Web Tax, Facebook: evasione fiscale per 9 miliardi, il fisco USA batte cassa

La decisione del fisco USA è attesa in tutto il mondo per capire come applicare la web tax ai colossi internet che scelgono Paesi a fiscalità privilegiata eludendo le tasse in patria.

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La decisione del fisco USA è attesa in tutto il mondo per capire come applicare la web tax ai colossi internet che scelgono Paesi a fiscalità privilegiata eludendo le tasse in patria.

Si parla sempre più di Web Tax. Mentre L’Europa arranca sull’applicazione coordinata della tassa sui ricavi delle società digitali, quali Facebook, Amazon, Google, Twitter, Instagram, ecc., gli Stati Uniti fanno sul serio e passano all’attacco di chi realizza ricavi in patria ma paga le tasse in Paesi a fiscalità privilegiata.

Come noto, la pratica è molto diffusa fra le grandi multinazionali internet che fatturano via web in ogni angolo del pianeta e scelgono di versare le imposte laddove risulta più conveniente. Cosa che ha permesso ai colossi del web di realizzare utili da capogiro negli ultimi anni a discapito della collettività e dell’erario.

Facebook e Fisco Usa, una battaglia da 9 miliardi Usd

Così sta facendo scalpore la notizia di Facebook finita nelle grinfie del fisco statunitense per presunta evasione fiscale. Il colosso dei social media e l’Internal Revenue Service (Irs), si scontreranno in un’udienza della Us Tax Court in una causa che potrebbe costare al colosso dei social media oltre 9 miliardi di dollari e plasmare la capacità del governo di prendere provvedimenti contro i tentativi delle aziende di spostare i profitti verso Paesi con regimi di tassazione inferiori. Il processo, che dovrebbe iniziare la prossima settimana, riguarda una controversia lunga 9 anni sulla gestione delle operazioni internazionali da parte di Facebook. L’Irs ritiene che i proventi dell’azienda dovrebbero essere sottoposti a tasse più elevate negli Stati Uniti, piuttosto che nella controllata irlandese.

Irlanda Paese a fiscalità privilegiata delle web company

La pratica di Facebook di indirizzare i profitti all’estero in nazioni con un sistema di tassazione inferiore è comune tra le multinazionali statunitensi, che sono state criticate perché non pagano sufficienti imposte. Il caso che coinvolge Facebook potrebbe fissare un quadro di riferimento per le altre aziende coinvolte nello stesso tipo di controversia. Nella nota pre-processuale, il governo ha citato il commento del Chief Operating Officer Sheryl Sandberg, secondo cui l’Irlanda rappresenterebbe il quartier generale internazionale “per questioni fiscali”. “Entrambe le parti hanno avanzato argomentazioni di rilievo, rendendolo un caso interessante“, ha commentato William Byrnes, professore di Diritto alla Texas A&M University, che si attende che il tribunale imponga delle tasse ulteriori a Facebook, ma comunque inferiori rispetto a quelle attese dall’Irs. Byrnes ha poi aggiunto che “ciò che accadrà a Facebook, aprirà la strada a ciò che accadrà agli altri“.

La decisione del Fisco USA aprirà la strada per regolamentare la web tax

L’Irs sostiene che le varie componenti del business globale di Facebook debbano essere valutate congiuntamente e considerate come un pacchetto con un valore potenzialmente più elevato rispetto a quello della somma delle varie unità. Con la prima revisione contabile di Facebook, l’Irs aveva calcolato un valore patrimoniale di 14 miliardi di dollari, circa il doppio della somma stimata dall’azienda. Tuttavia, lo scorso anno l’Irs ha alzato la stima a 21 miliardi di dollari. Ciò si traduce in un’imposta da 9 miliardi di dollari, oltre a interessi e sanzioni, circa l’equivalente delle tasse complessive sostenute da Facebook tra il 2018 e il 2019. La controversia sulla web tax ha generato tre cause legali indipendenti, oltre a quella della U.S. Tax Court, che potrebbe costare a Facebook altri 680 milioni di dollari più interessi e sanzioni. Facebook ha poi criticato la richiesta aggiuntiva dell’Irs di documenti, deposizioni dei dipendenti e il recente cambiamento delle stime relative alle tasse. Le controparti non riescono ad accordarsi su questioni di base e l’Irs ha minacciato di interpellare Sandberg e il Ceo Mark Zuckerberg in qualità di testimoni, qualora la società e il governo non riescano a venire a patti.

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