Uso contanti: da luglio limite scende a 2.000 euro. Multe salate per chi trasgredisce

Multe fino a 50.000 euro per chi viola i limiti sull’utilizzo del contante. La lotta all’evasione passa anche dall’utilizzo limitato delle banconote.

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Multe fino a 50.000 euro per chi viola i limiti sull’utilizzo del contante. La lotta all’evasione passa anche dall’utilizzo limitato delle banconote.

Lotta all’evasione fiscale attraverso la guerra al contante. Sembra questa la via maestra che il governo intende perseguire per combattere la piaga dell’evasione fiscale che in Italia si aggira sui 110 miliardi di euro all’anno, record europeo fra i Paesi dell’Unione. Ma sarà proprio così?

Dal 1 luglio 2020, come disposto dalla legge di bilancio, il limite all’uso dei contanti scenderà a 2.000 euro (e dal 2021 a 1.000). Il che significa che per spese superiori a tale soglia bisognerà per forza utilizzare mezzi di pagamento tracciabili, quali bancomat, carte di credito, assegni, bonifici, ecc. Per i trasgressori sono previste sanzioni che vanno da 3.000 a 50.000 euro.

Limite al contante 2.000 euro da luglio

Ma sarà veramente la riduzione dell’uso del contante ad abbattere la l’evasione fiscale nel nostro Paese? L’esperienza ci insegna che in altre realtà europee dove non c’è il limite all’utilizzo del contante, come Germania, Irlanda, Svezia, Finlandia, Olanda e Austria, il livello di evasione fiscale non aumenta, anzi resta stabile. Sicché molti sono propensi a ritenere che porre dei limiti all’utilizzo del contante sia solo un aiuto che si fa alle banche per spingere i consumatori a dotarsi di carte di credito e bancomat con costi a tutto vantaggio delle società che li gestiscono. Molte banche italiane, addirittura, anche senza il tetto sull’utilizzo dei contanti, tendono ad applicare commissioni sui prelevamenti di banconote allo sportello, cosa invece gratuita presso gli sportelli automatici ATM.  Si pensi, ad esempio, a tutti quegli anziani che non ne vogliono sapere di utilizzare carte elettroniche e che restano tradizionalmente affezionati all’utilizzo del contante. Oppure ai giovani studenti che si muovono quotidianamente con la paghetta dei genitori.

La lotta all’evasione fiscale

La lotta all’evasione appare quindi un pretesto bello e buono per obbligare da luglio i clienti delle banche a dotarsi di tessere bancomat o di carte di credito. Non è mistero infatti che l’Italia ha il più basso indice di penetrazione e utilizzo di strumenti elettronici rispetto al resto della Ue. Non è con la tracciabilità dei pagamenti che si combatte l’evasione – dicono i ben informati – poiché l’evasione fiscale si annida spesso nella malavita organizzata o laddove le grandi multinazionali possono ricorrere a mezzi e strategie transnazionali che sfuggono ai controlli dei fisco. Tracciare i pagamenti dei piccoli consumatori avrà sicuramente il vantaggio di combattere l’evasione a bassi livelli, ma non è lì il problema. Inoltre la legge non tiene conto degli stranieri in Italia, per i quali il limite all’utilizzo del contante sale fino a 15.000 euro.

Utilizzo del contante, per gli stranieri fino a 15.000 euro

Così, il cittadino tedesco o francese che vuole acquistare la stessa merce del cittadino italiano, potrà farlo in contanti spendendo fino a 15.000 euro. Paradossalmente potrebbe acquistare anche una moto o un’automobile perché la legge glielo consente. Quindi, delle due l’una: o la legge è sbagliata e discriminante e quindi va riformata o si fanno due pesi e due misure tacciando gli italiani per evasori fiscali a prescindere. Questo perché in Italia i legislatore pensa che limitando l’utilizzo del contante si combatta l’evasione fiscale. Sì, vero, ma solo in minima parte – osservano i consumatori – perché il grosso della fetta dei 100 e rotti miliardi di evasione fiscale nel Ben Paese è fatto da multinazionali, da grosse società italiane registrate in Lussemburgo o che hanno sede operativa in Olanda ma il centro dei propri affari in Italia.

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