Tre bonus sui contribuiti pensione allo studio per la riforma

L’Inps propone tre soluzioni di pensioni anticipate per il dopo quota 100. Pro e contro della riforma della previdenza.

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Si avvicina la fine di quota 100 e con essa la riforma delle pensioni anticipate. Governo, esperti e parti sociali ogni giorno elaborano ipotesi per le pensioni anticipate che verranno, non senza fare i conti con le esigenze di bilancio.

Già perché il bisogno di non fare ulteriori spese a debito per le pensioni non è più possibile. Il debito pubblico italiano è a livelli astronomici e la pandemia ha messo a dura prova la sostenibilità dei conti dello Stato.

Pensioni, quota 41 bella ma impossibile

Tra le varie ipotesi di riforma del sistema pensionistico, quella di quota 41 sembrava essere la più accreditata. Ma non appena gli esperti si sono messi a fare due conti sulle previsioni di spesa si sono accorti che la via è troppo stretta.

Secondo le proiezioni del Inps, servirebbero subito 4,3 miliardi di euro in più nel 2022, per arrivare gradualmente a 9,2 miliardi nel 2030. Cifra che rappresenta lo 0,4% del Pil italiano. Un conto troppo salato che l’Italia non può permettersi.

Da notare che quota 41, cioè il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi a prescindere dall’età è una soglia di poco inferiore alle attuali regole Fornero. Al momento, infatti, si va in pensione con 41 anni e 10 mesi di lavoro per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. E questa opzione è già troppo onerosa.

Le altre ipotesi di riforma

Fra le altre ipotesi di riforma avanzate recentemente dal presidente del Inps Pasquale Tridico ci sarebbe anche quella di estendere a tutti una nuova quota 100. Il combinato esiste già: 64 anni di età e 36 anni di contributi, ma vale solo per coloro che versano interamente nel sistema contributivo.

L’idea di Tridico sarebbe quella di estendere anche ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del 1996 e quindi avrebbero una pensione calcolata col sistema misto, l’opzione.

In pratica dovrebbero rinunciare alla parte retributiva dei contributi, sulla falsariga di quanto avviene per opzione donna. Ne deriverebbe una penalizzazione, ma il sistema costerebbe meno della metà rispetto a quota 41.

L’altra ipotesi di Tridico è quella di una pensione flessibile in due tranches. Cioè una quota pensione liquidabile in anticipo sulla sola parte contributiva rimanendo ferma al raggiungimento dei 67 anni  il resto dell’assegno calcolato sulla parte retributiva.

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