Truffe telefoniche: dire la parola “corretto” può salvarti, ecco perché

La chiamano la truffa del SI al telefono perché alla vittima basta pronunciare queste due lettere per vedersi addebitati servizi a pagamento. Ecco come evitare astutamente di cadere nel raggiro dei contratti a distanza.

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Tra le truffe al telefono quella dei contratti o abbonamenti attivati a distanza con consenso telefonico (estrapolato dalla conversazione con l’inganno in questi casi) è una delle più classiche ma purtroppo continua a confermarsi efficace nel tempo in quanto a numero di vittime.

Ad inizio settembre i call center che perpetrano questa truffa sono tornati già attivi e ci sono arrivate in redazione alcune segnalazioni di utenti che si sono visti attivare un consenso “semplicemente” rispondendo SI a domande apparentemente banali.

Chi si presenta dall’altro capo del telefono chiederà alla persona di identificarsi domandando conferma del nome e cognome. Sentendo quelli corretti verrà automatico rispondere SI ma attenzione perché la risposta affermativa potrebbe essere registrata e montata in modo fraudolento per poi ricattare la vittima della truffa telefonica. Meglio quindi usare sinonimi che servono eventualmente a confermare la propria identità, per capire quale tipo di proposta commerciale stanno avanzando e se può interessare ma che, al tempo stesso, non si prestino ad essere usati a piacimento per fornire consensi contro la propria volontà. Se vi chiedono “siete il Sig. Mario Rossi?” non rispondete SI ma “esatto”, “è corretto” o altre espressioni simili. Quest’accortezza può bastare a tutelare dal rischio di truffe telefoniche e contratti a distanza senza il consenso scritto.

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