Uber vietato, multe fino al 2 luglio: aspettando regolamentazione e tasse

Uber Pop: app oscurata fino al 2 luglio e rischio multe. La sentenza sulla concorrenza sleale fa discutere: verso una nuova regolamentazione della sharing economy?

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Uber Pop: app oscurata fino al 2 luglio e rischio multe. La sentenza sulla concorrenza sleale fa discutere: verso una nuova regolamentazione della sharing economy?

Uber Pop vietato, almeno temporaneamente. Nei giorni scorsi una sentenza del Tribunale di Milano destinata a fare storia ha bloccato il servizio fino a nuova regolamentazione. Almeno fino al 2 luglio l’app Uber Pop rischia multe salate. Cosa cambia per utenti e consumatori che si affidano o offrono il servizio in termini di costi e tasse?

Uber Pop vietato: cosa succederà il 2 luglio?

La multinazionale californiana, accusata di fare «concorrenza sleale» nel settore trasporti, rischia una multa di ventimila euro al giorno se non oscurerà la versione low cost del servizio. Un oscuramento cautelare e urgente di Uber Pop quindi quello voluto dai tassisti milanesi e concesso dai giudici. Gli utenti che scaricano l’app possono ancora vedere le vetture messe a disposizione degli autisti di UberPop ma queste di fatto, almeno fino al 2 luglio, tornano ad essere semplici mezzi di trasporto strettamente personali. Il termine del 2 luglio non è casuale: in quella data infatti il Tribunale di Milano sarà nuovamente chiamato a pronunciarsi sulla vicenda rispondendo al reclamo dell’azienda Uber. Quest’ultima trova il sostegno dell’associazione Altroconsumo e dei tantissimi utenti che usano con costanza il servizio di car sharing.

Uber e sharing economy: l’Italia verso la regolamentazione?

Che il nostro Paese abbia bisogno di rivedere la normativa sulla sharing economy è indubbio: quella “attuale” risale al 1992 e ovviamente è per molti aspetti anacronistica e limitata. Internet agli inizi degli anni Novanta non era il mezzo di comunicazione di massa e quindi erano impensabili community di milioni di utenti. In altre parole i tassisti non potevano, ai tempi, avere paura di Uber e simili. L’idea, suggerita dall’Authority di regolazione dei trasporti, è quella di imporre un limite massimo di ore ai passaggi con auto private e non sottoposte a licenza. Vietare un progresso come la sharing economy appare inopportuno e anacronistico ma è evidente che questa debba essere introdotta senza intaccare diritti altrui: quelli dei professionisti del settore di riferimento (quello dei trasporti con Uber ma anche quello alberghiero ad esempio con Air bnb) da un lato e quello dei consumatori dall’altro, che necessitano di trasparenza nella comunicazione pubblicitaria per una sicurezza personale. Oltre al limite orario si pensa a garanzie aggiuntive come assicurazione obbligatoria e iscrizione in appositi registri gestiti dalla Regione.

Uber vs taxi: è concorrenza sleale?

Il tribunale ha detto si al blocco cautelare e si aspetta una nuova regolamentazione per la ripresa, controllata, del servizio Uber. I tassisti continuano a dire che Uber non paga le tasse e che quella dei conducenti Uber è concorrenza sleale ma la questione non può essere affrontata in termini semplicistici. I conducenti di Uber Pop non hanno contributi o aspettative di pensione, in caso di incidenti rispondono con l’assicurazione personale del veicolo e non godono dei posizionamenti strategici riservati ai taxisti ufficiali (ad esempio i parcheggi nelle stazioni, negli aeroporti e in altri punti di affluenza turistica). Guardando alle statistiche infatti si nota che l’uso di Uber Pop riguardasse soprattutto target di giovani in periferia, segmenti di mercato poco allettanti per i tassisti. Accanirsi sul settore dei trasporti ha senso? Quanti dipendenti fanno come secondo lavoro in nero gli elettricisti, gli idraulici, gli imbianchini o i muratori? E’ innegabile che anche in questi settori la questione sicurezza sul lavoro sia di primaria importanza.

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Argomenti: Tasse e Tributi