emesso come prestito (http://www.nixonpeabody.com/files/167262_Export_Controls_Alert_31JAN2014.pdf).
    Un’altra notizia è che esiste in Asia una piattaforma di compensazione interbancaria, che si chiama Asian Clearing Union (ACU, nata nel 1974), con quartier generale a Tehran, Iran. Gheddafi dalla Libia, proprio nei mesi prima di essere detronato e ucciso dai ribelli finanziati dai poteri occidentali, aveva pianificato di realizzare una simile camera di compensazione interbancaria che riconoscesse le banche centrali sovrane degli stati africani.
    Siccome in ogni momento Clearstream interagisce con i mercati e i beni di servizio, così come con i buoni del tesoro, tutto il valore in nero che è entrato in Clearstream (spesso in nero) è anche spendibile, spendibile in ogni momento e sui cinque continenti. Magari per finanziare neo-nazisti in Ucraina, oppositori di Gheddafi, ribelli in Siria, corrotti d’accordo con l’informazione deformata, la politica di sudditanza delle democrazie, le speculazioni, etc..
    Le banche private proprietarie della Banca d’Italia hanno su Clearstream ed Euroclear numerosi conti, alcuni nascosti, tutti gli altri non controllati. Queste banche ogni anno creano denaro dal nulla per un valore di 1.000 miliardi di euro. Chi prende in prestito queste somme registra giustamente un nulla di fatto: prima ha ricevuto e poi ha dovuto restituire. La cosa che però non quadra per niente e che anche le banche registrano, sul loro versante, un nulla di fatto. Per il momento vi do’ appuntamento al secondo appuntamento di questo articolo in cui evidenzieremo tanti fatti interessanti su Clearstream.
    Per il momento veramente ci premeva sottolineare che le banche svolgono attività d’intermediazione finanziaria solo marginalmente, mentre la loro attività principale consiste nella creazione di denaro ex novo che – ad oggi – non risulta contabilizzata a bilancio.
    La Banca Intesa, per esempio, ha riportato per l’esercizio relativo al 2013 un bilancio negativo che preoccupa i suoi azionisti, un deficit dell’ordine di di 4.8 miliardi di euro.
    Ebbene i 344 miliardi di euro che sono la creazione di denaro prodotta in quell’anno da Banca Intesa sono finiti sui conti di appianamento internazionale europei (Clearstream e Euroclear) che non sono sotto gli occhi di tutti.
    Nel momento dell’emissione di massa monetaria la personalità nascosta dell’istituto bancario (quella su Clearstream) diventa creditrice della somma creata dalla personalità dell’istituto che è sotto gli occhi di tutti. Questa personalità nascosta non si può nemmeno più chiamare “banca”, perché quel denaro accreditatole non risulta più nei forzieri della banca di facciata.
    Grazie a Clearstream il fondo in nero viene riciclato, cioè una volta presente su Clearstream viene accettato dalla comunità internazionale.
    A margine di questa nostra piccola fatica, ricordo alle persone di buona volontà che una commissione d’inchiesta parlamentare avrebbe gli stessi poteri di un organo giudiziario. E ricordo che usando lo strumento giudiziario o l’inchiesta parlamentare si potrà vedere cosa è stato movimentato sui conti CLEARSTREAM e EUROCLEAR di Banca d’Italia e delle Banche socie della Banca D’Italia, la maggiore delle quali per esempio è Unicredit. Banche che con lo strumento “Clearstream” si muovono al di sopra degli stati!
    type (ICP-Nr.) Number Partecipant Name Location
    6 90240 BANCA D’ITALIA ROMA
    7 61228 BANCA D’ITALIA MILANO
    7 66098 BANCA D’ITALIA CA ROMA
    10 1003 Banca D’Italia-Conto Proprietà ROMA
    10 1004 BANCA D’ITALIA-FPC MILANO
    10 61003 Banca D’Italia – Conto Terzi ROMA
    10 61004 Banca D’Italia-FPC TERZI MILANO
    Spunti di riflessione ulteriore (fino alla prossima puntata), in linea con questo articolo, sono i video sul pressing di Saba alle assemblee dei soci di Unicredit, Banca Intesa e Banca Carige (Rendita monetaria e democrazia: UNICREDIT: intervento di Saba all'assemblea azionisti di risparmio
    Pubblicato da alba Kan
    Fonte: Voci dalla Strada
     
  2. 21 Giugno 2015
  3. mototopo

    mototopo New Member

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    uscire il libro "Finanza Armata" di Ferruccio Pinotti? - 1 giugno 2005

    Ferruccio Pinotti, "Finanza Armata" (inedito?), Rizzoli

    "Il dramma di un figlio che vuole sapere la verità sulla morte del padre. Nessuno ha mai chiarito perché Calvi è stato "condannato". E perchè in oltre vent'anni non è stata raggiunta la verità. Chi l'ha impedito? Il libro di Pinotti parte da qui: dalla testimonianza e dal racconto sofferto di Carlo. Affrontando spese altissime e con l'aiuto di investigatori privati, il figlio ha condotto indagini in tutto il mondo, raccogliendo materiale ritenuto prezioso dagli inquirenti e che per la prima volta viene messo a disposizione del pubblico. Carlo racconta senza remore i risultati della sua ricerca della verità con importanti rivelazioni sui nuovi "poteri forti" e l'ascesa dell'Opus Dei."
    ------------------------------
    data: Sun, 19 Sep 2004 20:59:08 +0200
    Da: "Ferruccio Pinotti" <ferruccio.pinotti@...>
    A: "Marco Saba" <max@...>
    soggetto: Libro ultima versione

    Caro Marco,

    ecco la bozza del testo, rimaneggiato da questi di Rizzoli. Le note per ora
    sono alla fine, poi andranno a pie' di pagina. Fammi sapere, che giovedì ho
    l'incontro.

    un caro saluto,

    Ferruccio
    -------------------------------
    Pezzi tratti dalla "bozza" pre-Ricucci:

    "Ho incontrato anche Marco Saba, dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra, che mi ha introdotto nei complicati meccanismi delle società di clearing, ovvero le camere di compensazione delle transazioni finanziarie internazionali che consentono di effettuare operazioni in maniera rapidissima e assolutamente riservata. Come in un pozzo senza fondo, tutto è avvolto in una oscurità impenetrabile. Un capitolo importante, anch’esso suggeritomi dal figlio del banchiere dell’Ambrosiano. Si tratta della vicenda Cedel, delle rivelazioni fatte da Ernest Backes, un tecnico dell’alta finanza tedesco, e dal giornalista francese Denis Robert. Li ho contattati entrambi. Il primo, che attualmente vive a Neuchâtel, in Svizzera, mi ha rivelato di esser stato contattato dagli inquirenti che stanno lavorando al nuovo processo Calvi. Robert, invece, mi ha confermato di persona la sua profonda convinzione dell’importanza del capitolo Cedel per risolvere i misteri relativi alla morte di Calvi."

    "E’ Carlo Calvi a darmi la traccia da seguire. «Dovrebbe informarsi in merito alle scoperte fatte da Ernest Backes e Denis Robert. Non se ne sa ancora nulla, in Italia.»
    Il suo suggerimento è come al solito anodino, stringato. Grazie a Marco Saba, un ricercatore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra che ho incontrato sulla via del ritorno dal Canada, sono riuscito a ricostruire questa vicenda, mai affrontata da chi si è occupato del caso Calvi-Ambrosiano.
    Roberto Calvi, nella fase tra la sua nomina a direttore centrale capo nel 1970 e a direttore generale nel 1975, sente il desiderio di spingersi oltre le scelte di Canesi sul fronte strategico delle alleanze estere. E fa in modo che la Kredietbank del Lussemburgo lo accolga nel suo consiglio d'amministrazione. Nell’istituto fiammingo lavorava all’epoca un brillante banchiere di nome Gérard Soisson. E in quello stesso periodo Soisson, insieme a un tecnico dell’alta finanza, il tedesco Ernest Backes, è tra i principali ideatori del primo sistema di clearing internazionale, ovvero la camera di compensazione delle transazioni finanziarie denominata Cedel (Centrale di consegna di valori mobiliari), una società privata che dal 1999 diventerà Clearstream, il “fiume pulito”, un nome che suona ironico per una società che si occupa di movimenti di capitali. Intorno a questo sistema completamente privato Calvi e Soisson stringono i loro rapporti. Il banchiere milanese coglie subito le potenzialità di questo nuovo sistema di transazioni. E l’Ambrosiano diviene uno degli azionisti-correntisti chiave di Cedel. Ma Calvi comprende anche che il Lussemburgo diventerà presto una delle capitali mondiali dei flussi finanziari coperti, e per questo cerca un’ulteriore legittimazione tra i ristretti circoli del potere finanziario del luogo. Roberto Calvi viene ammesso in una delle principali logge massoniche lussemburghesi, alla quale apparteneva anche uno dei quadri superiori di Cedel, il segretario generale René Schmitter.

    I legami tra Calvi e Soisson si rinsaldano, in maniera ovviamente non fortuita. Le relazioni di fiducia tra i dirigenti delle principali banche che operano in Cedel e i quadri della società sono fondamentali. Esse costituiscono la materia prima sulla quale si fabbrica quotidianamente il clearing. Soisson era un uomo discreto, e manteneva il totale segreto sulla natura dei suoi rapporti con i banchieri più influenti del pianeta. Apprezzava Calvi, era leale nei suoi confronti.
    «I due – ha raccontato Ernest Backes – sembravano parenti: l'italiano gli aveva offerto un regalo che Soisson teneva sulla sua scrivania: tre scimmiette in metallo: una si copriva la bocca, l'altra gli orecchi e la terza gli occhi.»
    Nel corso degli anni Settanta, Cedel diviene uno dei principali canali finanziari per le operazioni compiute dall’Ambrosiano a favore e per conto dello Ior, ma anche su molti altri fronti pericolosi, come la rete delle società panamensi e le operazioni in Sudamerica. Calvi, attraverso il sistema Cedel, ottiene un doppio risultato: da un lato la segretezza e l’irreperibilità delle sue acrobatiche movimentazioni di capitale (solo alcuni conti erano accessibili dalle autorità pubbliche, gli altri erano denominati “non pubblicati” ed erano occultati attraverso una contabilità parallela); dall’altro la possibilità di mantenere una prova che certi trasferimenti di denaro lui li aveva compiuti, magari per conto del Vaticano o di altri potenti gruppi imprenditoriali. Un formidabile strumento di ricatto potenziale. In Cedel, infatti, restava e resta una traccia contabile di tutti i valori transitati. In caso di difficoltà, e grazie al suo fedele amico Gérard Soisson, Calvi era perciò in grado di recuperare una prova documentale dei movimenti da lui realizzati in favore o per conto di terzi.
    Nel 1980, quando ormai il sistema di clearing era perfettamente avviato, René Schmitter e Gérard Soisson organizzarono una delle riunioni mensili del consiglio d'amministrazione di Cedel a Roma, negli uffici dell'Istituto per le Opere di Religione. Ernest Backes racconta: «Avevo suggerito a Soisson di raccomandare a Marcinkus di aprire un conto diretto con Cedel per lo Ior e di evitare così i giri attraverso tutte le banche che apparivano nelle transazioni. Quando Soisson tornò dalla riunione ebbi l'impressione che non avesse osato esprimere questa proposta».
    Due anni dopo questa riunione, Soisson disse a Backes che aveva visto delle cose bizzarre in Vaticano: «Soisson sapeva leggere le transazioni meglio di me, che non vedevo altro che il lato tecnico. Io facevo delle battute sul Papa, intorno agli estratti che leggevo in Cedel. Ma lui sapeva che le istruzioni ordinate da Calvi su dei sottoconti della finanza vaticana, con l'avallo della Santa Sede, erano più che rischiose. Si sentiva che il trucco sarebbe stato prima o poi scoperto».

    "Per approfondire la questione, da Neuchâtel mi sono spostato a Ginevra, dove ha sede l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata con il quale collabora Marco Saba, il ricercatore che mi ha aiutato a comprendere le connessioni tra Cedel-Clearstream e il caso Ambrosiano. Mi incontro con Marco in un ufficio a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria e dalla sede del Credito Svizzero. Ho deciso di contattarlo perché avevo letto dei riferimenti a una sua inchiesta sul mondo bancario e in particolare sulla finanza "coperta". Gli chiedo cosa ne pensa, a distanza di vent'anni, della questione dell'Ambrosiano e di Roberto Calvi. «Mi sono interessato della vicenda dell'Ambrosiano per vari motivi, tra cui il fatto di aver conosciuto alcuni dei personaggi che furono coinvolti. Nel 1999, durante una ricerca per conto di una Ong italiana, l'Osservatorio Etico Ambientale, mi ero accorto di quanto il mondo finanziario fosse in grado di condizionare non solo la politica internazionale ma anche la ricerca all'interno della stessa comunità scientifica. Durante una analisi retrospettiva dei vari fatti clamorosi accaduti negli ultimi vent'anni, della serie di fallimenti di banche e istituzioni finanziarie, mi ero accorto che esisteva un filo conduttore.»
    Saba propone una metafora.
    «Per usare un’immagine forte si può dire che esista quasi un governo parallelo, nell’alta finanza. Per governo parallelo intendo il potere forte, quello del denaro, cui tutti gli altri sono vassalli. Sono sempre stato abbastanza puntiglioso e pignolo, nelle mie ricerche, perché quello che stavo scoprendo aveva dell'incredibile. Il mondo della finanza spende somme folli per la propaganda, al fine di nascondere se stesso: un serpente che si morde la coda. Il problema è che la gente comune non sa, o non vuole sapere queste cose. Si possono creare figure di banchieri d’assalto o di speculatori, come Calvi e Soros, senza che nessuno se ne accorga, per fini precisi. Il problema è che personaggi come Calvi, i cosiddetti “burattinai”, alla fine si rivelano persone manovrate, dei semplici maggiordomi. Dei bersagli sui quali convogliare i disagi dell’opinione pubblica, per distrarre l'attenzione dai veri responsabili di certe crisi finanziarie ricorrenti.»
    Ho il timore che stiamo uscendo dal seminato e chiedo al mio interlocutore di tornare alla vicenda dell'Ambrosiano.
    «Per inquadrare la fattispecie dell'Ambrosiano bisogna capire che l'intero sistema bancario attuale vive in un universo parallelo rispetto alla democrazia, al potere apparente. Poiché nel caso dell'Ambrosiano dobbiamo confrontarci con la criminalità, non possiamo prescindere dal fatto che essa è un elemento presente nel sistema bancario occidentale. Le porto un dato eclatante. Secondo alcuni studi econometrici ogni cittadino europeo, a causa delle rendite accumulate nel corso dei secoli dal sistema bancario, “avanzerebbe” dal sistema stesso 1 milione e 200 mila euro di rendite da capitale. Le pare poco? I fenomeni di emigrazione cui stiamo assistendo sono dovuti al fatto che l’appropriazione delle rendite da capitale, in alcuni Paesi, è di proporzioni ancora più allarmanti. Tipico è il caso dell'Albania.» Ma allora, i giudici dove hanno sbagliato nelle indagini sul caso Calvi-Ambrosiano? Cosa potrebbe fare un magistrato che si trovasse al posto dei giudici Monteleone e Tescaroli?
    «Mi piace ricordare una frase del generale Dalla Chiesa, non a caso morto anche lui ammazzato: "Cherchez l'argent". I giudici italiani, quelli di Milano, non hanno mai acquisito la perizia generale contabile della Touche & Ross sul Banco Ambrosiano. L'hanno dichiarato fallito "sulla fiducia". Potenti gruppi hanno rilevato i gioielli del Banco Ambrosiano a prezzo simbolico. La signora Margaret Thatcher ha messo sotto segreto di Stato la perizia contabile generale sulle attività estere del Banco Ambrosiano. Brian Smouha, il revisore dei conti della Touche & Ross che curò la liquidazione, segretata, dell'Ambrosiano è lo stesso che poi ha gestito la liquidazione della Bcci. Nelle storie dei crimini bancari ricorrono sempre le stesse persone, talvolta gli stessi indirizzi degli uffici. La domanda chiave sull'Ambrosiano è perché la Midland Bank revocò il fido al Banco poco prima della morte del banchiere? Hanno forse pensato che la banca conveniva rilevarla dal fallimento piuttosto che salvarla? Queste sono alcune delle domande a cui nessuno ha interesse a dare una risposta. Perché i giudici non vanno a verificare cosa c’era nella valigetta di Calvi, che ancora oggi un noto banchiere si tiene amorevolmente stretta? Se avesse voluto andare a Zurigo, Roberto Calvi ci sarebbe andato subito. Ma era a Londra che si giocava il grande gioco.»
    E quella partita, come sappiamo, il banchiere dell’Ambrosiano la perse.
    Editoria e finanza

    La vicenda Rizzoli-Corriere della Sera

    Se quello della rete off shore, dei movimenti occulti di capitali, delle contiguità pericolose con ambienti che praticavano attività di riciclaggio è un filone centrale nella vicenda Calvi-Ambrosiano, altrettanto importante è il capitolo che riguarda l’editoria. Lo stesso Roberto Calvi, più volte, aveva attribuito l’origine dei suoi problemi all’ingresso nel mondo della carta stampata..."
    [...]

