Tutto quello che il fisco sa su di noi

Da quest’anno il fisco potrà sapere tutto su di noi grazie a nuovi strumenti per la lotta all’evasione che scandagliano miliardi di dati e informazioni che i contribuenti non conoscono.

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Da quest’anno il fisco potrà sapere tutto su di noi grazie a nuovi strumenti per la lotta all’evasione che scandagliano miliardi di dati e informazioni che i contribuenti non conoscono.

La lotta all’evasione fiscale rischia di lasciare i contribuenti alla mercé del fisco. Come noto, l’Amministrazione finanziaria conosce ormai tutto di noi: da come spendiamo i soldi a come li guadagniamo e se ravvisa scostamenti significativi sui saldi dei conti correnti si rischia l’accertamento.

L’incentivo a sfruttare i pagamenti digitali a scapito dell’uso del contante da quest’anno sembra voler confermare la volontà di stringere ancor di più i controlli del fisco sui contribuenti per mettere a nudo tutte le attività e le transazioni monetarie.

Tutto quello che il fisco sa su di noi

Inevitabile sarà l’insorgenza di preoccupazioni perché il fisco è ormai in grado di sapere praticamente tutto e in tempo reale di ogni somma di denaro ricevuta e di qualsiasi spesa effettuata: dove, per che cosa, con che metodo di pagamento (carta, bancomat, ecc.), avvalendosi anche di intercettazioni. Questi dati si vanno poi a sommare a quelli presenti nell’anagrafe tributaria, dove compaiono i saldi dei conti correnti i rapporti finanziari e assicurativi (anche all’estero) gli immobili posseduti, i movimenti effettuati in ogni settore e ambito della vita quotidiana (come la registrazione di una SIM telefonica), fino agli aspetti più minuti. Basta il codice fiscale per accedere automaticamente a una mole enorme di dati su ciascun soggetto.

Difficile difendersi dal grande fratello fiscale

In una situazione del genere, ancor più esasperata nella sua disparità di trattamento fra le parti in causa dalla legge di bilancio 2020, non sarà soltanto più difficile difendersi dalle pretese del fisco ma anche prestare assistenza e consulenza. Una situazione paradossale che nasce e si sviluppa con la digitalizzazione e il proliferare di una giungla di norme che soffocano ormai da tempo la vita dei contribuenti. Per comprendere la situazione in commento si pensi, tanto per fare un esempio concreto, all’insieme di dati ed informazioni che ogni anno affluiscono in anagrafe tributaria in relazione a ciascun contribuente. Tali informazioni sono raccolte e archiviate nelle varie banche dati, sulla base del codice fiscale del contribuente e possono essere esaminate, incrociate ed utilizzate ai fini delle attività di selezione e analisi del rischio di evasione sia dall’Agenzia delle entrate che dalla Guardia di finanza.

Il contribuente non conosce i dati

La maggior parte di queste informazioni, pur appartenendo a un determinato contribuente, sono a quest’ultimo sconosciute. Si tratta di dati trasmessi da vari soggetti pubblici e privati, come banche, assicurazioni, strutture sanitarie, farmacie, esercizi commerciali, datori di lavoro, ecc. che il contribuente non conosce e non è in grado di sapere. Al momento della trasmissione telematica dei dati, tali soggetti non mettono in copia il loro legittimo proprietario limitandosi ad eseguire ciò che la legge prevede: l’invio all’anagrafe tributaria. Il contribuente conosce pertanto solo una minima parte delle informazioni presenti in anagrafe tributaria che lo riguardano: quelle che egli stesso ha inviato direttamente quali: la dichiarazione dei redditi, la dichiarazione Iva, le dichiarazioni periodiche ecc. Anche il professionista che assiste il contribuente dispone delle stesse informazioni e non è in grado di sapere, ma può al limite solo presumere, cosa abbia in mano il fisco.

Potere illimitato all’Agenzia delle Entrate

Preoccupa quindi molto il fatto che all’Agenzia delle Entrate venga affidato un potere di indagine e accertamento illimitato e basato su dati che potrebbero anche essere errati o comunque viziati da errori originati dai software di controllo che stileranno le liste dei sospetti evasori fiscali. Non c’è dubbio, quindi, che anche il contraddittorio, in mancanza di riscontri e prove concrete, perda forza ed efficacia. Così, se non ci saranno ripensamenti o interpretazioni più favorevoli ai contribuenti all’interno dei decreti attuativi previsti dalla legge di bilancio 2020, il rischio di giocare le prossime partite con il fisco a carte coperte è tutt’altro che remoto. Col rischio che per effetto di queste misure e delle lacune e inesattezze contenute nell’anagrafe tributaria, la scure del fisco si abbatta solo in minima parte su chi evade realmente le imposte.

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