Web tax: il 17 maggio alla cassa per i servizi digitali prestati in Italia nel 2020

La web tax al 3% colpisce i ricavi da pubblicità digitale su siti e social network e l’accesso alle piattaforme digitali.

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digital tax: in arrivo i pagamenti della web tax italiana

Entro lunedì 17 maggio deve essere effettuato il 1° versamento della web tax per i servizi digitali prestati in Italia. L’imposta del 3% che colpisce i ricavi da pubblicità digitale su siti e social network, l’accesso alle piattaforme digitali, i corrispettivi percepiti dai gestori di tali piattaforme e anche la trasmissione di dati raccolti dagli utenti. Un ricavo è imponibile se l’utente del servizio digitale è localizzato nel territorio italiano. Per i servizi di pubblicità online, l’utente si considera localizzato nel territorio dello Stato se la pubblicità appare sul proprio dispositivo nel momento in cui è utilizzato nel territorio dello Stato. La localizzazione nel territorio italiano del dispositivo è determinata sulla base dell’indirizzo IP dello stesso.

Ecco in chiaro chi deve rispettare la scadenza del 17 maggio.

La web tax cos’è

La digital tax, la web tax italiana, è pari al 3% dei ricavi legati alla prestazione di determinati servizi digitali. Servizi prestati da esercenti attività d’impresa, anche non residenti, che nel corso dell’anno solare precedente realizzano ovunque nel mondo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo:

• ricavi globali pari ad almeno 750 milioni di euro,
• a condizione che abbiano conseguito almeno 5,5 milioni di euro di ricavi derivanti da determinati servizi digitali realizzati in Italia.

Per “ricavi imponibili” s’intendono: i corrispettivi percepiti, nel corso dell’anno solare, dai soggetti passivi dell’imposta per l’effettuazione dei servizi digitali ovunque realizzati, limitatamente alla percentuale rappresentativa della parte di tali servizi collegata al territorio dello Stato italiano.

La normativa di riferimento è contenuta nella Legge legge di bilancio 2019 (articolo 1, commi da 35 a 50, legge n. 145/2018) come successivamente modificata dal Bilancio 2020 (articolo 1, comma 678, Legge n°160/2019.) Con tale ultima legge la digital tax è diventata effettivamente operativa.

Le prime istruzioni applicative sono state fornite dall’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 15 gennaio 2021.

Con la circolare n°3/2021, l’Agenzia delle entrate ha fornito i primi chiarimenti in merito alla web tax.

I servizi digitali tassati dalla digital tax

Come dice il nome stesso, la digital tax è un’imposta sui servizi digitali.

Per “servizi digitali” si intendono:

  • veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;
  • messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi;
  • trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.

L’imposta applicata dalla digital tax riguarda anche i servizi resi ai consumatori/utenti finali.

I servizi digitali esclusi dalla digital tax

Non sono tassati con la web tax, i seguenti servizi digitali:

  • la fornitura diretta di beni e servizi, nell’ambito di un servizio di intermediazione digitale;
  • la fornitura di beni o servizi ordinati attraverso il sito web del fornitore di quei beni e servizi, quando il fornitore non svolge funzioni di intermediario;
  • la messa a disposizione di un’interfaccia digitale il cui scopo esclusivo o principale, in termini di ricavi realizzati, è quello della fornitura agli utenti dell’interfaccia, da parte del soggetto che gestisce l’interfaccia stessa, di contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento;
  • la messa a disposizione di un’interfaccia digitale utilizzata per gestire i sistemi dei regolamenti interbancari.

Digital tax: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

Con la già citata circolare n° 3/E del 2021, l’Agenzia delle entrate ha meglio chiarito l’ambito dei servizi colpiti dalla tassazione.

Nello specifico:

La tassazione, in pratica, riguarda la pubblicità digitale su siti e social network, l’accesso alle piattaforme digitali, i corrispettivi percepiti dai gestori di tali piattaforme, e anche la trasmissione di dati “presi” dagli utenti.

Un ricavo è imponibile se l’utente del servizio digitale è localizzato nel territorio nello Stato.

Per i servizi di pubblicità online, l’utente si considera localizzato nel territorio dello Stato se la pubblicità appare sul proprio dispositivo nel momento in cui è utilizzato nel territorio dello Stato. La localizzazione nel territorio italiano del dispositivo è determinata sulla base dell’indirizzo IP dello stesso.