    "Il dipartimento di Stato USA, il 15 giugno 2004, ha desecretato centinaia di pagine di documenti sul caso dell’ex agente del Sismi (e consulente di Roberto Calvi) Francesco Pazienza, a seguito di un FOIA (Freedom of Information Act) effettuato da un membro dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra, il ricercatore Marco Saba. Il mandato di estradizione di Pazienza dagli Usa (dove venne arrestato) all’Italia, venne all'epoca segretato dal ministro Mino Martinazzoli. Attualmente Pazienza è detenuto nel carcere di Livorno, in ragione però di una condanna legata a operazioni di «depistaggio» sulla strage di Bologna. L’ex agente, che ha nell’estate 2004 dato vita anche a uno sciopero della fame, sostiene da anni che la sua carcerazione è in realtà legata ai segreti del caso Calvi-Ambrosiano. In tutti questi anni non è ancora stato desegretato nemmeno il rapporto contabile finale sul Banco Ambrosiano (estero) che all'epoca venne segretato da Margareth Thatcher."

    [...]

    Backes è stato altresì tra i creatori, tra la fine degli anni ’60 e per tutti gli anni ’70, delle «camere di compensazione», ovvero dei sistemi di «clearing» che hanno innovato profondamente le transazioni. Backes ha svelato alcuni dei suoi segreti al giornalista investigativo francese Denis Robert, nel libro-denuncia Révélation$, Les Arènes, 2001.

    Note:
     Ernest Backes, Denis Robert, Révélation$, Les Areènes, 2001, p. 31
    [Uscito in italia col titolo: Soldi - il libro nero della finanza internazionale - Nuovimondimedia 2004]
     Ibidem, p. 40
     Backes e Robert, op. cit., p.40
     Ibidem, p. 40-47
     Backes e Robert, op. cit. p. 47
     Backes e Robert, op. cit.p. 8
     Backes e Robert, op. cit., p.16
     Fernando Imposimato, Un Juge en Italie, Éditions de Fallois, Paris, 2000
     Backes e Robert, op. cit., p. 41.
     In These Times, 15 marzo 2002
     Backes e Robert, op. cit., p.43
     cfr. Denis Robert, La Boite Noire, Les Arènes, Paris, 2002
     Backes e Robert, op. cit., p. 47
     E’ quella che Marco Saba ed altri studiosi di frontiera definiscono come «rendita da signoraggio».
     
  4. 21 Giugno 2015
  5. mototopo

    mototopo New Member

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    uscire il libro "Finanza Armata" di Ferruccio Pinotti? - 1 giugno 2005

    Ferruccio Pinotti, "Finanza Armata" (inedito?), Rizzoli

    "Il dramma di un figlio che vuole sapere la verità sulla morte del padre. Nessuno ha mai chiarito perché Calvi è stato "condannato". E perchè in oltre vent'anni non è stata raggiunta la verità. Chi l'ha impedito? Il libro di Pinotti parte da qui: dalla testimonianza e dal racconto sofferto di Carlo. Affrontando spese altissime e con l'aiuto di investigatori privati, il figlio ha condotto indagini in tutto il mondo, raccogliendo materiale ritenuto prezioso dagli inquirenti e che per la prima volta viene messo a disposizione del pubblico. Carlo racconta senza remore i risultati della sua ricerca della verità con importanti rivelazioni sui nuovi "poteri forti" e l'ascesa dell'Opus Dei."
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    data: Sun, 19 Sep 2004 20:59:08 +0200
    Da: "Ferruccio Pinotti" <ferruccio.pinotti@...>
    A: "Marco Saba" <max@...>
    soggetto: Libro ultima versione

    Caro Marco,

    ecco la bozza del testo, rimaneggiato da questi di Rizzoli. Le note per ora
    sono alla fine, poi andranno a pie' di pagina. Fammi sapere, che giovedì ho
    l'incontro.

    un caro saluto,

    Ferruccio
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    Pezzi tratti dalla "bozza" pre-Ricucci:

    "Ho incontrato anche Marco Saba, dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra, che mi ha introdotto nei complicati meccanismi delle società di clearing, ovvero le camere di compensazione delle transazioni finanziarie internazionali che consentono di effettuare operazioni in maniera rapidissima e assolutamente riservata. Come in un pozzo senza fondo, tutto è avvolto in una oscurità impenetrabile. Un capitolo importante, anch’esso suggeritomi dal figlio del banchiere dell’Ambrosiano. Si tratta della vicenda Cedel, delle rivelazioni fatte da Ernest Backes, un tecnico dell’alta finanza tedesco, e dal giornalista francese Denis Robert. Li ho contattati entrambi. Il primo, che attualmente vive a Neuchâtel, in Svizzera, mi ha rivelato di esser stato contattato dagli inquirenti che stanno lavorando al nuovo processo Calvi. Robert, invece, mi ha confermato di persona la sua profonda convinzione dell’importanza del capitolo Cedel per risolvere i misteri relativi alla morte di Calvi."

    "E’ Carlo Calvi a darmi la traccia da seguire. «Dovrebbe informarsi in merito alle scoperte fatte da Ernest Backes e Denis Robert. Non se ne sa ancora nulla, in Italia.»
    Il suo suggerimento è come al solito anodino, stringato. Grazie a Marco Saba, un ricercatore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra che ho incontrato sulla via del ritorno dal Canada, sono riuscito a ricostruire questa vicenda, mai affrontata da chi si è occupato del caso Calvi-Ambrosiano.
    Roberto Calvi, nella fase tra la sua nomina a direttore centrale capo nel 1970 e a direttore generale nel 1975, sente il desiderio di spingersi oltre le scelte di Canesi sul fronte strategico delle alleanze estere. E fa in modo che la Kredietbank del Lussemburgo lo accolga nel suo consiglio d'amministrazione. Nell’istituto fiammingo lavorava all’epoca un brillante banchiere di nome Gérard Soisson. E in quello stesso periodo Soisson, insieme a un tecnico dell’alta finanza, il tedesco Ernest Backes, è tra i principali ideatori del primo sistema di clearing internazionale, ovvero la camera di compensazione delle transazioni finanziarie denominata Cedel (Centrale di consegna di valori mobiliari), una società privata che dal 1999 diventerà Clearstream, il “fiume pulito”, un nome che suona ironico per una società che si occupa di movimenti di capitali. Intorno a questo sistema completamente privato Calvi e Soisson stringono i loro rapporti. Il banchiere milanese coglie subito le potenzialità di questo nuovo sistema di transazioni. E l’Ambrosiano diviene uno degli azionisti-correntisti chiave di Cedel. Ma Calvi comprende anche che il Lussemburgo diventerà presto una delle capitali mondiali dei flussi finanziari coperti, e per questo cerca un’ulteriore legittimazione tra i ristretti circoli del potere finanziario del luogo. Roberto Calvi viene ammesso in una delle principali logge massoniche lussemburghesi, alla quale apparteneva anche uno dei quadri superiori di Cedel, il segretario generale René Schmitter.

    I legami tra Calvi e Soisson si rinsaldano, in maniera ovviamente non fortuita. Le relazioni di fiducia tra i dirigenti delle principali banche che operano in Cedel e i quadri della società sono fondamentali. Esse costituiscono la materia prima sulla quale si fabbrica quotidianamente il clearing. Soisson era un uomo discreto, e manteneva il totale segreto sulla natura dei suoi rapporti con i banchieri più influenti del pianeta. Apprezzava Calvi, era leale nei suoi confronti.
    «I due – ha raccontato Ernest Backes – sembravano parenti: l'italiano gli aveva offerto un regalo che Soisson teneva sulla sua scrivania: tre scimmiette in metallo: una si copriva la bocca, l'altra gli orecchi e la terza gli occhi.»
    Nel corso degli anni Settanta, Cedel diviene uno dei principali canali finanziari per le operazioni compiute dall’Ambrosiano a favore e per conto dello Ior, ma anche su molti altri fronti pericolosi, come la rete delle società panamensi e le operazioni in Sudamerica. Calvi, attraverso il sistema Cedel, ottiene un doppio risultato: da un lato la segretezza e l’irreperibilità delle sue acrobatiche movimentazioni di capitale (solo alcuni conti erano accessibili dalle autorità pubbliche, gli altri erano denominati “non pubblicati” ed erano occultati attraverso una contabilità parallela); dall’altro la possibilità di mantenere una prova che certi trasferimenti di denaro lui li aveva compiuti, magari per conto del Vaticano o di altri potenti gruppi imprenditoriali. Un formidabile strumento di ricatto potenziale. In Cedel, infatti, restava e resta una traccia contabile di tutti i valori transitati. In caso di difficoltà, e grazie al suo fedele amico Gérard Soisson, Calvi era perciò in grado di recuperare una prova documentale dei movimenti da lui realizzati in favore o per conto di terzi.
    Nel 1980, quando ormai il sistema di clearing era perfettamente avviato, René Schmitter e Gérard Soisson organizzarono una delle riunioni mensili del consiglio d'amministrazione di Cedel a Roma, negli uffici dell'Istituto per le Opere di Religione. Ernest Backes racconta: «Avevo suggerito a Soisson di raccomandare a Marcinkus di aprire un conto diretto con Cedel per lo Ior e di evitare così i giri attraverso tutte le banche che apparivano nelle transazioni. Quando Soisson tornò dalla riunione ebbi l'impressione che non avesse osato esprimere questa proposta».
    Due anni dopo questa riunione, Soisson disse a Backes che aveva visto delle cose bizzarre in Vaticano: «Soisson sapeva leggere le transazioni meglio di me, che non vedevo altro che il lato tecnico. Io facevo delle battute sul Papa, intorno agli estratti che leggevo in Cedel. Ma lui sapeva che le istruzioni ordinate da Calvi su dei sottoconti della finanza vaticana, con l'avallo della Santa Sede, erano più che rischiose. Si sentiva che il trucco sarebbe stato prima o poi scoperto».

    "Per approfondire la questione, da Neuchâtel mi sono spostato a Ginevra, dove ha sede l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata con il quale collabora Marco Saba, il ricercatore che mi ha aiutato a comprendere le connessioni tra Cedel-Clearstream e il caso Ambrosiano. Mi incontro con Marco in un ufficio a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria e dalla sede del Credito Svizzero. Ho deciso di contattarlo perché avevo letto dei riferimenti a una sua inchiesta sul mondo bancario e in particolare sulla finanza "coperta". Gli chiedo cosa ne pensa, a distanza di vent'anni, della questione dell'Ambrosiano e di Roberto Calvi. «Mi sono interessato della vicenda dell'Ambrosiano per vari motivi, tra cui il fatto di aver conosciuto alcuni dei personaggi che furono coinvolti. Nel 1999, durante una ricerca per conto di una Ong italiana, l'Osservatorio Etico Ambientale, mi ero accorto di quanto il mondo finanziario fosse in grado di condizionare non solo la politica internazionale ma anche la ricerca all'interno della stessa comunità scientifica. Durante una analisi retrospettiva dei vari fatti clamorosi accaduti negli ultimi vent'anni, della serie di fallimenti di banche e istituzioni finanziarie, mi ero accorto che esisteva un filo conduttore.»
    Saba propone una metafora.
    «Per usare un’immagine forte si può dire che esista quasi un governo parallelo, nell’alta finanza. Per governo parallelo intendo il potere forte, quello del denaro, cui tutti gli altri sono vassalli. Sono sempre stato abbastanza puntiglioso e pignolo, nelle mie ricerche, perché quello che stavo scoprendo aveva dell'incredibile. Il mondo della finanza spende somme folli per la propaganda, al fine di nascondere se stesso: un serpente che si morde la coda. Il problema è che la gente comune non sa, o non vuole sapere queste cose. Si possono creare figure di banchieri d’assalto o di speculatori, come Calvi e Soros, senza che nessuno se ne accorga, per fini precisi. Il problema è che personaggi come Calvi, i cosiddetti “burattinai”, alla fine si rivelano persone manovrate, dei semplici maggiordomi. Dei bersagli sui quali convogliare i disagi dell’opinione pubblica, per distrarre l'attenzione dai veri responsabili di certe crisi finanziarie ricorrenti.»
    Ho il timore che stiamo uscendo dal seminato e chiedo al mio interlocutore di tornare alla vicenda dell'Ambrosiano.
    «Per inquadrare la fattispecie dell'Ambrosiano bisogna capire che l'intero sistema bancario attuale vive in un universo parallelo rispetto alla democrazia, al potere apparente. Poiché nel caso dell'Ambrosiano dobbiamo confrontarci con la criminalità, non possiamo prescindere dal fatto che essa è un elemento presente nel sistema bancario occidentale. Le porto un dato eclatante. Secondo alcuni studi econometrici ogni cittadino europeo, a causa delle rendite accumulate nel corso dei secoli dal sistema bancario, “avanzerebbe” dal sistema stesso 1 milione e 200 mila euro di rendite da capitale. Le pare poco? I fenomeni di emigrazione cui stiamo assistendo sono dovuti al fatto che l’appropriazione delle rendite da capitale, in alcuni Paesi, è di proporzioni ancora più allarmanti. Tipico è il caso dell'Albania.» Ma allora, i giudici dove hanno sbagliato nelle indagini sul caso Calvi-Ambrosiano? Cosa potrebbe fare un magistrato che si trovasse al posto dei giudici Monteleone e Tescaroli?
    «Mi piace ricordare una frase del generale Dalla Chiesa, non a caso morto anche lui ammazzato: "Cherchez l'argent". I giudici italiani, quelli di Milano, non hanno mai acquisito la perizia generale contabile della Touche & Ross sul Banco Ambrosiano. L'hanno dichiarato fallito "sulla fiducia". Potenti gruppi hanno rilevato i gioielli del Banco Ambrosiano a prezzo simbolico. La signora Margaret Thatcher ha messo sotto segreto di Stato la perizia contabile generale sulle attività estere del Banco Ambrosiano. Brian Smouha, il revisore dei conti della Touche & Ross che curò la liquidazione, segretata, dell'Ambrosiano è lo stesso che poi ha gestito la liquidazione della Bcci. Nelle storie dei crimini bancari ricorrono sempre le stesse persone, talvolta gli stessi indirizzi degli uffici. La domanda chiave sull'Ambrosiano è perché la Midland Bank revocò il fido al Banco poco prima della morte del banchiere? Hanno forse pensato che la banca conveniva rilevarla dal fallimento piuttosto che salvarla? Queste sono alcune delle domande a cui nessuno ha interesse a dare una risposta. Perché i giudici non vanno a verificare cosa c’era nella valigetta di Calvi, che ancora oggi un noto banchiere si tiene amorevolmente stretta? Se avesse voluto andare a Zurigo, Roberto Calvi ci sarebbe andato subito. Ma era a Londra che si giocava il grande gioco.»
    E quella partita, come sappiamo, il banchiere dell’Ambrosiano la perse.
    Editoria e finanza

    La vicenda Rizzoli-Corriere della Sera

    Se quello della rete off shore, dei movimenti occulti di capitali, delle contiguità pericolose con ambienti che praticavano attività di riciclaggio è un filone centrale nella vicenda Calvi-Ambrosiano, altrettanto importante è il capitolo che riguarda l’editoria. Lo stesso Roberto Calvi, più volte, aveva attribuito l’origine dei suoi problemi all’ingresso nel mondo della carta stampata..."
    [...]

