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Oggi: 01 Gen, 2026

Cosa faranno davvero gli italiani con i soldi nel 2026 (spoiler: non quello che dicono)

Gli italiani hanno tanti risparmi da parte e promettono di investirli in questo 2026, ma ecco come e perché faranno forse diversamente.
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stipendio e pensioni
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Tutti parlano di volere investire in questo 2026 iniziato da poche ore, ma i numeri dicono una storia ben diversa. I risparmi degli italiani sono alti. L’ultimo dato disponibile e relativo al mese di novembre parla di oltre 1.860 miliardi di euro depositati nelle banche. Questo dato ci svela due cose di noi come popolo: abbiamo paura del futuro e per questo teniamo da parte più di quanto forse servirebbe; siamo tanto chiacchieroni, poco inclini a dare seguito ai propositi riguardo gli investimenti. Ed è in parte anche colpa della scarsa educazione finanziaria, che spinge molte famiglie a neppure conoscere strumenti semplici e a bassissimo rischio come i titoli di stato o strumenti simili.

Risparmi italiani 2026, conto in banca pieno

Nell’anno che se n’è appena andato, la liquidità sui conti è stata remunerata in media per meno dell’1%. In un nostro articolo recente, abbiamo stimato i guadagni perduti a causa dei non investimenti in circa 50 miliardi di euro. E abbiamo ipotizzato di destinare ad un portafoglio prudente non più di un terzo del conto in banca medio. L’inflazione italiana è stata relativamente bassa nel 2025 e le attese indicano un ulteriore rallentamento per quest’anno. Un fatto senz’altro positivo per i consumatori, anche se arriva dopo il boom degli anni scorsi. E resta il fatto che, verosimilmente, sui risparmi degli italiani anche nel 2026 le banche offriranno tassi infimi.

Più consumi di servizi

Tutto questo implica che le famiglie continueranno a perdere capacità di acquisto sui frutti dei loro sacrifici. E se queste sono le possibili conseguenze sul lato dei risparmi, cosa può accadere ai consumi? Nelle intenzioni svelate da ricerche comportamentali è emerso che gli italiani stiano prediligendo sempre più “esperienze” ai beni materiali.

In pratica, turismo domestico o all’estero, ristorazione e attività culturali e sportive. Quelle che in gergo si definiscono “experience goods” e che danno vita alla cosiddetta “memory economy”. Una tendenza ormai strutturale presso le economie mature.

Forte desiderio di investire . in teoria!

Crescono anche gli investimenti a favore dell’efficientamento energetico. Il caro energia ha portato in auge negli ultimi anni la necessità di intervenire sulle case per renderle più sostenibili sul piano ambientali e meno costose per le bollette. Infine, il 60-70% degli italiani vorrebbe investire i loro risparmi nel 2026. Un dato più che doppio rispetto a quel 25% che lo ha già fatto e che si prevede che lo farà. Perché tra il dire e il fare ci stanno abitudini comportamentali difficili da cambiare. Siamo un popolo notoriamente propenso al risparmio, anche se negli ultimi tempi ne abbiamo la possibilità meno degli altri in Europa. Ma storicamente non siamo stati altrettanto capaci o volenterosi nell’investire sui mercati, fatta eccezione per l’immobiliare.

Asset class tutte apparentemente rischiose

Anche il relativo basso grado di indebitamento privato fornisce qualche idea in più su come siamo: non ci esponiamo ai rischi, evitando di fare il passo più lungo della gamba.

Per noi italiani indebitarci coincide quasi totalmente con il contrarre il mutuo per la prima casa. E’ socialmente accettato e considerato l’unico debito giustificabile a noi stessi. Il resto non serve. E dopo il 2025 diventa obiettivamente più complicato degli altri anni capire come muoversi tra le varie asset class: azioni, bond, fondi, materie prime, metalli preziosi, ecc.?

Le borse appaiono sopravvalutate, soprattutto quella americana. Piazza Affari ha corso tantissimo, tornando ai massimi da inizio millennio. I rendimenti obbligazionari a lunga scadenza sono risaliti, ma non si capisce come si muoveranno da qui in avanti. Attendere per strappare condizioni ancora migliori o rischiare di esporsi a titoli che si deprezzeranno? E cosa accadrà all’inflazione nei prossimi anni? Nel frattempo, oro e argento escono da un 2025 a dir poco impressionante. Entrambi hanno raggiunto nuovi record storici e per gli analisti il boom non è finito.

Previsioni difficili su borsa e metalli

Tutto è caro, tutto è diventato maledettamente rischioso. Col senno di poi siamo tutti bravi a trarre bilanci positivi da questo o quell’asset, ma a priori non sappiamo se nel 2026 scoppierà la bolla IA che travolgerà Wall Street e il resto delle borse mondiali; se i bond risentiranno più della concorrenza giapponese, dei rischi fiscali globali o dei venti di pace tra Russia e Ucraina. E se i “safe asset” si sgonfieranno o rimarranno un’ancora di salvezza per i mercati anche quest’anno. Anche l’apparente mutamento in atto delle abitudini di consumo in Italia può avere ripercussioni sui mercati. L’estate scorsa ha visto le spiagge semi-vuote, ma il turismo è cresciuto, segno che gli italiani si sono semplicemente spostati altrove. Gli affitti brevi stanno rivalutando gli immobili in aree turistiche prima in declino, mentre a farne le spese potrebbero essere i comparti tradizionali impostati sui beni fisici. I relativi titoli in borsa potranno risentirne nell’uno e nell’altro senso.

Risparmi italiani anche nel 2026 attratti dalle aste retail?

Se vogliamo fare i facili profeti, possiamo scommettere che il governo approfitterà anche nei prossimi mesi di questo 2026 della voglia di investire per attirare i risparmi degli italiani.

Una nuova emissione del BTp Valore avverrà con ogni probabilità entro aprile-maggio, se non prima. L’ultima risale all’ottobre scorso e ha confermato il forte appeal delle aste retail. Ma non contate sul fatto che ci trasformeremo per automatismo in un popolo di investitori da qui al breve e medio termine. Il cambio di atteggiamento richiederà anni e tanta educazione finanziaria che continua a latitare nelle scuole.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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