Voucher baby sitting: lavoratrici escluse

Lavoratrici autonome e mamme imprenditrici escluse dal voucher baby sitting anche per il 2016? Ecco le ragioni della protesta

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Lavoratrici autonome e mamme imprenditrici escluse dal voucher baby sitting anche per il 2016? Ecco le ragioni della protesta

Il voucher baby sitting serve ad aiutare le donne lavoratrici a conciliare il lavoro con il ruolo di mamme favorendo il ritorno all’attività dopo il parto. Da questo punto di vista mal si comprende l’esclusione da questa agevolazione delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici che, più di altre, potrebbero avere urgenza di riprendere l’attività dopo la nascita del figlio. Eppure i dati Istat confermano la disparità di trattamento tra dipendenti e autonome anche se, e questo vale per tutte, conciliare la maternità con il lavoro resta difficile. Non è un caso che lo scorso anno la percentuale di giovani coppie, tra i 25 e i 34 anni, che hanno avuto un figlio, è più alta se la donna sta a casa (86,2% contro 60,4% con una percentuale intermedia del 73,2% se la donna lavora part time). Confartigianato ha fatto un esperimento e ha provato ad ipotizzare come cambierebbe il numero di mamme lavoratrici se aumentassero i servizi per l’infanzia e l’assistenza per le famiglie. Secondo le stime si avrebbe un incremento di 456.000 donne disposte a lavorare dopo il parto. Non stupisce che il gap aumenti con l’aumentare del numero dei figli. Proprio in quest’ottica si inserisce il voucher baby sitting introdotto in via sperimentale dalla legge 28 giugno 2012, n.92 per il triennio 2013 – 2015. O almeno queste sono le intenzione del voucher sulla carta. Ma i limiti nell’erogazione sono molti ed evidenti. In primis la cifra: 600 euro al mese non sono di certo sufficienti a coprire le reali spese ma sono comunque innegabilmente un aiuto importante.

Autonome e imprenditrici sono mamme di serie B?

Il problema maggiore riguarda però i requisiti di ammissione che, di fatto, escludono molte mamme che avrebbero bisogno del voucher baby sitting. Tra queste in primis le lavoratrici autonome e le mamme imprenditrici. Una differenza che non è sfuggita alle dirette interessate. Edgarda Fiorini, presidente di Donne Impresa Confartigianato protesta: “sembra quasi che in Italia esistano mamme di seri A e di seri B. Risultato, tra crisi economica e carenze di servizi pubblici per la famiglia, il numero delle donne che svolgono attività indipendenti tra il 2005 e il 2015 è diminuito del 5,6%”. Ora che la legge di Stabilità sta per approvare una proroga del voucher baby sitting anche per il 2016, le polemiche sono tornate a farsi sentire e si chiede a gran voce di includere anche queste categorie di lavoratrici nell’agevolazione.  

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Argomenti: Voucher baby sitter

One Response

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