    "Il dipartimento di Stato USA, il 15 giugno 2004, ha desecretato centinaia di pagine di documenti sul caso dell’ex agente del Sismi (e consulente di Roberto Calvi) Francesco Pazienza, a seguito di un FOIA (Freedom of Information Act) effettuato da un membro dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra, il ricercatore Marco Saba. Il mandato di estradizione di Pazienza dagli Usa (dove venne arrestato) all’Italia, venne all'epoca segretato dal ministro Mino Martinazzoli. Attualmente Pazienza è detenuto nel carcere di Livorno, in ragione però di una condanna legata a operazioni di «depistaggio» sulla strage di Bologna. L’ex agente, che ha nell’estate 2004 dato vita anche a uno sciopero della fame, sostiene da anni che la sua carcerazione è in realtà legata ai segreti del caso Calvi-Ambrosiano. In tutti questi anni non è ancora stato desegretato nemmeno il rapporto contabile finale sul Banco Ambrosiano (estero) che all'epoca venne segretato da Margareth Thatcher."

    [...]

    Backes è stato altresì tra i creatori, tra la fine degli anni ’60 e per tutti gli anni ’70, delle «camere di compensazione», ovvero dei sistemi di «clearing» che hanno innovato profondamente le transazioni. Backes ha svelato alcuni dei suoi segreti al giornalista investigativo francese Denis Robert, nel libro-denuncia Révélation$, Les Arènes, 2001.

    Note:
     Ernest Backes, Denis Robert, Révélation$, Les Areènes, 2001, p. 31
    [Uscito in italia col titolo: Soldi - il libro nero della finanza internazionale - Nuovimondimedia 2004]
     Ibidem, p. 40
     Backes e Robert, op. cit., p.40
     Ibidem, p. 40-47
     Backes e Robert, op. cit. p. 47
     Backes e Robert, op. cit.p. 8
     Backes e Robert, op. cit., p.16
     Fernando Imposimato, Un Juge en Italie, Éditions de Fallois, Paris, 2000
     Backes e Robert, op. cit., p. 41.
     In These Times, 15 marzo 2002
     Backes e Robert, op. cit., p.43
     cfr. Denis Robert, La Boite Noire, Les Arènes, Paris, 2002
     Backes e Robert, op. cit., p. 47
     E’ quella che Marco Saba ed altri studiosi di frontiera definiscono come «rendita da signoraggio».
     
  6. 21 Giugno 2015
  7. mototopo

    mototopo New Member

    Registrato:
    23 Aprile 2011
    Messaggi:
    7.851
    Ecco perche’ la DISGREGAZIONE dell’EURO e’ lo scenario piu’ probabile

    Credo, che neache la persona piu’ insensata possa affermare che l’attuale CRISI dell’EURO non possa concludersi in uno dei 2 seguenti modi letteralmente antitetici:
    Creazione degli Stati Uniti d’Europa (unificando sistemi Fiscali, Mercato del Lavoro ed innescando un meccanismo serio di trasferimenti interni)
    Rottura dell’EURO e ritorno delle valute nazionali.

    L’Europa da 4 anni ha scelto una via intermedia, vale a dire di non creare le condizioni dell’Unione Politica e simultaneamente difendere l’EURO. Tale scelta mantiene intatti gli SQUILIBRI, per cui la CRISI SISTEMICA si auto-alimenta tra alti e bassi, e porta a crisi locali, che a loro volta portano ad un complessivo impoverimento (ad effetto domino) di tutte le nazioni europee periferche.
    Prima o poi, comunque, l’EUROPA dovra’ fare una scelta, e cio’ probabilmente accadra’ in concomitanza di una crisi internazionale o perche’ un paese membro entrera’ in una crisi di portata tale da pore il problema in modo dirompente.

    La vera domanda da porsi e’: E’ POSSIBILE UN EVOLUZIONE VERSO GLI STATI UNITI D’EUROPA?

    La Storia dice di NO: mettere in comune una valuta prima di fare I passi di Unione Politica significa minare l’Unione Politica stessa, perche’ si creano squilibri ingestibili.
    Per rispondere alla Domanda, bisogna porsi altre domande, ma prima diamo uno sguardo ai presenti grafici auto-esplicativi:
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    PER RIPRISTINARE L’EQUILIBRIO NELLA ZONA EURO, DOVREBBERO ESSERE RIALLINEATI I SALARI: LA GERMANIA ACCETTERA’ UNA RIVALUTAZIONE IN POCHI ANNI DEI SUOI SALARI DEL 12-20% (con annessa inflazione al seguito)? NO!

    OPPURE, LA FRANCIA ACCETTERA’ DI RIDURRE I PROPRI SALARI DEL 10-15% (E LE NAZIONI DEL SUD EUROPA DEL 15-20%)? NO!

    LA GERMANIA ACCETTERA’ DI PASSARE DA TRASFERIMENTI DI 10 MILIARDI L’ANNO VERSO IL RESTO D’EUROPA, A 100 MILIARDI ALL’ANNO? NO!

    Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma la probabilita’ che si creino gli STATI UNITI D’EUROPA, tra l’altro dopo anni di impoverimento di mezza zona Euro, in simultaneita’ ad una CRISI, e con passaggi burocratici important da compiere in 16 o 27 Parlamenti, e’ tendente a ZERO.

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  8. 21 Giugno 2015
  9. mototopo

    mototopo New Member

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    bilancio: Lo scandalo Clearstream
    di Marco Saba, 12 maggio 2006

    [Cos'è uno schiavo? Uno che crede, fermamente, di avere un padrone]

    Nel libro "La fattoria degli animali", l'autore George Orwell (vero nome Eric Arthur Blair) ci racconta che "tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali". Questo libro del secolo scorso dice una grande verità: vi sono sostanzialmente oramai due sole classi di persone. Quelli che, animali, per vivere debbono lavorare, e quelli che avendo raggiunto l'illuminazione, vivono semplicemente creando denaro "dal nulla". Ma chi ha il potere di creare denaro? Si tratta di un potere sovrano che, in quanto tale, spetta al sovrano. Banalmente: il vero sovrano è colui il quale crea moneta. Perché, subito dopo averla creata, la scambia ottenendo in cambio una vera ricchezza: i beni ed i servizi. Questo peccato originale è di somma importanza per capire come funziona il potere. Nel nostro sistema, ci sono principalmente tre creatori di denaro: lo Stato, la banca centrale, il cartello delle banche ordinarie. E' una vera e propria "conventio ad escludendum": nessun altro può "legalmente" creare moneta. Lo stato crea monetine metalliche, assieme a San Marino e al Vaticano, il che rappresenta un ben misero "signoraggio" Un misero guadagno tra quanto costano i metalli delle monete ed il valore facciale ivi rappresentatovi. La banca centrale stampa i foglietti di carta - e già questa moneta è illegale perché non emana dalla sovranità, ma da un fraintendimento: che la Banca d'Italia sia mai stata d'Italia - e li addebita allo stato complice che emette in cambio cambiali - buoni di stato - a nome tuo e mio. Per mascherare meglio il falso il bilancio, la banca centrale commissionava all'istituto poligrafico zecca di stato la stampa vera e propria delle banconote, che le venivano fatturate al costo, dopodiché la Banca d'Italia postava al passivo nel bilancio IL VALORE NOMINALE delle banconote, non semplicemente le fatture dei costi tipografici. Esattamente come se un proprietario di un Casinò postasse al passivo NON il costo di fabbricazione delle fiches, MA bensì il loro nominale valore facciale. Calcola quanto costa stampare un biglietto da 500 euro e la differenza col suo valore nominale ed hai già capito in che mani siamo finiti. Se quindi abbiamo capito questo, siamo già un buon passo avanti. Abbiamo due attori che si prendono il signoraggio: uno, lo stato, in cui crediamo perché ci dovrebbe difendere dai ladri, che si prende il guadagno dalla stampa delle monetine (ma non ci spiega perché i sovrani Vaticano e San Marino non péschino in altre tasche stampandosi la loro moneta sovrana),, il secondo, la banca centrale, che si appropria del signoraggio sulle banconote (estremamente più lucroso). E fin qui siamo alle scoperte del Prof. Giacinto Auriti, di Ezra Pound e di altri illustrissimi ben conosciuti. Ma ora arriva il terzo incomodo: il cartello delle banche, molte delle quali socie della Banca d'Italia. Il debito pubblico ammonterrebbe a 27mila euro a testa perché lo stato corrotto, avendo abdicato alla sovranità, si sarebbe fatto stampare le banconote in cambio di titoli di stato portatori di interessi e/o ceduti scontati. Ovvero: lo stato avrebbe potuto farsi stampare DIRETTAMENTE dal poligrafico i 27mila euro a costi tipografici. In soldoni: uno stato che stampa titoli credibili può benissimo stampare moneta, come avvenne durante il ventennio fascista con i "Biglietti di Stato a corso legale". Come avvenne dopo, fino alla strage di Piazza Fontana, con le 500 lire cartaceee "Biglietto di Stato a corso legale". Per essere ancora più chiari, l'ambasciata americana di Roma venne comprata con le "AM-Lire", i biglietti che permisero agli americani di conquistare l'Italia perché - colpa del fascismo - nessuno aveva capito cos'era la moneta, il signoraggio e la sovranità.
    Diciamo quindi che il 2% della moneta emessa - monetine e banconote (ovvero false cambiali senza scadenza) - sono a signoraggio misto: stato più una - sedicente - Banca d'Italia. Quanto prelevato dallo stato potrebbe essere lecito - come tassa. Quanto prelevato dai signori privati del signoraggio - che falsuificano sistematicamente i bilanci - è sicuramente un pizzo. Ma da dove arriva il 98% della moneta restante? Il 98% della moneta che usiamo è moneta creditizia. Moneta virtuale. Moneta creata dal cartello bancario abusando della buona fede e dell'ignoranza della popolazione. Attraverso il meccanismo perverso della riserva frazionaria: versi 100 euro in banca, loro li mettono a "riserva", e ne stampano 5.000 (cinquemila). Cioè, le banche potrebbero prestare 50 volte quello che realmente hanno in deposito. Si chiama BANCAROTTA TECNICA. Se, per avventura, un governatore della banca centrale diventasse presidente della tua Repubblica, lo potresti incriminare di Alto tradimento, il più odioso crimine previsto dal nostro codice. Questo perché i proprietari del meccanismo del signoraggio, le BrigateRothschild e le Brigate Rockfeller, non sono cittadini italiani. Ma non solo: anche perché si sono ceduti la tua sovranità, cosa che è illegale. Illegittima. Invalida EX TUNC. Sto precisamente parlando del golpe di Maastricht. Un trattato tra sei monarchie corrotte e sei presidenti della Repubblica corrotti. Nel nostro caso, l'alto tradimento riguarda sia Cossiga che Scalfaro: certi tradimenti sono così grossi che bisogna essere in due.
    Scusate la divagazione storica.
    Tornando al signoraggio sulla moneta, come abbiamo spiegato ci sono tre pretendenti: lo stato (monetine), la Banca d'Italia (che avendo falsificato sistematicamente i bilanci ha aderito da sempre a tutti i condoni possibili...) ed il cartello bancario (emettendo moneta come credito).
    Come non ci possono essere tre mariti per una moglie, così non ci possono essere TRE intestatari del diritto sovrano del signorasggio.
    Lo stesso concetto di proprietà lo esclude: la proprietà di una cosa è mia solo se ne sono io l'esclusivo proprietario. La proprietà del signoraggio spetta al sovrano, che in Italia, ed in qualsiasi democrazia, è IL POPOLO.
    Lo stato, abbiamo visto, ha tradito il mandato di garantire al cittadino la proprietà privata delle sue cose.
    Questo è pericoloso perché si chiama PERDITA DELLO STATO DI DIRITTO:.
    Ovvero: se qualcuno mi chiede la stessa cifra (tasse), o una minore, MA mi garantisce senz'altro di proteggere la proprietà dei miei beni, mi ci affiderò senz'altro. Questo è il fattore critico di successo di ogni mafia più economica dello stato.
    E la mafia convenzionale non è altro, alla fin fine, che il tentativo della gente di sottrarsi ad uno stato traditore in combutta con dei banchieri autocrati.
    Se quanto sopra esposto è vero, dovrebbero esistere da qualche parte i conti correnti dei traditori della sovranità monetaria del popolo, o almeno delle loro banche compiacenti: ESISTONO. Questi conti si trovano nelle società di clearing - società di compensazione. Ho scritto un libro intero per spiegarne il meccanismo (Bankenstein, ed. Nexus, 2006). Cercherò di riassumere: la società di compensazione CEDEL (poi Clearstream Bank) nacque con un meccanismo di riciclaggio inventato da Roberto Calvi e realizzato da Gerard Soisson, come tecnico informatico. Entrambi trovarono la morte anche se oggi si indaga solo su quella di Calvi. L'idea geniale di Calvi si basava sul sistema della riserva frazionaria. Cioè, quando devo compensare conti tra due istituzioni bancarie, posso limitarmi ad avere la riserva frazionale sulla differenza FINALE dello scompenso. Cioè, se riesco a cancellare la traccia delle transazioni (manomettendo le registrazioni nella cassa di compensazione), posso registrare molto di meno. Esempio: la Banca Bassotti è esposta con la Finanziaria IFIL per un miliardo. La IFIL deve alla Banca Bassotti un miliardo e cento. Differenza: CENTO. Se nascondo le transazioni sottostanti, posso impegnare riserva frazionaria sufficiente SOLO a garantire i CENTO. Ma se devo dichiarare le transazioni effettive, un miliardo PIU' un miliardo e cento, devo avere riserve frazionarie sufficienti per garantire un totale di 2,1 miliardi!
    Roberto Calvi, dopo aver regalato una statuina in argento delle QUATTRO scimmiette (una si tappava la bocca, una gli occhi, una gli orecchi ed una il naso) a Gerard Soisson, venne suicidato sotto un ponte della City a Londra.
    Gerard Soisson morì improvvisamente quarantenne in un Club Med in Corsica, durante le vacanze, ed il suo cadavere, eviscerato, venne inviato per aereo nel Lussemburgo. Clearstream ebbe anche il cattivo gusto di revocare telefonicamente l'assicurazione sulla vita di fronte alla vedova piangente.
    Ma il diavolo veramente con i coperchi è un disastro.
    Da allora, sono usciti dei libri che spiegano, poco per volta, come in una tortura medievale, il marcio del sistema.
    Questo articolo vuole semplicemente accennare all'ultimo scandalo che sta travolgendo la Francia, il suo presidente ed il primo ministro.
    Uno scandalo che potrebbe avvenire anche qui, domani, se si sapessero i coinvolgimenti della Cassa Depositi e Prestiti di Roma (Renato Tarantola).
    Oppure i conti neri dello IOR.
    Oppure quelli della Banca d'Italia. Oppure se si indagasse sulle decine di conti Clearstream denominati "Italian tax"...
    Ma per ora limitiamoci a cosa sta succedendo in Francia.
    Gli scandali che circondano Jacques Chirac, presidente della Francia, offrono un esempio molto esplicito di che cosa sia l'inflazione. Sei anni fa, quando Chirac era sindaco di Parigi, si sospettava che egli si fosse appropriato di una valigeta contenente 300mila FR dollari in contanti (Nota: dollari FR: dollari della Federal Reserve, non "United States Notes"...).
    Ora l'accusa è che Chirac abbia un conto segreto in Giappone, presso la SAWA bank, con 50 milioni di FR dollari. Chi lo sta accusando è un veterano dei servizi francesi, tale generale Philippe Rondot, che aveva a suo tempo organizzato l'arresto di "Carlos lo sciacallo", e che si era occupato di negoziare il rilascio di ostaggi dal Libano e dall'Iraq. Chirac ha ovviamente negato le accuse che si riferiscono a conti presso Clearstream Bank, nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Ma quello che i giornali francesi omettono di dire è che, quando venne instaurata una apposita commissionme d'inchiesta governativa, il governo francese dovette cadere, tempo fa.
    Riportiamo sotto il capitolo 10 tratto dal nostro libro BANKENSTEIN:

