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Oggi: 06 Gen, 2026

Nasce ufficialmente la tassa sui pacchi: 2 euro su ogni spedizione extra Ue

Dal 2026 una nuova tassa sui pacchi cambia le regole degli acquisti extra Ue, aggiungendo un costo fisso alle spedizioni di basso valore
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tassa pacchi
Foto © Investireoggi

La manovra finanziaria per il 2026 introduce una novità destinata a incidere sulle abitudini di acquisto online degli italiani: un nuovo contributo legato alle spedizioni di piccolo importo che arrivano da Paesi esterni all’Unione europea. Si tratta di una misura che, pur presentata come tecnica e amministrativa, ha effetti concreti sui consumatori e sul commercio digitale internazionale. È in questo contesto che prende forma quella che viene ormai definita la tassa sui pacchi.

Come funziona la nuova tassa sui pacchi

La disposizione riguarda esclusivamente le spedizioni di merci provenienti da Stati che non fanno parte dell’Unione europea e che hanno un valore dichiarato non superiore a 150 euro.

La soglia da cui scatta la nuova tassa sui pacchi è, quindi, piuttosto bassa e include una vasta gamma di acquisti effettuati online, soprattutto quelli tipici delle piattaforme di e-commerce extra Ue, spesso utilizzate per prodotti a basso costo.

Il nuovo contributo ammonta a 2 euro per ogni singola spedizione. Non si tratta di un’imposta calcolata in percentuale sul prezzo del bene, ma di un importo fisso che scatta automaticamente al momento dell’importazione definitiva della merce. La riscossione avverrà direttamente tramite gli Uffici delle dogane, che applicano la somma quando il pacco entra ufficialmente nel territorio europeo.

Uno degli aspetti centrali della norma è che il contributo non è collegato alla tipologia di prodotto acquistato. Non conta se all’interno del pacco ci siano capi di abbigliamento, accessori tecnologici o altri beni di consumo. Ciò che rileva è esclusivamente l’origine geografica della spedizione e il valore economico dichiarato. La tassa sui pacchi, quindi, non distingue in base alla natura della merce, ma si fonda sul luogo e sul momento dell’ingresso in Europa.

Perché è nata

Dal punto di vista ufficiale, la motivazione della misura è legata alla necessità di coprire i costi amministrativi sostenuti dalle dogane per gestire un numero sempre più elevato di spedizioni di modico valore. Negli ultimi anni, infatti, l’aumento degli acquisti online da Paesi extra Ue ha comportato un carico di lavoro crescente per gli uffici doganali, chiamati a controllare e registrare ogni singolo invio.

Tuttavia, ciò che viene presentato come un contributo tecnico si traduce, nella pratica, in una spesa aggiuntiva automatica per chi riceve il pacco. Al di là delle finalità dichiarate, l’effetto concreto è un aumento del costo finale dell’acquisto, anche quando il prezzo del bene è molto contenuto. In questo senso, la tassa sui pacchi rischia di incidere soprattutto sui consumi di basso valore, che rappresentano una fetta importante del commercio online internazionale.

Non è un caso che uno degli obiettivi espliciti della norma sia quello di scoraggiare gli acquisti economici provenienti da Paesi extra Ue, andando a colpire in particolare le grandi piattaforme di vendita online che basano il loro successo su prezzi molto competitivi. L’introduzione del contributo mira quindi anche a riequilibrare il mercato, rendendo meno conveniente l’importazione massiccia di prodotti a basso costo dall’estero.

Quando i pacchi arrivano alla Dogana

Per comprendere meglio il funzionamento della misura, è utile chiarire perché un pacco proveniente da fuori dall’Unione europea debba passare dalla dogana. Ogni volta che una merce entra nel territorio comunitario da un Paese terzo, il controllo doganale è obbligatorio, indipendentemente dal valore o dal contenuto del pacco. Questo passaggio serve a registrare ufficialmente l’ingresso della merce e a verificare alcuni dati fondamentali, come l’origine, il valore dichiarato e la conformità alle regole vigenti.

La procedura doganale, quindi, non è legata a sospetti o irregolarità, ma rappresenta un passaggio standard previsto dalla normativa europea. Con l’introduzione del nuovo contributo, questo momento diventa anche l’occasione per applicare la tassa sui pacchi, che si aggiunge agli eventuali altri oneri già previsti in caso di importazione.

In definitiva, la novità inserita nella legge di bilancio 2026 segna un ulteriore passo verso una regolamentazione più stringente degli acquisti online da Paesi extra Ue. Pur trattandosi di un importo contenuto, l’effetto cumulativo su milioni di spedizioni potrebbe essere significativo, sia per le casse pubbliche sia per il comportamento dei consumatori e delle piattaforme di e-commerce internazionali.

Riassumendo la nuova tassa sui pacchi

  • La legge di bilancio 2026 introduce la nuova tassa sui pacchi per spedizioni extra Ue.
  • Il contributo riguarda merci con valore dichiarato non superiore a 150 euro.
  • L’importo previsto è fisso: 2 euro per ogni singola spedizione importata.
  • La tassa sui pacchi è applicata dalle dogane al momento dell’importazione definitiva.
  • La misura mira a coprire costi amministrativi e frenare acquisti online a basso prezzo.
  • Ogni pacco extra Ue passa in dogana per controlli e registrazione dell’ingresso in Europa.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.