Voluntary disclosure: se hai un amante il Fisco vuole il nome

Scoprire un tradimento? La prova potrebbe non arrivare da un investigatore privato ma dal Fisco: ecco uno degli effetti più curiosi della voluntary disclosure

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Scoprire un tradimento? La prova potrebbe non arrivare da un investigatore privato ma dal Fisco: ecco uno degli effetti più curiosi della voluntary disclosure

Potete nascondere l’amante al coniuge ma non al Fisco: con la voluntary disclosure non sono a rischio solo i furbetti dell’evasione fiscale ma anche i mariti che tradiscono. L’Agenzia delle Entrate infatti ha stabilito che nel mea culpa di chi denuncia capitali all’estero debbano rientrare anche eventuali regali fatti ad ex amanti. Non solo: il Fisco vuole identificare i destinatari e, quindi, sapere nome e cognome degli amanti che hanno beneficiato di beni oggetto di evasione fiscale.

Voluntary disclosure: così il Fisco stana i traditori

A mettere in crisi gli evasori che, oltre al Fisco, hanno tradito la moglie, è il formulario A: nella compilazione viene richiesta la storia del conto corrente che si è deciso di denunciare volontariamente all’Agenzia delle Entrate in ogni movimento sospetto.   Vanno indicati in questa sede tutti i soggetti che avevano accesso al conto corrente e che, quindi, potevano compiere operazioni rilevanti come prelievi o versamenti. E se il partner decide di divorziare dopo la scoperta del tradimento, il Fisco offre in pratica la prova delle relazioni extraconiugali rendendo il divorzio potenzialmente molto costoso. Chi quindi vuole usufruire delle agevolazioni sui reati tributari previste dalla voluntary disclosure deve essere pronto ad una vera e propria confessione con il Fisco, il che potrebbe includere aspetti privati della vita che, forse, si preferiva lasciare all’estero. E se questa dichiarazione rappresentasse un freno per evasori pentiti? Meglio salvare il rapporto con il Fisco o quello con la moglie tradita?

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Argomenti: Voluntary Disclosure

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