    Capitolo 10 - Riciclaggio di denaro e clearing interbancario

    “Tra le numerose transazioni molto confidenziali che Ernest ha dovuto trattare durante i tredici anni passati in Cedel, quella che l'ha maggiormente colpito riguarda gli ostaggi americani trattenuti in Iran all'inizio degli anni 80. La Casa Bianca dove Ronald Reagan era stato appena eletto, ha sempre negato di aver versato un riscatto in cambio della loro liberazione. Ma Ernest era al posto giusto per sapere che era falso. Lo stratagemma era indecifrabile a meno di trovarsi nel cuore del sistema, che era appunto il caso suo. Egli ricorda l'ordine urgente ricevuto all'inizio del 1981. Il 16 gennaio la Federal Reserve e la Bank of England (le banche centrali americana ed inglese) gli intimarono congiuntamente l'istruzione urgentissima di trasferire a banche non aderenti a Cedel, sette milioni di dollari in valori mobiliari: cinque milioni da prelevarsi dal conto della Chase Manhattan Bank e due milioni dal conto della Citibank. Gli venne spiegato allora che si trattava di trasferimenti legati alla sorte dei 55 ostaggi americani detenuti da 15 mesi nell'ambasciata americana di Teheran.”
    Tratto da: “Révélation$”, di Denis Robert e Ernest Backes, ed. Les Arènes, Parigi 2001

    Negli ultimissimi anni, è venuto alla ribalta lo scandalo della società lussemburghese Clearstream (ex Cedel). Il brano di cui sopra implica un'operazione di riciclaggio: il riscatto venne pagato in base ad un accordo stipulato a Parigi, secondo il quale gli ostaggi avrebbero dovuto essere rilasciati SOLO dopo l'elezione di Ronald Reagan a presidente degli Stati Uniti. Clearstream è una società europea di compensazione interbancaria, come ad esempio lo sono Euroclear e SWIFT. Negli USA, ad esempio, troviamo la società di compensazione CHIPS.
    Si tratta di “camere di compensazione” o “società di clearing”, secondo la denominazione inglese. Queste servono sia come “trasportatori” di denaro o titoli (azioni, obbligazioni e bond), sia come “notai” che ne registrano le relative transazioni. Le registrazioni sono conservate con cura per risolvere eventuali casi di contestazione da parte dei clienti. Grazie alla potenza informatica di queste società di clearing, un portafoglio titoli può cambiare di mano, anche trenta volte al giorno, viaggiando – virtualmente - attraverso una dozzina di piazze finanziarie diverse. Presso queste società vi sono conti aperti ufficialmente da banche ed istituzioni finanziarie che periodicamente effettuano delle transazioni informatiche per aggiornare le relative posizioni Dare-Avere. Si è scoperto che, oltre ai conti delle istituzioni finanziarie, in Clearstream vi erano conti di privati e di società multinazionali. Inoltre molti conti, più del 50%, erano "non ufficiali" o "non pubblicati". Il 4 agosto 2000, Cedel ha aperto una filiale in Svizzera, a Ginevra, in Rue du Rhône 118, la "Cedel International, Luxembourg, succursale de Genève". L'oggetto sociale era: "Investimento delle liquidità eccedenti sui mercati finanziari internazionali e gestione del relativo portafoglio titoli". Nel suo consiglio d'amministrazione troviamo un italiano: Roberto Civalleri, residente a Scarnafigi, in provincia di Cuneo. Il presidente ed il vicepresidente sono invece americani: Robert R. Douglass e David Van Pelt. La società venne radiata, dalla camera di commercio di Ginevra, prima dell'uscita di questo libro: il 13 luglio 2003. In un articolo recentemente apparso su "La lettre du blanchiment", un banchiere francese ha chiaramente detto, a proposito del riciclaggio, dell'esistenza di un “triangolo delle Bermuda” della finanza internazionale (Clearstream, Euroclear e Swift).

    <!--[if !supportLists]-->l <!--[endif]-->Euroclear. Emanazione di JP Morgan, serve principalmente per riciclare quanto sottratto alla comunità europea tramite il signoraggio: circa 6.134 miliardi di euro - M3 - al dicembre 2003. Il debito pubblico della UE era pari al 61% di tale cifra, ovvero 3.795 miliardi. Euroclear si è fusa con la camera francese di compensazione SICOVAM.
    <!--[if !supportLists]-->l <!--[endif]-->Clearstream. Questa cooperativa bancaria, che prima si chiamava Cedel, venne creata nel 1971 per facilitare gli scambi internazionali di azioni ed obbligazioni. Ha 1700 dipendenti in sette paesi, tra cui gli Usa, l'Inghilterra e la Germania. Nel 2000 è stata acquistata per metà da Deutsche Boerse Clearing, la camera di compensazione tedesca. Clearstream, nel 2000, trattava circa 450 volte il bilancio del Belgio, qualcosa come 50 trilioni di euro all'anno, una cifra paragonabile a quanto trattato annualmente da Euroclear. Nelle sue casse, nel 2000, aveva depositati qualcosa come 9000 miliardi di euro. Ha un esercito di consulenti profumatamente pagati, in particolare troviamo vari responsabili politici del Lussemburgo. Recentemente ha ammesso errori contabili per un totale di 1,7 trilioni di euro (l'equivalente del debito pubblico del terzo mondo), senza che nessuno sollevasse obiezioni. Serve per riciclare - principalmente con titoli - quanto indebitamente ottenuto dalle banche col meccanismo della riserva frazionaria-inflazionista [Nota: Il valore convenzionale totale delle banconote denominate in Euro è di circa 425 miliardi (M1). Il valore totale degli Euro circolanti, compresa la moneta bancaria (M3), è circa 6.134 miliardi. Le riserve d’oro fino della Banca Centrale Europea sono 9.404 tonnellate. Il prezzo dell’oro fino è di 11,569 Euro per grammo, pari a 327,9764 Euro per oncia. Il valore delle riserve d’oro fino della Banca Centrale Europea è di 108,8 miliardi di Euro. Quindi, il valore della garanzia (riserve d’oro) è pari al 25,6% delle banconote denominate in Euro ed al 1,773% degli Euro in circolazione.] Clearstream, comunque, non disdegna le banche centrali. La Federal Reserve ha sette conti su Clearstream, di cui 5 non pubblicati. La Banca d'Italia vi ha aperto almeno un conto non pubblicato. Anche la Banca centrale dell'Iran vi possiede un conto non pubblicato.
    <!--[if !supportLists]-->l <!--[endif]-->SWIFT. Si tratta di una società d'instradamento finanziario che trasporta gli ordini di trasferimento di contante tra settemila istituzioni finanziarie. Trasferisce 3.000 miliardi di euro al giorno con sei milioni di ordini trattati quotidianamente. Il sistema permette dei trasferimenti a cascata, in una serie di paradisi fiscali, in pochi secondi. Swift conserva gli archivi delle transazioni solo per pochi mesi: si tratta di una decisione arbitraria. Questo sistema, completamente cieco poiché le informazioni trattate vengono cifrate, viene costantemente attaccato dalle autorità che si occupano di lotta contro il riciclaggio. Anche presso Swift esistono dei conti non pubblicati. Swift rappresenta l'hub di ingresso e di uscita della liquidità riciclata.

    Partendo dall'assunto per cui queste istituzioni, create dalle banche stesse, sarebbero le principali artefici del riciclaggio, illustro i due casi “Clearstream” ed “Euroclear” riportando parti dei rispettivi verbali della commissione parlamentare francese sul riciclaggio.

    Audizione di Régis Hempel, ex dirigente della società Clearstream, davanti alla commissione parlamentare francese sul riciclaggio

    Estratto del verbale della seduta di mercoledì 19 settembre 2001 - Presidente: Vincent Peillon - Relatore: Arnaud Montebourg

    Presidente: Signor Hempel, La ringrazio della Sua presenza. Questo incontro era stato previsto varie volte ma abbiamo dovuto rimandarlo per ragioni che Le competono [...]. Vorrei che Lei ci dicesse per quale motivo abbiamo incontrato così tante difficoltà per incontrarla, mentre eravamo così impazienti data la portata delle Sue dichiarazioni, fatte nel quadro del lavoro effettuato da Denis Robert.

    Régis Hempel: La spiegazione è semplice. Una inchiesta giudiziaria era stata aperta contro i dirigenti di Clearstream. Il giudice istruttore voleva inizialmente sentirmi in quel quadro. Come vi ho scritto, mi mettevo innanzitutto a disposizione della giustizia lussemburghese prima di spostarmi all'estero.

    Presidente: [...] Potreste indicarci perché potete, ora, incontrarci? A che punto è arrivata quell'inchiesta? Come l'avete vissuta? So che ci sono state delle perquisizioni a Clearstream. Come sono andate le cose. in relazione alle Vostre accuse?

    RH: E' più semplice cominciare dalla fine. Da Clearstream i dirigenti e tutta la direzione sono stati cambiati. Il Sig. Lussi se n'è andato. I dirigenti non ci sono più. E' stata fatta una perquisizione da Clearstream, dal giudice istruttore e da me. Sono andato io stesso con lui nelle stanze di Clearstream per vedere, prendere e mettere al sicuro i documenti, cosa che è stata fatta. Quando è finita, ho continuato a lavorare per la polizia giudiziaria, anche di sabato e domenica. Leggevo i documenti. Erano già dieci anni che ero fuori dal giro e bisognava che mi aggiornassi con l'aiuto dei documenti. Passavo le mattinate, e talvolta i pomeriggi, dalla polizia giudiziaria a leggere i documenti e a prendere delle note per poterli guidare su una lista "tracciabile". E' lì che c'è il problema, da Clearstream, nelle tracce. Ma non sapevo che, dopo la perquisizione da Clearstream, ero anch'io sotto osservazione della polizia giudiziaria. Ero sotto ascolto. Non lo sapevo, mentre lavoravo per la polizia giudiziaria. Ero perseguito poiché, diciamo così, avevo dei documenti. Avevo comunque preso accordi con il giudice per far sì che potessi consegnare dei documenti senza essere colto in fallo io stesso. Avevamo pensato tre casi di facciata. Li abbiamo in qualche modo "fabbricati". Lui doveva fare una perquisizione a casa mia, una perquisizione nel mio ufficio ed una là dove si trovavano effettivamente i documenti, in un altro posto di lavoro. Era della connivenza con me. Avevamo già firmato gli accordi il 17 maggio scorso, quando ci siamo incontrati per la prima volta.

    Presidente: Per capire meglio, si tratta di documenti precedenti al 1993, quando ancora eravate in funzione presso Clearstream?

    RH: Esatto. Ho indicato alla giustizia tre transazioni da indagare, e così sono andati da Cedel-Clearstream a fare la perquisizione. Preciso che ho fatto delle confessioni su quello che avevo fatto, ma secondo la legge era tutto caduto in prescrizione. Secondo la legge lussemburghese, tutto era prescritto: non si potevano attaccare i dirigenti. All'epoca, il giudice mi chiese di cercare da Clearstream delle tracce nei programmi [informatici] per avere una visione degli elementi perseguibili. Lavoravo quindi su tutti questi elementi per trovare una transazione, o due o tre, per dimostrare la strada. Non volevo far uscire il nome di un cliente perché questo ricadeva sotto il segreto bancario ed io avrei infranto la legge. Mi avrebbero arrestato! E' così semplice come lo dico. Ma non potevo dire che non conoscevo il sistema. In effetti, dirigevo la divisione informatica e tutto quello che accadeva in Cedel passava obbligatoriamente dalla mia divisione. Non potevo dire "non so...". Abbiamo quindi fatto uscire dei documenti. Ho chiamato i programmatori che avevo conosciuto, nel tempo, e ho chiesto loro di far uscire dei listati, i sorgenti dei programmi. Eravamo nell'ufficio dell'amministratore delegato, che era stato allontanato, ed abbiamo avuto accesso al contenuto del suo computer. Abbiamo messo in ordine i listati di cui avevo bisogno per cominciare le mie ricerche. Erano abbastanza voluminosi ed è su quelli che ho lavorato tutto il tempo. Senza esagerare, posso dire di aver già scoperto delle cose. In quel momento, mentre lavoravo, ero sotto osservazione. Era un lunedì mattina. Avevo un appuntamento con un alto funzionario belga, un ministro belga. Il poliziotto mi telefonò a casa, alle otto meno un quarto. Ero già andato in ufficio a preparare la mia valigetta per partire. Telefonò a mia moglie che gli disse che ero andato in Belgio. Allora hanno detto "Azione!", e mi hanno intercettato sull'autostrada per prendermi i documenti che credevano destinati al governo belga e che stavo portando in Belgio. Volevano appropriarsi dei documenti utilizzando le carte che non avevano nemmeno il diritto di utilizzare per fare la perquisizione, che avevano fatto assieme a me.

    Presidente: Così avete la sensazione di aver fatto un accordo col giudice...

    RH: Ho fatto un accordo, da buon cittadino lussemburghese.

    Presidente: ...e siete stato tradito.

    RH: Esattamente!

    Presidente: Vi siete lamentato di quest'episodio?

    RH: Non ho fatto una denuncia ma ho scritto a tutte le istanze per dire che era finita e che non mi sarei mosso né sotto minaccia né sotto ricatto. Ho fatto una deposizione ed ho subito un interrogatorio. Da allora, c'è stata la calma. In tutti i casi, vi dico la mia impressione: posso dire di essere stato strumentalizzato. Sapevano che conoscevo il sistema. L'ho costruito e sono uno dei pochi che può ritrovarci le cose. Adesso sono convinto che lo scopo era di screditarmi, di appropriarsi dei documenti e che la mia testimonianza ed il mio lavoro veniva annientato.

    Presidente: Avete potuto lavorare qualche giorno, sui documenti?

    RH: Sì.

    Presidente: Avete potuto stabilire qualcosa su quei documenti?

    RH: Ho avuto il tempo di stabilire alcune cose, ma mi hanno sequestrato tutto durante la perquisizione. Non ho fatto delle copie, innanzitutto per prudenza, ed in secondo luogo perché non potevo certo immaginare... Erano al sicuro, nel mio ufficio. Sia io che i poliziotti sapevamo dove erano. Sono stato preso alla sprovvista. Non avevo fatto copie. Hanno portato via tutto durante la perquisizione. Veramente tutto! Compresi tutti i computer di casa e dell'ufficio. Era abominevole. Non avevo più niente . [...]

    Presidente: Dopo che Lei ha fatto delle accuse, nel film di Denis Robert, avete subito pressioni, Lei e la sua famiglia, da parte del sistema giudiziario o finanziario?

    RH: Non sulla mia famiglia, ma su di me. Non erano minacce, ma dei "consigli di buoni amici"... Se avessi fatto un nome, sarebbe stato diverso... Ma visto che non parlavo, nessuno si è arrabbiato con me... [...]

    Relatore: Si considera tradito dalla giustizia lussemburghese che, alla fine, si è rivoltata contro di Lei. Pensa che sia messa in dubbio la sua credibilità? [...]

    RH: Non hanno fatto molte indagini. Bisogna che dica innanzitutto che questo sistema [informatico] è molto difficile da capire, e per i comuni mortali è quasi impossibile. E' molto tecnico. Tutti i poliziotti e gli altri che si erano occupati della faccenda, non ci hanno capito niente. Dipendevano da me. E' per questo che ci lavoravo, per fornire loro una specie di vade-mecum per ricercare sui microfilm o altrove, per guidarli. Non erano capaci di farlo. Dall'inizio non avevano a disposizione degli esperti. Una volta sola, il procuratore e la polizia giudiziaria [hanno organizzato una riunione] con l'audit del controllo bancario ed il suo segretario generale. Gli ho fornito spiegazioni. Il procuratore ed i poliziotti non ci capivano niente, cosa normale, non ci sono rimproveri da muovergli contro. Quelli del controllo bancario hanno seguito le mie spiegazioni. Hanno detto che la tal cosa o la talaltra erano possibili. Hanno confermato per iscritto alla polizia giudiziaria le spiegazioni che avevo fornito loro. Ho spiegato come funzionava il tutto, ma senza fare nomi! Tutto questo è stato consegnato per iscritto.

    Relatore: Considerate quindi che le conclusioni dell'inchiesta sono soggette al discredito?

    RH: Assolutamente! Non mi hanno permesso di fare il mio lavoro ed hanno cercato di screditarmi. Quando ho cominciato a trovare degli "imbrogli", era finita.

