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Uova contaminate, codice per riconoscere quelle prodotte in Italia: occhio a prezzi e ingredienti di pasta e dolci

Allarme uova contaminate, si estendano i controlli anche alla pasta e ai dolci: l'appello Coldiretti e gli effetti sui consumi e l'economica di questo scandalo.

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Allarme uova contaminate, si estendano i controlli anche alla pasta e ai dolci: l'appello Coldiretti e gli effetti sui consumi e l'economica di questo scandalo.

Continua a far notizia l’allarme uova contaminate: nonostante le rassicurazioni, anche in Italia si presta massima attenzione. A tal proposito è interessante riportare un comunicato con cui Coldiretti, dopo aver premesso che la situazione nel nostro Paese resta al momento a basso rischio, ha sottolineato come quanto accaduto dovrebbe essere l’occasione per prevedere regole più severe sulla “destinazione finale dell’import di tutti i prodotti alimentari”. Ettore Prandini, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Coldiretti Lombardia, ha spiegato che “delle 215 uova consumate in media pro capite ogni anno in Italia, ben 140 sono mangiate attraverso pasta, dolci e altre preparazioni alimentari derivate, per le quali non c’è ancora una chiara indicazione di origine”. Si può considerare made in Italy un prodotto fatto con materie prime importate? “Dopo l’ultimo scandalo in Olanda e Belgio, l’Italia non può certo chiudere gli occhi e fare finta di nulla. Il consumatore deve poter scegliere anche in base alla sicurezza che un prodotto davvero italiano gli garantisce”.

Come riconoscere le uova italiane dal codice sul guscio

Per le uova in guscio alcune regole esistono e sono in molti, in questi giorni di allerta per lo scandalo delle uova contaminate, a scriverci per chiederci come vanno letti e interpretati questi numeri. Spiega sempre il vicepresidente nazionale di Coldiretti “è necessario migliorarne la visibilità. Non sono più sufficienti quattro codici e una data sul guscio, bisogna scrivere chiaramente, anche sulle confezioni e sui cartoni, da dove arrivano e rendere riconoscibile ogni possibile informazione ai consumatori”.

Ma intanto impariamo come leggere le indicazioni sulla provenienza dal guscio delle uova. Il primo numero si riferisce al tipo di allevamento (0 sta per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto, a seguire le indicazioni sul codice Istat del comune, la sigla della provincia e, infine il codice identificativo dell’allevatore. Infine ci sono le lettere che indicano la categoria di consumatori (‘A’ e ‘B’ a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) e quelle sul peso e le dimensioni delle uova (come per i vestiti, ‘XL’, ‘L’, ‘M’, ‘S’).

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