Vicini rumorosi e insonnia: quando è previsto il risarcimento dei danni?

Chi non riesce a riposare regolarmente e accusa problemi di insonnia per colpa del vicino può ottenere il risarcimento dei danni?

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Chi non riesce a riposare regolarmente e accusa problemi di insonnia per colpa del vicino può ottenere il risarcimento dei danni?

I rumori dei vicini sono tra le cause più diffuse di liti in condominio. Colpa anche delle pareti nei condomini spesso sottili. Sta di fatto che la convivenza non sempre è facile. E se i rumori riguardano le ore notturne potrebbero causare problemi nel sonno e nel riposo. Quando eventuali conseguenze fisiche e mentali del mancato riposo possono essere addossate al vicino di casa? E’ possibile in questi casi ottenere il risarcimento dei danni? A chi spetta l’onere della prova? Facciamo chiarezza certi che questa breve guida potrà essere utile a molti.

La legge tutela il diritto al riposo. In particolare nei fine settimana, nei festivi e nelle fasce orarie individuate (ovvero prima delle 8 di mattina e dopo le 17). In caso di rumore insopportabile, il giudice può prevedere una condanna fino a 516 euro. Di solito si dovrebbe tentare la via bonaria di conciliazione. Se l’accordo non si trova e si ricorre al giudice, sarà richiesta una perizia fonometrica per comprovare il livello del rumore. Non sarà sufficiente infatti la testimonianza dei vicini. Il perito valuterà la collocazione dell’abitazione, l’orario e la persistenza del rumore molesto.
In primo luogo il vicino rumoroso può essere condannato, come abbiamo visto, a porre fine al comportamento molesto e a pagare la multa comminata. Nel caso di specie però un lettore ci ha scritto lamentando disturbi del sonno arrecati, a suo parere, dal rumore continuo durante la notte.
Il giudice potrebbe in questi caasi stabilire anche un risarcimento in base all’articolo 2043 del codice civile ma sarà necessario dimostrare di aver riportato un danno effettivo a causa del comportamento del tuo vicino. L’onere della prova è a carico di chi richiede il risarcimento. Nel caso in analisi andranno ad esempio forniti certificati medici comprovanti i danni di salute lamentati. Non basterà la propria parola o quella di familiari. Il riferimento giurisprudenziale è alla sentenza della Corte Suprema di Cassazione, che nel 2016 ha ammesso la possibilità che il rumore continuo emesso dal vicino di casa possa dar luogo ad una compromissione dello stato psico-fisico di chi lo subisce.


Perché invece dal civile si passi al diritto penale, occorre che i rumori molesti (schiamazzi etc) siano tali da disturbare non solo il vicino dirimpettaio ma potenzialmente tutto il condomino o i passanti. Si configura in tal caso il reato di disturbo della quiete pubblica.

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