    Relatore: Come spiega il comportamento dei magistrati?

    RH: Bisogna conoscerli, i magistrati! Io li considero persone oneste e non bisogna denigrarli. Il libro Révélation$, lui stesso, ha provocato uno choc nel Lussemburgo. Ci sono tre forze: Euroclear a Bruxelles, la Deutsche Boerse [Clearing] in Germania e Clearstream. Si battevano per avere il clearing universale. Tutto questo oggi è provato. La cosa era pianificata dalla Deutsche Boerse per appropriarsi di Clearstream. Hanno utilizzato il libro ed il mio intervento per cercare di accaparrarselo. Hanno eliminato i dirigenti di Clearstream e ci hanno messo i loro uomini. Tutto questo oggi è provato! Esistono dei documenti della Deutsche Bank e Der Spiegel li ha pubblicati... Ci sono ora le prove che tutto era stato pianificato in anticipo. Come spiegare l'attitudine dei funzionari, mi domandate? [Conosco il nome di] due funzionari i Sigg. X e Y. Prima dell'istruttoria, sono andati a Francoforte presso la direzione di Deutsche Boerse. Era giovedì. Il venerdì sera hanno avviato l'istruttoria. Io lo so perché la polizia giudiziaria era da me, nel mio ufficio... ed abbiamo ricevuto l'informazione per telefono... Quando si ricostruisce la storia, si scopre che tutti erano un po' manipolati, me incluso [...].

    Relatore: Volete dire che, nel Lussemburgo, la giustizia è subordinata agli interessi finanziari?

    RH: Stiamo parlando di un quarto del budget nazionale!

    Relatore: Sicuro! Se Lei considera che i magistrati sono onesti, tuttavia non sono indipendenti. E' la Sua posizione...

    RH: Su questo sono tassativo.

    Relatore: Avete conoscenza di interventi del Ministro della Giustizia, il Sig. Frieden?

    RH: No. Solamente da parte di terze persone...

    Relatore: Terze persone vi hanno fatto capire che il Ministro della Giustizia stesso era intervenuto?

    RH: Ho saputo questo, ma non posso dire di saperlo direttamente.

    Presidente: Partiamo dall'inizio prima di arrivare alla spiegazione del sistema al quale Lei ha collaborato e che ha costruito, un sistema di riciclaggio, come Lei lo definisce. Inizialmente, potrebbe precisare quale è stata la Sua funzione all'interno di Cedel all'epoca, le Sue responsabilità nell'organigramma e nel funzionamento? In quali condizioni si è separato da Cedel e che attività svolge oggi?

    RH: Cedel, divenuta Clearstream, è stata fondata nel 1970. Io ci sono entrato nel 1972, quando è veramente iniziato il tutto, per mettere in opera, con altri, il sistema informatico. Cedel è stata costruita in una maniera completamente inversa rispetto alle società esistenti. Cedel-Clearstream è stata costruita intorno ad un concetto informatico al quale tutti si sono dovuti adattare. Era l'informatica che dirigeva tutto. Due o tre persone della squadra iniziale, sono ancora a Clearstream. Prima che io me ne andassi, ero vice-presidente di Cedel, con l'amministrazione delegato. Dirigevo l'informatica, il telex, lo SWIFT - i pagamenti - e la spedizione. Avevo la maggior parte di Cedel sotto di me, con il maggior numero di dipendenti.

    Presidente: Da quando a quando?

    RH: Ho cumulato tutte queste funzioni dal 1990 fino alla fine. All'inizio ne svolgevo solo una parte, ma poi me le hanno aggiunte. Swift è stato collegato totalmente all'informatica - raggiungendo automaticamente il mio reparto - mentre prima si usava il telex. Quasi metà delle persone erano sotto di me.

    Presidente: Avendo delle responsabilità così importanti, in quale occasione e perché avete lasciato Cedel-Clearstream?

    RH: Non l'ho lasciata! Mi ha licenziato l'amministratore delegato André Lussi, in condizioni dubbie, cosa che non nascondo. Sono un po' nazionalista... Ero nel Lussemburgo e, date le mie conoscenze in Cedel, sapevo che Lussi e tutta un'altra squadra stavano pianificando di spostarsi a Londra. Tutto era previsto per fare questo spostamento. La messa in moto di una nuova informatica a Londra implicava che Clearstream si sarebbe trovata [di fatto] a Londra. Se invece si fosse fatta qui [nel Lussemburgo], sarebbe rimasta qui. Essendo nell'informatica, ero in una posizione di forza ed ho cortocircuitato le cose affinché Clearstream restasse nel Lussemburgo. Non sono in molti a saperlo, quello che ho fatto. In seguito, divenne impossibile spostarla. A quel punto ero "cotto". Mi hanno inviato un giornalista ad intervistarmi. Era insomma una cosa montata.

    Presidente: Potete essere più preciso su quest'episodio?

    RH: Si tratta di David Cowan, che in seguito è stato assunto da Clearstream come giornalista di Lussi. All'epoca, era giornalista in non so più quale giornale inglese. Interrogava tutti in Cedel. Venne anche da me perché, in quel momento, ero rappresentante del personale. Il Signor Simmet, anche lui nominato nel libro, mi telefonò dicendomi: "L'ho controllato. E' una persona a posto... Puoi parlargli". E' stato l'unico errore che ho fatto nella mia vita: non ho "ricontrollato". Ho preso le parole di Simmet per vere e mi sono incastrato. Abbiamo discusso assieme come si fa con i giornalisti. Non ho parlato di cose che ricadevano sotto il segreto o quant'altro. Ma è stato sufficiente! Il giorno dopo l'ho capito: un usciere mi si è presentato con il licenziamento ad effetto immediato.

    Presidente: E dopo questo giornalista è stato assunto?

    RH: Si tratta di Cowan. Anche lui poi è stato licenziato [dopo l'apertura dell'inchiesta giudiziaria]. Per la cronaca, devo dire che tutti quelli che mi hanno messo in disgrazia, sono stati licenziati. La polizia giudiziaria ed il mondo bancario lasciano capire ovunque che io ho organizzato il libro. Avrei fatto parte dell'orchestra ed avrei condotto questo giochino per mettere in essere la mia vendetta. Ringrazio che mi si accordi cotanta intelligenza. Non dico che mi dispiace. In ogni caso, gli interessati dicono che ho organizzato io l'uscita del libro, in un modo o nell'altro.

    Presidente: Arriviamo al punto che è molto complicato e tecnico, come avete detto. Avete parlato di riciclaggio effettuato attraverso il sistema di Clearstream. [...] Vorrei che Lei ci precisasse esattamente, e nel modo più semplice, qual'era questo sistema che era stato messo in opera e che permetteva il riciclaggio.

    RH: Cercherò di riassumere. Ho impiegato venti ore a spiegare ad altri specialisti il modo del funzionamento, e solo allora hanno cominciato a capire. Riassumerò senza entrare troppo nei dettagli. Bisogna innanzitutto sapere che nel sistema Cedel, solo le banche sono clienti. Almeno inizialmente, poiché ora ci sguazzano un po' tutti [NdT: multinazionali, clienti privati e banche centrali...] Semplifico molto: quando una banca voleva far passare una transazione [occulta], parlava con un dirigente di Cedel, e noi, noi "correggevamo". Facevamo dell'hard-coding: nel programma, correggevamo l'istruzione che stava per passare. Prendiamo una istruzione di acquisto, una vendita, un movimento di fondi o di titoli. La facevamo sparire o la spostavamo su un altro conto. Era questo l'hard-coding: delle correzioni nel programma sorgente. Era per questo che avevo stampato in Cedel i programmi sorgenti. Potete informarvi, perché è l'aspetto più proibito dell'informatica. Facevamo il programma la mattina. Sapevamo che istruzioni sarebbero arrivate: "Se succede questo, tu fai così e così...". Erano delle eccezioni. In seguito, quando tutto era fatto, rimettevamo il programma precedente e toglievamo l'eccezione. Era come se non fosse successo niente.

    Presidente: Sto cercando di capire. Questo aveva la funzione di di fare sì che la transazione chiesta a Cedel non apparisse nelle registrazioni sistematiche di tutte le transazioni.

    RH: Esatto.

    Presidente: Essendo preavvisati della transazione, bisognava eseguire una operazione informatica in modo tale che non fosse più possibile rintracciare l'operazione effettuata.

    RH: Esatto.

    Presidente: Questo accadeva per piccole o grandi transazioni?

    RH: Per tutte! Noi, i programmatori ed io stesso, non ci facevamo caso. Lo avevamo fatto spesso all'inizio perché esistevano dei bachi e degli errori nei programmi. Non facevamo caso se erano 100 o 50 milioni di dollari! Ad un certo punto, si perde la nozione dei milioni di dollari. Per noi, 50 milioni erano come 50.000 dollari... Abbiamo passato transazioni enormi...

    Presidente: Parliamo della persona che Le passava un ordine. Questa dissimulazione di transazioni avveniva ogni due mesi o era una pratica quotidiana?

    RH: Forse non quotidiana, ma ogni due o tre giorni. In ogni caso, era frequente. Era il motivo per cui questa pratica non scandalizzava più nessuno, nel dipartimento informatico. Non ci facevamo nemmeno caso. Eliminavamo la transazione; la mettevamo in un altro conto titoli. Era una manipolazione, e ci accontentavamo di assicurarci che aveva funzionato. Punto e a capo!

    Presidente: Queste transazioni particolari, poiché cancellate dal sistema informatico, erano legate in modo particolare a certe banche o società? O lo facevano tutti?

    RH: Non era specifico di banche in particolare.

    Presidente: Era dunque un sistema molto aperto.

    RH: Era un sistema molto aperto. Per capire meglio, devo parlare anche dei conti non-pubblicati. E' un sistema che ha degenerato, ma all'inizio non era che un'eccezione del sistema bancario. I conti non pubblicati vennero inventati per la Banca Commerciale Italiana, che aveva un centinaio di banche, di filiali indipendenti. Essa non voleva un conto solo, ma che ognuno avesse il suo conto. La cosa era difficile, ma nessuna agenzia doveva sapere cosa faceva l'altra. Abbiamo messo in atto questo sistema dei conti non pubblicati per la Comit.

    Presidente: [Per quanto riguarda le transazioni cancellate,] chi riceveva l'ordine? Era al Suo livello?

    RH: Chi lo trasmetteva? Arrivava sempre dal servizio-operazioni o dal servizio-clienti, ma sempre da quelli che erano in contatto con i clienti. Noi ricevevamo dall'alto l'ordine di eseguire l'operazione. E non in forma scritta, ma per telefono!

    Presidente: Era lavoro quotidiano! Lei dice: "dall'alto"! Ma Lei era già in alto. Chi è quindi che era in alto?

    RH: E' un modo di dire, perché nella prassi l'informatica sta sempre in cantina. (Sorrisi) "Dall'alto" vuol dire da quelli che erano a contatto con i clienti, a qualunque livello.

    Presidente: A qualunque livello! Questo vuol dire che tutti i quadri che erano in relazione con i clienti potrebbero, oggi, se fossero sinceri nelle loro dichiarazioni, confermare quello che Lei dice?

    RH: Sì [...]

    Presidente: Riprendiamo quello che significa una cancellazione delle traccie e della tracciabilità che faceva, Lei, nel sistema informatico.

    RH: Ho confessato.

    Presidente: Potrebbe spiegarci esattamente come funziona? Prendiamo una transazione, per esempio di vendita di titoli. Questo vuol dire che in un certo momento questa operazione sparisce dal sistema.

    RH: Sparisce. Non c'è differenza nei saldi se si controllano i saldi. E' esattamente la stessa cifra.[...] Quando si controlla il saldo globale, è tutto a posto ed è solo quello che viene controllato.

    Presidente: Avete dunque l'impressione che questa pratica, di cui si può pensare che si tratti di dissimulazione - e quindi di riciclaggio, come avete detto Voi stesso, varie volte - non era riservata ad alcune banche vicine ad alcune mafie. E' dunque una pratica corrente dei clienti di Clearstream e dunque del mondo bancario internazionale!

    RH: Sì, del mondo bancario. Non ci ho fatto neanche molto caso. I conti cambiavano continuamente. Noi avevamo il numero del conto ma non sapevamo di chi si trattasse, perché quello non riguardava il nostro settore informatico. Per noi informatici era molto semplice: si trattava di una riga di programmazione.

    Presidente: Per esempio, le grandi banche francesi che abbiamo visto essere clienti di Clearstream - Société Générale, Paribas, Crédit Lyonnais - utilizzavano questo sistema come tutte le altre banche?

    RH: Non glielo posso dire altrimenti direi dei nomi (sorrisi).

    Presidente: Da quello che ci dite, appare molto plausibile. Se tutti i livelli della gerarchia erano coinvolti in questo funzionamento - da quello che ci avete detto - ci saranno quindi quelli che l'hanno concepito. All'inizio qualcuno dice: "Metteremo questo in opera...". Voi che siete entrato in Cedel abbastanza presto, dovreste sapere chi ha concepito questo sistema.

    RH: Diciamo che è un sistema che è degradato. All'inizio, creavamo e lanciavamo un nuovo sistema; avevamo parecchi "bachi". In quel periodo si trattava di creare Cedel e lavoravamo giorno e notte. Dovevamo effettuare molte manipolazioni per aggiornare le schede, perché tutto funzionasse. Durante gli anni, abbiamo creato tutta una serie di programmi e non li abbiamo mai distrutti. Ad un certo punto, il sistema perfezionato era lì! Anche se non era stato concepito per il riciclaggio. Ma ad un certo punto, il sistema ideale per farlo era lì. Non era stato pianificato, è successo per caso. Pianificato? No!

    Presidente: In una politica commerciale, in situazione di concorrenza -Euroclear o altri - forse era un argomento commerciale in più, per Cedel, per proporre i propri servizi ai suoi clienti?

    RH: Non so a quale livello questo servizio veniva proposto o doveva essere proposto. Ma era ad un livello molto alto. E' stata un'evoluzione nel tempo. Non posso fare che delle supposizioni poiché non ero nel settore commerciale, ma in quello esecutivo.

    Presidente: Lei ci sta dicendo, in fondo, che ci siete arrivati quasi per caso a mettere in opera questo sistema che in seguito è divenuto un sistema ordinario. Ma ad un certo punto avreste dovuto accorgervene? Vorrei proprio sapere a che punto vi siete accorto che quello che stavate facendo al sistema informatico poteva servire per il riciclaggio. L'avete capito subito?

    RH: No! Molto dopo.

    Presidente: In retrospettiva, anni dopo?

    RH: E' anche indicato nel libro: quando ho visto dei conti non pubblicati che non conoscevo. Questo mi ha incuriosito! Ad un certo punto, ero curioso di sapere quello che stava succedendo poiché c'erano dei conti che non conoscevo. Allora ho cominciato a curiosare tra i conti non pubblicati e quando mi sono interessato maggiormente alle transazioni, ho capito. Ma all'inizio, nel settore informatico, non avevamo nessuna idea sulla questione.

    Presidente: Che legame c'è tra i conti non pubblicati e le operazioni di cancellazione delle traccie delle transazioni, di cui ci avete parlato?

    RH: Sono complementari. Per fare del riciclaggio, si può usare il sistema normale, il sistema dei non pubblicati e quell'altro. Se ci si mette d'impegno, si può fare anche con il sistema normale. Bisogna solo conoscerlo molto bene, tutto qui. Nel Lussemburgo questo non è stato capito. Si credeva che fosse solo l'hard-coding che lo permetteva, il riciclaggio, e invece no! Il sistema in se, per come funziona, da la possibilità di fare tutto. Ho chiesto alla commissione bancaria se avevano fatto dell'audit informatico. Non esiste! Finché non c'è l'audit, tutto è possibile. La struttura informatica, che ha ormai trent'anni, è sempre lì.

    Presidente: Se si facesse un audit informatico serio, oggi - un po' il tipo di lavoro che vi era stato richiesto - si potrebbero ritrovare le traccie delle transazioni cancellate?

    RH: Sono categorico. Se si cerca, si può trovare tutto. Avevo cominciato a trovare, ma la procedura giudiziaria è stata subito chiusa. Non sono io che mi sono messo da parte. Da dieci anni non ci avevo più a che fare. Mi hanno chiesto: "Cercate una traccia dove si possa trovare...". E' così che ho cercato, ed in poco tempo sono andato parecchio avanti.

