L’argento entra nel 2026 dopo un boom spettacolare vissuto nel 2025, anno nel corso del quale ha infranto ogni record storico per salire fino a un massimo di quasi 82 dollari l’oncia nelle ultime sedute. Le quotazioni internazionali sono schizzate del 147% da 29 dollari scarsi fino ai 71,59 dollari della chiusura del 30 dicembre. Ha fatto di gran lunga meglio dell’oro, tant’è che il rapporto tra i due metalli è crollato da 90,50 a 60: servono 60 once/grammi di argento oggi per acquistare un’oncia o un grammo di oro. Un livello, che storicamente lancia un segnale di vendita per il metallo grigio.
Argento nel 2026 proseguirà la corsa?
Addirittura, a dicembre è accaduto qualcosa di rarissimo: il prezzo dell’argento ha superato (e ampiamente) quello del petrolio. Sarà anche un evento simbolico, ma che ci dice qualcosa di più circa lo spostamento dell’attenzione da una materia prima all’altra. Adesso, la domanda che un po’ tutti gli analisti e gli investitori si stanno facendo in queste prime ore del 2026 è se l’argento proseguirà la sua corsa o se, al contrario, ha già raggiunto il picco.
Dobbiamo dire che, rispetto all’oro, questo metallo si caratterizza per un’offerta più scarsa e per una maggiore volatilità. Chi lo acquista, nella metà dei casi lo fa per impiegarlo nei processi produttivi. Per questa ragione l’andamento del suo prezzo è considerato un segnale circa lo stato di salute dell’economia mondiale. Al contrario, il prezzo dell’oro riflette l’avversione al rischio del mercato. Sebbene queste caratteristiche salienti rimangano, i flussi verso gli ETF stanno rimarcando una crescente importanza della domanda speculativa anche per l’argento.
Energie rinnovabili e IA dietro al boom
Si è parlato nelle ultime settimane di “bolla dell’argento” per segnalare un fenomeno più generale del mercato in questa fase. Si registra la tendenza alla crescita dei prezzi un po’ per tutti gli asset finanziari diversi dalle obbligazioni. Alla base c’è il timore per l’inflazione futura presso le economie avanzate, la crescita del debito mondiale e le tensioni geopolitiche. Se questo è senz’altro vero, resta il fatto che la domanda di argento anche in questo 2026 sarà trainata in gran parte dalla domanda industriale. Per cosa? Produzione di apparecchiature elettroniche, medicali ed energie rinnovabili.
L’argento è impiegato tra le altre cose per produrre le batterie delle auto elettriche, le cui vendite in questi anni stanno salendo a ritmi esponenziali. Agli inizi del 2025 si pensava che il ritorno al governo degli Stati Uniti di Donald Trump con un programma favorevole alle estrazioni di idrocarburi più che alle energie rinnovabili avrebbe rallentato o interrotto il trend. Ad oggi, non è accaduto. Anzi, oro e argento stanno trovando vigore proprio nella politica dell’amministrazione americana di sostegno all’Intelligenza Artificiale. Centinaia di miliardi di dollari stanno venendo investiti dai colossi della Silicon Valley per primeggiare in un comparto ritenuto cruciale per il futuro dell’economia mondiale.
Correlazione con l’oro
IA significa chip, che a loro volta significano componenti in oro e argento. Si avverte persino il rischio che di questo passo ci sarà bisogno di una quantità di metalli e di energia superiore alle disponibilità. Da questo punto di vista i preziosi sono diventati il termometro della corsa alla nuova fase dello sviluppo post-industriale. C’è, infine, la sensazione che l’argento salga per il semplice fatto che stia salendo l’oro. Essendo quest’ultimo divenuto assai più caro rispetto a solo qualche anno fa (+140% in 5 anni), la stessa domanda legata all’avversione al rischio si starebbe spostando verso il metallo grigio.
Volatilità per l’argento nel 2026
In conclusione, cosa dobbiamo aspettarci per l’argento in questo 2026? La parola chiave sembrerebbe “volatilità”. La corsa c’è stata e l’upside resta elevato. D’altra parte, l’offerta non aumenterà in misura considerevole nei prossimi trimestri e la domanda sarà legata al boom di IA ed energie rinnovabili. Entrambe appaiono incerte. Attorno alla prima, in particolare, potrebbe essersi creata una bolla e le seconde potrebbero accusare una battuta d’arresto con il mitigamento delle quotazioni di petrolio e gas; ciò varrebbe, a maggior ragione, nel caso di allentamento delle tensioni internazionali.
giuseppe.timpone@investireoggi.it