Web Tax, con il Coronavirus ritorna ad essere al centro del dibattito. Ecco perché potrebbe salvarci tutti dalla crisi

Si ritorna a parlare di web tax, e questa volta il monito arriva direttamente dall’OCSE. Essa sarà necessaria per sconfiggere l’imminente crisi economica dovuta all’emergenza Coronavirus.

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digital tax: in arrivo i pagamenti della web tax italiana

Ritorna il dibattito infinito sulla Web Tax, la tassa sui fatturati dei giganti del Web, ritenuta necessaria per sconfiggere l’imminente crisi economica legata all’emergenza Coronavirus.

La questione, questa volta, è stata sollevata direttamente dell’OCSE attraverso un report: “Tax and Fiscal Policy in Response to the Coronavirus Crisis: Strengthening Confidence and Resilience”, pubblicato in questi giorni e presentato durante la riunione dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G20.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico “La concentrazione del lavoro sulle aziende con alti livelli di redditività dovrebbe facilitare la raccolta di entrate senza incidere negativamente sulla ripresa delle aziende che hanno sofferto pesantemente a causa della crisi”.

Ma in cosa consiste questa web tax?

 

Web tax, di cosa si tratta?

In parole semplici, la web tax è un’imposta che grava direttamente sui fatturati (e non sugli utili) prodotti dai giganti del web all’interno di un singolo Stato. In questo modo, esse saranno costrette a pagare un’imposta direttamente nel Paese in cui hanno prodotto un certo volume d’affari.

Attualmente, questi colossi riescono a sfruttare (in modo del tutto legittimo) una tassazione più che agevolata, in quanto, in virtù della normativa internazionale vigente, riescono a pagare buona parte delle imposte nel Paese in cui hanno la sede legale (Paesi, spesso, con fiscalità privilegiata).

 

La questione italiana

La web tax italiana, inserita in Legge di Bilancio 2020, si concretizza in un’imposta indiretta che va a colpire, nella misura fissa del 3%, il fatturato di società a grandissima capitalizzazione che producono un notevole volume d’affari in Italia.

In particolare, questa imposta colpirebbe soltanto le multinazionali de web con:

  • Fatturato globale oltre i 750 milioni di euro;
  • Almeno 5,5 milioni realizzati all’interno del territorio nazionale.

C’è da dire che la normativa non è ancora entrata in vigore, in quanto si attende una regolamentazione comunitaria che interessi tutti gli stati europei, ma avverte il Ministro Gualtieri “L’Italia punta a un accordo globale per la web tax, ma in assenza di questo accordo scatterà la tassazione italiana a partire dal febbraio 2021”.

Forse la crisi sanitaria ed economica del Coronavirus riuscirà a dare lo scossone necessario per una regolamentazione internazionale? Staremo a vedere.

 

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