    Presidente: A parte Lei, pensate che altre persone avrebbero oggi la competenza necessaria?

    RH: Ma non la volontà!

    Presidente: L'ho capito bene.

    RH: Ci sono tutti dentro... (sorrisi)

    Presidente: Ma la competenza? Nel Lussemburgo, al di fuori della gente che lavora nella società di clearing, ci sarebbero persone - per esempio, presso la commissione bancaria - che ne sarebbero tecnicamente capaci?

    RH: Se lo vogliono sì. E' fattibile. Avrei dovuto capire subito che quello che mi stavano facendo fare non era una cosa seria. nel Lussemburgo, giuridicamente, un testimone non può anche essere un perito. Se la polizia giudiziaria ed il giudice istruttore non mi avessero fatto fare il testimone, mi avrebbero potuto assumere ufficialmente come perito, senza violare la legge. Da testimone, non potevo. Non mi hanno quindi lasciato fare con i microfilm quello che serviva. E questo perché ero testimone. Ero andato con loro a prendere tutto. A mio avviso, si è trattato di un alibi. Erano abbastanza preoccupati perché eravamo usciti con parecchio materiale. Allora avrei dovuto capire che non mi avrebbero lasciato fare. Solo dopo ci ho riflettuto. Se mi avessero lasciato vedere i microfilm... ma non me l'hanno permesso!

    Presidente: All'inizio del nostro incontro, avete citato dei documenti che sarebbero in Vostro possesso e che arguisco rappresentino una specie di assicurazione sulla vita. In che condizioni siete partito con questi documenti? Al di là dei microfilm, che vi hanno sequestrato, sareste in grado di fare del lavoro con i documenti che ora possedete?

    RH: E' quello che ho fatto. E gli ho fornito tre piste, su tre diverse banche.

    Presidente: Mi parlate di documenti che ERANO in vostro possesso?

    RH: Sì.

    Presidente: ... e non di documenti che vi hanno richiesto...

    RH: Quelli veri non li hanno avuti. Avevo dei documenti che mi erano stati dati, che riguardavano soprattutto banche russe. Quando ho cominciato a guardarci dentro, era davvero impressionante.

    Presidente: Si parla oggi di realtà europea; i nostri ministri si riuniscono per lavorare meglio assieme. Se esistesse una volontà giudiziaria reale, oggi, di approfondire questa questione, abbiamo, attraverso Lei, sia le competenze che le prove documentarie che permetterebbero di stabilire che c'è stato un sistema di dissimulazione delle traccie!

    RH: Che C'E' un sistema! Non ho detto che C'ERA. Non sono più lì da dieci anni, ma gli ho dato due o tre traccie di operazioni che si stanno svolgendo OGGI.

    Presidente: Oggi!

    RH: Gli ho fornito informazioni attuali.

    Presidente: A partire da quali fonti?

    RH: Ho ancora delle conoscenze in Cedel, e le ho utilizzate. D'altra parte, ho fatto l'errore della mia vita. Mi avevano promesso il segreto della persona che mi dava le informazioni. Sono andati a trovarla in vacanza. Ho perso di sicuro questa amicizia. Si trattava di casi concreti, molto concreti.

    Presidente: Le accuse del libro di Denis Robert sono inquietanti. La sua tesi è, in fondo, che questo sistema venne organizzato scientemente. In particolare, indica il Signor Lussi come il responsabile, l'istigatore di questo sistema che avrebbe potuto, d'altra parte, servire interessi importanti. Cosa pensate in rapporto a quest'analisi? Pensate che effettivamente sia stato possibile concepire, al livello di Lussi, di utilizzare Clearstream per fini delinquenziali per non dire criminali?

    RH: Devo stare attento a quello che dico (sorrisi). Si può pensare che io non sia amico di Lussi, ma non gliene voglio. E' una guerra giusta... Sono anche uno di quelli che sa un po' di cosa è capace e dove aveva le sue relazioni. Se si volesse veramente cercare, si troverebbe facilmente e velocemente. Se ci si interessasse un po' di più al personaggio Lussi, alle sue frequentazioni e relazioni. Ma per me, è veramente troppo...(sorrisi)

    Relatore: Che volete dire?

    RH: Scherzo un po', ma si va ad un livello dove io rischio troppo. All'inizio lo avevo detto a Denis Robert: "Siete cosciente di dove stiamo mettendo il naso?" "Sì", mi disse lui, "e sveleremo tutto". Gli ho risposto: "Se non è voluto, non riusciremo a svelare niente!" Insomma, è quello che è successo [dopo l'apertura dell'inchiesta giudiziaria]. A quali livelli scattano i blocchi? Per trovare, bisogna "divertirsi" con Lussi ed il suo entourage.

    Relatore: Che frequentazioni?

    RH: Non lo posso dire!

    Relatore: Ve ne prego.

    RH: Io li conosco, ed anche altri lo sanno: è molto spirituale.

    Relatore: Spirituale, dice?

    RH: Molto spirituale! E molto facile da trovare!

    Presidente: Siete depositario d'informazioni pesanti da portare da solo, cosa che si capisce considerando le pressioni a cui siete stato sottoposto. Come pensate che le cose possano andare avanti? Chi avrà il coraggio, all'infuori di Voi e forse di qualcun altro - penso a Backes - di continuare a spiegare le cose per come funzionano?

    RH: Nel Lussemburgo, ho completamente rotto per quanto riguarda Clearstream, e non ho alcuna informazione in proposito. Diciamo che con tutto quello che stanno facendo, e dopo l'uscita del libro, sono successe molte cose. Bisognerebbe che la commissione bancaria mettesse in atto dei controlli effettivi. Ma la Deutsche Boerse si sta "ingoiando" Clearstream, e la prenderà! E' messa bene per prenderla. Clearstream non sarà più Clearstream ma Deutsche Boerse, ovvero un'altra cosa. Conosco quelli che stanno arrivando, alcuni più o meno bene, ma li conosco. L'avversario che era prima Clearstream è quasi scomparso. Si tratta ora di tutta un'altra gestione che ha preso o prenderà piede. Di conseguenza è molto difficile attaccare poiché "il nemico" è cambiato. Non ci sono più gli stessi uomini ai loro posti.

    Presidente: Pensate - l'avete precisato ora ed è importante - che quelle pratiche potrebbero continuare ancora?

    RH: E' difficile immaginarlo nel Lussemburgo! Conoscendo l'ambiente degli uomini politici nel Lussemburgo, posso dire che verranno effettuati dei controlli. Ne sono quasi sicuro perché non hanno altra scelta. Uno di questi giorni, lo scandalo scoppierà. Spero che segua poi un adeguato audit informatico. Se non lo fanno, potete dimenticarvi tutto quello che vi ho detto finora!

    Presidente: Credete che Clearstream fosse la sola centrale ad adottare quelle pratiche? O pensate che i concorrenti ne abbiano di simili, dalle vostre informazioni? Immagino conosciate anche quelli che lavorano nella concorrenza.

    RH: Se un concorrente offre di tali servizi, vedo male che anche gli altri non lo facciano. Perderebbero mercato. E' una risposta!

    Presidente: Avete varie intuizioni, nevvero? Pensate che si tratti effettivamente di una pratica...

    RH: Non è stata adottata unicamente da Cedel-Clearstream.

    Presidente: Ad esempio, Euroclear poteva avere le stesse pratiche?

    RH: Non ne ho le prove. E' difficile immaginare che non sia così. Ma bisogna provarlo! E' questa la difficoltà in tutti questi sistemi! Le cifre sono talmente enormi: il numero delle transazioni, il volume di denaro in ballo. Si parla di trilioni di dollari. Non so nemmeno quanti zeri ci vogliono. Queste cifre sono inimmaginabili.

    Presidente: Sono soldi che girano, ma non è necessariamente del denaro di cui si fanno sparire le traccie?

    RH: No, ma andate a trovarlo in questo bailamme di transazioni. Ci potreste annegare quello che volete. Anche un miliardo di dollari passa inosservato! [...] In questo mare non si nota niente, sapendo che il tutto ha fatto tre o quattro volte il giro del mondo prima che ci svegliamo la mattina! [...]

    Presidente: Nel tragico contesto della settimana scorsa, creato dagli attentati [dell'11 settembre 2001], si vede bene che si pone comunque la questione di un controllo pubblico sulle transazioni finanziarie. La tracciabilità di queste transazioni permetterebbe di identificare delle reti, tra cui reti molto criminali come quella di Bin Laden. Pensate che sarebbe possibile instaurare un controllo pubblico su queste centrali di transazioni? In seguito questo permetterebbe, ad esempio ai giudici, di risalire le traccie delle transazioni?

    RH: Assolutamente e molto facilmente. I controlli da effettuare non sono molto complicati. [...] E' molto facile da avere, ma bisogna volerlo. A livello mondiale!

    Presidente: Quando eravate nelle vostre funzioni, siete mai stato preso ed interrogato dall'autorità giudiziaria?

    RH: Neanche una volta!

    Presidente: Non ci sono mai state delle richieste di indagini a Cedel quando eravate...

    RH: Vado ancora più avanti: ancora cinque o sei anni fa non veniva effettuato nessun controllo in Cedel. Non sapevano che cosa fosse! Non era una banca e non c'erano controlli! Davamo solo il bilancio.

    Presidente: I controlli che ci sono oggi sembrano parecchio insufficienti.

    RH: Si controlla il bilancio. Nel bilancio di una società, non si controllano le transazioni! Nel tempo, facevo io stesso un controllo di auditing. Era tanto per fare! Mi davano un foglio di una decina o una ventina di transazioni. [...] L'audit durava un quarto d'ora. Non si sono mai seguite le transazioni. Ho sempre degli standard [di audit] che sono adattati alle banche, ma nessuno specifico per il lavoro di Cedel o Clearstream.

    Presidente: Vorrei che Lei mi spiegasse, poiché non è semplice da capire, la Sua motivazione. Avete parlato, beninteso, del fatto che non si tratta di vendetta. Avete spiegato che non eravate per niente in una costruzione organizzata, con altri.

    RH: No.

    Presidente: Malgrado tutto, vi siete imbarcato in una storia della quale tenete il filo, visto che dite la stessa cosa dall'inizio. Qual'è il motivo che vi anima?

    RH: Avete usato la parola giusta, mi sono "imbarcato" in questa storia. Ero a Metz e stavo facendo shopping, fu allora che Denis Robert mi ha acchiappato. Abbiamo parlato in un bar e poi l'ho rivisto solo una volta, quella che si vede nel film. A casa, gli ho spiegato la cosa. Questa è stata la mia unica collaborazione per il libro! In seguito, il tutto ha preso una tale ampiezza che se ne è interessata la giustizia... In seguito si pretese che io non stessi dicendo la verità... [...] Sono stato "imbarcato" in questa storia. Avevo confuso le traccie, nessuno riusciva a trovarmi. Non avevo neanche il telefono a casa mia: era intestato a mia moglie. Avevo avuto parecchie noie per quello che Lussi mi aveva fatto negli anni. Ho dovuto ricominciare daccapo la mia esistenza.

    Presidente: Oggi avete in progetto di lasciare il Lussemburgo, entro la fine dell'anno. E' perché pensate - dato quello che avete fatto e detto negli ultimi mesi - che vi sarebbe difficile vivere nel Lussemburgo?

    RH: No, l'avevo pianificato già da tempo. Ma è vero che ho subito delle pressioni da parte di Lussi e di tutti. Ad un certo punto, la mia situazione finanziaria non era all'altezza. Ho superato i miei problemi ed ho costituito delle società, cosicché oggi sono autonomo. Non dipendo più da nessuno e me la cavo bene! Grazie alle nuove tecnologie, posso continuare a lavorare partendo dalla Francia, soprattutto nel mio campo d'attività. Il tempo in cui bisognava lavorare fissi in un posto, è finito.

    Presidente: Senza mancare di discrezione, che state facendo?

    RH: Sicuramente riderete! Da una parte, mi occupo di consulenze per gli investimenti; dall'altra, ho varie società nel Belgio e nel Lussemburgo, che si occupano di questioni ambientali. Infine, faccio quello che mi viene meglio: ristrutturazione e consulenza alle imprese. [...]


    Ed ora veniamo ad EUROCLEAR:

    Assemblea Nazionale (Francia), undicesima legislatura, Documento n. 2311
    Missione d'informazione comune sugli ostacoli al controllo ed alla repressione della delinquenza finanziaria ed al riciclaggio dei capitali in Europa

    Presidente: Vincent PEILLON
    Relatore: Arnaud MONTEBOURG

    Audizione di Pierre FRANCOTTE, Direttore generale di Euroclear Bank (estratto del verbale della seduta del 24 aprile 2001)

    (....)
    Pierre FRANCOTTE: (...) Nel gruppo Euroclear - Parigi e Bruxelles - trasferiamo valori attivi per 82.000 miliardi di euro all'anno. Presso Clearstream, si tratta di circa 30.000 euro all'anno, ossia relativamente meno. Due centrali di compensazione, in Inghilterra ed in Svizzera, si sono consociate in un accordo che rappresenta 63mila miliardi di euro. Un certo numero di altre istituzioni rappresentano cifre dello stesso ordine di grandezza. E' importante sottolineare che queste cifre impallidiscono di fronte ai trasferimenti quotidiani sul mercato Forex, per esempio, che è dieci volte più imponente. Si tratta più o meno dello stesso ordine di grandezza, ma un po' inferiore, forse del 20%, rispetto ai movimenti su TARGET che è il sistema di connessione tra le banche centrali europee che permette i movimenti di pagamento puro, senza contropartita in titoli, tra le banche centrali, sia a livello nazionale che transfrontaliero.
    (...)
    Che cosa è accaduto presso Euroclear? Poco a poco il principio di una lista di conti pubblicati si è sviluppato poiché i nostri clienti trovavano utile che le loro controparti abituali potessero rapidamente controllare o identificare, in un libro aggiornato regolarmente, i conti verso i quali essi potevano effettuare dei trasferimenti. Si tratta di una agevolazione operativa che si è realizzata con la pubblicazione di questa lista. In seguito, sono apparsi dei conti non pubblicati su richiesta scritta dei clienti. Senza tale richiesta, la regola prevede solo dei conti pubblicati. Abbiamo interrogato un certo numero di clienti e sono emerse due motivazioni principali. La prima, riguarda un certo numero d'istituzioni che amano conservare una confidenzialità sul fatto che esse intervengono, in particolare le banche centrali. Occorre sapere che Euroclear è probabilmente la centrale di compensazione privilegiata dalle banche centrali. Più di trenta banche centrali mondiali ci utilizzano per le loro attività, principalmente per l'investimento del loro portafoglio di riserve. Piuttosto che conservarle nella cassaforte, esse lo investono normalmente in titoli di stato di altri paesi. Ma è necessario che esse si rivolgano ad un intermediario e, spesso, si rivolgono a noi. Come regola generale, le banche centrali sono molto preoccupate di non dire presso chi lavorano poiché subirebbero una pressione politica per aprire dei conti presso tutti quanti. Io non posso affermare che tutte le banche centrali sarebbero a loro agio all'idea di aprire dei conti in tutte le società di compensazione esistenti. La seconda ragione attiene al fatto che le banche centrali utilizzano spesso questi conti per realizzare delle operazioni relative alla loro politica monetaria. Esse possono allora adottare delle precauzioni per evitare che le loro controparti possano capire la loro posizione di banche centrali in termine di banche di riserva per sostenere la moneta locale o, al contrario, acquistare delle riserve per il caso inverso. Esse si preoccupano di evitare che chicchessia, sapendo che si tratta di banche centrali, possa tentare di fare delle analisi potendo osservare le tendenze su varie settimane o vari mesi. Le banche centrali e anche un certo numero di altre istituzioni molto attive nel trading - alcune banche d'investimento molto guardinghe sulle loro tendenze in materia - preferiscono certamente evitare che le loro controparti possano indovinare quello che esse fanno.
    (....)
    Il Presidente: Quanti conti avete, pubblicati e non?

    Pierre FRANCOTTE: Abbiamo in tutto 1.864 clienti ed un totale di 6.880 conti di cui 4.376 sono non pubblicati, ossia i due terzi, e 2.504 sono pubblicati.

