Voucher baby sitter, asilo e badante: verso il voucher universale aziendale?

Voucher aziendale universale per baby sitting, badanti e altri bisogni della famiglia: come cambierebbero i premi di produttività con il sistema francese

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Voucher aziendale universale per baby sitting, badanti e altri bisogni della famiglia: come cambierebbero i premi di produttività con il sistema francese

Qual è il futuro dei voucher per il pagamento delle badanti o per le spese di baby sitter o asilo? Come fare domanda per i voucher baby sitting

Baby sitter, nido e badanti: quanto costa prendersi cura di bambini e anziani

I cd servizi alla persona rientrano oggi spesso nel cd “welfare informale”: ciò significa che le famiglie, di fronte alla scarse risorse dello Stato, cercano di provvedere privatamente ai bisogni di bambini o anziani. I rischi di questa tendenza sono molteplici: impatto sul bilancio familiare (mediamente 667 euro al mese); lavoro in nero per pagare badanti, colf e baby sitter; disincentivazione del lavoro femminile (secondo le statistiche 650 mila donne rinunciano a lavorare per prendersi cura dei propri cari); evasione fiscale e contributiva; nessuna forma di controllo e di certificazione sulla qualità dei servizi di assistenza offerti. Per tutti questi motivi è facilmente comprensibile come in un Paese civile non possa essere tollerato che a prendersi cura di bambini e anziani siano i privati tramite welfare informale.

Welfare sociale: come funzionano i voucher

I voucher rappresentano una soluzione di compromesso in cui l’assistenza privata, grazie agli incentivi, va ad integrare quella pubblica. Oggi sono previsti voucher baby sitting per le dipendenti che servono a compensare questa spesa per le donne che tornano a lavoro dopo il parto. Tuttavia la Legge di Stabilità 2016 guarda anche al modello francese del CESU. Come funziona?

Voucher universale: cosa cambierebbe

In Francia il CESU è stato introdotto nel 2005. Il voucher è totalmente defiscalizzato fino alla soglia di 1.830 euro annui ed è legato alla produttività aziendale. Per questo motivo conviene anche al datore di lavoro. Dal canto suo lo Stato rinuncia ad ogni pretesa fiscale sulla somma, ma recupera parte del gettito facendo emergere dal nero una quota importante di questi servizi.

I dati francesi hanno dimostrato che si tratta di un modello vincente: nel 2014 ne hanno beneficiato 8 milioni di famiglie per un valore complessivo di 806 milioni di euro. In Italia il welfare aziendale è disciplinato dal Testo unico delle imposte sui redditi, il cui impianto è datato 1986. All’articolo 51 è previsto che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente ai fini fiscali le somme e i servizi erogati dal datore di lavoro “per la frequenza degli asili nido e di colonie climatiche da parte dei familiari” dei dipendenti, nonché “per borse di studio a favore dei medesimi familiari”. Misure ridottissime quindi. La soluzione a cui guarda la Legge di Stabilità 2016 sembra essere quella dei buoni pasto, in una versione ampliata. Ma la trattativa aziendale tra dipendenti e datore per questi servizi taglia fuori i sindacati?    

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