Adempimenti: contabilità, dichiarazione e versamenti

I ricavi imponibili ovvero le informazioni per determinare correttamente l’imposta da versare devono essere rilevate grazie alla tenuta del c.d prospetto analitico e della nota esplicativa. La finalità della tenuta dei suddetti documenti è quella di individuare correttamente  la quota parte di detti ricavi realizzati in Italia a seconda del servizio digitale tassato.

Nello specifico, l’individuazione della base imponibile nonché la liquidazione dell’imposta annuale passa dalla corretta tenuta del:

  • prospetto analitico delle informazioni sui ricavi e sugli elementi quantitativi utilizzati per calcolare l’imposta (Prospetto analitico);
  • nota esplicativa delle informazioni sui ricavi e sugli elementi quantitativi utilizzati per calcolare l’imposta (Nota esplicativa).

Il Prospetto analitico, redatto secondo le indicazioni di cui all’Allegato 1 al Provvedimento sopra citato: costituisce un registro in cui riportare su base mensile le informazioni rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile, nonché la liquidazione dell’imposta annuale.

Nella già citata circolare n° 3/E 2021, è specificato che:

  • il Prospetto deve essere intestato al soggetto passivo tenuto all’obbligo di dichiarazione e versamento e, qualora ricorra il caso, deve riportare i dati identificativi del rappresentante fiscale o della società designata e
  •  deve riportare su base mensile i ricavi ovunque realizzati distinti per tipologia di servizio imponibile ed i relativi dati necessari per il calcolo dei ricavi imponibili relativi ai servizi prestati in Italia secondo i criteri di cui al punto 3 del Provvedimento del 15 gennaio scorso.

Obblighi dichiarativi e di versamento della web tax

Oltre agli obblighi contabili appena esaminati, i soggetti colpiti dalla web tax devono appunto effettuare il versamento e la dichiarazione entro precisi termini.

Sanzioni specifiche sono previste in caso di dichiarazione tardiva od omessa.

Nella dichiarazione 2021, da inviare telematicamente, sono indicati i i ricavi percepiti nell’anno solare 2020. Il modello di dichiarazione può essere presentato direttamente se si è abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia ( Entratel o Fisconline) oppure tramite gli intermediari. Con la stessa dichiarazione è possibile chiedere il rimborso dell’imposta versata in eccesso o di riportare il credito all’anno successivo. La dichiarazione deve essere presentata entro il prossimo 30 giugno. Tale termine è stato fissato a regime, con un intervento di modifica, dal D.L. 41/2021, decreto Sostegni. Rispetto al precedente termine del 31 marzo e del 30 aprile (D.L. 3/2021).

Web tax 2021: versamenti al 17 maggio

Il decreto Sostegni ha fissato anche il termine per effettuare il versamento della web tax. A tal proposito, i versamenti devono essere effettuati entro il 16 maggio di ciascun anno; in riferimento all’anno solare precedente. Dunque, il 16 maggio dell’anno n+1 si versa la web tax dell’anno solare N. La scadenza è a regime.

Per quest’anno, web tax 2021,  il termine per il primo versamento è il prossimo 17 maggio (il 16 cade di domenica).  Originariamente, i termini per il versamento dell’imposta erano stati fissati al 16 febbraio (normativa originaria) e poi erano statti spostati al 16 marzo dal D.L. 3/2021.

Il versamento di quest’anno riguarda i servizi digitali prestati nel 2020.

La compilazione dell’F24

I versamenti devono essere effettuati utilizzano i codici tributi approvati dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n° 14 del 1° marzo 2021.

I tre codici tributi da utilizzare sono:

  • 2700” denominato “Imposta sui servizi digitali – articolo 1, commi da 35 a 50, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e s.m”;
  • “2701” denominato “Imposta sui servizi digitali – articolo 1, commi da 35 a 50, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e s.m. – interessi”
  • “2702” denominato “Imposta sui servizi digitali – articolo 1, commi da 35 a 50, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e s.m. – sanzione”.

I codici tributo vanno indicati nella sezione “Erario” del modello F24, in corrispondenza e delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando nel campo “anno di riferimento” l’anno d’imposta cui si riferisce il versamento, nel formato “AAAA”.
Se il pagamento è effettuato dal rappresentante fiscale del soggetto passivo o dalla società designata dal gruppo, nella sezione “contribuente” del modello F24 dovranno essere indicati: nel campo “codice fiscale”, il codice fiscale del soggetto passivo; nel campo “codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare”, il codice fiscale del rappresentante fiscale o della società designata che effettua il pagamento, titolare del conto di addebito nel campo “codice identificativo”, il codice “72”.

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