    Il Presidente: Questo vuol dire che tutti i conti non pubblicati sono legati ad un conto pubblicato e che si tratta di sottoconti?

    Pierre FRANCOTTE: Abbiamo circa 140 conti per dei clienti che non hanno nessun conto pubblicato. In gran parte si tratta di banche centrali. E' perché queste preferiscono che non si sappia assolutamente che esse utilizzano quei conti.

    Il Presidente: Ci sono dunque dei conti che non appaiono da nessuna parte. Sarebbero quei 140 conti che, secondo voi, appartengono alle banche centrali.

    Pierre FRANCOTTE: E' così! Non ci sono solo delle banche centrali, ma si tratta soprattutto di banche centrali, come anche di altri clienti che non vogliono risultare come utilizzatori del sistema Euroclear. Questo significa che generalmente la controparte non li vedrà nella sua lista. Ma questo non vuol dire che essi siano segreti per altre necessità.
    (...)
    Il Relatore: Avete parlato di una reazione delle vostre autorità di controllo in Belgio. Avete conoscenza di reazioni simili da parte dell'autorità di controllo lussemburghese verso Clearstream?

    Pierre FRANCOTTE: Non conosco se non quello che ho letto sui giornali e quindi non ho informazioni supplementari. Ho letto che il Ministro delle Finanze e la Banca Centrale del Lussemburgo avevano organizzato una riunione ad altissimo livello, nei giorni seguenti. C'era la notizia che la Banca Centrale del Lussemburgo vi avrebbe dato seguito. Non ne so niente di più. (...)
     
  10. 22 Giugno 2015
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    Clearstream e i Bonds italiani




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    Di Daniele Pace*



    Molto si è detto in questi anni delle banche lussemburghesi Clearstream e Euroclear fin dall'uscita del libro di Denis Robert “Soldi. Il libro nero della finanza internazionale[1].

    Le due banche hanno sede in Lussemburgo dove vige il più assoluto segreto bancario che sembra aver reso vana qualsiasi inchiesta e indagine da parte di autorità e giornalisti dopo la denuncia del free-lancer francese che per primo ha portato alla luce l'attività di queste camere di compensazione internazionali di proprietà di alcune banche con conti riservati e inaccessibili.

    Secondo la denuncia dell'ex giornalista di Liberation, qui verrebbero “trattati” ingenti capitali di multinazionali e banche nel più assoluto segreto, occultando in questo modo ingenti profitti derivanti da operazioni sospette, come ad esempio la creazione di credito dal nulla da parte del settore bancario commerciale.

    Secondo alcune fonti nei loro conti correnti le due camere di compensazioni custodiscono più di 10.000 miliardi di dollari, una cifra spaventosa che supera anche l'aggregato monetario M3 segnalato dalla BCE.




    Ma le due grandi banche e camere di compensazione trattano anche titoli di stato, come risulta evidente sia sul loro sito, che in quello di Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia italiano.

    Sbirciando infatti a caso, alla ricerca di documenti interessanti sui siti governativi e non, come spesso capita ai ricercatori indipendenti,mi sono imbattuto in due documenti legali del ministero riguardanti il mercato internazionale dei Titoli di Stato, in cui le due banche lussemburghesi sono indicate come passaggio quasi obbligato per la negoziazione delle Securities italiane nel mercato internazionale, visto che, pur citando eventuali nuove camere di compensazione,Clearstream e Euroclear sembrano avere una corsia preferenziale.




    Il primo documento, dal titolo Programme for the Issuance of Debt Instruments[2], descrive un programma pluriennale di emissione di Titoli di Stato da acquistarsi in valute estere del valore di 80 miliardi di dollari, con scadenze fino al 2045. I contribuenti italiani possono quindi mettersi comodi.

    Il documento, datato 19 dicembre 2014, oltre a menzionare i solitiDealer incaricati dell'acquisto sul mercato primario (le maggiori banche d'affari del mondo, quasi tutte straniere), menziona anche, e più volte, le camere di compensazione di Clearstream e Euroclearcome le banche nei cui conti correnti (temporanei) verranno depositati titoli e valute nella negoziazione.


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    A pagina 7 del documento sono infatti indicate alcune note, poi specificate nei termini del documento, in cui si riassume il loro ruolo:

    "Ogni Strumento Globale (definizione nel documento per Titolo di Stato), che non è destinato a essere rilasciato in forma di Nuova Strumento Globale (un "Classico Strumento Globale" o "CGN"), come specificato nelle Condizioni Definitive, sarà depositato alla o intorno alla data di emissione in questione presso un depositario o un depositario comune per Euroclear Bank SA / NV ("Euroclear") e / o Clearstream Banking, société anonyme ("Clearstream, Luxembourg") e / o per qualsiasi altro sistema di compensazione e ogni Strumento Globale che è destinato a essere rilasciato in una Nuova Strumento Globale (un "New Global Instrument" o "NGN"), come specificato nelle Condizioni Definitive, sarà depositato alla o intorno alla data in questione in un deposito in comune per Euroclear e / o Clearstream, Lussemburgo."



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    Così come nelle informazioni generali, a pagina 70, punto 2:


    “The Instruments have been accepted for clearance through Euroclear and Clearstream, Luxembourg”




    Nel secondo documento, del 2013, una registrazione per la proposta di vendita di 10 miliardi di titoli, appare anche laDTC[3] negli Stati Uniti, altra camera di compensazione, una società privata.




    Nel sito ufficiale di Clearstream invece troviamo un documento della Banca d'Italia[4], dove si indica la scelta della nostra banca centrale di affidare il servizio di clearing nell'acquisto dei Titoli di Stato alla stessa banca lussemburghese che nella pagina di accesso[5], vanta anche la Deutche Bundesbank fra i suoi clienti.


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    Resta da capire perché lo Stato italiano, utilizzi le due banche lussemburghesi, coperte dal più rigoroso segreto bancario e molto riservate, per la compensazione di Titoli di Stato che dovrebbero invece essere trattati nella più assoluta trasparenza con i cittadini e contribuenti, costretti a pagare tasse salatissime per ripagare il debito nazionale.






    *Daniele Pace, scrittore e ricercatore indipendente, autore de ”La Moneta dell'Utopia e il Complotto del Fruttivendolo”



    Note


    [1] Soldi. Il libro nero della finanza internazionale, Denis Robert(Soldi - Il libro nero della finanza internazionale)





    [2] Programme for the Issuance of Debt Instruments, Ministero dell'Economia(http://www.dt.tesoro.it/export/site..._base_semplificato_Medium_Term_Notes_2014.pdf)​










    [4] The Bank of Italy’s securities lending programme, Banca d'Italia (http://www.bancaditalia.it/media/comunicati/documenti/2015-01/cs-110515_en.pdf?language_id=1)​







    [5] Deutsche Bundesbank and Banca d’Italia lend securities via the Global Liquidity Hub, Clearstream Web Site (http://www.clearstream.com/clearstream-en/newsroom/deutsche-bundesbank-and-banca-d-italia-lend-securities-via-the-global-liquidity-hub/74352)




    Pubblicato da Nicoletta Forcheri a 16:30 [​IMG] [​IMG] ShareThis Link a questo post Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su TwitterCondividi su FacebookCondividi su Pinterest




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  14. 23 Giugno 2015
  15. mototopo

    mototopo New Member

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  17. mototopo

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    IMMIGRAZIONE E CESSIONE DI SOVRANITA': COM'E' CHE FUNZIONANO LE RIFORME DEL LAVORO SECONDO LA COMMISSIONE UE?



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    1. Allora: l'immigrazione di popoli di tutto il mondo converge in Italia - e proprio in Italia, chissà perchè- ed appare riversare - e chissà perchè- proprio ora e in simultanea, gli effetti delle sue guerre locali, carestie e crisi etniche di cui sappiamo che esistono, con raggelante frequenza, ma non sappiamo, anzi non "sanno", perchè si verifichino (...???). Ora, proprio ora, in forma di milioni di persone che, da tutte le aree conflittuali del mondo si riversano - chissà perchè- in Libia e devono arrivare in Italia.
    Sono stato reiterativo?
    Sì, perchè il mistero è davanti agli occhi di tutti eppure non se ne parla nemmeno: deve rimanere inesplicabile e sullo sfondo. In Italia.
    L'incongruenza è talmente grande e la spiegazione unica sarebbe che c'è la globalizzazione e dobbiamo pensare, noi in Italia, proprio noi, in termini "globali". Insomma, una spiegazione che non spiega un bel nulla, dato che, se non altro, le crisi africane o asiatiche sono emergenze che vanno avanti da anni; compresa quella siriana di cui sappiamo tante cose tranne quelle che sono sotto gli occhi di tutti, già rivelate e di cui non si parla più.


    2. Misteri intrecciati, di incongruenza nell'ignorare un'evidente stranezza dell'assalto alle coste italiane, e di una informazione che procede per resecazione degli antefatti e dei meccanismi causali del caos, stranezze che però portano a sostenere una strana cosa: bisogna cedere la sovranità.
    Anche se questo, a quanto pare evidente, dovrebbe riguardare solo l'Italia, che si trova ora con navi militari di altri paesi che riversano dentro i nostri confini questa ondata inarrestabile di migrazione, cosa che fa dubitare della permanenza della stessa sovranità territoriale - e scusate se è poco- , già offuscata dal fatto che le nostre navi militari vanno a prendere i migranti fuori dalle nostre acque territoriali per portarceli...dentro.
    Poi si vede che gli altri Stati UE non sono d'accordo nel gestire pro-quota questo flusso che si riversa in Italia, da tutto il mondo, attraverso la Libia (o le navi sono egiziane?), di coloro che fuggono dalle crisi, proprio ora e chissà perchè.


    3. Gli altri Stati non sono d'accordo, ma noi non cambiamo la nostra politica di prelievo fuori dalle acque territoriali e di apertura dei confini a ondate umane in quantità tali che non si sa nemmeno a quali condizioni (organizzative, di spesa pubblica relativa, di tempi e di permanenza anche solo strettamente funzionale all'identificazione e all'istruttoria) sarebbe realistico riuscire ad accertare lo status legittimo di "rifugiato", secondo le convenzioni internazionali; e sempre e solo in Italia e, chissà perchè, in Italia e proprio ora.


    A tutto questo si aggiunge: c'è la crisi della Grecia che si incancrenisce e minaccia sconquassi (o forse no: dipende dai punti di vista mutevoli...)? C'è la crisi economica e occupazionale, interminabile e irrisolvibile, dell'area euro, anche senza chiamare in causa la Grecia? La risposta è sempre quella: cedere la sovranità. Italiana.
    Riforme, Draghi: “Per Paesi Eurozona è momento di cedere sovranità all’Europa



    Il tabù è la cessione di sovranità

    Draghi: "E' ora di cedere sovranità sulla riforme. L'Italia allontana gli investimenti". E Renzi lo applaude

    Per l'unione bancaria, incompleta e forse inutilmente dannosa (in una crisi economica continentale da domanda che la rende, tale unione, un sistema di assicurazione del settore creditizio garantito dai...depositanti!)? Ci vuole la cessione di sovranità.

    4. Per l'immigrazione? Cessione di sovranità.

    Per fare cosa poi (secondo la viva coce del'€uropeismo, eroico e indomabile)?

    "Superare il Regolamento Dublino III, senza dubbio il tassello del sistema comune di asilo più criticato sia per la scarsa efficienza che per le conseguenze negative sulla vita dei richiedenti, documentate da numerose inchieste giornalistiche, mettendo in comune non solo la guardia dei confini ma anche l’accoglienza degli immigranti e il loro ricollocamento. Per il reinsediamento di quelli ancora fuori dall’Unione sarebbe bello costruire un sistema calibrato secondo la capacità di assorbimento del mercato del lavoro di ogni Stato Membro, fissando anche qui delle quote. Questi provvedimenti segnerebbero un ulteriore grande passo nel processo d’integrazione europea. Tutto ciò avrebbe un prezzo: la cessione di sovranità non solo per quanto riguarda l’asilo ma anche per l’acquisizione della cittadinanza. Ovviamente dovrebbero essere d’accordo tutti i 28, certamente il passaggio più difficile."

    5. Ora la cessione di sovranità è invocata anche per le riforme strutturali (un vero pallino di Draghi): quindi siccome queste riguardano essenzialmente il mercato del lavoro, è in questo, debitamente e strutturalmente riformato, che dovrebbero collocarsi ovviamente i migranti e proprio sulla base dei bisogni del mercato del lavoro! Ma oops!, cedendo la sovranità (o anche: nonostante la cessione di sovranità), il criterio dovrebbe essere, secondo gli stessi accesi eurofili, proprio quello dell'accoglimento in base NON ai bisogni di chi deve essere soccorso ma a quelli economico-sociali dei paesi riceventi. Da intendere: previa ricognizione della struttura del mercato del lavoro e, quindi, della stessa offerta (struttura industriale) del paese considerato, che verrebbe così ciclicamente sospinta all'accentuazione della sua attuale deriva...deindustrializzante, creata dall'euro e dal modello export-led che distrugge il mercato interno.

    6. Ma se questo è il criterio a cui si dovrebbe accedere superando la sovranità, perchè i singoli Stati non dovrebbero già ora essere in grado di valutare da soli tali bisogni del mercato del lavoro? Non vi pare molto strana questa contraddizione?

    Ciò che oggi è già chiaro ai governi dei vari Stati UE, che infatti sono (senza alcuna sorpresa, da parte loro, viste le politiche deflattive deliberatamente perseguite per decenni) perfettamente in grado di dire che i migranti non sono assorbibili dal rispettivo mercato del lavoro, ben stressato dall'alta disoccupazione strutturale, diverrebbe forse più chiaro e sostanzialmente diverso se affidato al giudizio della Commissione europea?

    E che farebbe questa se scoprisse quello che l'Eurostat sa già, cioè che la disoccupazione è stranamente molto più alta di quella strutturale attesa, visto che stanno miseramente fallendo tutte le teorie neo-classiche sulla austerità espansiva e, dunque, sempre e comunque questa immigrazione non sarebbe assorbibile dal complessivo mercato del lavoro €uropeo?

    Un mercato del lavoro che già in sè, visto come funziona la moneta unica, induce alla immigrazione di portoghesi, greci, spagnoli, e magari polacchi, rumeni, italiani, verso i paesi UEM in surplus, i quali invece, come fa la Germania, esigono di poter selezionare i profili professionali e i contigenti di forza lavoro estera secondo i propri bisogni effettivi e il loro, proprio loro, modello di sviluppo?

    7. Insomma che farebbe la Commissione europea, preso atto che questa è la situazione, determinata dalle riforme strutturali invocate da Draghi in termini di ulteriore accelerazione?

    Imporrebbe ai tedeschi e ai francesi di fare quello che ora non vogliono chiaramente fare (come dimostra l'attuale chiusura delle frontiere)? O piuttosto dovrebbe constatare che in Spagna, o in Italia, o in Portogallo, aggiungere migranti ai disoccupati non farebbe altro che incancrenire il problema della disoccupazione che la Commissione stessa non sa, anzi non vuole, risolvere, accanendosi sui parametri del fiscal compact, commisurati (soltanto) a salvare l'euro?

    E preso atto di questo non dovrebbe, la Commissione, neo-titolare di tutta questa (pseudo)sovranità, prendere le navi militari (di quali paesi e ponendo la spesa a carico di chi?) e difendere i confini "comuni" per preservare la situazione socio-economica dell'intera Unione?

    8. Davanti a una così grande e inspiegabile incongruenza - rilevabile dalle stesse dichiarazioni salvifiche di chi invoca "più €uropa" e l'accentramento della sovranità-, la Commissione, o l'istituzione da essa dipendente che dovrebbe provvedere a questa operazione centralizzata, potrebbe benissimo già ora dire, in termini geografici e quantitativi, cosa le parrebbe corretto e opportuno fare.

    Almeno chiarirebbe, subito e senza equivoci, in un bel "piano" da proporre ai tutti gli Stati membri: a) cosa significhi la solidarietà esterna - verso il resto del mondo "globalizzato"- dell'Unione europea, nobel per la pace; b) quale sia la solidarietà interna (alla UE) conforme ai trattati e su quali basi e precedenti volontà negoziali dei paesi aderenti (e decidenti la cessione di sovranità...) dovrebbe instaurarsi nelle varie aree europee.

