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Oggi: 02 Gen, 2026

I risparmi sotto il materasso in Argentina diventano un test per Milei

Il presidente Javier Milei deve affrontare un nuovo test con l'inizio dell'anno sui risparmi sotto il materasso in Argentina.
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Nuovo test per Milei dai risparmi in Argentina
Nuovo test per Milei dai risparmi in Argentina © Investireoggi

Il presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha dinnanzi a sé un’altra sfida: trattenere i risparmi depositati in dollari presso le banche. Sono saliti a quasi 36 miliardi, il livello più alto da inizio 2002. Prima che l’attuale capo dello stato iniziasse il mandato, si attestavano ad appena 14,4 miliardi. Risultano più che raddoppiati nell’arco di due anni appena e questo rappresenta un ennesimo segnale di fiducia verso il governo. Lo scorso anno, questi fece approvare dal Congresso un condono per agevolare l’emersione dell’economia sommersa. Circa 24,5 miliardi di dollari sono stati dichiarati dai cittadini, a patto che questo denaro fosse depositato in banca o presso un intermediario finanziario.

Milei punta sui risparmi in dollari in Argentina

Per le somme sopra 100.000 dollari, sanzioni e procedimenti giudiziari potevano essere evitati in assenza di prelievi dai conti fino all’1 gennaio del 2026. Dunque, da ieri i risparmiatori argentini hanno la possibilità di smobilizzare in tutto o in parte tali somme senza dovere più essere soggette a una qualche penalità. Ci sarà una corsa ai prelievi o la situazione resterà grosso modo tranquilla? Il primo a chiederselo è lo stesso Milei, reduce da una clamorosa vittoria alle elezioni per il rinnovo del Congresso di ottobre.

Il ministro dell’Economia, Luis Caputo, ha fatto da poco approvare una legge sulla cosiddetta “innocenza fiscale”. In base ad essa, viene elevato il limite minimo oltre il quale scatta l’incriminazione per evasione fiscale e altri reati di natura finanziaria. L’obiettivo resta sempre quello di far emergere i risparmi “sotto il materasso”, che in Argentina ammonterebbero a 204 miliardi di dollari per i calcoli della banca centrale. Com’è possibile che i cittadini tengano infruttifero così tanto denaro in valuta americana, quando possono investirlo o anche solo ricevere gli interessi portandolo in banca?

Paura dopo la conversione del 2001

Il loro timore è che si ripeta quanto accaduto agli inizi del millennio, quando i conti in dollari vennero convertiti in pesos.

La misura servì per evitare il fallimento delle banche e sostenere le riserve valutarie nel corso del più grande default della storia. Tuttavia, essa da allora alimenta la sfiducia tra i risparmiatori verso lo stato. Fintantoché il rischio di default sarà percepito come concreto, parte considerevole di tali risparmi rimarranno sotto il materasso, con ciò privando l’economia di risorse benefiche per la crescita e mantenendo le stesse banche sottodimensionate.

Occhi puntati sul cambio

La scadenza fissata per ieri coincide con l’entrata in vigore di un nuovo meccanismo per la fissazione del tasso di cambio contro il dollaro. E’ il tema dei temi di questi mesi a Buenos Aires. I pesos potranno oscillare all’interno di una banda più ampia rispetto a quella di 1.000/1.400 fissata nell’aprile scorso. Essa sarà mensilmente aggiornata in base al tasso d’inflazione congiunturale, così da impedire che il cambio continui a rafforzarsi in termini reali e possibilmente riportandolo ai suoi fondamentali.

Il rischio di una nuova svalutazione dopo le elezioni è stato allontanato, almeno in teoria. Questo sta sostenendo la fiducia dei risparmiatori, che non dovrebbero correre in banca per prelevare dollari. Resta da vedere l’impatto concreto di questo nuovo meccanismo per la determinazione dei tassi di cambio. Nell’ultimo mese, i pesos al mercato nero hanno perso il 5,5% contro il dollaro. Per il cambio ufficiale, invece, si sarebbero persino appena rivalutati.

Risparmi punto debole in Argentina e Milei cerca la svolta

Per Milei mantenere i livelli dei risparmi in dollari presso le banche o persino accrescerli nei prossimi mesi, sarebbe un passo importante per consolidare la credibilità internazionale dell’Argentina. Cambio e inflazione ne risentirebbero positivamente, mentre l’economia disporrebbe di risorse per sviluppare un mercato del credito adeguato a sostenere gli investimenti delle imprese e i consumi durevoli delle famiglie. Pensate che le prime sono indebitate per appena il 10% del Pil e le seconde per il 5%. Numeri infimi, per nulla specchio di un settore privato virtuoso, bensì di un sistema bancario incapace di prestare denaro, vuoi per carenza di depositi (appena un quinto del Pil), vuoi anche per la sfiducia nelle condizioni finanziarie dei clienti.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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