    Sì perchè, anche se invoca l'accentramento di sovranità, l'UE non ci dice come e con quali fonti di finanziamento intenderebbe nutrire, dare un'abitazione, i servizi pubblici essenziali, persino un'attività lavorativa (naturalmente competitiva), sia ai migranti che ai disoccupati cittadini europei. Cioè dovrebbe risolvere quei problemi che questi brutti Stati, così gelosi della deprecabile sovranità (tutti tranne l'Italia di lotta e di governo...), si trovano ORA, comunque a DOVER risolvere.

    E dire che la Commissione dispone di tutti i dati per farlo: cioè per dirci cosa farebbe e mostrarci gli enormi vantaggi della cessione di sovranità. Subito, ora. Ma non lo fa. Chissà perchè...



    Pubblicato da Quarantotto a 19:56 16 commenti: [​IMG] Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su TwitterCondividi su FacebookCondividi su Pinterest









     
  18. 25 Giugno 2015
  19. mototopo

    mototopo New Member

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    LE CAUSE E GLI EFFETTI DELLA CRISI: LA CORTE COSTITUZIONALE LI SCAMBIA E SI ARRENDE AL PIU' €UROPA.


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    1. Sulla sentenza della Corte costituzionale che rimuove il blocco alla contrattazione nel pubblico impiego, - senza però ammettere una tutela ripristinatoria del diritto costituzionale violato, nei normali termini della restituzione retroagente al momento di prima applicazione della norma illegittima-, si stanno già versando fiumi di inchiostro.
    Persino un quotidiano on line piuttosto conservatore - e che prevalentemente dà voce a chi ritiene che i sindacati siano il male in Italia e che la deflazione salariale (cioè intaccare il deprecato "costo del lavoro") sia la invariabile panacea di ogni male italiano - si accorge che ormai l'art.81 Cost, quello che recepisce il fiscal compact, diviene un principio superiore a cui devono piegarsi tutti gli altri contenuti nella Costituzione.


    2. Il problema è che pare invece che non se ne sia accorta la Corte. Perchè, se se ne fosse accorta, dovremmo presumere che si renderebbe altrettanto conto del fatto che, in precedenza e anche molto di recente, essa stessa aveva affermato che (sentenza n.284 dell'ottobre 2014):
    "Non v’è dubbio, infatti, ed è stato confermato a più riprese da questa Corte, che i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e i diritti inalienabili della persona costituiscano un «limite all’ingresso […] delle norme internazionali generalmente riconosciute alle quali l’ordinamento giuridico italiano si conforma secondo l’art. 10, primo comma della Costituzione» (sentenze n. 48 del 1979 e n. 73 del 2001) ed operino quali “controlimiti” all’ingresso delle norme dell’Unione europea (ex plurimis: sentenze n. 183 del 1973, n.170 del 1984, n. 232 del 1989, n. 168 del 1991, n. 284 del 2007), oltre che come limiti all’ingresso delle norme di esecuzione dei Patti Lateranensi e del Concordato (sentenze n. 18 del 1982, n. 32, n. 31 e n. 30 del 1971). Essi rappresentano, in altri termini, gli elementi identificativi ed irrinunciabili dell’ordinamento costituzionale, per ciò stesso sottratti anche alla revisione costituzionale (artt. 138 e 139 Cost.: così nella sentenza n. 1146 del 1988)."


    3. Ora se ci sono delle (tradizionali) certezze sul novero dei diritti inalienabili della persona, in base alle norme costituzionali "fondamentalissime", queste certezze "dovrebbero" riguardare proprio la tutela del lavoro su cui si fonda la nostra sovranità repubblicana (art.1 Cost.) e il primo e prioritario diritto enunciato in Costituzione (art.4).
    Naturalmente la Corte non avrà potuto non svolgere il suo ragionamento sulla base degli artt.36 e 39 Cost., il primo sulla retribuzione equa e sufficiente a garantire al lavoratore ed alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa e il secondo sulla libertà e legittimità della tutela sindacale, che trova la sua prima espressione nella contrattazione collettiva che la norma censurata aveva posto in sospensione reiterata; gli artt.36 e 39, tuttavia, secondo elementari e consolidati principi di interpretazione letterale, logica e sistematica della stessa Costituzione, costituiscono la naturale proiezione (o attuazione) degli artt. 1 e 4 sopra citati, come illustrano in lungo e in largo i lavori dell'Assemblea Costituente.
    Le cronache ci dicono che la Corte avrebbe prescelto di enfatizzare l'art.39 più che l'art.36; in sostanza, non sarebbero state tanto poste in pericolo la equità e l'adeguatezza della retribuzione, ma la incomprimibilità della libertà e della tutela sindacale. Su questa strada, poi, si sarebbe affermata la "sanabilità" del blocco 2010-2013, in quanto misura temporanea giustificata dalla crisi economica (come se la crisi fosse mai risolvibile tagliando il reddito dei lavoratori che costituisce parte essenziale del PIL, che era finito in segno negativo...proprio a seguito del calo dei redditi e della disoccupazione dilagante che, a sua volta, è determinata dalla flessione della domanda...connessa al calo dei redditi. Ma è inutile: la Corte questi problemi, tradizionalmente, non pare in grado di afferrarli e prosegue a fare affermazioni opposte rispetto a questi elementari e notori principi economici).



    4. Qualcosa mi dice però che difficilmente, nel menzionare gli artt. 36 e 39, la Corte avrà parlato dei suddetti antecedenti logici, così ovviamente ritrovabili negli artt. 1 e 4: lo suppongo perchè, se l'avesse fatto, avrebbe dovuto ammettere di essersi incamminata su una via che porta alla negazione di quanto aveva affermato sui "controlimiti all'ingresso delle norme dell'Unione europea" - tanto più, addirittura, introdotti in Costituzione! - e avrebbe quindi dovuto porsi il problema della legittimità del vincolo esterno (per quanto costituzionalizzato, ma, nondimeno, pur sempre sindacabile, secondo consolidati enunciati della Corte, alla luce dei superiori principi della Carta, come abbiamo visto qui).


    Ma "porsi il problema" (del vincolo esterno portato fino a questo punto di evidenza, oltretutto dopo 30 anni di silenzio omissivo, o quantomeno di ritardo "culturale", sul punto), avrebbe costretto la Corte a uscire dal guado per arrivare ad una sponda dove albergasse il ripristino della più fondamentale legalità costituzionale (quella dei diritti inalienabili della persone e dei principi fondamentali che costituiscono i controlimiti al diritto europeo).
    E questo punto lo abbiamo già visto: dunque, senza grossi equivoci possibili, la Corte accetta di contraddirsi (probabilmente tacendo sulla appena segnalata contraddizione) e preferisce costruirsi una discrezionalità (apparente), sull'effetto retroattivo delle pronunce di illegittimità costituzionale, che in realtà è un piegarsi al fatto compiuto della prevalenza del vincolo esterno quale che esso sia.


    5. Ribadiamo dunque quanto osservato sulla questione "pensionistica", ma che vale a fortiori su quella delle retribuzioni dei lavoratori in servizio e sulla tutela sindacale ad essa connessa:


    "Una discrezionalità di questo tipo non riguarderebbe la, sempre possibile, incerta previsione sulla esatta interpretazione delle norme costituzionali nel caso concreto, cioè la naturale possibilità di scelta interpretativa in funzione delle vicende socio-economiche in evoluzione nel tempo, ma la fase successiva alla declaratoria di illegittimità costituzionale; quella conseguenziale "necessitata",- secondo l'art.136 Cost. e secondo il principio di rigidità dellaCostituzione (art.138) e persino di non revisionabilità della stessa (art.139)-, di reintegra del diritto affermato e dunque "tecnico-finanziaria a valle".

    Parliamo quindi delle conseguenze ripristinatorie che la Costituzione prevede come effetto necessario della tutela costituzionale già accordata (art.136 Cost.; ciò ovviamente concerne, spero sia chiaro, l'applicabilità delle norme dichiarate illegittime nei rapporti pendenti, certamente non esauriti, e controversi di fronte ai giudici "ordinari" che hanno rimesso la questione alla Corte). E' chiaro che la stessa Corte, di fronte al sistematico riproporsi di questa esigenza tecnico-finanziaria, si troverebbe nell'alternativa, molto pratica: i) o, (per evitare il protrarsi di questa prolungata incertezza sulla effettività dei principi costituzionali), di rinunciare progressivamente a interpretare le norme costituzionali in senso incompatibile con la radice €uropea di questa linea di politica economico-fiscale, accettando de facto la novazione del principio fondamentale unificante della Costituzione: il che significa una novazione da quello lavoristico e quello della conservazione "ad ogni costo" della moneta unica, così come ratificato nel fiscal compact-pareggio di bilancio. Con ciò, però, rinuncerebbe al ruolo che la stessa Costituzione le ha assegnato, divenendo un giudice del tutto soggetto alla superiorità incondizionata dell'intero diritto europeo; ii) ovvero, di prendere una posizione che ribadisca il filtro dell'art.11 e dell'art.139 Cost. - da lei stessa affermato in più pronunce- confermando il paradigma della Repubblica fondata sul lavoro (artt. 1, 3 e 4 della Costituzione); ma questo solo affrontando il "cuore del problema":
    "...cioè il legame tra:
    - livello del bilancio fiscale, ridotto col "consolidamento" (quantomeno nelle intenzioni dichiarate, poichè i risultati, a causa dello strutturarsi di un elevato livello di disoccupazione, sono in pratica opposti o incongruenti, come prova l'aumento del rapporto debito su PIL e il costante mancato verificarsi della riduzione del deficit annuale programmato nelle stesse manovre finanziarie);
    - vincolo a monte del consolidamento, cioè il pareggio di bilancio (in tutte le sue forme, comunque riduttive dell'indebitamento annuo);
    - e disoccupazione-livello delle retribuzioni (e quindi anche del successivo trattamento pensionistico);
    ...
    "dovendo" chiarire, a se stessa e alla comunità sociale intera, coinvolta nella tutela costituzionale, il perchè si sia adottato il paradigma del pareggio di bilancio, e comunque (da decenni, in un crescendo, niente affatto casuale ed estraneo al meccanismo prevedibile della moneta unica) della riduzione/compressione del deficit pubblico; cioè una politica fiscale che non promuove certo la crescita, l'occupazione e la tutela reale del reddito da lavoro".




    6. Dunque la Corte accetta la "novazione" del principio fondamentale unificante del modello socio-economico costituzionale. Inutile affaccendarsi eccessivamente: se la tutela reintegrativa non vale (più) per il diritto al lavoro - e ciò preannuncia anche il modo di futura evetuale lettura della Corte sul jobs act, qualora le fosse sottoposto-, ancor più non vale, implicitamente ma necessariamente, per ogni altro diritto di "minor forza" nell'ordito costituzionale.
    Ma è questa una buona scelta nell'interesse della Nazione?


    Certamente no.
    Come abbiamo anticipato in precedenza: aderire alla superiorità rimodellatrice del pareggio di bilancio (o anche solo semplicemente della copertura in pareggio di bilancio di ogni spesa pubblica prevista dalle norme costituzionali), non è qualcosa che può giustificarsi come terapia ad uno stato di crisi e, quindi, come il rimedio ad una (molto presunta...contra facta concludentia) situazione transitoria, creata da strane congiunture astrali o metereologiche (come si credeva, rispetto alle crisi economiche cicliche, prima di quella del 1929 e dell'avvento dei modelli keynesiani basati sulla domanda aggregata); la crisi economica italiana, infatti, non è una casualità esogena alle politiche fiscali ed economiche imposte dall'adesione all'euro, da cui proprio il pareggio di bilancio ci tirerebbe fuori.
    E' notoriamente vero il contrario.

    7. La Corte si è fatta evidentemente inibire dalle polemiche scaturite sul "costo" per le finanze pubbliche della sentenza sull'adeguamento pensionistico. In sede di giudizio si sono tirate fuori stime di un onere, a titolo di restituzione del non corrisposto ai pubblici impiegati a seguito del blocco, di 35 miliardi. A me pare che questa stima sia poco più di una "facezia".
    Basti dire che i giornaloni avevano diffuso che la perdita di soldi per gli stessi dipendenti ammontava a 5000 euro in media (da ritenere lordi, cioè anteriormente alla tassazione), a partire dal blocco iniziale, posto da Tremonti nel 2010 (e prorogato dal governo Letta nel 2013, alla scadenza del primo): cosa che, a essere pessimisti, avrebbe condotto a restituzioni, per tutto il periodo interessato, pari a circa 15-16 miliardi.


    Il paradosso è che l'effetto di restituzione costituisce, per definizione, una spesa una tantum e quindi non "sfascerebbe" i conti dello Stato in modo definitivo anche in assenza di copertura: ed anche in sede europea, il carattere una tantum, se così spesso mal considerato sul lato delle entrate, cioè della politica "austera" e dei saldi conseguenti, non si capisce perchè (ma stiamo ironizzando), non dovrebbe altrettanto non essere considerato preoccupante sul lato delle uscite, appunto, non strutturali e, quindi, non rilevanti ai fini di un'eventuale procedura di infrazione al limite del deficit (come insegnano Francia, Spagna e, in realtà, ogni altro paese dell'eurozona che non sia l'Italia; almeno tra quelli con una posizione netta sull'estero negativa e con un rapporto debito/PIL in crescita; rammentiamo che Spagna e Francia, e non solo, hanno visto aggravarsi questo rapporto, in termini di variazione dall'inizio della crisi, in misura molto più ampia che l'Italia).
    Nel corrispondere queste somme, infatti, il nostro deficit nominalmente si sarebbe aggravato, grosso modo, di 1 punto di PIL.
    Secondo le stime attuali (che però, come tutti gli attestati "ufficiali" sulla contabilità pubblica, a cominciare dal DEF, vanno presi con beneficio di inventario), questa spesa una tantum, porterebbe (o avrebbe portato, più esattamente) il nostro deficit a 3,6 punti di PIL: sempre abbondantemente meglio di quanto registrato, nel 2014, - per tacere degli anni precedenti- da Spagna e Francia.
    Ma, in realtà, questo punto di PIL di spesa pubblica aggiuntiva a favore del lavoro, avrebbe un moltiplicatore fiscale di circa 1,7-1,8. Ergo, aumenterebbe il PIL in tale misura. Poichè, com'è noto, la pressione fiscale "effettiva" (cioè quella sui redditi che, come quelli dei lavoratori dipendenti, costituiscono piena e inelusa base imponibile), secondo la Corte dei conti, sarebbe pari al 53% (almeno nel 2013), da ciò consegue che le entrate sarebbero ragionevolmente accresciute di circa 0,9 punti di PIL (e facciamo un calcolo approssimativo per difetto, potendo, per talune voci autorevoli, considerarsi un moltiplicatore di breve periodo persino superiore).



    8. Ne consegue che il PIL sarebbe aumentato, nell'anno successivo alla restituzione integrale, di circa 1,8 punti e, a seguito del gettito fiscale aggiuntivo da ciò derivante, il deficit non sarebbe stato di 3,6 (cioè integralmente aggravato da tutto l'onere della restituzione), ma, all'incirca, "peggiorato"di...o,1 (zero virgola uno) punti di PIL.
    In compenso, per effetto di una crescita aggiuntiva di 1,8 punti di PIL, il rapporto debito/PIL sarebbe matematicamente migliorato: il numeratore, infatti, avrebbe subito un aggravio (in variazione rispetto alla precedente situazione) di 0,1, ma il denominatore sarebbe aumentato 18 volte tanto (sempre in variazione, positiva, rispetto alla situazione in precedenza prevista).
    Ma questo non può che condurci a concludere che la Corte non riesce, culturalmente, a comprendere i meccanismi causali della crisi (e forse non vuole, presa com'è dalla inmpressionante tenaglia dell'offensiva propagandistica filo-europea di governo e media, che compiono la consueta narrazione "siamo in crisi perchè non abbiamo fatto le riforme")...E continua a credere che il "più €uropa" e i "conti in ordine" siano la soluzione invece della causa della stessa.




    Pubblicato da Quarantotto a 10:51 [​IMG] Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su TwitterCondividi su FacebookCondividi su Pinterest






     

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